<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750</id><updated>2012-02-16T22:07:31.451+01:00</updated><title type='text'>Fondazione Berti-per non dimenticare</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>329</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-2097320503677115744</id><published>2012-02-11T09:38:00.001+01:00</published><updated>2012-02-11T09:40:20.830+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-5wuyomBmRbg/TzYpbdwlvqI/AAAAAAAAD7s/gxBznhJcLtE/s1600/foibe_civmani.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 249px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-5wuyomBmRbg/TzYpbdwlvqI/AAAAAAAAD7s/gxBznhJcLtE/s400/foibe_civmani.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5707795129560317602" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La morte in foiba : il racconto di un sopravvissuto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalle esecuzioni nelle foibe qualcuno uscì miracolosamente vivo. Uno dei pochissimi casi conosciuti è quello del protagonista di questo racconto, che si riferisce a un episodio accaduto nei pressi di Albona nell’autunno del 1943.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo giorni di dura prigionia, durante i quali fummo spesso selvaggiamente percossi e patimmo la fame, una mattina, prima dell’alba, sentì uno dei nostri aguzzini dire agli altri:&lt; Facciamo presto, perché si parte subito &gt;.Infatti poco dopo fummo condotti in sei, legati insieme con un unico fil di ferro, oltre quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo solo i pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un fil di ferro, ci fu appeso alle mani legate un sasso di almeno venti chilogrammi .Fummo sospinti verso l’orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa. Un partigiano allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, ci impose di seguirne l’esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro. Ma a questo punto accdde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il fil di ferro che teneva legata la pietra, cosicché quando mi gettai nella foiba, il sasso era rotolato lontano da me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cavità aveva una larghezza di circa 10 metri e una profondità di 15 fino alla superficie dell’acqua che stagnava sul fondo. Cadendo, non toccai fondo, e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. Subito dopo vidi precipitare altri quattro compagni colpiti da raffiche di mitra e percepii le parole - Un’altra volta li butteremo di qua , è più comodo -pronunciate da uno degli assassini. Poco dopo fu gettata nella cavità una bomba che scoppiò sott’acqua schiacciandomi con la pressione dell’aria contro la roccia. Verso sera riuscii ad arrampicarmi per la parete scoscesa e a guadagnare la campagna, dove rimasi per quattro giorni e quattro notti consecutivi, celato in una buca. Tornato nascostamente al mio paese per timore di ricadere nelle grinfie dei miei persecutori, fuggii a Pola. E solo allora potei dire di essere veramente salvo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel manicomio di Lubiana: la testimonianza di un reduce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La testimonianza che segue è tratta dalla relazione di un ufficiale di Marina Italiano detenuto a lungo nell’ex manicomio di Lubiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 26 giugno fummo messi tutti assieme in una cella misurante 7 metri per 14. Eravamo in 126[…]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A capriccio dei secondini di servizio venivamo chiamati fuori dalla cella , a turno, alcuni di noi, e senza alcuna ragione plausibile, venivano fatti segno a colpi di mitra , pugni e schiaffi […] L’acqua, eravamo in luglio, veniva misurata; cinque o sei sorsi a testa al giorno.Divieto assoluto per usare acqua per lavarsi. IL cibo costituito da verdura secca bollita produsse ben presto tra di noi l’insorgere di diarrea.Negata ogni assistenza sanitaria […].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 23 dicembre 1945, a sera, una trentina di noi vennero stralciati dal gruppo in base ad in elenco prestabilito, legati con le mani dietro la schiena a mezzo di filo di ferro e trasportati ad ignota destinazione con dei camions. L’indomani mattina gli automezzi fecero ritorno recando indumenti che noi riconoscemmo come già appartenenti ai nostri compagni partiti la sera innanzi. Ai nostri occhi tale fatto assunse l’aspetto di un macabro indizio. Il 30 dicembre un’altra trentina di noi subiva la stessa sorte, seguiti il 6gennaio 1946 da un terzo ed ultimo scaglione di 36 persone[…]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo erano morti Z. e B. Successivamente anche i tre della cella vicino alla nostra cessarono di vivere uno alla volta. Ricordo con particolare raccapriccio il povero B ( un ragazzo triestino di 18 anni facente parte della brigata"Venezia Giulia" del corpo Volontari della Libertà) ridotto ad un pietoso relitto umano da un infezione che non gli era mai stata curata. Negli ultimi giorni della sua vita rassomigliava di più ad un vecchio decadente che ad un ragazzo della sua età. La notte in cui morì udimmo gridare a lungo invocando la mamma. Quando si fece silenzio arguimmo la sua morte perché si sentì battere violentemente alla porta della cella vicina per chiamare la guardia di servizio. Poco dopo, dal tramestio che ci era perfettamente intelleggibile in tutti i suoi particolari, sapemmo che il povero B era stato tratto fuori dalla cella e temporaneamente situato nel cesso posto di fronte ad essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: "Storia e Dossier", n. 116, maggio 1997).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salvo per miracolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(testimonianza di Graziano Udovisi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi fecero marciare sulle sterpaglie a piedi nudi, legato col filo di ferro ad un amico che dopo pochi passi svenne e così io, camminando, me lo trascinavo dietro. Poi una voce in slavo gridò: "Alt!". Abbassai lo sguardo e la vidi: una fessura profonda nel terreno, come un enorme inghiottitoio. Ero sull’orlo di una foiba. Allora tutto fu chiaro: ara arrivato il momento di morire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto è incominciato il 5 maggio 1945. La guerra è finita, depongo le armi e mo consegno prigioniero al comando slavo. Vengo deportato in un campo di concentramento vicino Pola. Prima della tragedia c’è l’umiliazione: i partigiani di Tito si divertono a farmi mangiare pezzi di carta ed ingoiare dei sassi. Poi mi sparano qualche colpo all’orecchio. Io sobbalzo impaurito, loro sghignazzano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insieme ad altri compagni finisco a Pozzo Vittoria, nell’ex palestra della scuola. Alcuni di noi sono costretti a lanciarsi di corsa contro il muro. Cadono a terra con la testa sanguinante. I croati li fanno rialzare a suon di calci. A me tocca in sorte un castigo diverso: una bastonata terrificante sull’orecchio sinistro. E da quel giorno non ci sento quasi più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eccoci a Fianona. Notte alta. Questa volta ci hanno rinchiuso in un ex caserma. Venti persone in una stanza di tre metri per quattro. Per picchiarci ci trasferiscono in una stanza più grande dove un uomo gigantesco comincia a pestarmi. "Maledetti in piedi! " strilla l’Ercole slavo. Vedo entrare due divise e in una delle due c’è una donna. Poi giro lo sguardo sui i miei compagni: hanno la schiena che sembra dipinta di rosso e invece è sangue che sgorga. "Avanti il più alto", grida il gigante e mo prende per i capelli trascinandomi davanti alla donna. Lei estrae con calma la pistola e col calcio dell’arma mi spacca la mascella. Poi prende il filo di ferro e lo stringe attorno ai nostri polsi legandoci a due a due. Ci fanno uscire. Comincia la marcia verso la foiba. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il destino era segnato ed avevo solo un modo per sfuggirgli: gettarmi nella voragine prima di essere colpito da un proiettile. Una voce urla in slavo "Morte al fascismo, libertà ai popoli!", uno slogano che ripetono ad ogni piè sospinto. Io, appena sento l crepitio dei mitra mi tuffo dentro la foiba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero precipitato sopra un alberello sporgente. Non vedevo nulla, i cadaveri mi cascavano addosso. Riuscii a liberare le mani dal filo di ferro e cominciai a risalire. Non respiravo più. All’improvviso le mie dita afferrano una zolla d’erba. Guardo meglio: sono capelli! Li afferro e così riesco a trascinare in superficie anche un altro uomo. L’unico italiano, ad essere sopravvissuto alle foibe. Si chiamava Giovanni, "Ninni" per gli amici. È morto in Australia qualche anno fa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(da: Arrigo Petacco, L’esodo. La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, A. Mondatori, Milano 1999).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-2097320503677115744?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/2097320503677115744/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/02/la-morte-in-foiba-il-racconto-di-un.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2097320503677115744'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2097320503677115744'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/02/la-morte-in-foiba-il-racconto-di-un.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-5wuyomBmRbg/TzYpbdwlvqI/AAAAAAAAD7s/gxBznhJcLtE/s72-c/foibe_civmani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-9160703913175719398</id><published>2012-01-28T09:19:00.001+01:00</published><updated>2012-01-28T09:25:49.833+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-rWfV3BTBLiE/TyOxAuKmaUI/AAAAAAAAD3U/Pt7Wsn8dvvI/s1600/pic18.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 275px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-rWfV3BTBLiE/TyOxAuKmaUI/AAAAAAAAD3U/Pt7Wsn8dvvI/s400/pic18.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5702596179131787586" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-_lr7iRfOQK8/TyOxAaK1hAI/AAAAAAAAD3M/h5GlqFkqQ3E/s1600/4142a34097202c9d14f33525f87e1088.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 317px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-_lr7iRfOQK8/TyOxAaK1hAI/AAAAAAAAD3M/h5GlqFkqQ3E/s400/4142a34097202c9d14f33525f87e1088.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5702596173764068354" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La notte tra il 2 e 3 agosto 1944, il "campo degli zingari" del campo di morte di Auschwitz-Birkenau venne chiuso dopo che l'ultimo gruppo di 2.897 zingari reclusi fu sterminato. Un articolo tratto da Radio Free Europe &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Michael Shafir - Senior Regional Analyst di Radio Free Europe &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione a cura di Daniela Mezzena - Osservatorio sui Balcani &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il "Campo degli Zingari" era stato costruito nel febbraio 1943 come sezione separata della fabbrica di morte dove, secondo le ultime stime, sono morti 1,1 milioni di Ebrei. Il "Campo degli Zingari" era stato concepito come un "campo famiglia" nel quale uomini, donne e bambini venivano rinchiusi assieme. Dei 23mila zingari internati ad Auschwitz-Birkenau, solo 3mila sono sopravissuti. Secondo Franciszek Piper, lo storico che dirige il Museo Statale Auschwitz-Birkenau, la maggior parte di loro sono morti di fame e malattie. Dopo gli Ebrei e i Polacchi (circa 70-75mila vittime), i Rom sono stati il terzo più numeroso gruppo nazionale sterminato dai nazisti ad Auschwitz-Birkenau. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il "Porrajmos", o Olocausto in lingua romany, è un tema ad oggi poco studiato. Come nel caso delle vittime ebree, è difficile fornire il numero esatto degli zingari uccisi nel Porrajmos. Mentre, però, le stime delle vittime ebree variano tra 5,1 e 6,2 milioni, quelle delle vittime zingare presentano una discrepanza maggiore, da 200mila fino a 1,5 milioni. Come il politologo Zoltan Barany, residente negli Stati Uniti, ha scritto in un libro pubblicato nel 2002, ci sono diversi motivi alla base di questa discrepanza. In primo luogo, molte delle vittime zingare erano analfabete o semi-analfabete e quindi poche tra loro hanno potuto rendere una testimonianza dopo la loro odissea. "Gli Zingari sopravissuti", scrive Barany, "non hanno lasciato diari, non hanno scritto memorie e, di conseguenza, non hanno fatto ricerche in questa materia". Questo si combina al fatto che la storia scritta è stata, fino a tempi recenti, un concetto esterno alla cultura zingara. In secondo luogo, è difficile ottenere dati demografici attendibili sulle popolazioni Rom e Sinti del periodo precedente alla seconda guerra mondiale in Europa, la maggior parte apparteneva infatti a popolazioni migranti. Inoltre scrive Barany, "rispetto all'assassinio degli Ebrei, lo sterminio degli Zingari è stato documentato in maniera molto meno meticolosa dai nazisti e dai loro collaboratori". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è, comunque, una quarta ragione per la mancanza di ricerche sul Porrajmos, ragione che Barrany ha prudentemente evitato di nominare. Alcuni storici ebrei ritengono che i nazisti non intendessero eliminare completamente la popolazione zingara; di qui una giustificazione sufficiente per non considerare le popolazioni Rom e Sinti dell'Europa come parte del piano di genocidio nazista. Comunque, nonostante sia vero che i nazisti abbiano classificato i Rom in diverse categorie, la classificazione non è mai stata applicata nella pratica. Molti Sinti e Lalleri - a cui si suppone sia stata risparmiata la sorte riservata agli altri perché erano considerati "Zingari Ariani" che non si sono mescolati geneticamente con i discendenti dei "criminali europei" nel corso della storia - finirono, in molti casi, per essere sterilizzati con la forza o deportati nei campi di morte proprio come è successo agli altri Rom. Come ha mostrato lo storico britannico John Grenville, il capo delle SS Heinrich Himmler - il quale progettò la classificazione in un decreto pubblicato nel dicembre 1942 - era particolarmente impaziente di liberare la Germania dalla popolazione Rom e le distinzioni "erano arbitrarie e non venivano affatto osservate rigorosamente; pochi zingari sarebbero sopravvissuti al 1945; il loro assassinio di massa, come quello degli Ebrei, si estese a tutta l'Europa sotto la dominazione tedesca". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Barany, durante la seconda guerra mondiale, esistevano "significanti disparità" nelle politiche attuate dai satelliti tedeschi nei confronti degli Zingari. Gli Ustasha croati "non erano certo più misericordiosi dei Tedeschi nel trattamento dei Rom" e in 26.000 vennero uccisi o morirono durante la deportazione in Croazia o in Sardegna. Nella Serbia occupata dai Tedeschi, decine di migliaia di Rom vennero mandati nei campi di sterminio e in migliaia vi morirono. L'Ungheria trattò la sua popolazione zingara allo stesso modo di quella ebrea. La legislazione discriminatoria venne emanata nei primi anni '40, ma fu solo dopo l'occupazione tedesca del paese nel marzo 1944 e l'ascesa al potere di Ferenc Szalasi nell'ottobre di quell'anno, che gli Zingari vennero deportati nei campi di concentramento, dove ne morirono diverse migliaia. In Polonia, le autorità tedesche d'occupazione ne uccisero tra i 20 e i 35mila, sparando loro oppure nei campi di concentramento. Come per il trattamento degli Ebrei, le autorità bulgare difesero gli "Zingari domestici" dalla deportazione, ma nella Macedonia occupata dai Bulgari e in Tracia, i Rom vennero riuniti e condannati a morte. Secondo Radu Ioanid dell'Holocaust Memorial Museum degli Stati Uniti, il numero dei morti tra i 25mila deportati in Transnistria durante il regime di Antonescu, ammonta a 19mila; mentre secondo lo storico Viorel Achim, circa la metà dei deportati ritornarono in Romania. Nella "Repubblica clericale" slovacca di monsignor Jospeh Tiso, esisteva una forte discriminazione, ma non vennero messe in atto politiche di sterminio dei Rom. Tuttavia, in Slovacchia gli Zingari vennero rinchiusi in campi di lavoro forzato e, dopo l'occupazione del paese da parte delle forze tedesche alla vigilia della Sollevazione Nazionale Slovacca del 1944, circa mille Rom morirono in pogrom e uccisioni di massa. Dei 6mila Zingari che vivevano in Cecoslovacchia, un decimo è sopravissuto al Porrajoms. Le autorità del Protettorato di Boemia e Moravia internarono 1.300 Rom nel campo di Lety, 538 dei quali vennero trasferiti ad Auschwitz-Birkenau. In totale, in 326, compresi 241 bambini, morirono a Lety. Vergognosamente, oggi questo luogo è occupato da una fattoria dove si allevano maiali per il commercio, fattoria che le autorità ceche hanno per anni inutilmente promesso di eliminare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recentemente, il Porrajmos ha registrato un crescente interesse da parte degli storici e l'Holocaust Memorial Museum degli Stati Uniti ha indirizzato l'attenzione su questo capitolo dell'Olocausto a lungo dimenticato. Rimane da vedere se questo recente interesse potrà aiutare a sradicare il diffuso pregiudizio anti-Rom nell'Europa Centro-Orientale post-comunista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da http://shoabateieten.ilcannocchiale .it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-9160703913175719398?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/9160703913175719398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/la-notte-tra-il-2-e-3-agosto-1944-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/9160703913175719398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/9160703913175719398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/la-notte-tra-il-2-e-3-agosto-1944-il.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-rWfV3BTBLiE/TyOxAuKmaUI/AAAAAAAAD3U/Pt7Wsn8dvvI/s72-c/pic18.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-3338422720569115134</id><published>2012-01-21T14:30:00.000+01:00</published><updated>2012-01-21T14:30:57.083+01:00</updated><title type='text'>Mazzucchelli anarchico di Carrara si racconta ~ Liberi a Sinistra</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.liberiasinistra.it/art/2012/01/21/mazzucchelli-anarchico-di-carrara-si-racconta_800#.Txq-AxTg7d0.blogger"&gt;Mazzucchelli anarchico di Carrara si racconta ~ Liberi a Sinistra&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-3338422720569115134?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.liberiasinistra.it/art/2012/01/21/mazzucchelli-anarchico-di-carrara-si-racconta_800#.Txq-AxTg7d0.blogger' title='Mazzucchelli anarchico di Carrara si racconta ~ Liberi a Sinistra'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/3338422720569115134/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/mazzucchelli-anarchico-di-carrara-si.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3338422720569115134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3338422720569115134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/mazzucchelli-anarchico-di-carrara-si.html' title='Mazzucchelli anarchico di Carrara si racconta ~ Liberi a Sinistra'/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-3288054681378854260</id><published>2012-01-17T14:50:00.002+01:00</published><updated>2012-01-17T14:52:36.493+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-2wLRa-gpbo4/TxV9FH5wOoI/AAAAAAAADyM/nrD33nJxBhY/s1600/ILTIRRENO_LIVORNO_047.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 281px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-2wLRa-gpbo4/TxV9FH5wOoI/AAAAAAAADyM/nrD33nJxBhY/s400/ILTIRRENO_LIVORNO_047.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698598430481332866" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una ricerca postuma del giornalista parlamentare Angiolo Berti&lt;br /&gt;GLI EBREI NELL’UNITA’ D’ITALIA&lt;br /&gt;Tre erano deputati d’origine toscana: Sydney Sonnino,Giuseppe Modigliani(fratello del pittore), Leopoldo Franchetti . Il ruolo di Carlo e Nello Rosselli, di padre livornese. “Un contributo storico e morale – scrive – da non dimenticare”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il contributo degli Ebrei alla storia italiana è espressione di una realtà viva da non dimenticare”. Con queste parole inizia uno scritto che Angiolo Berti, giornalista parlamentare, volle dedicare a quei personaggi appartenenti alla Comunità Israelitica protagonisti,anche con il sacrificio della vita,dell’Unità d’Italia. Il carteggio,inedito, è stato ritrovato recentemente fra i documenti della Fondazione a lui intestata, che ha sede a Casciana Terme. “Tra non molto l’Italia compirà 150 anni ( lo scritto risale al 2005,pochi giorni prima cioè della sua scomparsa) e probabilmente non se ne parlerà come invece si dovrebbe. Voglio allora avere l’onore ( così disse all’estensore di queste note) di scriverlo di mio pugno. Certamente non sarà possibile ricordarli tutti e me ne dolgo fin d’ora, ma idealmente è l’impegno storico e morale che m’assumo davanti agli uomini ed agli avvenimenti. Qualcuno penserà poi a divulgarlo”.&lt;br /&gt; “E’ trascorso più di un secolo – così si legge- ma pochi ricorderanno come, nel 1902, i senatori ebrei erano 6 fra i 350 di nomina reale e diventeranno addirittura 19 nel 1922. Tre sono d’origine toscana. Fra i più noti è senz’altro il barone Sidney Sonnino (nacque a Pisa l’11 marzo 1847 e riposa nel castello da lui costruito a Quercianella, in provincia di Livorno ). Fu nominato  Ministro delle Finanze e Tesoro dal 1893 al 1896, poi due volte Presidente del Consiglio (1906) e dal 1909 all’anno successivo. Dal 1914 al 1919 fu quindi Ministro degli Esteri. In gioventù, studiò a Firenze e si laureò nel 1865 in Diritto Internazionale all’Università di Pisa. &lt;br /&gt; Nel 1910 ( 31 marzo), è invece nominato Primo Ministro un notissimo parlamentare ebreo,Luigi Luzzatti ( rimarrà in carica fino al 29 marzo 1911),dopo essere stato Ministro del Tesoro e poi dell’Agricoltura,Industria e Commercio. Giurista ed economista, fondò la Banca Popolare di Milano e fu tra i creatori dell’Università Ca’ Foscari a Venezia. &lt;br /&gt; Il 1917 è invece l’anno d’una tragedia: il sociologo Leopoldo Franchetti, senatore conservatore per molti anni nella Destra Storica, nato a Livorno il 31 maggio 1874 e membro di una delle famiglie ebree più note in città fra il 18° secolo ed il 19° secolo, fu tra i primi studiosi parlamentari del “problema  Mafia” in Sicilia assieme a Sonnino. Si suicida in seguito alla sconfitta italiana a Caporetto. Ed ancora: Salvatore Barzilai,giornalista irredentista di Trieste risulta eletto deputato per l’ottava volta. Dopo la guerra,farà parte della delegazione  italiana alla Conferenza di Versailles. E’ il primo esponente del Partito Repubblicano a rivestire incarichi di Governo ( secondo dicastero Salandra) come Ministro per le Terre Liberate. Ricopre anche la carica di presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (1920).&lt;br /&gt; “Quella che citiamo, aggiunge Berti, è una realtà lunga,ma ben degna di memoria: Ernesto Nathan è sindaco di Roma dal 1904 al 1913. Vive la giovinezza soprattutto a Firenze, è vicino a Felice Cavallotti nell’”Estrema sinistra storica”, successore del livornese Adriano Lemmi, quale Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. Come sindaco contrasta la speculazione edilizia,costruisce 150 asili per l’infanzia, poi il Vittoriano, il Palazzo di Giustizia e lo stadio Flaminio. A 70 anni,nel 1915, si arruola ed è il più giovane tenente del nostro esercito”.  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Ottolenghi ,nel 1902,è  invece il primo militare italiano di religione ebraica  ad entrare nel Corpo di Stato Maggiore, poi ad essere nominato Generale ed infine Ministro della Guerra ( Governo Zanardelli). Fra i protagonisti dell’Aventino (Partito Socialista), sono da ricordare gli Ebrei, Claudio Trevès e Giuseppe Emanuele Modigliani. Il primo, socialista riformista, è direttore de L’AVANTI e La Giustizia, perseguitato dal Fascismo ripara all’estero, continuando la sua forte opposizione al Regime. Il secondo,livornese, fratello maggiore del pittore Amedeo, è tra i protagonisti della lotta al Fascismo. Amico di Turati, più volte deputato ( anche nella circoscrizione di Pisa – Livorno),il  16 novembre 1922 interrompe Mussolini in Parlamento, quando parla di “aula bieca e grigia”, gridando “Viva il parlamento”.  Eucardio Momigliano,dal canto suo, è noto per una clamorosa circostanza: dopo essere stato “sansepolcrista” ( così vennero chiamati i partecipanti alla riunione di Milano del 23 marzo 1919 al Palazzo degli Esercenti in piazza San Sepolcro, dove il Duce fondò i primi Fasci di Combattimento,trasformati poi nel Partito Nazionale Fascista),abbandona Mussolini dando vita all’”Unione democratica antifascista”. Un altro deputato ebreo, Pio Donati,della Comunità Ebraica di Modena ed eminente personaggio del socialismo modenese, deputato dal 1919 al 1923, aggredito e percosso dagli squadristi,è costretto all’esilio e morirà in seguito in solitudine,a Parigi. “Sono solo ragazzi,non hanno alcuna colpa – confidò al cognato,Enzo Levi, parlando degli aggressori –subiscono il veleno, ma contro di loro non posso avere malanimo”.&lt;br /&gt; Sono inoltre molti i nomi di ebrei indicati – sottolinea ancora – dalla storia politica: a Fiume, con D’Annunzio, c’è  Aldo Finzi (poi vice – capo della Polizia  sottosegretario agli Interni del Governo “Mussolini” e membro del Gran Consiglio. A lui,il Duce addebitò la colpa dell’omicidio di Matteotti. Finzi lasciò l’incarico. Entrò successivamente nella Resistenza e venne ucciso nell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Il suo nome è in una lapide alla Sinagoga di Roma). E poi ancora,Guido Jung, Ministro delle Finanze di nomina fascista. Contribuì alla nascita dell’IRI, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale. Esautorato dal Capo del Governo, parte volontario in Etiopia. Dopo l’8 settembre è ministro nel Governo Badoglio.   Ed infine,Maurizio Rava,Governatore della Somalia e Generale della Milizia Fascista. Tra gli amici di Mussolini, la russa Angelica Balabanoff socialista,che lavorò con Mussolini all’Avanti e Margherita Sarfatti,per diversi anni amante di Mussolini, redattrice de Il Popolo d’Italia,conduttrice della rivista “Gerarchia”, autrice della biografia titolata “Dux”( il libro ebbe 17 edizioni). S’allontanò dall’Italia dopo le leggi razziali.&lt;br /&gt; Fra i docenti universitari che rifiutarono fedeltà al fascismo: Giorgio Errera, professore universitario di chimica, rifiutò  la nomina a rettore di Pavia perché le nuove leggi lo avrebbero configurato emanazione diretta del Ministro. Giorgio Levi della Vida, di famiglia ferrarese, affermò che contro il Fascismo ogni cittadino avrebbe dovuto assumersi le proprie responsabilità . Vito Volterra che si laurea a Pisa con una tesi d’idrodinamica e poi è docente di Meccanica Razionale. Patriota entusiasta, è tra i fondatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il 1° maggio 1925, il “Manifesto degli Intellettuali” ,redatto da Benedetto Croce e pubblicato sul quotidiano Il Mondo, è sottoscritto da 33 intellettuali ebrei, in risposta a quello degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile. La data (Festa dei Lavoratori) risponde all’altra, 21 Aprile,del Natale di Roma.&lt;br /&gt; L’ebraismo fascista – si legge ancora – s’ispira al Regime nel 1938. Fu una variante della storia,perché nel 1920, il “popolo d’Italia” (direttore Mussolini) fu contrario. Questo un pensiero del quotidiano fascista:”In Italia non si fa assolutamente differenza fra ebrei e non ebrei in tutti i campi,dalla religione alla politica,alle armi,all’economia…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Poi,dopo qualche incertezza che sarebbe lungo narrare – Berti così conclude – con il 1933 comincia l’antisemitismo fascista. I fratelli Nello e Carlo Rosselli,discendenti di Pellegrino Rosselli, livornese, e Janetta Nathan Rosselli, che tra l’altro ospitarono Mazzini, vennero uccisi il 9 giugno1937 nell’esilio di Parigi a Bagnoles de l’Orne. Furono le formazioni locali d’estrema destra, probabilmente su ordine proveniente dai vertici della gerarchia fascista. Entrambi avevano  tra l’altro fondato il periodico antifascista “Giustizia e Libertà”. In via Giuseppe Giusti, a Firenze, le parole incise su una lapide,scritte da Piero Calamandrei,ricordano che in quella casa nacque nel 1925 il primo foglio clandestino antifascista. Entrambi poi combatterono in Spagna. Fra i caduti in quella terra, va ricordato infine Alberto Liuzzi,medaglia d’oro concessa dalla Repubblica.&lt;br /&gt;GIAN UGO BERTI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-3288054681378854260?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/3288054681378854260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/una-ricerca-postuma-del-giornalista.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3288054681378854260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3288054681378854260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/una-ricerca-postuma-del-giornalista.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-2wLRa-gpbo4/TxV9FH5wOoI/AAAAAAAADyM/nrD33nJxBhY/s72-c/ILTIRRENO_LIVORNO_047.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-5267986611587325920</id><published>2012-01-16T09:30:00.001+01:00</published><updated>2012-01-16T09:37:04.509+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-SjEgwhCgWio/TxPhp27100I/AAAAAAAADxA/1PExQD-CLSM/s1600/-Anarkistimatruuseja.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 205px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-SjEgwhCgWio/TxPhp27100I/AAAAAAAADxA/1PExQD-CLSM/s400/-Anarkistimatruuseja.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698146062791201602" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-8PyiY75cksY/TxPhpzBy-ZI/AAAAAAAADw0/U2DLoc53L_Y/s1600/A_kronstadt.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 225px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-8PyiY75cksY/TxPhpzBy-ZI/AAAAAAAADw0/U2DLoc53L_Y/s400/A_kronstadt.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698146061742438802" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il I marzo del 1921 a Kronstadt la rivoluzione russa riappariva in superficie, per la&lt;br /&gt;quarta volta in quindici anni. Non più solo contro lo zar, né contro i conciliatori, ma&lt;br /&gt;sempre per il socialismo e questa volta contro il potere bolscevico. Cogliere quello&lt;br /&gt;che accadde a Kronstadt non è possibile senza riferirsi all’esperienza concreta vissuta&lt;br /&gt;nella tumultuosa isola del Golfo di Finlandia. Concepita dagli zar come isola&lt;br /&gt;fortificata per presidiare un attacco dal mare alla capitale, essa avrebbe finito per&lt;br /&gt;rappresentare l’avanguardia della rivoluzione in un crescendo vorticoso.&lt;br /&gt;All’appuntamento del 1905 i marinai della fortezza sono presenti, ma il loro&lt;br /&gt;ammutinamento nel crogiolo della prima rivoluzione russa non rappresenta ancora&lt;br /&gt;alcuna particolarità rispetto ad altri avvenuti in tutta la flotta, tra cui quello&lt;br /&gt;famosissimo dell’incrociatore Polùmkin: è pienamente inserita nella corrente&lt;br /&gt;rivoluzionaria con tutte le immaturità di quel primo tentativo. Ma il soffocamento&lt;br /&gt;della rivoluzione porta con sé a capo della guarnigione dell’isola l’ammiraglio Viren,&lt;br /&gt;con il compito di ripristinare l’ordine tra i marinai e gli abitanti dell’isola imponendo&lt;br /&gt;una disciplina severissima e odiosa. Confidando nella capacità del suo ammiraglio di&lt;br /&gt;“ridurre alla ragione” i più riottosi e recalcitranti, lo zar farà trasferire a Kronstadt&lt;br /&gt;molti soldati distintisi tra i rivoluzionari, al fine di punirli e piegarli. La mossa si&lt;br /&gt;sarebbe rivelata decisamente improvvida: sotto la cortina della disciplina apparente si&lt;br /&gt;diffondevano e confrontavano idee di cambiamento radicale, che al momento critico&lt;br /&gt;sarebbero germogliate nel processo rivoluzionario. Nel ‘17, infatti, quello di&lt;br /&gt;Kronstadt fu tra i primi soviet a costituirsi, distinguendosi da subito per le posizioni&lt;br /&gt;molto radicali. In prima fila nelle drammatiche giornate di luglio, determinati contro&lt;br /&gt;il tentativo reazionario di Kornilov in settembre, pienamente coinvolti nella&lt;br /&gt;rivoluzione di Ottobre, i marinai di Kronstadt si guadagnarono così da Trotsky&lt;br /&gt;l’appellativo di “onore e gloria” della rivoluzione. Eppure non è lecito pensare a&lt;br /&gt;Kronstadt in ogni circostanza e su ogni questione come ad un fiore all’occhiello&lt;br /&gt;bolscevico, ché anzi vi furono ragioni di differenza e di attrito molto importanti. Nel&lt;br /&gt;giugno del ‘17 il soviet di Kronstadt proclama l’indipendenza della cittadella, certo&lt;br /&gt;segnalando così la propria diversità dall’allora ancora troppo moderato soviet di&lt;br /&gt;Pietrogrado, ma soprattutto riflettendo una spinta anticentralista e federativa che&lt;br /&gt;provocò un certo imbarazzo tra i bolscevichi della cittadella e critiche da quelli della&lt;br /&gt;capitale; dopo l’Ottobre a Kronstadt continua a funzionare e si rafforzò una rete di&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;comitati di palazzo, di officina, di unità militari e navali che, intrecciandosi con il&lt;br /&gt;soviet, ne articolavano l’attività: dall’amministrazione delle case e delle officine, alla&lt;br /&gt;iniziale socializzazione dell’orticoltura isolana, aspetti che suscitarono polemiche&lt;br /&gt;durissime da parte della minoranze bolscevica in seno al soviet dì Kronstadt.&lt;br /&gt;Il 1918 rappresenta un turning point: i bolscevichi nel volgere di tre mesi vedono la&lt;br /&gt;loro rappresentanza al soviet locale passare da quasi la metà a meno di un terzo, a&lt;br /&gt;vantaggio di altre organizzazioni rivoluzionarie (dai socialrivoluzionari di sinistra, ai&lt;br /&gt;socialrivoluzionari massimalisti, agli anarchici, ai menscevichi internazionalisti).&lt;br /&gt;Otterranno la maggioranza in seno al soviet alcuni mesi più tardi grazie alla&lt;br /&gt;bolscevizzazione dei soviet, in virtù della quale vengono semplicemente espulse tutte&lt;br /&gt;le componenti di opposizione. L’apparente ed effimera docilità di Kronstadt da allora&lt;br /&gt;in poi fu dovuta al contraccolpo immediato della sconfitta della democrazia sovietica,&lt;br /&gt;ma si combinò anche molto alla convinzione che le circostanze eccezionali della&lt;br /&gt;guerra civile rendessero necessario mettere da parte dissidi e polemiche per far fronte&lt;br /&gt;comune nella lotta alla controrivoluzione. Perciò la conclusione della guerra civile&lt;br /&gt;all’inizio del ‘21 fu vista da importanti settori come la fine delle misure eccezionali&lt;br /&gt;che il governo bolscevico aveva adottato e la possibile ripresa della democrazia&lt;br /&gt;sovietica, d iure et de fàcto soppressa. Nella capitale pareva sempre più insop-&lt;br /&gt;portabile il regime dei razionamenti, dei commissari e della Ceka e nel febbraio del&lt;br /&gt;‘21 si verificarono scioperi in parecchie officine .Colpiti da queste notizie i marinai di&lt;br /&gt;Kronstadt decidono l’invio nella capitale di una delegazione che raccolga&lt;br /&gt;informazioni e riferisca. La delegazione trova una città ingessata dalla ripresa del&lt;br /&gt;controllo da parte della Ceka, che palesemente presidia le fabbriche: gli operai&lt;br /&gt;restano perlopiù silenziosi e intimiditi di fronte alle domande della delegazione; solo&lt;br /&gt;uno denuncia la totale soppressione di libertà e il potere pervasivo dei commissari. Il&lt;br /&gt;rapporto della delegazione di fronte agli equipaggi riuniti della Sebastopol e della&lt;br /&gt;Petropavlovsk, le corazzate di stanza a Kronstadt, indignai marinai che alla fine&lt;br /&gt;dell’assemblea approvano con due sole astensioni la risoluzione in quindici punti che&lt;br /&gt;qui riproduciamo:&lt;br /&gt;“Udito il rapporto dei rappresentanti dei marinai mandati a Pietrogrado&lt;br /&gt;dall’assemblea generale degli equipaggi per accertare la situazione, noi chiediamo:&lt;br /&gt;1.&lt;br /&gt;che in considerazione del fatto che i Soviet attuali non esprimono la volontà&lt;br /&gt;degli operai e dei contadini, si tengano immediatamente nuove elezioni a voto&lt;br /&gt;segreto, con libertà di propaganda preliminare per tutti gli operai e i contadini&lt;br /&gt;2.&lt;br /&gt;libertà di parola e di stampa per gli operai e i contadini, per gli anarchici per i&lt;br /&gt;partiti socialisti di sinistra;&lt;br /&gt;3.&lt;br /&gt;liberta di riunione per i sindacati e le associazioni contadine;&lt;br /&gt;4. che sia convocata, non oltre il 10 marzo 1921, una conferenza apartitica di&lt;br /&gt;lavoratori, di soldati dell’Armata rossa e di marinai di Pietrogrado. di Kronstadt e&lt;br /&gt;della provincia di Pietrogrado:&lt;br /&gt;5.&lt;br /&gt;la liberazione di tutti i prigionieri politici dei partiti socialisti e di tutti gli&lt;br /&gt;operai e contadini, soldati dell’Armata rossa e marinai imprigionati in relazione ai&lt;br /&gt;moti della classe operaia e dei contadini;&lt;br /&gt;l’elezione di una commissione incaricata di riesaminare i casi delle persone detenute&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;in carcere e nei campi di concentramento;&lt;br /&gt;7.&lt;br /&gt;l’abolizione di tutti gli uffici politici, perché nessun partito deve godere di&lt;br /&gt;privilegi speciali nella propaganda delle sue idee e ricevere fondi dallo Stato per&lt;br /&gt;questo scopo; invece di questi Uffici, si devono istituire commissioni culturali-&lt;br /&gt;educative elette localmente e finanziate dallo Stato;&lt;br /&gt;8.&lt;br /&gt;l’abolizione immediata di tutti i blocchi stradali;&lt;br /&gt;9.&lt;br /&gt;la parificazione delle razioni di tutti i lavoratori, ad eccezione degli addetti a&lt;br /&gt;lavori dannosi per la salute;&lt;br /&gt;10. l’abolizione dei distaccamenti comunisti di combattimento in tutte le unità&lt;br /&gt;militari e delle guardie comuniste in servizio nelle fabbriche e negli stabilimenti; se di&lt;br /&gt;questi distaccamenti e guardie ci fosse bisogno, potrebbero essere scelti dalle&lt;br /&gt;compagnie nelle unità militari e a discrezione degli operai nelle fabbriche e negli&lt;br /&gt;stabilimenti;&lt;br /&gt;11. che ai contadini sia dato il diritto e la libertà di usare la terra come meglio&lt;br /&gt;credono e anche il diritto di avere il bestiame che sono in grado di mantenere e&lt;br /&gt;custodire da soli, cioè senza l’uso di manodopera salariata;&lt;br /&gt;12. chiediamo che tutte le unità militari e anche i compagni kursanly (gli allievi&lt;br /&gt;ufficiali) approvino la nostra risoluzione;&lt;br /&gt;13. chiediamo che a tutte le risoluzioni si dia ampia pubblicità sui giornali;&lt;br /&gt;14. chiediamo la nomina di un ufficio itinerante di controllo;&lt;br /&gt;15. chiediamo che sia consentita la libera produzione artigianale di chi lavora in&lt;br /&gt;proprio.’’1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’indomani, 1 marzo, la stessa risoluzione viene presentata discussa in un’assemblea&lt;br /&gt;cittadina, cui prendono parte almeno 15.000 persone. Tra queste, accolti con gli onori&lt;br /&gt;ufficiali, vi sono anche due inviati del partito bolscevico, i quali esprimono&lt;br /&gt;immediatamente la contrapposizione del partito alle richieste dei marinai, rendendo&lt;br /&gt;evidente che mancava qualsiasi volontà di mediazione. L’adozione a larghissima&lt;br /&gt;maggioranza della mozione de marinai apre la strada alla conformazione di un&lt;br /&gt;comitato rivoluzionario provvisorio, inizialmente di cinque componenti, poi allargata&lt;br /&gt;a quindici per cooptazione. La quarta rivoluzione russa era cominciata. L’indomani la&lt;br /&gt;cittadella è totalmente nelle mani degli insorti. Immediata, parte la campagna&lt;br /&gt;bolscevica per isolar Kronstadt da Pietrogrado e dal resto dell’Unione: un profluvio c&lt;br /&gt;menzogne si abbatte sugli insorti, mentre i loro familiari vengono arrestati e presi in&lt;br /&gt;ostaggio. Disperatamente gli insorti, sulla stampa delle Izsvestija di Kronstadt e negli&lt;br /&gt;appelli radio, smontano le accuse di essere al servizio della controrivoluzione,&lt;br /&gt;rivendicano il carattere socialista delle loro rivendicazioni, spiegando che il loro&lt;br /&gt;programma vuole l’autentico esprimersi del potere dei soviet, nella libertà e nella&lt;br /&gt;difesa delle conquiste della rivoluzione. Ma non riescono ad estendere la loro&lt;br /&gt;rivoluzione oltre la roccaforte, impediti a portare il loro messaggio al di fuori&lt;br /&gt;dell’isola, a causa delle inconseguenze delle correnti rivoluzionarie, oltre che dello&lt;br /&gt;strettissimo filtro bolscevico. Un fatto gravido di conseguenze negative, che&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1 Pravda o Kronstadt, Praga, 1921, pp. 46-47.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;renderanno più semplice la repressione che i bolscevichi stavano preparando. Nel&lt;br /&gt;frattempo la situazione si fa di ora in ora più tesa. I bolscevichi paiono sempre più&lt;br /&gt;determinati a reprimere: il loro statalismo non ammette critiche, né prevede di&lt;br /&gt;relazionarsi a questa rivoluzione, per rintracciare in essa le energie per superarsi.&lt;br /&gt;Altri bolscevichi, centinaia di abitanti e marinai di Kronstadt, nelle stesse ore&lt;br /&gt;decidono di uscire dal partito in cui avevano creduto o vi restano schierandosi&lt;br /&gt;apertamente con l’insurrezione. Il tentativo di mediazione degli anarchici Emma&lt;br /&gt;Goldman e Berkman in queste condizioni è destinato a naufragare sul nascere. Il 7&lt;br /&gt;marzo sotto il comando di Tuchaèevsky iniziano le operazioni militari contro&lt;br /&gt;Kronstadt. Il X congresso bolscevico, che si riunisce in quei giorni, approverà&lt;br /&gt;all’unanimità l’invio di un quarto dei delegati per contribuire ad espugnare la&lt;br /&gt;fortezza. Ben 60.000 uomini fronteggeranno la cittadella rivoluzionaria cercando di&lt;br /&gt;avanzare sul ghiaccio del golfo di Finlandia, incalzati da tergo dalle mitraglie della&lt;br /&gt;Eeca indente a dilaniare i corpi di chi si ritirava. Con perdite gravissime e dopo&lt;br /&gt;dodici giorni di reiterati attacchi le truppe governative irrompevano nella cittadella,&lt;br /&gt;sparando casa per casa, massacrando chiunque, anche molti tra gli arresi cosi come&lt;br /&gt;poi sarebbe accaduto ai familiari presi in ostaggi. Il resto lo avrebbero fatto i tribunali&lt;br /&gt;e le sezioni della Eeca. I vincitori saranno minuziosamente attenti a cercare di&lt;br /&gt;disperdere la memoria; il soviet della cittadella che aveva innalzato nel proprio&lt;br /&gt;vessillo la consegna: “Tutto il potere a i soviet e non ai partiti” sarebbe stato sciolto,&lt;br /&gt;per non essere mai più ricostituito, sostituito da una troika di commissari bolscevichi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rivoluzione socialista si forgia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veniva stroncato così dai bolscevichi l’ultimo tentativo della rivoluzione russa di&lt;br /&gt;risollevarsi e di reagire al suo riflusso. Lo statalismo rivoluzionario dei bolscevichi&lt;br /&gt;nella situazione di generale ripiegamento dell’ondata del 17, li aveva portati a&lt;br /&gt;concepire solo se e nient’altro che sé quale garanzia di una vittoria rivoluzionaria,&lt;br /&gt;proprio mentre non erano in grado, né volevano riconoscere la rivoluzione che&lt;br /&gt;riemergeva, anzi, le si contrapponevano frontalmente. Quella di Kronstadt fu peraltro&lt;br /&gt;una rivoluzione le cui caratteristiche vanno viste più da vicino. In essa si manifestò,&lt;br /&gt;infatti, una spinta evidente al socialismo, esprimentesi nella chiara carica libertaria&lt;br /&gt;che la contraddistinse. Qui si evince un nodo importante: la quarta rivoluzione russa&lt;br /&gt;nel rivendicare il ‘potere ai soviet e non ai partiti” esprime l’impossibilità di&lt;br /&gt;realizzare il socialismo, se le classi subalterne vengono espropriate della facoltà di&lt;br /&gt;autogoverno. Questo elemento molto importante non casualmente verrà ignorato da&lt;br /&gt;tutti i sostenitori di Lenin e Trotsky nelle decadi successive. Tuttavia la stessa&lt;br /&gt;concezione di autogoverno degli insorti merita alcune brevi considerazioni. Tale era&lt;br /&gt;la fiducia nella insostituibilità dei soviet che i rivoluzionari di Kronstadt vedevano in&lt;br /&gt;essi il solo strumento possibile; tutto ciò che non fosse ritenuto sovietico doveva&lt;br /&gt;essere spazzato via, anche contraddicendo l’esigenza democratica e libertaria che&lt;br /&gt;animava la rivendicazione del soviet come forma di autogoverno: fortissima resterà la&lt;br /&gt;rivendicazione dello scioglimento dell’Assemblea costituente, per eseguire il quale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kronstadt aveva fornito una delegazione molto ampia e determinata. D’altra parte&lt;br /&gt;l’elemento dell’autogoverno, per quanto caratteristico, è insufficiente per&lt;br /&gt;l’edificazione di una società socialista, per il fatto che la socializzazione è l’elemento&lt;br /&gt;conn0tante e fondamentale al contempo della affermazione delle basi di una civiltà&lt;br /&gt;delle donne e degli uomini liberamente associati, ciò che per comodità chiamiamo&lt;br /&gt;socialismo”2. Sebbene nella vita quotidiana della cittadella elementi iniziali di&lt;br /&gt;socializzazione fossero presenti, ad esempio nella coltivazione degli orti urbani, in&lt;br /&gt;quella fitta rete di comitati di caseggiato, di fabbrica e anche di unità militari, è&lt;br /&gt;interessante notare come i 15 punti di Kronstadt non contengano in merito alla&lt;br /&gt;socializzazione riferimenti di alcun tipo. Le rivendicazioni in campo sociale,&lt;br /&gt;paradossalmente, si fermano molto più indietro di quanto non fosse stato larvalmente&lt;br /&gt;praticato dai rivoluzionari isolani dal 17 in poi. Pare quasi che i protagonisti non&lt;br /&gt;assegnassero alcuna importanza qualificante a una parte importante di ciò che, pur&lt;br /&gt;contraddittoriamente, avevano iniziato a fare. Ma il paradosso apparente trova una&lt;br /&gt;sua spiegazione nel fatto che se la rivoluzione di Kronstadt fu, da un lato, l’opposto di&lt;br /&gt;ciò che la leadership bolscevica l’accusava di essere, cioè una controrivoluzione al&lt;br /&gt;soldo dell’imperialismo, dall’altro, essa deve non solo la sua forza, ma anche i suoi&lt;br /&gt;limiti proprio al fatto di essere stata parte integrante della rivoluzione russa. La&lt;br /&gt;debolezza dell’idea di socialismo che emerge dalla rivoluzione di Kronstadt, per&lt;br /&gt;quanto ben più avanzata ed affascinante di quella sostenuta con il terrore rosso dai&lt;br /&gt;bolscevichi deriva, insomma, proprio dal fatto che quella rivoluzione germinava dalle&lt;br /&gt;tensioni positive del 17, ma ne subiva anche la debolezza socialista3, o, detto in altri&lt;br /&gt;termini, non aveva saputo andare oltre la richiesta di autogoverno per affermare e&lt;br /&gt;praticare la centralità della socializzazione.&lt;br /&gt;La rivoluzione di Kronstadt non fu un frutto improvvisato: il suo insorgere derivò&lt;br /&gt;dalla vivace presenza e anche dallo scontro di varie componenti rivoluzionarie, che vi&lt;br /&gt;si svilupparono a partire dal 1905. Il particolare concentrate di oppositori che si&lt;br /&gt;ritrovarono nell’isola grazie alla miope mossa dello zarismo, citata all’inizio, creò a&lt;br /&gt;Kronstadt condizioni particolari, che vanno lette per le loro implicazioni. Innanzi&lt;br /&gt;tutto può stupire la contraddizione tra Kronstadt e altre cittadelle militari nelle&lt;br /&gt;esperienze rivoluzionarie, poiché queste ultime mai sono state delle avanguardie nel&lt;br /&gt;processo rivoluzionario, quanto piuttosto realtà di retroguardia; in generale, come ci&lt;br /&gt;ricorda correttamente Rosa Luxemhurg, la disciplina militare, lungi dall’essere una&lt;br /&gt;scuola di preparazione alla rivoluzione4, rappresenta al contrario un elemento di&lt;br /&gt;diseducazione. Tuttavia proprio la presenza concentrata di avanguardie rivoluzionarie&lt;br /&gt;nell’isola riuscì a rappresentare una controspinta formidabile alla barbarie della&lt;br /&gt;disciplina militare e della guerra stessa. Non deve stupire allora il senso di differenza&lt;br /&gt;dei marinai di Kronstadt che, già nel 17, deprecavano la maniera manesca degli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Renzi, della socializzazione, in Altrasinistra, n. 14, p. 37.&lt;br /&gt;3 D.Renzi, Di un altro socialismo, in AA. VV., J1 libro rosso del socialismo,&lt;br /&gt;Prospettiva Edizioni, Roma 1998.&lt;br /&gt;4 Rosa Luxernburg, Problemi (li riorganizzazione della socialdemocrazia russa, in&lt;br /&gt;Scritti politici, Editori Riuniti. Roma i970, pp. 223-224.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;operai di Vyhorg nell’affrontare le differenze di opinione.&lt;br /&gt;Varie correnti avevano lavorato per lunghi anni alla preparazione della rivoluzione&lt;br /&gt;nella cittadella, dai bolscevichi, ai socialrivoluzionari di sinistra, agli anarchici, ai&lt;br /&gt;menscevichi internazionalisti, ai socialrivoluzionari massimalisti. Questi ultimi&lt;br /&gt;rappresentano un’anomalia, perché il loro radicamento, generalmente molto limitato,&lt;br /&gt;è sicuramente profondo a Kronstadt. Il loro principale esponente, Anatoly Lamanov,&lt;br /&gt;verrà più volte eletto delegato ai congressi panrussi dei soviet e dirigerà il giornale&lt;br /&gt;del soviet locale, le Jzvestija di Kronstadt, conducendo il suo raggruppamento a risul-&lt;br /&gt;tati molto importanti, arrivando nel 18 a essere la seconda organizzazione al soviet&lt;br /&gt;locale, appena dietro i bolscevichi. Molto del programma dei 15 punti di Kronstadt&lt;br /&gt;viene dalle posizioni di questo raggruppamento, mentre va ridimensionato il peso,&lt;br /&gt;che un luogo comune vuole attribuire all’anarchismo, sulle posizioni di Kronstadt.&lt;br /&gt;Infatti, se è vero che alcune rivendicazioni erano state già innalzate dagli anarchici, la&lt;br /&gt;Kronstadt del 21 non si batteva contro lo Stato in quanto tale, ma per uno Stato nelle&lt;br /&gt;mani dei lavoratori. Dei bolscevichi, poi, è bene ricordare che solo dopo la&lt;br /&gt;bolscevizzazione dei soviet, nel luglio 19, essi sarebbero riusciti a divenire&lt;br /&gt;maggioranza assoluta. In precedenza, infatti, per quanto fossero il gruppo più&lt;br /&gt;numeroso, in più di una circostanza vennero messi in minoranza. Battaglie durissime&lt;br /&gt;vennero combattute in seno al soviet proprio sugli elementi di larvale socializzazione&lt;br /&gt;degli immobili e dei servizi urbani, che i bolscevichi osteggiarono costantemente, o&lt;br /&gt;sulla denuncia da parte del soviet di Kronstadt della repressione degli anarchici&lt;br /&gt;attuata nell’aprile del 18 dal soviet di Mosca, per non ricordare la proclamazione&lt;br /&gt;della repubblica di Kronstadt nella primavera del 17. Insomma, posizioni distinte tra&lt;br /&gt;correnti rivoluzionarie diverse si confrontarono e scontrarono a Kronstadt per anni,&lt;br /&gt;mantenendo viva la prassi della discussione aperta tra i settori più ampli della società&lt;br /&gt;civile che cercavano sempre spazi di libertà nonostante le chiusure bolsceviche. Il&lt;br /&gt;concorrere di varie correnti che discutevano, proponevano e lottavano sulle strade che&lt;br /&gt;la rivoluzione poteva seguire fu un elemento preparatorio decisivo per la quarta&lt;br /&gt;rivoluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kronstadt insegna&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interrogarsi sul lascito di Kronstadt è molto importante per chi vuole mantenere viva&lt;br /&gt;e rafforzare la prospettiva del socialismo come primo passo per l’autoemancipazione.&lt;br /&gt;Non casualmente i vecchi marxisti rivoluzionari, e segnatamente i trotskisti nella crisi&lt;br /&gt;che li attanaglia, continuano a non voler imparare dagli eventi di quel drammatico&lt;br /&gt;1921. Viceversa il nuovo marxismo rivoluzionario continua a cercare di estrarre&lt;br /&gt;lezioni vive dalle rivoluzioni, sia per la positiva sia per la negativa. In effetti, grazie&lt;br /&gt;in primo luogo al contributo di Dario Renzi, la posizione del nuovo marxismo&lt;br /&gt;rivoluzionario su Kronstadt, è assolutamente controcorrente rispetto alle posizioni&lt;br /&gt;classiche invalse nel marxismo rivoluzionario. La pochezza, sotto tutti i profili, di chi&lt;br /&gt;continua a ripetere che la repressione di Kronstadt fu una tragica necessità” si&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;evidenzia ancor più per contrasto con il giudizio solidale con gli insorti che viene&lt;br /&gt;dalla corrente del nuovo marxismo rivoluzionario. Due insegnamenti in particolare ci&lt;br /&gt;vengono offerti a questo proposito) dal giudizio di Dario Renzi: se come speriamo di&lt;br /&gt;essere riusciti a dimostrare quella di Kronstadt fu una rivoluzione socialista, allora la&lt;br /&gt;sua repressione ad opera dei bolscevichi fu un crimine contro il socialismo e la&lt;br /&gt;rivoluzione, e, se la repressione avvenne in nome e nell’interesse del mantenimento&lt;br /&gt;del potere da parte dei bolscevichi, allora da essa possiamo estrarre fondamentali&lt;br /&gt;ragioni per la critica della politica, anche di quella rivoluzionaria Queste&lt;br /&gt;caratterizzazioni critiche sono la base sulla quale è possibile cogliere insegnamenti a&lt;br /&gt;positivo, per saper estrarre dalla rivoluzione di Kronstadt il suo contributo al&lt;br /&gt;socialismo, così come i suoi limiti.&lt;br /&gt;La proclamazione della repubblica di Kronstadt nella primavera del ‘17 non fu un&lt;br /&gt;escamotage per prendere le distanze dal soviet di Pietrogrado, allora orientato su&lt;br /&gt;posizioni moderate; che vi fosse anche questo può essere, ma non era l’elemento&lt;br /&gt;preponderante. Quella scelta rappresentava qualcosa di più profondo, cioè una&lt;br /&gt;tensione anticentralista e federativa che è al contempo espressione della diffidenza&lt;br /&gt;verso un’eccessiva concentrazione di potere nell’apparato centrale dello Stato; in&lt;br /&gt;questo senso da quella scelta di Kronstadt possiamo estrarre una tensione&lt;br /&gt;antistatalista che la rivoluzione socialista deve assumere al fine di disarticolare e&lt;br /&gt;rendere più leggero possibile lo Stato, perché possa essere uno Stato-non Stato) che&lt;br /&gt;non si estingua semplicemente all’estinguersi delle classi, ma sia invece, pena la&lt;br /&gt;ricostruzione di classi o ceti dominanti per tramite dello Stato, predisposto ad&lt;br /&gt;estinguersi al più presto possibile, facendosi assorbire dalla società civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro aspetto da sottolineare è il valore della preparazione della rivoluzione. Molti&lt;br /&gt;storiografi della rivoluzione di Kronstadt5, nello smentire le accuse bolsceviche&lt;br /&gt;secondo cui gli insorti sarebbero stati al servizio della reazione o avrebbero svolto un&lt;br /&gt;ruolo obiettivamente reazionario, insistono troppo nell’affermare il carattere&lt;br /&gt;spontaneo della rivoluzione di Kronstadt. Tale affermazione rischia di essere o&lt;br /&gt;un’ovvietà o un’inesattezza. Infatti, da un lato, nessuno può stabilire l’inizio della&lt;br /&gt;rivoluzione, se non le masse che decidono di mobilitarsi per la propria liberazione&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-5267986611587325920?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/5267986611587325920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/il-i-marzo-del-1921-kronstadt-la.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5267986611587325920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5267986611587325920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/il-i-marzo-del-1921-kronstadt-la.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-SjEgwhCgWio/TxPhp27100I/AAAAAAAADxA/1PExQD-CLSM/s72-c/-Anarkistimatruuseja.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-2293319733951476395</id><published>2012-01-09T09:24:00.002+01:00</published><updated>2012-01-09T09:30:56.014+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Mjr6A8xLOHI/Twqk93Eb3EI/AAAAAAAADu8/9KpqGVB2BVM/s1600/modena9Gennaio01.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 225px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-Mjr6A8xLOHI/Twqk93Eb3EI/AAAAAAAADu8/9KpqGVB2BVM/s400/modena9Gennaio01.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5695546061424942146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-r0m0xPOoDFE/Twqk9_MLsyI/AAAAAAAADuw/0ElpPwjg4BE/s1600/fonderie_riunite-modena.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 280px; height: 280px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-r0m0xPOoDFE/Twqk9_MLsyI/AAAAAAAADuw/0ElpPwjg4BE/s400/fonderie_riunite-modena.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5695546063604921122" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;ECCIDIO DELLE FONDERIE RIUNITE MODENA  1950&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SEI OMICIDI COMPIUTI IN LUOGHI E MOMENTI DIVERSI AL DI FUORI DI QUALSIASI SCONTRO &lt;br /&gt;Uccisi a sangue freddo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una strage accuratamente pianificata ed eseguita con fredda determinazione, con l'evidente intento di intimidire le masse operaie e popolari, di colpire le loro organizzazioni politiche e sindacali (Pci, Psi e Cgil in primo luogo) e di intaccare le radici che legavano la sinistra antagonista - come si direbbe oggi - ai milioni di operai e contadini impegnati nelle lotte quotidiane per il lavoro e la democrazia. Questo e non altro è stato l'eccidio di Modena del 9 gennaio 1950: un eccidio che voleva essere a modo suo "esemplare"e che fu il momento culminante di una serie pressoché ininterrotta di episodi sanguinosi, come quelli - tanto per limitarci ai tre mesi precedenti - di Melissa, Torremaggiore e Montescaglioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tiro al piccione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' la tecnica stessa della strage, configuratasi piuttosto come un succedersi di singoli assassinii, a confermare questa valutazione. Non c'è stato, quella mattina di cinquant'anni fa, nessuno "scontro" tra dimostranti e polizia, nessun "atto di violenza" e nessuna "provocazione" contro le cosiddette forze dell'ordine; c'è stato invece da parte di queste ultime un sistematico tiro al piccione contro operai isolati ed indifesi. E a smentire la tesi grottesca ed infame del ministro degli Interni Scelba secondo cui poliziotti e carabinieri avrebbero sparato per difendersi dall'assalto di "una folla armata fino ai denti" c'è il bilancio stesso di quella tragica giornata: 6 morti e 50 feriti, di cui molti gravi, fra i lavoratori; soltanto tre contusi fra gli agenti, nessuno dei quali ferito da arma da fuoco. Segno evidente che si è sparato da una parte sola, quella stessa da cui è venuta la provocazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto è cominciato il 5 dicembre 1949, quando l'industriale Adolfo Orsi, il maggiore industriale del Modenese e uno dei più forti dell'Italia di allora, metteva in atto la serrata delle Fonderie Riunite, teoricamente per ridurre la mano d’opera in eccesso ma in realtà "epurare" le maestranze da tutti gli elementi sindacalmente e politicamente attivi. Lo dimostra il fatto che all’inizio di quel mese di gennaio venivano improvvisamente annunciati, proprio per il 9, la riassunzione di soli 250 dei 565 vecchi operai e l'ingresso in fabbrica di un certo numero di nuovi assunti. Immediata quanto logica la decisione della Camera del lavoro di proclamare per quel giorno uno sciopero e una manifestazione di protesta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto scattava la seconda fase della provocazione, con l'afflusso in città di ingenti rinforzi di polizia e carabinieri, dotati di autoblindo, da Cesena, Bologna, Ferrara, Parma, Forlì e Reggio Emilia. Tutta la zona intorno alle Fonderie, lungo l'asse di viale Ciro Menotti, veniva messa di fatto in stato d'assedio, mentre reparti in armi presidiavano tutti gli altri punti nevralgici della città. La CdL chiedeva intanto la concessione della centrale Piazza Roma per tenervi un comizio, e l'otteneva soltanto la mattina stessa, quando era possibile darne l’annuncio solo per mezzo di megafoni e altoparlanti mobili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comizio era previsto per le 10, e quasi alla stessa ora ebbe inizio la sparatoria. In quel momento le strade della città erano percorse da gruppi di scioperanti che si recavano in parte verso il centro e in parte verso le Fonderie Riunite, senza però che si potesse parlare di un unico corteo organizzato. Ed infatti i sei caduti furono uccisi in luoghi e in momenti diversi, con una vera e propria opera di cecchinaggio; esattamente - e significativamente- come accadrà dieci anni più tardi, al momento della protesta contro il governo Tambroni, con la strage dei cinque operai di Reggio Emilia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima vittima &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo a cadere tu Arturo Chiapelli, di 43 anni, ucciso da un carabiniere appostato sulla terrazza delle Fonderie mentre attraversava da solo, i binari della ferrovia che corre accanto allo stabilimento e dopo che i manifestanti riunitisi in quella zona erano stati dispersi con lancio di lacrirnogeni e raffiche sparate in aria; caduto tra i binari, ci vollero alcuni minuti perché i compagni potessero recuperame il corpo in quanto il "cecchino" continuava a sparare. Quasi contemporaneamente e a poca distanza cadeva la seconda vittima, Angelo Appiani di 30 anni, che si trovava con altri quattro o cinque lavoratori davanti ai cancelli delle Fonderie e che venne freddato da un carabiniere (o da un milite della Celere, secondo altre testimonianze) uscito incontro a loro con il fucile spianato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo assassinio veniva cornmesso davanti a uno sbarrarnento di agenti che aveva bloccato un corteo di circa 200 lavoratori con bandiere e cartelli. Anche qui lancio di lacrimogeni e successiva violenta carica; nel fuggi fuggi generale, l'operaio Roberto Rovatti di 36 anni, già combattente partigiano, che portava un cartello, veniva aggredito, percosso con i calci dei fucili, rovesciato nel fossato che costeggia la strada e finito con un colpo di arma da fiuoco. Seguì una fase di relativa tregua, della quale i sindacalisti approfittarono per far circolare la notizia che il comizio era spostato al pomeriggio; ma dopo le 12 riprendevano le cariche, fra il crepitare continuo delle armi e i lanci dì lacrimogeni; i lavoratori venivano di fatto incolonnati verso il viale Ciro Menotti dove i blocchi dì polizia avevano predisposto dei passaggi obbligati, vere e proprie forche caudine al cui passaggio gli scioperanti venivano percossi e molti di loro arrestati. E qui finirono uccisi a sangue freddo, da uno stesso carabiniere, Ennio Garagnani, di 21 anni, colpito alla nuca mentre svoltava per via Piave, e Renzo Bersani, anch'egli di 21 anni e fratello di un fucilato dai nazisti, raggiunto da un proiettile mentre stava per voltare in via Monte Grappa. Incerte restarono invece le circostanze dell’uccisione del sesto operaio, Arturo Malagoli, di 21 anni anch’egli comunque colpito a sangue freddo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste le circostanze del barbaro eccidio del 9 gennaio 1950. Abbiamo già detto che non fu il primo, molti altri lo avevano preceduto, e non fu nemmeno l'ultimo. Malgrado il possente moto di protesta che riempì le piazze di tutte le città (a Roma sfilammo in centomila, affrontando ancora una volta le cariche della Celere), già nei tre mesi successivi altri lavoratori sarebbero caduti sotto il fuoco della polizia nelle località abruzzesi di Celano e Lentella. Soltanto fra il gennaio 1948 e il giugno 1950, il bilancio della repressione contro la sinistra fu di 62 lavoratori uccisi di cui 48 comunisti, 3.126 feriti di cui 2.367 comunisti, 92.169 arrestati di cui 73.870 comunisti e 8.441 anni di carcere inflitti di cui 7.598 ai comunisti. Cifre agghiaccianti, che parlano da sole. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giancarlo Lanutti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-2293319733951476395?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/2293319733951476395/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/eccidio-delle-fonderie-riunite-modena.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2293319733951476395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2293319733951476395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/eccidio-delle-fonderie-riunite-modena.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Mjr6A8xLOHI/Twqk93Eb3EI/AAAAAAAADu8/9KpqGVB2BVM/s72-c/modena9Gennaio01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-2292409117541061186</id><published>2012-01-02T09:18:00.002+01:00</published><updated>2012-01-02T09:27:43.617+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-QfGiHaoIuW4/TwFqecKQsbI/AAAAAAAADqo/oAg7EU-74q0/s1600/leoneenatalia.gif"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 380px; height: 271px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-QfGiHaoIuW4/TwFqecKQsbI/AAAAAAAADqo/oAg7EU-74q0/s400/leoneenatalia.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5692948475160867250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;LEONE GINSBURG&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nato a Odessa nel 1909 in un'agiata famiglia ebraica di nazionalità russa che usa trascorrere i mesi estivi in Italia, Leone Ginzburg (a differenza dei genitori, Fëdor Nikolaevič e Vera Griliches, e dei fratelli, Nicola e Marussia) qui rimane allo scoppio della grande guerra, affidato all'istitutrice Maria Segré. Frequenta a Viareggio le scuole elementari e il primo anno di ginnasio. Nel 1920 prosegue gli studi a Torino, dove la famiglia si è intanto trasferita, presso il ginnasio Gioberti. A Torino ritorna alla fine del 1923, dopo avere frequentato la scuola secondaria russa a Berlino, sede delle attività commerciali del padre.&lt;br /&gt;Alla fine del 1924 Ginzburg si iscrive al liceo classico D'Azeglio; suoi compagni di classe sono Norberto Bobbio e Giorgio Agosti, suoi insegnanti Zino Zini, Umberto Cosmo e Franco Antonicelli; inoltre, stringe saldi legami con Augusto Monti, direttore della biblioteca dell'istituto, e con alcuni dei suoi allievi, tra i quali Massimo Mila e Cesare Pavese. In questo contesto, Ginzburg si impone per la sua precoce cultura, di respiro europeo. &lt;br /&gt;Nel 1927, a 16 anni, comincia a dedicarsi alla traduzione di opere della letteratura russa, attività nella quale continuerà a impegnarsi anche in seguito, misurandosi con Gogol', Tolstoj, Turgenev, Puškin.&lt;br /&gt;Nello stesso periodo, Ginzburg si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Torino, passando, però, nell'autunno del 1928 alla facoltà di Lettere, presso la quale si laurea nel dicembre 1931 con una tesi su Maupassant. &lt;br /&gt;In questi anni Ginzburg stabilisce una fitta rete di relazioni intellettuali (nel 1928, in particolare, entra in rapporto con Croce) e svolge un'intensa attività culturale: nel 1927 pubblica su "Il Baretti", fondato da Gobetti, il proprio primo saggio di critica letteraria, dedicato a Anna Karenina; nel 1929 comincia a scrivere su "La Cultura", collaborando in seguito anche con altre riviste, come "Pegaso" e "La Nuova Italia". Al principio degli anni Trenta, inoltre, comincia a dedicarsi all'attività editoriale: nel novembre del 1933 Giulio Einaudi fonda l'omonima casa editrice, nel cui sviluppo Ginzburg ha un ruolo fondamentale.&lt;br /&gt;Nella primavera del 1932, Ginzburg, che nell'ottobre dell'anno precedente ha ottenuto la cittadinanza italiana, si reca a Parigi con una borsa di studio per completare le ricerche su Maupassant. Qui entra in contatto con Salvemini e Carlo Rosselli: contrario al fascismo sin dall'adolescenza, decide allora di prendere parte attiva alla lotta politica. Rientrato a Torino, ritesse le fila del movimento antifascista Giustizia e Libertà, scompaginate dalla polizia nel gennaio 1932. A capo della rete cospirativa di cui fanno parte Carlo Levi, Barbara Allason e poi Vittorio Foa, egli contribuisce in modo decisivo al dibattito politico-culturale di Gl, scrivendo (con la sigla M.S.) per i "Quaderni di Giustizia e Libertà".&lt;br /&gt;Alla fine del 1932, Ginzburg ottiene la libera docenza di letteratura russa presso l'ateneo torinese. Egli, tuttavia, rifiuta di sottostare al giuramento di fedeltà al fascismo imposto nel gennaio 1934 anche ai liberi docenti, perdendo quindi la cattedra.&lt;br /&gt;Nel marzo di quell'anno, dopo il fermo a Ponte Tresa di Sion Segre e Mario Levi, trovati in possesso di stampa clandestina giellista, Ginzburg viene arrestato. Processato in novembre dal Tribunale speciale, è condannato a quattro anni di reclusione (per amnistia ridotti a due), che sconta a Regina Coeli e Civitavecchia.&lt;br /&gt;Scarcerato nel marzo del 1936, Ginzburg si dedica interamente al lavoro editoriale per la Einaudi, al fianco di Pavese. Nel 1938 Ginzburg, sposatosi all'inizio dell'anno con Natalia Levi, è privato della cittadinanza in seguito alle leggi razziali e, nel giugno 1940, è inviato come "internato civile di guerra" a Pizzoli, da dove continua a collaborare con la casa editrice, inviando suggerimenti circa la linea editoriale, scrivendo prefazioni e rivedendo traduzioni.&lt;br /&gt;Il confino termina con la caduta del fascismo il 25 luglio 1943. Ginzburg, che in un periodo di permesso nel novembre-dicembre 1941 ha discusso con Ragghianti la formulazione dei "Sette punti", futuro programma del Partito d'azione, si reca a Roma, dove incontra il gruppo dirigente del partito. Rientra in seguito a Torino, dove è subito al centro dell'organizzazione locale del Pda, e, alla fine di agosto, prende parte a Milano alla riunione fondativa del Movimento federalista europeo. Inoltre, partecipa al congresso clandestino del Pda che si tiene a Firenze il 5-7 settembre. Dopo l'armistizio, il Pda affida a Ginzburg, giunto nella capitale per gestire la locale sede dell'Einaudi, la direzione del quotidiano romano del partito, l'"Italia libera". Ginzburg, che durante l'occupazione tedesca assume il nome di Leonida Gianturco, il 20 novembre 1943 è arrestato e imprigionato a Regina Coeli. All'inizio di dicembre, dopo la scoperta della sua vera identità, viene trasferito nel braccio tedesco del carcere. Il 5 febbraio muore in seguito alle torture subite.&lt;br /&gt;Leone Ginzburg, in 35 brevi e intensissimi anni di vita, considerando anche i periodi di isolamento&lt;br /&gt;trascorsi in carcere e al confino, ha saputo essere un intellettuale a tutto tondo, un suscitatore di&lt;br /&gt;cultura e di idee: i suoi scritti e le sue traduzioni hanno ancora un valore ai nostri giorni; la casa&lt;br /&gt;editrice Einaudi ancora oggi si riconosce in lui, nelle sue scelte editoriali, nel suo progetto di “fare&lt;br /&gt;bene i libri”; conservano tutto il loro valore le sue posizioni politiche, emblematica l’adesione al&lt;br /&gt;progetto del Movimento Federalista Europeo, nella direzione di un’unità europea di cui ancora oggi&lt;br /&gt;si sente più che mai l’urgenza.&lt;br /&gt;Ma di Leone vogliamo ricordare soprattutto l’amore per i libri, lo scrupolo con cui correggeva le&lt;br /&gt;bozze, i progetti di collane editoriali e di nuove pubblicazioni. Perché un libro “buono” che passa di&lt;br /&gt;mano in mano diffonde idee “buone”. I “buoni” libri sono strumenti per pensare e diventano quindi,&lt;br /&gt;necessariamente, strumenti politici. Libri ben fatti, con serietà e scrupolo filologico: “Non crediate&lt;br /&gt;che le Vostre edizioni si vendano perché lo Struzzo è simpatico alla gente: si vendono perché sono&lt;br /&gt;accurate e leggibili: quando ci siano libri mezzi corretti e mezzi scorretti, quando il rispetto del&lt;br /&gt;lettore venga meno, il lettore Vi abbandonerà”, scrive Leone a Giulio Einaudi il 27 ottobre 1941.&lt;br /&gt;Libri che trasmettono, tutti, implicitamente un messaggio civile, come quelle lezioni al D’Azeglio&lt;br /&gt;negli anni Venti dove non si parlava direttamente di politica, ma si insegnava a leggere gli autori e a&lt;br /&gt;ragionare con la propria testa contro ogni faciloneria e ogni forma di malafede.&lt;br /&gt;“Le sudate carte a cui con tanta passione si era dedicato fin dalla metà degli anni Venti, poco più&lt;br /&gt;che adolescente, erano state per Leone anche, soprattutto, una scuola di vita.” (Angelo d’Orsi, “Un&lt;br /&gt;suscitatore di cultura”, in “L’itinerario di Leone Ginzburg” a cura di Nicola Tranfaglia, Bollati&lt;br /&gt;Boringhieri, p. 111)&lt;br /&gt;Bobbio conclude la sua introduzione agli Scritti di Leone con il tono del rimpianto, della nostalgia e&lt;br /&gt;di un certo pessimismo: “Ma Leone è morto senza dire la sua ultima parola, senza dire addio a&lt;br /&gt;nessuno, senza concludere la sua opera, senza lasciarci un messaggio.” (Id., p. LXV) A noi pare,&lt;br /&gt;invece, che il messaggio ci sia, forte e chiaro: basta prendere in mano un libro, ad esempio Anna&lt;br /&gt;Karenina di Tolstoj, tradotto da Leone e con prefazione di Natalia, ancora pubblicato da Einaudi,&lt;br /&gt;attualmente nella collana Einaudi tascabili, e anche un giovane d’oggi, uno studente del suo&lt;br /&gt;D’Azeglio, ritrova qualcosa di lui, le sue parole, il suo amore per la letteratura e la cultura.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-2292409117541061186?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/2292409117541061186/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/leone-ginsburg-nato-odessa-nel-1909-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2292409117541061186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2292409117541061186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2012/01/leone-ginsburg-nato-odessa-nel-1909-in.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-QfGiHaoIuW4/TwFqecKQsbI/AAAAAAAADqo/oAg7EU-74q0/s72-c/leoneenatalia.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-3022095750467535749</id><published>2011-12-28T14:41:00.002+01:00</published><updated>2011-12-28T14:48:54.508+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-hyT-Eq9wYOs/TvsePnIzXBI/AAAAAAAADnI/Scdo6sBjM-0/s1600/fratellicervifami.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 284px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-hyT-Eq9wYOs/TvsePnIzXBI/AAAAAAAADnI/Scdo6sBjM-0/s400/fratellicervifami.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691175807665527826" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-hlpBi5P09wo/TvsePkXmBRI/AAAAAAAADnA/dATaWHl7V2o/s1600/cervi_famiglia2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 316px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-hlpBi5P09wo/TvsePkXmBRI/AAAAAAAADnA/dATaWHl7V2o/s400/cervi_famiglia2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691175806922261778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La storia della famiglia Cervi&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Conosciamo la storia della famiglia Cervi solo a partire dal padre di Alcide, Agostino Cervi. La famiglia Cervi dal 1893 lavora a mezzadria un podere in località Tagliavino di Campegine. Nel 1869 Agostino è uno dei protagonisti dei moti contro la tassa sul macinato, e passa sei mesi in carcere. Agostino Cervi e Virginia, sua moglie, hanno quattro figli: Pietro, Emilio, Alcide ed Ettore che è stato adottato. Nel 1899 Alcide Cervi sposa Genoeffa Cocconi di due anni più giovane di lui e tra il 1901 e il 1921 nascono nove figli, sette maschi e due femmine: Gelindo, Antenore, Diomira, Aldo, Ferdinando, Rina, Agostino, Ovidio ed Ettore. Nel 1920 Alcide Cervi esce dalla famiglia patriarcale del padre Agostino per formare la propria, e si trasferisce su un fondo a Olmo di Gattatico. Nel 1925 la sua famiglia si sposta su un fondo in località Quartieri, nella tenuta Valle Re di proprietà della contessa Levi SottoCasa, nel comune di Campegine.&lt;br /&gt; Nel 1934 Alcide Cervi e i figli decidono di prendere un podere in affitto in località Campi Rossi, nel comune di Gattatico, rinunciando così alla condizione di mezzadri per quella di affittuari. La famiglia di Alcide Cervi, se nelle sue linee generali è riconducibile al modello patriarcale e solidale tipico delle famiglie contadine emiliano-romagnole, presenta però alcuni tratti di originalità: il protagonismo di alcuni dei figli, la forte personalità della madre Genoeffa Cocconi, la tendenza a prendere assieme le decisioni fondamentali. Questi caratteri specifici della famiglia dei Cervi hanno favorito e stimolato le innovazioni in ambito produttivo e la scelta di campo antifascista e partigiana che ha fatto di questa una famiglia contadina esemplare. &lt;br /&gt; L'evoluzione della famiglia contadina dei Cervi si inserisce comunque in un processo più ampio che vede - a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, e con una forte accelerazione dopo la prima guerra mondiale - entrare progressivamente in crisi la struttura gerarchica e autoritaria delle famiglie contadine, ed affermarsi nelle campagne l'organizzazione socialista, fatta di cooperative, case del popolo, mutue, leghe di resistenza, camere del lavoro, protagoniste di numerose lotte per il rinnovo dei patti agrari. Il tutto in un quadro di profondo mutamento e modernizzazione dell'agricoltura emiliana.&lt;br /&gt; La vicenda storica della famiglia Cervi parte dalla terra. I Cervi infatti sono una famiglia contadina, calata nel territorio e nella tradizione della media pianura padana, più precisamente la bassa reggiana. Nella loro casa, oggi trasformata in museo, è possibile percepire da subito questo carattere agricolo della loro identità: un luogo di memoria e di studio calato nella campagna coltivata, che ci parla di loro e del mondo contadino di cui facevano parte.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Alcide Cervi e Genoeffa Cocconi nascono negli ultimi decenni dell’800, nelle campagne tra Campegine e Gattatico. Hanno nove figli, sette maschi e due femmine: un numero non straordinario per le famiglie contadine di quel tempo, dove il nucleo domestico era una sorta di piccola società allargata a fratelli, nuore, zii e nipotini.&lt;br /&gt;All’inizio del ‘900 la vita nei campi era dura e ai limiti della sopravvivenza, specialmente per quei contadini (ed erano la maggior parte) che non possedevano la terra che lavoravano. Era molto diffusa, infatti, la mezzadria: secondo questo contratto, gli agricoltori svolgevano tutto l’anno il proprio lavoro, per poi consegnare al padrone della terra la metà (spesso era una percentuale maggiore) dei raccolti. I mezzadri, per di più, erano costretti a trasferirsi molto spesso da un podere all’altro, senza mai la possibilità di costruire un futuro stabile per sé e per i propri figli.&lt;br /&gt;Anche i Cervi erano stati mezzadri per lungo tempo: si erano stabiliti in diverse case e terreni delle campagne circostanti, ma costretti sempre al trasloco ogniqualvolta il contratto mezzadrile terminava, solitamente attorno alla metà di novembre. Ad ogni "San Martino" (l'11 di novembre, ndr), modo di dire ancora oggi in uso nella zona come sinonimo di trasloco, i mezzadri raccoglievano le poche masserizie di prorpietà, per trasferirsi altrove, e ricomincicare da capo il propio lavoro su una terra diversa. Per i Cervi, che avevano già sviluppato idee e progetti innovativi per la coltivazione e l'allevamento, significava una sofferenza ulteriore, da aggiungere alle difficoltà di sussitenza comuni a molti contadini. Fino al momento in cui la famiglia di Alcide arriva in questo grande podere, da tutti chiamato “ai Campi Rossi”. &lt;br /&gt;Fu un grande salto di qualità: i Cervi lasciavano per sempre la mezzadria, per diventare affittuari. Il contratto prevedeva, cioè, che la famiglia, pur non essendo proprietaria, potesse condurre il fondo come meglio credeva, dopo aver pagato l’affitto al padrone. E’ il momento della svolta, l’occasione - per questa famiglia di contadini coraggiosi - di lavorare la terra e governare la stalla sulla base delle proprie idee all’avanguardia. I Cervi, infatti, non erano contadini che si accontentavano della sopravvivenza: avevano capito prima degli altri che per uscire dalla povertà e dallo sfruttamento occorreva soprattutto il cervello e la volontà, e non solo la fatica delle braccia. Con tale spirito arrivarono su questo podere dissestato, pronti a trasformarlo da cima fondo.&lt;br /&gt;In casa di Alcide e Genoeffa era comune veder circolare libri ed opuscoli; nonostante la scolarizzazione nelle campagne fosse molto bassa a quel tempo, i loro figli erano stati allevati con l’amore per la lettura e il sapere. Una passione che i Cervi trasferirono subito nel loro lavoro, procurandosi volumi e pubblicazioni – per citarne alcuni – sulla coltivazione del frumento, sulla coltivazione e trasformazione dell’uva, e sulla grande passione di Ferdinando, l’allevamento delle api.&lt;br /&gt;Contadini autodidatti che studiavano in proprio, dunque, attenti però ad ogni opportunità per crescere e formarsi, per imparare qualcosa di nuovo da sperimentare sul loro podere. E’ il caso dei numerosi corsi professionali e di specializzazione che i fratelli Cervi frequentano per migliorare  conoscenze e applicazioni sia nei campi, sia nella stalla. Tutti i fratelli parteciparono ai corsi di formazione promossi nella zona, mentre il padre conseguiva diplomi e riconoscimenti che premiavano la "razionale conduzione del fondo" e la produttività.&lt;br /&gt;Lo studio e la volontà di trasformare la propria condizione andando incontro al futuro iniziano a dare i propri frutti: a fianco della formazione teorica e degli studi agrari, i Cervi precorrono i tempi della meccanizzazione nelle campagne, con l’acquisto nel 1939 del trattore “Balilla” per il lavoro nei campi, tra i primi della zona. E’ il simbolo della scommessa sulla modernità, della voglia di progresso ed emancipazione, che non a caso è divenuto l'emblema del Museo Cervi oggi. Il trattore, oggi campeggia all'ingresso di Casa Cervi insieme al mappamondo di Aldo Cervi, che venne acquistato proprio insieme al trattore e incarna la grande apertura mentale, la curiosità intellettuale di questa famiglia fuori dal comune.&lt;br /&gt;E’ soprattutto nella stalla, però, che si avvertono i maggiori benefici delle innovazioni applicate dai Cervi. Il latte è da sempre la vera “ricchezza” di queste terre, patria del Parmigiano-Reggiano, e la stalla rappresenta la cassaforte che custodisce la preziosa tradizione casearia reggiana. E’ qui, infatti, che anche i Cervi concentrano i propri maggiori sforzi, aumentando la produzione di latte e progettando nel 1938 il raddoppio del ricovero per il bestiame, realizzato poi nel 1941, che ancora oggi si può notare a partire dal secondo portico.&lt;br /&gt;    La stalla, insomma, è l’elemento attorno al quale ruota molta parte di questa vicenda esemplare:  vanto della famiglia Cervi come agricoltori all’avanguardia, la stalla è più in generale il simbolo di questa terra ricca di tradizioni, dove il ricovero per le vacche non era soltanto il “cuore economico” della cascina di pianura, ma anche il centro della socialità rurale, il “salotto” della casa contadina. E’ qui che alcune delle lavorazioni invernali, come la filatura della canapa e il lavoro al telaio, avevano luogo. L’antica usanza di andér in filòs, l’abituale riunione delle famiglie contadine nelle stalle dei vicini, non era soltanto un’esigenza pratica – la stalla era l’unico ambiente caldo nelle serate d’inverno - ma una tradizione che rimanda alla trasmissione orale delle conoscenze e dei saperi, tra una generazione e l’altra, proprio tra quelle mucche che davano il principale sostentamento ai contadini della zona. &lt;br /&gt;E proprio da qui si sviluppa la scelta consapevole dei Cervi: con “il cervello e la volontà”, il loro impegno per la giustizia si trasferirà dal lavoro alla politica, dalla stalla alla piazza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;DALLA STALLA ALLA PIAZZA&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La storia della famiglia Cervi non può essere disgiunta da quella del novecento italiano e della propria terra, la provincia rurale emiliana. In particolare a Reggio Emilia, a cavallo tra ottocento e novecento si sviluppa una fitta rete di associazionismo e solidarietà, guidata dall’esperienza politica socialista. Nelle campagne, dove è più forte il messaggio religioso, sono le parrocchie e le organizzazioni confessionali a costituire la trama sociale di riferimento per i contadini. Alcide Cervi nel 1921 è iscritto al Partito Popolare, di ispirazione cattolica, pochi mesi prima dell’avvento della dittatura fascista in Italia. &lt;br /&gt;La famiglia Cervi come tutti, assiste all’ondata repressiva che dal 1924 in poi il Fascismo scatenerà sulla nazione. Tanti antifascisti e dissidenti vengono colpiti dallo stato di polizia  che il regime distende sulla vita pubblica degli italiani. Tra i Cervi, il primo a conoscere le pene del carcere è Aldo, il terzogenito, per una ingiusta condanna durante il periodo di leva. Mentre la famiglia continua a chiedere giustizia, Aldo passa 25 mesi dietro le sbarre a Gaeta, dove ha modo di conoscere i prigionieri politici: intellettuali e esponenti dei movimenti antifascisti che sono in carcere per le proprie idee contro il nuovo potere dittatoriale. E’ proprio il carcere che porta Aldo a conoscere le teorie politiche antifasciste, e a interpretare il proprio impegno per la libertà in modo più maturo e consapevole. &lt;br /&gt;Essere antifascisti durante il regime, però, significava agire in stretta clandestinità, e al ritorno dalla detenzione nel 1932, Aldo Cervi è ben consapevole del rischio, insieme ai fratelli e ai familiari che iniziano da subito a condividere quell’impegno. Anche la cultura, a cui i Cervi sono tanto appassionati, era caduta sotto i colpi del regime. Non stupisce dunque l’iniziativa della famiglia per l’istituzione di una biblioteca popolare, allo scopo di diffondere liberamente libri e riviste di ogni tipo. Aldo e la sua famiglia sono consapevoli che lo studio e la circolazione delle idee sono il primo antidoto contro la propaganda e l’arroganza della dittatura: come amavano dire, “Studiate, se volete capire la nuova idea!”.&lt;br /&gt;Nelle campagne, il regime faceva sentire la sua morsa attraverso l’ammasso, una sovratassa sui raccolti imposta a tutti gli agricoltori. In pratica una porzione dei prodotti agricoli veniva confiscata ed “ammassata” in depositi pubblici a disposizione delle autorità, togliendo letteralmente il pane di bocca alle famiglie contadine. I Cervi, ben consci della dura vita nei campi, coniugano la lotta ideale con una fiera opposizione alle vessazioni del fascismo sui contadini, e incitano alla rivolta contro l’ammasso i lavoratori dei campi, al grido “W il pane, W la Pace”. &lt;br /&gt;Tutta la famiglia è ormai coinvolta nell’opposizione al regime. Uno dei più attivi insieme ad Aldo è Gelindo, il primogenito della famiglia: Già “ammonito” dalle autorità nel 1939 per la sua attività sediziosa, e successivamente incarcerato, Gelindo finisce in carcere anche nel 1942 (insieme al fratello Ferdinando), proprio per aver ostacolato l’ammasso della produzione agricola.&lt;br /&gt;I Cervi non sono soli nella loro battaglia: altre famiglie e altri oppositori del fascismo collaborano con loro. Stringono rapporti soprattutto con la famiglia Sarzi, e in particolare con la giovane Lucia; le due famiglie, pur molto diverse tra loro (i Sarzi attori di teatro ambulanti, i Cervi contadini di scienza), condividono l’avversione per l’ingiustizia e si trovano fianco a fianco nell’attività clandestina.&lt;br /&gt;Sarà la guerra ad accelerare gli eventi: trascinando l’Italia nel secondo conflitto mondiale nel 1940, il fascismo precipita la popolazione nella miseria e nella prostrazione. Mentre i soldati del Duce muoiono al fronte, il controllo del regime sul malcontento e la fame si sfalda, e prendono sempre più coraggio le voci degli antifascisti che chiedono, appunto, “Pane e Pace”. Il bilancio della guerra al fianco della Germania nazista si fa sempre più fallimentare, finchè il fascismo crolla il 25 luglio del 1943, e il suo dittatore Mussolini viene arrestato. Pare la fine dei lunghi anni di violenze ed ingiustizie, e anche a Casa Cervi si festeggia: tanta è la gioia per la notizia, che la famiglia porta una grande pentola di pastasciutta in piazza a Campegine, per festeggiare insieme alla popolazione la caduta del regime.&lt;br /&gt;La guerra, però, non è ancora finita, e sta anzi per entrare nella sua fase più cruenta. Dopo l’8 settembre 1943, le truppe tedesche occupano militarmente il suolo italiano; la pianura padana e i monti del centro-nord Italia diventano un vero e proprio teatro di guerra, costellato di scontri e rastrellamenti, ma anche azioni di resistenza dei partigiani che difendono la propria terra. &lt;br /&gt;I Cervi, abituati all’azione e ad anticipare i tempi, sanno che bisognerà combattere per la libertà dall’occupazione tedesca, e ancora una volta dal fascismo, resuscitato sotto la protezione delle armi naziste. Iniziano la lotta armata a partire da questa casa, che diventa un centro di smistamento per rifugiati e rifornimenti ai partigiani. La Resistenza dei Cervi è intensa ma molto breve: dopo le prime azioni in pianura, i sette fratelli e alcuni compagni cercano di organizzarsi nella montagna, ma in poco tempo sono costretti a ritornare a casa, sui propri passi. &lt;br /&gt;E’ il 25 novembre dello stesso anno, quando tutta la “banda Cervi” viene sorpresa nella loro cascina ai Campi Rossi. I militi fascisti, dopo uno scontro a fuoco, appiccano un incendio al fienile e alla stalla. A questo punto la famiglia si arrende e i Cervi vengono trascinati via dai fascisti, lasciando nella casa che ancora brucia solo donne e bambini. I drammatici momenti di quella notte sono riportati con fredda precisione dal rapporto delle autorità locali.&lt;br /&gt;I sette fratelli Cervi rimangono in carcere a Reggio sino al 28 dicembre, quando i fascisti decidono la loro fucilazione come rappresaglia ad un attentato dei partigiani. Nei ricordi di Papà Cervi, anch’egli imprigionato e ignaro della sorte dei figli, vi sono le ultime commoventi frasi di commiato di Gelindo e di Ettore, il più giovane dei sette.&lt;br /&gt;L’estremo sacrificio dei sette fratelli Cervi e del loro compagno Quarto Camurri, consumato all’alba del 28 dicembre 1943 al poligono di Reggio Emilia, rappresenta uno spartiacque per la Resistenza reggiana: dapprima scompaginato dalla cattura e dalla barbara uccisione di quella che era di fatto la sua punta avanzata, il movimento partigiano si riorganizza, facendo di quel martirio un simbolo per gli altri resistenti. Molte altre vittime e fatti di sangue segnarono i venti lunghi mesi dell’occupazione nazifascista, come i massacri di Cervarolo e della Bettola, nella primavera-estate del ‘44. Seguendo anche l’esempio dei Cervi, la Resistenza reggiana istituisce una stamperia clandestina, per diffondere messaggi e volantini d’informazione, di incitamento alla lotta, di speranza. Soltanto il 25 aprile del 1945, il giorno della Liberazione, anche a Reggio Emilia, si potrà festeggiare, dopo tante sofferenze, la fine della guerra e l’inizio di una riconquistata libertà&lt;br /&gt;Per la famiglia Cervi, la Liberazione è un momento di gioia, ma dal sapore diverso: dopo l’ennesima intimidazione dei fascisti alla famiglia, pur colpita già duramente dalla guerra, la madre Genoeffa Cocconi cede al dolore e si spegne nell’autunno del 1944, , lasciando gli undici nipotini, le quattro vedove e il vecchio Alcide. Per papà Cervi e il resto della famiglia sarà possibile riavere le spoglie dei sette fratelli soltanto diversi mesi dopo il 25 aprile, per tributare loro le solenni esequie. Davanti alla folla silenziosa che si raduna a Campegine, il 25 ottobre 1945, per l’ultimo saluto ai fratelli Cervi, Alcide ha la forza di prendere la parola, per dire con commossa ma lucida saggezza “Non chiedo vendetta, ma giustizia… Dopo un raccolto ne viene un altro. Andiamo avanti”.  Una coraggiosa dichiarazione d’intenti, che già apriva il futuro scenario del Museo Cervi come luogo di memoria e di studio. QUARTO CAMURRI (1921-1943)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Arrivano alla prima collina, e trovano una capanna di paglia e canne, forse di un pastore, ci si mettono a dormire, come signori. Si svegliano verso mezzogiorno. Aldo guarda verso la porta, e ha una brutta sorpresa. C'è seduto davanti un fascista, che volta le spalle. Siamo in trappola, pensa Aldo, e studia cosa si può architettare per farlo fuori. Ma quello si volta e dice non pensate male, ho disertato la guardia repubblicana. Aldo ancora non si fida, ma il disertore non ha armi, ha gettato il moschetto dietro una siepe, e chiede di stare coi partigiani. Gli domandano dove ha gettato il moschetto. Lui li porta a una siepe, e ritrova il moschetto, ma manca l'otturatore.&lt;br /&gt;L'ho gettato nel fiume, - dice il disertore.&lt;br /&gt;Allora Aldo entra nell'acqua, dove quello ha indicato: e trova anche l'otturatore: così decidono di prenderlo con loro. Si cihama Quarto Camurri, è un bravo ragazzo.” (I miei sette figli di Alcide Cervi e Renato Nicolai) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quarto Camurri, originario di Guastalla, arruolatosi volontario nella Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale nell'ottobre del 1943 e incorporato nel 1° battaglione 2' Cp. della 79° Legione,  diserterà nel novembre successivo. Verrà arrestato a Casa Cervi il 25 novembre 1943 e sarà fucilato con i sette fratelli il 28 dicembre al poligono di tiro di Reggio Emilia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA RETE CLANDESTINA DEI CERVI&lt;br /&gt; Nell'ottobre del 1943 i Cervi danno vita alla prima formazione partigiana della regione, anticipando un movimento che, nei mesi successivi – pur con ritardi, difficoltà e differenze da zona a zona -, riesce a radicarsi in modo non paragonabile a nessun'altra realtà regionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La volontà dei Cervi di iniziare subito la lotta armata, facilitata dalla presenza all'interno della loro formazione di ex prigionieri di guerra già addestrati al combattimento, si scontra con i dubbi e le contraddizioni che segnano l'organizzazione comunista locale ed emiliana dei primi mesi di lotta.&lt;br /&gt;Se da un lato gli appelli alla lotta armata sono immediati, e provengono dalle organizzazioni di partito ma anche dagli organismi unitari nazionali e dagli stessi Alleati, il gruppo dirigente comunista ha difficoltà a tradurre in pratica tali indicazioni. Prevalgono i pregiudizi operaisti ( che fanno escludere che la lotta possa partire dalle campagne) e la convinzione che non sia possibile organizzare bande armate in montagna. L'obiettivo è dunque creare piccoli gruppi di partigiani – inquadrati nei gruppi di azione patriottica (GAP) – fortemente coesi e controllati dal partito, che compiano azioni in città.&lt;br /&gt;I Cervi invece sono convinti della necessità di agire subito. Nel corso del mese di settembre mettono a frutto i tanti rapporti stabiliti nel corso della lotta antifascista, e contribuiscono a realizzare l'ossatura del movimento partigiano nella zona a ovest della bassa reggiana (Campegine, Gattatico, Sant'Ilario, Poviglio, Castelnovo Sotto). In ottobre saranno in montagna per costituire una formazione armata.&lt;br /&gt;Le loro azioni generano difficoltà nel rapporto con alcuni dirigenti del Partito Comunista reggiano, che non condividono le modalità di azione della banda Cervi. Questa situazione spinge i Cervi a prendere contatti anche con la federazione comunista di Parma, ma si traduce in una situazione di parziale isolamento dal resto del movimento locale.&lt;br /&gt;E' inoltre difficile mobilitare altre persone, come dimostra l'impossibilità di trovare ospitalità presso altre case per occultare i componenti della formazione: è questa la ragione per cui verranno tutti sopresi in casa Cervi dai fascisti il 25 novembre 1943.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da documentazione Archivio Museo Cervi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-3022095750467535749?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/3022095750467535749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/12/la-storia-della-famiglia-cervi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3022095750467535749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3022095750467535749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/12/la-storia-della-famiglia-cervi.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-hyT-Eq9wYOs/TvsePnIzXBI/AAAAAAAADnI/Scdo6sBjM-0/s72-c/fratellicervifami.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-4822934668692325293</id><published>2011-12-16T14:19:00.001+01:00</published><updated>2011-12-16T14:24:24.609+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-CpqwuG18cjw/TutGgGi0pmI/AAAAAAAADhc/x_FCYHttwFY/s1600/SalvatoreTodaro.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 250px; height: 361px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-CpqwuG18cjw/TutGgGi0pmI/AAAAAAAADhc/x_FCYHttwFY/s400/SalvatoreTodaro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5686716471811810914" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ufficiale e gentiluomo Salvava gli equipaggi delle navi che affondava&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gian Ugo Berti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; LIVORNO. Il 14 dicembre 1942 moriva davanti alla costa tunisina Salvatore Todaro, capitano di corvetta, a bordo del motopeschereccio Cefalo, colpito da una raffica di mitragliatrice esplosa da un aereo inglese. Aveva 34 anni. Siciliano di nascita, Todaro era legato a Livorno non solo per aver frequentato l’Accademia Navale dal 1923 al 1927, uscendone col grado di guardiamarina, ma anche per aver sposato nel 1933 una livornese, Rina Anichini, da cui ebbe due figli Gian Luigi e Graziella Marina.&lt;br /&gt; E’ passato alla storia della Marina Militare con vari appellativi, il “gentiluomo del mare”, il “don Chisciotte del mare”, il “sacerdote del mare”, riconducibili però ad unico concetto, quello della sua umanità: salvare l’equipaggio della nave affondata, sempre e comunque, contro le regole della guerra che imponevano al contrario d’abbandonare i naufraghi al loro destino.&lt;br /&gt; Furono più d’uno simili episodi, portati a termine al comando del sommergibile atlantico “Cappellini”, ciascuno entrato poi nella leggenda come il suo protagonista. Una scelta di coscienza del giovane ufficiale messinese, che odiava tecnicamente i siluri di cui era invece ampiamente dotato il proprio sommergibile, mentre aveva fiducia nei cannoni. Per usarli doveva inevitabilmente salire in superficie e l’attacco era simile ad un abbordaggio come quello dei corsari. Ma, questo, faceva parte del suo spirito cavalleresco.&lt;br /&gt; Si possono ben capire i sentimenti che avrà provato quando venne a conoscenza degli orrendi misfatti perpetrati ai danni dei prigionieri italiani naufraghi del Laconia, in gran parte rimasti chiusi nelle stive ed altri che ebbero, invece, le mani mozzate per impedire loro di salire a bordo delle imbarcazioni di salvataggio. Alla fine i naufraghi italiani morti saranno 1350 su 1800.&lt;br /&gt; Una medaglia d’oro, tre d’argento e due di bronzo sono soltanto l’espressione militare di un valore che va oltre le vicende belliche e che soprattutto gli procura guai seri quando viene chiamato a rapporto dall’ammiraglio tedesco Donitz. «Siete un valoroso, ma soprattutto un pazzo. Ci sono due cose che non riesco assolutamente a capire. Comandate un sommergibile ed invece preferite fare la guerra di superficie. Questo sarebbe ancora tollerabile: potrei affidarvi il comando d’un incrociatore tedesco. Ma sareste capace di mandarlo a piccolo per raccogliere i naufraghi nemici. E’ intollerabile. Avete rischiato l’affondamento del sommergibile per uno stupido sentimentalismo. Nessun ufficiale tedesco avrebbe agito così». Risposta: «In quel momento sentivo il peso di molti secoli di civiltà. Un ufficiale tedesco, forse, non avrebbe sentito quel peso». Donitz, prima appare incerto come colpito da tanta schiettezza, vuole salvare la forma e la sua posizione, poi desiste e gli stringe la mano: «Mi sono meritato questa risposta».&lt;br /&gt; Se Livorno è parte importante nella vita di Todaro, non meno lo è stato “Il Telegrafo”, seppur in altra dimensione. Delle sue gesta s’occupò a fine anni ’60, Angiolo Berti. «La Marina Militare - scrive - ricorderà Todaro per tre elementi: pur affondatore del naviglio avversario, sempre la preoccupazione fu la salvezza degli equipaggi imbarcati su quei battelli. A loro dedicò i propri pensieri con un sentimento di solidarietà oltre la bandiera. A tali vicende umane, dedicò sé stesso con la semplicità di chi voglia vedere nelle onde l’immagine del fratello».&lt;br /&gt; «Fu credente nei valori del bene e nella fede che vollero guidarlo alla salvezza degli uomini. Dimostrò - aggiunge - che si combatte contro lo strumento militare del nemico, non contro l’uomo. Nella storia della guerra, rimane il simbolo dell’umanità che supera la violenza, qualunque essa sia». Semplice è quindi il suo messaggio: «Anche quella sul mare, con l’affondamento dell’unità nemica, è violenza, ma gli equipaggi non sono nemici da colpire». «Lui - conclude Berti - superò la violenza salvando gli equipaggi insieme all’affondamento del battello nemico. Le sue, furono giornate di leggenda e, come tale, Todaro verrà ricordato nella storia dei mari».&lt;br /&gt; Nel giorno dell’anniversario della scomparsa, la figura umana e professionale di Todaro è stata ricordata dalla Fondazione “Angiolo e Maria Teresa Berti” al Campo degli Eroi di Casciana Terme. Nell’“angolo” dedicato alla Marina Militare, ai suoi uomini ed alle loro gesta, è stata letta la lettera che Todaro teneva fra i documenti personali, quando venne colpito a morte. Una lettera scritta da un familiare di un marinaio della nave belga Kàbalo, affondata dal sommergibile “Cappellini” ed il cui equipaggio fu tratto in salvo per decisione dello stesso Todaro, rimorchiato su un gommone e poi sbarcato due giorni più tardi davanti ad un porto nemico.&lt;br /&gt; «Vorrei, se possibile, che queste righe fossero consegnate al Comandante del sommergibile italiano che ha affondato il piroscafo Kàbalo. Signore, felice la nazione che ha degli uomini come voi. I nostri giornali hanno raccontato come avete agito nei confronti dell’equipaggio di una nave che il vostro dovere di soldato vi aveva imposto d’affondare. C’è l’eroismo barbarico e c’è il vostro. Siate benedetto per la vostra bontà, che fa di voi un eroe non solo dell’Italia, ma dell’umanità». Firmato: «Una donna portoghese».&lt;br /&gt; Il giorno prima di morire, così scrisse ad un amico, suo compagno a bordo del “Cappellini”: «Da mesi non faccio che pensare ai miei marinai che sono onorevolmente in fondo al mare. Penso che il mio posto sia con loro».&lt;br /&gt; Chi erano questi uomini che lo consideravano immortale? Come si legge nella missiva 13 agosto 1941 di Maricosom, numero di protocollo 520, nell’elenco che effettivamente partecipa alla missione, a firma Salvatore Todaro, si tratta di 60 persone. Di queste, 8 sono toscane: l’aspirante guardiamarina Genio Navale Giorgio Feliciani di Sesto Fiorentino, il capo elettricista Mario Mancin di Borgo a Buggiano, Mario Mastrorosato, Armando Pancani e Tullio Degli Innocenti di Firenze, Ciro Cei di Pisa, l’elbano Mario De Angelis ed il viareggino Adolfo Malfatti. Il massimo della loro aspirazione era quando il loro comandante, per atti di grande coraggio, consentiva di dargli del “tu”: questo valeva per loro più d’una medaglia d’oro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-4822934668692325293?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/4822934668692325293/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/12/ufficiale-e-gentiluomo-salvava-gli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4822934668692325293'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4822934668692325293'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/12/ufficiale-e-gentiluomo-salvava-gli.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-CpqwuG18cjw/TutGgGi0pmI/AAAAAAAADhc/x_FCYHttwFY/s72-c/SalvatoreTodaro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-3033411187471793101</id><published>2011-12-13T14:24:00.002+01:00</published><updated>2011-12-13T14:26:01.854+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Wi_RxpN6JB0/TudSYm_G8fI/AAAAAAAADg0/NwOhMGZ08Zw/s1600/PARINI1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 350px; height: 250px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-Wi_RxpN6JB0/TudSYm_G8fI/AAAAAAAADg0/NwOhMGZ08Zw/s400/PARINI1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5685603637314122226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;la giornata del "Giovin Signore"&lt;br /&gt;il messaggio di Giuseppe Parini&lt;br /&gt;di Domenico Letizia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cultura riformatrice dell’Illuminismo lombardo influì decisamente sulla personalità di Giuseppe Parini. L’istanza di un radicale rinnovamento morale e di una letteratura vicina alle tematiche sociali e politiche fecero infatti del Parini un sostenitore del movimento lombardo e viceversa, pur se con le dovute differenziazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’opera più importante del Parini è rappresentata dal “Il Giorno”, un poemetto che comprende le sezioni del “il Mattino”, “il Mezzogiorno”, “il Vespro” e “la Notte”. Il poeta vi descrive lo svolgersi di una giornata di un “giovin signore” soffermandosi e con pungente satira su tutti i più minuti particolari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parini descrive di una giornata monotona, tutte le giornate del giovin signore sono uguali e disutili. Il poeta non descrive in modo minuzioso solo le azioni del giovane nobile ma ne descrive anche l’atteggiamento morale di tali azioni. Il comportamento del giovane nobile è ambientato in una duplice prospettiva: da una parte ricerca e insegue tutti gli appagamenti alla sua vanità e al suo piacere, dall’altra egli appare una piccola vittima costretta ad uniformarsi ai valori e ai costumi della classe sociale che rappresenta. Il Parini vuole trasmettere un messaggio chiaro: la corruzione dei valori e la decadenza inesorabile della nobiltà. Aspetto particolare dell’opera è il radicale cambiamento tra le prime due parti: il Mattino e il Mezzogiorno dalle altre due sezioni: il Vespro e la Notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella prima parte la satira pariniana colpisce la presunzione, l’inutilità della vita della nobiltà, rappresentando e descrivendo l’inutile giornata del giovin signore, la satira assume anche aspetti radicali attraverso la sottolineatura di un contrasto tra la vita del giovane nobile e la vita fatta di stenti degli umili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è ancora molto chiaro perché Parini non abbia completato l’opera e il perché del cambiamento con la seconda parte di questa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è ipotizzato che dopo l’abbattimento della rivoluzione sulla nobiltà, il poeta non se la sia sentita di continuare con la sua satira pungente, altri si sono soffermati e hanno ipotizzato l’incontentabilità del poeta per l’opera facendo procedere con lentezza il lavoro, svuotandolo e privandolo dell’ispirazione iniziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto probabile come descrive Mario Santoro nel Parini vi sia stato un lento, profondo e graduale cambiamento di stato d’animo nei confronti della realtà. Come molti altri intellettuali dell’illuminismo lombardo la volontà riformatrice iniziale andò lentamente affievolendosi lasciando spazio alla disillusione, al disimpegno e al ripiegamento su valori più intimi e individuali e meno sociali, svuotando l’opera do quel carattere satirico iniziale nei confronti della nobiltà. Questo atteggiamento colpì numerosi intellettuali protagonisti dell’illuminismo lombardo segno di un cambiamento d’epoca, di fatto, si passerà alla contemplazione della bellezza idealizzata e al fiorire del neoclassicismo e del preromanticismo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-3033411187471793101?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/3033411187471793101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/12/la-giornata-del-giovin-signore-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3033411187471793101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3033411187471793101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/12/la-giornata-del-giovin-signore-il.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Wi_RxpN6JB0/TudSYm_G8fI/AAAAAAAADg0/NwOhMGZ08Zw/s72-c/PARINI1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-3044248971685194599</id><published>2011-12-08T15:40:00.002+01:00</published><updated>2011-12-08T15:49:27.378+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Q5P1SvhRU-8/TuDOcf5CGdI/AAAAAAAADek/mRtUyAqcH0Y/s1600/Cerimonia-con-Ferruccio-Parri-e1303315262993.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 346px; height: 244px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-Q5P1SvhRU-8/TuDOcf5CGdI/AAAAAAAADek/mRtUyAqcH0Y/s400/Cerimonia-con-Ferruccio-Parri-e1303315262993.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5683769718733937106" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  Ferruccio Parri, nome di battaglia "Maurizio" &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nato a Pinerolo (TO) nel 1890, professore di lettere, giornalista. Durante il conflitto 1915-18 è ferito quattro volte al fronte; merita due promozioni sul campo e tre decorazioni; è associato all'ufficio operativo del comando supremo dell'esercito. Dopo la fine del conflitto si trasferisce a Milano, dove è insegnante al Liceo Parini di Milano e redattore del "Corriere della sera". Aderisce a Giustizia e Libertà e nel '26 con Carlo Rosselli organizza l'espatrio clandestino del leader socialista Filippo Turati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Turati, Carlo Rosselli, Pertini e Parri&lt;br /&gt; Più volte arrestato e confinato a Ustica e Lipari, rifiuta la domanda di grazia. Nel 1930 è nuovamente assegnato al confino per 5 anni unitamente ad altri esponenti del movimento antifascista Giustizia e Libertà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Promotore del Partito d'Azione (PdA), partecipa alla Resistenza con il nome di battaglia di "Maurizio" e rappresenta il PdA nel Comitato militare del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI). E' poi nominato vice comandante del corpo volontari della libertà (CVL). Arrestato casualmente a Milano e affidato ai tedeschi viene trasportato in Svizzera nel quadro di uno scambio concordato di prigionieri con ufficiali germanici nelle mani dei partigiani. Partecipa attivamente alla fase conclusiva della Resistenza e all'insurrezione di Milano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1945, dopo la Liberazione e la crisi del III governo Bonomi, diviene Presidente del Consiglio dei Ministri di un Governo di unità nazionale composto da democristiani, comunisti, socialisti, azionisti, liberali e demolaburisti. Parri è Presidente del Consiglio dal giugno al novembre del 1945. Gli succede a capo dell’esecutivo il democristiano Alcide De Gasperi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al momento della crisi del Partito d’Azione, nel marzo del '46 crea, con Ugo La Malfa (anch’egli ex azionista), il piccolo partito della Concentrazione Repubblicana che confluisce, poi nel Partito Repubblicano Italiano (Pri). Nel '46 viene eletto deputato della Costituente, nel '48 senatore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parri esce dal Pri nel 1953 in opposizione alla nuova le legge elettorale con premio di maggioranza (la cosiddetta “legge truffa”) dando vita, con il giurista ed ex azionista ed ex parlamentare socialdemocratico Piero Calamandrei, al movimento di Unità Popolare che contribuisce (seppur con pochi voti) al fallimento della legge elettorale voluta dal Ministro degli Interni Mario Scelba (Dc). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eletto senatore nelle liste del PSI nel 1958, nel 1963 il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat (Psdi) nomina Ferruccio Parri senatore a vita. Al Senato presiede fino alla morte il gruppo parlamentare della Sinistra indipendente. Presidente della Federazione italiana associazioni partigiane (FIAP), è autore di importanti saggi sulla storia della Resistenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aderisce al gruppo al gruppo della Sinistra indipendente di cui è a lungo presidente e diventa direttore della rivista Astrolabio.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presidente della Federazione italiana associazioni partigiane (FIAP), è autore di importanti saggi sulla storia della Resistenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Muore a Roma nel 1981. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ferruccio Parri “visto da vicino” da Enzo Biagi, partigiano con il nome di battaglia “Il Giornalista” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ma anche se l'esperienza del Partito d'Azione fu breve, Parri l'ho conosciuto molto bene. Era un uomo di grande rispetto e quando stavo con lui ne ero orgoglioso. Insieme facemmo alcuni comizi dalle mie parti. A Molinella usammo il carro di un contadino come palco, ricordo che c'era il prete sulla soglia della chiesa che ascoltava, era stato il mio professore di religione. lo parlavo della mia esperienza di partigiano, dei nostri ideali e della giustizia sociale. Lui dei sei anni tra prigione e confino e dei sei mesi da presidente del Consiglio. Due esperienze difficili che non avevano lasciato nel cuore di Ferruccio Parri alcuna amarezza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non mi sono mai fatto illusioni» spiegava «e non ho rimpianti.» Lo hanno definito «un protestante della politica»: infatti gli è sempre bastata la coscienza tranquilla. Quando verso la fine degli anni Venti entrò ammanettato nell' aula del tribunale speciale, per rispondere alle accuse di attività antifascista, chiamò il suo difensore. «La prego» chiese «non parli del mio passato di soldato. lo desidero soltanto essere giudicato per quello che sono: un avversario della dittatura». Non voleva che fossero ricordate le tre medaglie d'argento e le tre promozioni sul campo conquistate nella Prima guerra mondiale; non cercava attenuanti. L'avvocato non tenne conto della raccomandazione, ma Parri lo interruppe: «Se considero l'Italia attuale, mi vergogno delle mie decorazioni». Il padre di Maurizio, che assisteva al processo, non seppe trattenersi. «Bravo!» gli urlò. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando era alla testa del «governo dell'esarchia», l'insieme dei sei partiti che componevano il CLN (Partito comunista, Partito socialista italiano di unità proletaria, Democrazia del Lavoro, Partito d'Azione, Democrazia cristiana e Partito liberale), ricevette un capo partigiano che aveva da presentargli qualche curiosa richiesta. «Maurizio» cominciò il giovanotto chiamandolo col suo nome di battaglia «ti abbiamo seguito fin qui, ma siamo senza casa. Tu hai tanti nemici e noi vogliamo essere la tua guardia del corpo. Un posto per dormire dovremmo averlo. Facci almeno una lettera per il commissario degli alloggi». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non è giusto, non posso» osservò Maurizio «la prenderebbero per una raccomandazione». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così la guardia del corpo fu sciolta, e lo stesso presidente del Consiglio continuò a dormire al ministero, in una branda sistemata nella stanzetta attigua allo studio. Non voleva che qualcuno si disturbasse per lui. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando anni dopo lo intervistai, parlava senza imbarazzo di quelli che considerava i suoi errori: «Avrei dovuto fare la riforma agraria, ma diffidavo dei comunisti che la proponevano. Eppure la loro visione storica era esatta. Bisognava far capire ai contadini, in maniera concreta, che qualcosa era cambiato». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ferruccio Parri è nel mondo italiano un personaggio insolito: il suo rigore, la sua incapacità di adattarsi al compromesso, lo hanno fatto apparire, agli occhi di molti, come un ingenuo sognatore o un patetico e rispettabile incapace. Antifascista per ragioni morali, per educazione familiare (era figlio di un tenace repubblicano che teneva il ritratto di Mazzini accanto al letto), non ha mai risposto ai suoi amici con visioni dottrinali, messaggi, ma era il semplice programma della buona amministrazione. Comandante di un esercito di affamati, mentre il generale britannico Alexander invitava i suoi uomini ad abbandonare la lotta, disse ai compagni che gli erano più vicini: «Tenete duro, e fate sapere a tutti che l'insurrezione non è questione di armamenti. Quando sarà ora la faremo, anche con quattro pistole scariche». Aveva il pudore delle parole e dei sentimenti, e la fede nei buoni esempi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presidente del Consiglio, ogni sera entrava in una tabaccheria ad acquistare i francobolli per la sua posta personale. A una giornalista che voleva intervistarlo, rispose: «Che cosa importa se ho la cravatta storta, il colore del mio vestito, se mangio pane e salame? Che cosa c'entro io?». Spersonalizzare era, infatti, uno dei verbi che ricorrono spesso nei suoi discorsi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I capelli bianchi, il sorriso triste, i modi estremamente misurati, non amava parlare di sé. Qualcuno ha scoperto che notevole fu il suo contributo all'invenzione dei piani che portarono le truppe del generale Diaz a Vittorio Veneto. Il maggiore Parri, che aveva cominciato la guerra da sottotenente, era stato trasferito al comando supremo. «I capi» spiegava «erano molto impegnati, avevano tanto da fare». Quando Allan Dulles, capo del controspionaggio americano, si presentò a Maurizio, gli disse commosso: «È un grande onore conoscerla, generale». «Ma io non sono militare e non ho questo grado» disse Parri ridendo. «Nessuno più di lei merita questo titolo» ribatté Dulles. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la definizione più giusta di Ferruccio Parri la diede una piccola folla di ascoltatori milanesi ai quali il professor Parri doveva tenere un comizio, accogliendolo al grido: «Viva i galantuomini!». Comunque si giudichino le sue idee politiche, i suoi errori e i suoi meriti, Ferruccio Parri è stato, per tanta gente, un esempio di vita. Non ha mai chiesto nulla, e ha dato in silenzio”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enzo Biagi “I quattordici mesi. La mia Resistenza” - Editore Rizzoli - novembre 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-3044248971685194599?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/3044248971685194599/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/12/ferruccio-parri-nome-di-battaglia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3044248971685194599'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3044248971685194599'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/12/ferruccio-parri-nome-di-battaglia.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Q5P1SvhRU-8/TuDOcf5CGdI/AAAAAAAADek/mRtUyAqcH0Y/s72-c/Cerimonia-con-Ferruccio-Parri-e1303315262993.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-5346251795682840109</id><published>2011-12-07T09:02:00.003+01:00</published><updated>2011-12-07T09:19:36.407+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-_u11kpTnjlI/Tt8hgf5HYKI/AAAAAAAADeM/5OHHKXWTDPI/s1600/processo.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 272px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-_u11kpTnjlI/Tt8hgf5HYKI/AAAAAAAADeM/5OHHKXWTDPI/s400/processo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5683298096965443746" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ZNbecUS1Bhw/Tt8gqZRpDMI/AAAAAAAADeA/UNsZ9nO65tU/s1600/funerale.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 310px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-ZNbecUS1Bhw/Tt8gqZRpDMI/AAAAAAAADeA/UNsZ9nO65tU/s400/funerale.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5683297167476329666" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dimenticati:tra i grandi che si ricordano come vittime degli anni di piombo ,ci sono decine di dimenticati,nè eroi nè volontari al sacrificio,semplicemente ignare persone ,sempre di umile estrazione che si trovarono per caso nel passaggio della STORIA.OGGI,(MA CHI LO RICORDA?)moriva Romiti,un poliziotto .Era il 1979.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu assassinato da un commando di terroristi delle Brigate Rosse il 7 dicembre in via Casilina, nel quartiere romano di Torre Spaccata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il maresciallo Romiti era responsabile da circa 11 anni della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato Centocelle. Il mattino del 7 Dicembre, intorno alle 7,45 si stava dirigendo a piedi verso la fermata dell’autobus che lo avrebbe portato al Tribunale di Roma, dove avrebbe dovuto testimoniare in un processo. Poco prima di raggiungere la fermata da dietro un muretto sbucarono 3-4 giovani armati di pistola che aprirono il fuoco  contro il poliziotto, ferendolo mortalmente. Prima di fuggire uno dei terroristi gli sparò un colpo di grazia alla testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli assassini vennero arrestati negli anni successivi e condannati all’ergastolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il maresciallo Romiti era stato uno dei promotori della formazione del primo sindacato di Polizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mariano Romiti era sposato e padre di quattro figli. Il giorno del suo assassinio avrebbe dovuto festeggiare il quindicesimo compleanno del  figlio minore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra il 1971 ed il 2003 le Brigate Rosse si resero responsabili dell’ assassinio di 89 persone, per la maggior parte membri delle Forze dell’Ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: Corriere della Sera, “la notte della Repubblica” di Sergio Zavoli, ed. Nuova Eri- Mondadori &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il delitto di Romiti viene ricordato per caso,con indifferenza delle BR e della magistratura,quasi fosse una pecora morta in un gregge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Non meno importante si rivelava l'interrogatorio di Emilia Libera che, avendo condiviso con Savasta "la scelta esistenziale definitiva", poteva avallare le ammissioni del "Diego" e arricchire il quadro probatorio con ulteriori, utilissimi elementi di fatto. &lt;br /&gt;Così, la "Nadia" asseriva di essere impegnata negli anni 1975-1976 nel "Comitato Comunista Centocelle" in "un'attività politica di quartiere, nelle scuole del quartiere, per autoriduzioni ed occupazione di case"; ribadiva che nel Co.Co.Ce. "c'era una struttura di servizio d'ordine che aveva una funzione di braccio armato"; confermava di essere entrata nelle Brigate Rosse dopo la riunione, convocata da Bruno Seghetti nell'abitazione della zia di Anna Laura Braghetti, a cui erano intervenuti anche Arreni, Savasta e Morucci. &lt;br /&gt;Inserita nella brigata "Centocelle", con Savasta e Arreni, aveva cominciato il suo lavoro occupandosi "all'interno del territorio di competenza dei personaggi che si facevano carico di portare avanti quella che a livello centrale avevamo individuato come linea dello Stato. In quel periodo si prestava soprattutto attenzione al discorso di rinnovamento della Democrazia Cristiana, al discorso della ricerca da parte di questo partito di costruirsi un volto popolare". &lt;br /&gt;Sul piano concreto, era stata "bruciata, con una tanica di benzina, la macchina di Sodano Ugo, un consigliere circoscrizionale della D.C." e, su segnalazione del Seghetti, quella di Filippo Mario, segretario di una sezione del Tiburtino. &lt;br /&gt;Finché, "verso la fine del 1977", la Libera era stata, insieme a Savasta, "spostata alla brigata universitaria" ed aveva "incontrato per la prima volta Spadaccini e Piunti". &lt;br /&gt;"Ancora in presenza di quello che era stato il cosiddetto movimento del 77, l'università era un grosso punto di aggregazione; c'erano continuamente assemblee, si erano costituiti diversi collettivi e diverse strutture", per cui i membri della brigata si erano posti principalmente il compito di "propagandare" con volantinaggi e contatti individuali la necessità della lotta armata. &lt;br /&gt;Ma oltre a ciò, costoro avevano danneggiato le auto di due professori notoriamente democristiani ed avevano condotto a termine alcune "verifiche" su docenti rei soltanto "di accreditare questa immagine di rinnovamento della Democrazia Cristiana". &lt;br /&gt;Una indagine "autonoma" aveva riguardato anche il prof. Franco Tritto, assistente dell'on. Moro, al quale si intendeva incendiare la vettura. &lt;br /&gt;Sennonché, "all'incirca un mese prima" del 16 marzo 1978, ci si era resi conto che pure Bruno Seghetti stava "svolgendo per conto suo un'inchiesta sulla stessa persona seguendone i movimenti" e l'iniziativa originaria era stata abbandonata. &lt;br /&gt;"Al momento la cosa era sembrata strana", ma poi, "quando era uscito fuori che erano state fatte delle telefonate al prof. Tritto" durante "la prigionia di Moro", la circostanza aveva acquisito un chiaro significato. &lt;br /&gt;Nel medesimo periodo, peraltro, i brigatisti erano stati tutti mobilitati "perché c'era in preparazione una azione grossa" ed era stata approntata una lista "molto lunga" di veicoli da rubare. &lt;br /&gt;Emilia Libera ammetteva di avere "gestito" con i suoi compagni la Renault rossa consegnata, proprio da lei e "da Spadaccini che la guidava", a Bruno Seghetti in Piazza Albania e di avere "distribuito volantini e comunicati nell'Ateneo", ma escludeva categoricamente di avere avuto un ruolo più determinante negli eventi in questione. &lt;br /&gt;Però da Bruno Seghetti aveva appreso che "lui aveva condotto la macchina con cui era stato portato via Moro", mentre, più tardi, allorché era stata catturata la Braghetti, Maurizio Iannelli le aveva confidato che "non si erano accorti che la casa di "Camilla" era stata la prigione di Moro". &lt;br /&gt;E sempre Seghetti aveva sostenuto che ad uccidere il parlamentare "era stato Gallinari", che appunto abitava nell'appartamento della Braghetti. &lt;br /&gt;Ancora, Barbara Balzerani, in una diversa occasione, aveva aggiunto "che erano stati necessari diversi colpi "giacché" quando si spara ad una persona al cuore questa non cessa subito di vivere". &lt;br /&gt;La giovane asseriva, tuttavia, di esser intervenuta nel dibattito che si era aperto sulla conclusione della "campagna" e di avere manifestato l'opinione che l'ostaggio ...&lt;br /&gt;In realtà, Morucci e Faranda "pensavano che fosse meglio liberare Moro" secondo "una linea che privilegiava le contraddizioni all'interno della classe e non quelle all'interno dello stato", prendendo atto "del fatto che era un livello di scontro troppo alto a cui il movimento in quel momento non era assolutamente preparato". &lt;br /&gt;Era, invece, prevalsa la tesi opposta nel convincimento che " l'organizzazione, rispetto al tipo di richieste avanzate e alla mancata accettazione, avrebbe saputo scaricare la morte di Moro come una contraddizione sulla classe politica che non aveva voluto prestarsi alla trattativa". &lt;br /&gt;La Libera non aveva difficoltà a confessare le proprie responsabilità, specie in ordine all'assalto della sede del Comitato Romano della Democrazia Cristiana, compiuto da un commando formato da 15 unità - oltre ai brigatisti citati da Savasta, menzionava tra i partecipanti anche "Carlo" - e precisava di esser divenuta "regolare" in coincidenza "con la partenza per la Sardegna nel novembre 1979". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con estrema lucidità la "Nadia", rispondendo a specifiche domande dei giudici e delle parti, era in grado di ricostruire momenti salienti di un'attività criminale che dal 1976 al maggio 1980 aveva insanguinato le vie della capitale. &lt;br /&gt;E giustificava il suo mutato atteggiamento con una serie di argomentazioni che partivano dalle considerazioni della sconfitta politica delle Brigate Rosse. &lt;br /&gt;"Il problema è che ho maturato una crisi rispetto alla mia appartenenza alle Brigate Rosse, nel senso che mi sono resa conto di tutta una serie di problemi: le spaccature che ci sono state, l'uscita di molti compagni dall'organizzazione, l'incapacità dell'organizzazione di costruire una linea politica che si collegasse realmente con i problemi della classe. Mi sono resa conto che non soltanto non eravamo riusciti a fare questa cosa, cioè a dare quella che pensavamo essere una soluzione politica più alta in termini di potere e di cambiamenti alla classe, ma avevamo contribuito a chiudere tutta una serie di spazi che il movimento si era conquistato e a distruggere anche la ricchezza delle lotte che si erano prodotte. Il problema era stato costituito dal fatto che abbiamo fatto un'analisi un po' superficiale: siamo partiti dalla crisi - una crisi inevitabile, sempre più acuta - e da questo ci siamo allacciati all'antagonismo che la classe esprimeva ai livelli di ristrutturazione; il problema è stato che questa cosa, invece di leggerla come semplice antagonismo, come semplice contrapposizione di interessi, nella nostra mente, nel nostro progetto, l'abbiamo letta come tendenza alla guerra civile, come possibilità di costruire una guerra di lunga durata che sostituisse lo Stato con il potere del proletariato... Oggi c'è una grossa scollatura con la classe e il livello scelto conduce le Brigate Rosse a uno scontro sempre più e soltanto militare". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le conseguenze negative di una simile impostazione la spingevano, dunque, ad assumersi "la responsabilità di dire tutto quel che sapeva e contribuire a sconfiggerle politicamente, oltre che dagli altri punti di vista". &lt;br /&gt;Antonio Savasta ed Emilia Libera indicavano, per quanto a loro conoscenza, gli autori materiali di ulteriori gravi episodi rivendicati dal sodalizio terroristico, consentendo in tal modo alla Corte di apprendere che: &lt;br /&gt;- all'attentato incendiario in danno di Ferrari Vittorio aveva partecipato anche Barbara Balzerani; &lt;br /&gt;- all'attentato contro Perlini Mario avevano partecipato "Camillo" e "Marzia"; &lt;br /&gt;- all'attentato contro Cacciafesta Remo avevano partecipato Balzerani, Faranda e Brioschi; &lt;br /&gt;- all'attentato contro Fiori Publio avevano partecipato anche Seghetti, Balzerani e Gallinari; &lt;br /&gt;- all'omicidio di Riccardo Palma aveva preso parte un nucleo guidato da Prospero Gallinari, il quale aveva dovuto personalmente far fuoco sul magistrato, poiché "la persona che doveva sparargli all'ultimo momento non se l'era sentita"; &lt;br /&gt;- all'assalto della Caserma "Talamo" avevano partecipato anche Arreni, Piccioni e Seghetti; &lt;br /&gt;- all'omicidio di Tartaglione Girolamo avevano preso parte Cianfanelli, "Camillo", "Marzia" ed altri; &lt;br /&gt;- all'agguato nei confronti degli agenti della "Volante IV" avevano preso parte Piccioni, Morucci, Cacciotti, May e Cianfanelli; &lt;br /&gt;- alla rapina in danno di Ferretti Riziero con lo stesso Savasta erano presenti Seghetti, Petrella Stefano e "Silvia"; &lt;br /&gt;- all'attentato contro gli agenti della scorta dell'on. Galloni avevano partecipato Gallinari, Loiacono e Faranda che aveva nell'occasione usato la pistola in seguito passata al Savasta; &lt;br /&gt;- alla rapina compiuta nel garage di Via Salaria avevano partecipato Morucci, Piccioni, Cianfanelli, May e Cacciotti; &lt;br /&gt;- all'omicidio di Schettini Italo avevano partecipato anche Seghetti e "Marzia", mentre "l'inchiesta era stata effettuata da Pancelli e Padula"; &lt;br /&gt;- all'attentato contro Pecora Gaetano avevano partecipato Iannelli, "Marco" e Ricciardi che, anzi, aveva redatto il volantino di rivendicazione; &lt;br /&gt;- alle rapine nelle autorimesse di Via Magnaghi e Via Chisimaio avevano partecipato Seghetti, Piccioni e Vanzi; &lt;br /&gt;- all'attentato in danno di Tedesco Michele aveva partecipato Arreni; &lt;br /&gt;- all'omicidio di Granato Michele avevano partecipato Ricciardi, Di Rocco, "Silvia" e "Nanà"; &lt;br /&gt;- all'omicidio di Taverna Domenico avevano partecipato anche la Braghetti e Iannelli; &lt;br /&gt;- all'omicidio di Romiti Mariano avevano partecipato Arreni, Iannelli, Cacciotti e "Livio", mentre l'inchiesta era stata portata a termine proprio da Savasta; &lt;br /&gt;- all'omicidio di Vittorio Bachelet avevano partecipato Seghetti e Braghetti, che aveva sparato contro la vittima; &lt;br /&gt;- alla rapina in danno della Banca Nazionale delle Comunicazioni aveva partecipato un gruppo formato da Seghetti, Arreni, Vanzi, Piccioni, Pancelli, "Silvia" ed altri; &lt;br /&gt;- all'omicidio di Minervini Girolamo avevano partecipato anche Piccioni e Padula; &lt;br /&gt;- all'attentato in danno di Digiacomoantonio Savino avevano partecipato Iannelli e "Silvia"; &lt;br /&gt;- all'attentato contro Pirri Pericle avevano partecipato Iannelli, Vanzi e Padula; &lt;br /&gt;- all'attentato in danno di Gallucci Domenico avevano partecipato Arreni, Di Rocco e "Silvia".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-5346251795682840109?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/5346251795682840109/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/12/i-dimenticatitra-i-grandi-che-si.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5346251795682840109'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5346251795682840109'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/12/i-dimenticatitra-i-grandi-che-si.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_u11kpTnjlI/Tt8hgf5HYKI/AAAAAAAADeM/5OHHKXWTDPI/s72-c/processo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-5196003434083968126</id><published>2011-11-24T17:59:00.001+01:00</published><updated>2011-11-24T17:59:24.130+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/CbnrftpkYoM" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-5196003434083968126?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/5196003434083968126/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/11/blog-post.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5196003434083968126'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5196003434083968126'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/11/blog-post.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/CbnrftpkYoM/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-4593257797172771015</id><published>2011-11-20T10:48:00.002+01:00</published><updated>2011-11-20T10:52:15.832+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-5C8NeDVJ7Fs/TsjNw7gRXyI/AAAAAAAADXo/GejtGxkTpvU/s1600/norimberga%2B2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 350px; height: 238px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-5C8NeDVJ7Fs/TsjNw7gRXyI/AAAAAAAADXo/GejtGxkTpvU/s400/norimberga%2B2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5677013570790973218" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Nw7qLlOW-AA/TsjNwkIJ8XI/AAAAAAAADXY/rrmuLf71OV0/s1600/norimberga%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 232px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-Nw7qLlOW-AA/TsjNwkIJ8XI/AAAAAAAADXY/rrmuLf71OV0/s400/norimberga%2B1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5677013564515807602" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-36I2IFmoK-c/TsjNwjkpK6I/AAAAAAAADXQ/t6nDySfuFH4/s1600/norimberga%2B2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 350px; height: 238px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-36I2IFmoK-c/TsjNwjkpK6I/AAAAAAAADXQ/t6nDySfuFH4/s400/norimberga%2B2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5677013564366859170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;IL PROCESSO DI NORIMBERGA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL TERZO REICH MUORE IN PALESTRA     di Enzo Biagi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati tanti anni, 20 novembre 1945. A Norimberga molte case erano senza muri esterni; si vedevano letti, armadi, cucine. Gran parte della gente viveva negli scantinati. C'erano montagne di macerie che il gelido inverno tedesco copriva di neve. Racconta Kenneth Mattews, corrispondente della BBC, che sui marciapiedi vagavano Fräulein disperate, pronte ad offrirsi per un pacchetto di sigarette. I giornalisti erano alloggiati allo Schloss Faber, un castello che apparteneva a quei signori delle matite: dormivano tutti in uno stanzone; i giudici stavano al Grand Hotel, sistemato alla svelta dai genieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli imputati erano ventiquattro: tre, però, mancavano all'appello. Il dottor Robert Ley, capo del Fronte del lavoro, si era impiccato, con un pezzo di lenzuolo, allo scarico d'acqua del gabinetto; di Martin Bormann non si è più saputo nulla, scomparso nel disastro di Berlino; Gustav Krupp era gravemente malato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trovarono «il grasso Hermann» molto dimagrito: trentacinque chili di meno. Gli avevano tolto la morfina e doveva stare alle regole di una alimentazione controllata. Ma si dimostrò subito il più deciso, dominava la situazione. Disse al colonnello Andrus, direttore del carcere: «Non dimenticate che avete a che fare con figure storiche».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hermann Göring si era consegnato agli alleati con la sua Mercedes bianca, dai cristalli a prova di pallottola, e la intera corte: chef, valletto, maggiordomo, aiutanti e molti bauli che contenevano uniformi da cacciatore, da comandante supremo della Luftwaffe, da presidente del Reichstag.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per avere insultato un testimone gli proibirono per due settimane il tabacco e la passeggiata, ma non si smarrì. Aveva dato disposizioni ai camerati: «Mai nominare Hitler». La sua deposizione durò tre giorni, e secondo i cronisti mise in difficoltà il Procuratore. Teneva in mano un cartellino sul quale aveva scritto: «Dolcemente. Respirare. Calma. Contegno». Concluse: «La nostra sola colpa è di avere perduto». Schiacciò, come Himmler, la fialetta di cianuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Himmler aveva deciso di togliersi di mezzo. Si era rivolto all'ufficiale che lo teneva in consegna con tono lamentoso: «Ma se mi toglie i vestiti, con che cosa mi coprirò? Non posso morire in uniforme inglese». La Military Police trovò poi in una stanza sconvolta il cadavere di un ometto calvo, obeso, la pelle gialla; in una mano stringeva gli occhiali. Notarono sulle labbra sottili delle schegge di vetro. «Voglio dedicare la mia esistenza a riabilitare la sua memoria» mi ha detto Gudrun, l'unica figliola. Un compito impegnativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mancava Goebbels, e mancava Martin Bormann, braccio destro del Führer, capo della Cancelleria. Stava nel bunker: sparito. Joachim von Ribbentrop lo pescarono ad Amburgo, in una pensione: si faceva chiamare Riese. Stava a letto con una giovane donna. Aveva nervi fragili e cedimenti improvvisi. Disse al dottor Gilbert che lo esaminava: «Lei è uno psicologo; mi risponda dunque francamente: qualcuno di noi assomiglia a un assassino?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti gli accusati vennero sottoposti a un test: il più intelligente risultò il vecchio Hjalmar Horace Schacht, quoziente 143. Lo conobbi che aveva già passato gli ottantacinque, ed era presidente di una banca di Düsseldorf: lo sguardo duro dietro le lenti, l'aria assorta. L'unico che, sul banco degli imputati, rideva. «Sa perché?» mi spiegò: «Ero sorpreso, amareggiato, deluso, ma ridevo ugualmente della stupidità degli americani. Sono stato in trentadue Lager, anche nel campo di annientamento di Flossenburg. Il mio ragazzo è caduto in Russia. Ho riso a Norimberga. Io, in quel posto. Certo, la compagnia non era buona, ma [Franz] von Papen e [Konstantin] von Neurath, ad esempio, erano dei gentiluomini».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'era Hans Frank, governatore a Varsavia, lo chiamavano «il re di Polonia», e stava vivendo la sua grande crisi. Confidava: «A Dio non si può nascondere la verità». Quando lo arrestarono stava ascoltando la Passione secondo Matteo di Bach. Era stato corrotto, diceva, dal gusto del potere. Ministro a trent'anni. «Ci deve essere un demonio dentro di me» confessava «dentro a ogni uomo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ammiraglio Karl Dönitz si era presentato con dodici valigie; gliene lasciarono una. Mentre si allontanava dalla sua nave, la Vaterland, marinai e soldati gli rendevano gli onori. Durante l'ora dei pasti si consultava col collega Raeder e coi generali [Whilelm] Keitel e [Alfred] Jodl. Stavano tra di loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Rudolf] Hess vaneggiava; Streicher, il persecutore degli ebrei, faceva ginnastica ogni mattina completamente nudo; Baldur von Schirach, capo della Hitlerjugend, scriveva poesie per la moglie Henriette: «Non ci rendemmo conto della felicità che ci appartenne e che ora è distrutta, il presente è minacciato, il passato non ritorna più». C'era Albert Speer, architetto, responsabile degli armamenti, che disegnava anche sulle pareti, e le guardie protestavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I camion avevano trasportato 1100 tonnellate di documenti. Alla prima solenne udienza ne seguirono quattrocentosei. L'atto di accusa, di cui venne data subito lettura, consisteva in un fascicolo di settanta pagine, trentamila parole in tutto. Alla fine, gli interrogatori vennero raccolti in quarantadue volumi. Ci furono aspre discussioni: «Nullum crimen, nulla poena sine lege», affermavano i sostenitori della illegalità: non si poteva giudicare secondo un codice messo in vigore in quel momento. Poi, alcuni capi di imputazione dovettero essere stralciati: se gli aerei nazisti avevano colpito le città, la U.S. Air Force aveva distrutto proprio Norimberga. Inopportuno parlare di aggressioni: tedeschi e russi si erano spartiti la Polonia, gli anglo-francesi avevano tentato di invadere la Norvegia, ma la Wehrmacht era stata più svelta. E poi, si era mai pensato di far causa a Napoleone o a Guglielmo II? La stampa era divisa: «Non è possibile essere nello stesso tempo giudice e parte in un processo» scrivevano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durò dieci mesi il dibattimento. Qualcuno conservò la sua fierezza. Disse Jodl: «Uscirò tenendo la testa alta come quando sono entrato. L'ubbidienza alla propria patria è sopra ogni cosa». Disse Ribbentrop: «Per me il Führer rimane colui che fece grande la Germania. Lo servii e gli rimasi fedele. Non posso urlare: crocifiggetelo. Ieri ho urlato: Osanna». Disse Raeder: «La nostra flotta inalbera una bandiera senza macchia. Sono convinto che gli ammiragli delle forze alleate mi capiscono, e sanno di non avere combattuto contro un delinquente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo giorno di ottobre del 1946 il presidente del Tribunale internazionale, lord Geofrey Lawrence, lesse la sentenza. La sua voce non aveva vibrazioni, il silenzio dominava. Dodici condanne per impiccagione, death by hunging [Göring, von Ribbentrop, Rosenberg, Streicher, Kaltenbrunner, Frank, Sauckel, Seyss-Inquart, Frick, Keitel, Jodl, Bormann (in contumacia)], tre ergastoli [Raeder, Funk, Hess], vent'anni a von Schirach e a Speer, quindici a von Neurath, dieci a Dönitz. Schacht, von Papen e Fritsche assolti. La corte aveva deciso a maggioranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esecuzione fu fissata per la notte del 16. Otto inviati speciali, estratti a sorte, poterono assistere. Tre gigantesche forche vennero issate in una palestra, la parte del boia toccò a un sergente americano, John Wood, che se ne è andato all'altro mondo collaudando una sedia elettrica; aveva deciso di continuare il mestiere, e per scrupolo professionale volle procedere a un collaudo di persona: la macchina funzionò perfettamente. Alla fine disse: «Dieci in centotré minuti. Un lavoro perfetto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Frick gridò: «Viva la Germania immortale», Streicher: «Viva Hitler»; Sauckel: «Sono innocente. Che Dio protegga la Germania e la mia famiglia»; Jodl: «Ti saluto, Germania mia»; Seyss-Inquart: «Spero che questo sia l'ultimo atto della tragedia che è stata la seconda guerra mondiale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sentenza doveva insegnare alcuni principi, che poi hanno avute poche applicazioni: non basta per rendere lecita un'azione malvagia l'ordine superiore; il soldato ha il dovere di ribellarsi piuttosto che compiere gesti inumani. Non esistono più autorità che non possano essere chiamate a rispondere delle loro scelte. Ma in Indocina, in Algeria e nel Vietnam non sono stati applicati. Neppure i carri armati sovietici, spediti da Breznev come «aiuto fraterno» a Praga, possono rientrare in quello spirito di pace che doveva illuminare il verdetto pronunciato nell'aula di Norimberga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ENZO BIAGI, 1989&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-4593257797172771015?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/4593257797172771015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/11/il-processo-di-norimberga-il-terzo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4593257797172771015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4593257797172771015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/11/il-processo-di-norimberga-il-terzo.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-5C8NeDVJ7Fs/TsjNw7gRXyI/AAAAAAAADXo/GejtGxkTpvU/s72-c/norimberga%2B2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-7284018097162887759</id><published>2011-11-11T09:12:00.001+01:00</published><updated>2011-11-11T09:14:11.981+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-gg34NtE1ktc/TrzZS_ZjXtI/AAAAAAAADSI/WF_C9GV_wQc/s1600/corriere.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 269px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-gg34NtE1ktc/TrzZS_ZjXtI/AAAAAAAADSI/WF_C9GV_wQc/s400/corriere.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5673648550859464402" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La Prima Guerra MondialeIL RUOLO DEL CORRIERE DELLA SERA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il ruolo del Corriere della Sera fu determinante nel favorire l’intervento italiano alla Grande Guerra, ed è ancora oggi argomento controverso tra critici e storici. &lt;br /&gt;Inizialmente il sostegno del giornale alla parte interventista non era affatto scontato.&lt;br /&gt;Il direttore, Luigi Albertini, in una lettera del 7 maggio del 1914 scriveva : &lt;br /&gt;“Noi che siamo sempre stati triplicisti, noi che ripetutamente siamo stati accusati di austrofilia, se un bel giorno non abbiamo ritegno e lanciamo contro l’Austria grida così acute, possiamo creare una situazione veramente gravissima” . &lt;br /&gt;Di contro alle riserve di Alberini vi era l’opzione esplicitamente nazionalistica di collaboratori autorevoli, primo tra tutti Gabriele D’Annunzio. &lt;br /&gt;Il pluralismo di opinioni si esaurì quando Alberini decise di si schierarsi a favore dell’intervento, a fianco di Francia e Inghilterra. &lt;br /&gt;Quando l’Italia entrò in guerra, il Corriere della Sera dimostrò il suo appoggio alla causa bellica. &lt;br /&gt;Anche negli anni più duri della guerra, nonostante le difficoltà oggettive, le pubblicazioni non furono mai interrotte.&lt;br /&gt;Alla guerra venne dato tutto lo spazio possibile. &lt;br /&gt;Le copertine in tricromia illustravano e le operazioni dei diversi corpi dell’esercito italiano in modo estremamente realistico. Molti articoli avevano un tono apologetico e trionfalistico, simile a quello dei manifesti di propaganda. &lt;br /&gt;Altri articoli, invece, erano scritti in modo decisamente più obiettivo e del tutto privo di retorica.&lt;br /&gt;Vennero prese in considerazione tutte le diramazioni dell’industria bellica: illuminazione, areonautica, ingeneria marina, costruzione di strade, lavori di bonifica, i servizi ausiliari, fino alle mutilazioni più dolorose, affrontate con spirito addirittura positivistico in un articolo che loda i progressi della medicina nel campo delle protesi. &lt;br /&gt;La stampa delle copertine veniva realizzata con delle macchine della ditta König &amp; Bauer di Würzburg. &lt;br /&gt;I disegni di Beltrame venivano convertiti in tricromie, scomponendo l’originale secondo i principi della sintesi sottrattiva. &lt;br /&gt;Le restrizioni di guerra incidevano invece sul tipo di carta, molto fragile e non patinato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-7284018097162887759?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/7284018097162887759/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/11/la-prima-guerra-mondialeil-ruolo-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/7284018097162887759'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/7284018097162887759'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/11/la-prima-guerra-mondialeil-ruolo-del.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-gg34NtE1ktc/TrzZS_ZjXtI/AAAAAAAADSI/WF_C9GV_wQc/s72-c/corriere.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-2609099415814388665</id><published>2011-11-09T13:41:00.001+01:00</published><updated>2011-11-09T13:45:31.603+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-v8dwAWCs2iQ/Trp12FKEbQI/AAAAAAAADQU/iTWZJpsdrJI/s1600/memoria.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 267px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-v8dwAWCs2iQ/Trp12FKEbQI/AAAAAAAADQU/iTWZJpsdrJI/s400/memoria.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672976252584357122" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-JFS9i1QCptY/Trp12DqIUxI/AAAAAAAADQM/cKm6-AFhY4E/s1600/irina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 194px; height: 238px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-JFS9i1QCptY/Trp12DqIUxI/AAAAAAAADQM/cKm6-AFhY4E/s400/irina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5672976252181959442" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Irena Sendler  &lt;br /&gt;Poco tempo fa è venuta a mancare  una signora di 98 anni di nome Irena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante la seconda guerra mondiale, Irena, ha ottenuto il permesso di lavorare nel ghetto di Varsavia, come Idraulica specialista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveva un 'ulteriore motivo'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era al corrente dei piani che i nazisti avevano per gli ebrei (essendo tedesca).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Irena portò in salvo migliaia di neonati nascondendoli nel fondo della sua cassetta degli attrezzi che trasportava nel retro del suo camion.I bambini più grandi li nascondeva  in un sacco di iuta ...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Teneva anche un cane nel retro del camion, che aveva addestrato ad abbaiare quando i soldati nazistientravano ed uscivano dal ghetto.I soldati, naturalmente, temevano il cane, inoltre il suo latrato copriva il pianto dei bambini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante tutto questo tempo, è riuscita a salvare 2500 tra  bambini e neonati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu catturata, e i nazisti le ruppero entrambe le gambe e le braccia picchiandola selvaggiamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Irena aveva un registro dei nomi di tutti i ragazzi che clandestinamente aveva portato fuori dai confini e lo teneva in un barattolo di vetro, sepolto sotto un albero nel suo cortile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la guerra, cercò di rintracciare tutti i genitori che potessero essere sopravvissuti, per riunire le famiglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte di loro erano stati gasati. Irena ha continuato a prendersi cura di questi ragazzi, mettendoli in case famiglia, o trovando loro famiglie affidatarie o adottive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'anno scorso Irena è stata proposta per il Premio Nobel della Pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è stata nominata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IN MEMORIA - 63 ANNI DOPO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-2609099415814388665?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/2609099415814388665/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/11/irena-sendler-poco-tempo-fa-e-venuta.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2609099415814388665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2609099415814388665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/11/irena-sendler-poco-tempo-fa-e-venuta.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-v8dwAWCs2iQ/Trp12FKEbQI/AAAAAAAADQU/iTWZJpsdrJI/s72-c/memoria.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-5639364031644446631</id><published>2011-11-03T13:43:00.002+01:00</published><updated>2011-11-03T13:47:02.644+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-K4wSeTfCDLg/TrKNOQ3DebI/AAAAAAAADLo/mD-VrOUjNow/s1600/pasolini%2B2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 286px; height: 312px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-K4wSeTfCDLg/TrKNOQ3DebI/AAAAAAAADLo/mD-VrOUjNow/s400/pasolini%2B2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5670750156996442546" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;UN OMAGGIO A PASOLINI &lt;br /&gt;nell'anniversario dela morte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Pagine corsare" &lt;br /&gt;INVITO ALLA LETTURA. BRANI DALLE OPERE DI &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DA &lt;br /&gt;Ragazzi di vita &lt;br /&gt;di Pier Paolo Pasolini &lt;br /&gt;Einaudi, Torino 1972 (appendici) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il metodo di lavoro &lt;br /&gt;già in "Città aperta", 7-8 aprile-maggio 1958&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto che leggendo frammenti e pagine da Una vita violenta si possa pensare di trovarsi di fronte a frammenti o pagine di Ragazzi di vita non è casuale: significa che il paradigma, lo spitzeriano periodo-campione, è lo stesso, e che quindi stilisticamente non câ€™è soluzione di continuità. E se non câ€™è trasformazione stilistica non ci sarà neppure più trasformazione interna, psicologica e ideologica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti ho pensato contemporaneamente tre romanzi, Ragazzi di vita, Una vita violenta e Il Rio della grana (titolo questo, provvisorio, forse sostituito da La città dl Dio) negli stessi mesi, negli stessi anni e insieme li ho maturati e elaborati. La sola differenza è che Ragazzi di vita è scritto per intero e fisicamente: gli altri due ancora no: sono scritti dentro e in parte stesi (Una vita violenta è pronto per soli due terzi). Mentre scrivevo dunque Ragazzi di vita erano già impostati gli altri due romanzi nella loro struttura e in parte nei loro particolari. Ragazzi di vita doveva essere una specie di, diciamo con cattivo gusto, «ouverture», accennando a mille motivi, fondando un mondo in quanto «particolare», in sé completo, del mondo. Gli altri due romanzi dovevano approfondire. Mentre in Ragazzi dl vita ciò che conta è il mondo delle borgate e del sottoproletariato romano vissuto nei ragazzi, e quindi il protagonista, il Riccetto, era, oltre che un personaggio abbastanza definito, un filo conduttore un poâ€™ astratto, un poâ€™ flatus vocis, come tutti i protagonisti-pretesto, in Una vita violenta e nel Rio della grana ciò che conta sono i due personaggi centrali, Tommasino Puzzilli nel primo, Pietro nel secondo. Due storie in certo modo interiori, interiori come possono essere in ragazzi del popolo, abbandonati per le strade, senza un mondo morale se non, rispetto al nostro, preistorico, o ad altro livello storico, malgrado il bombardamento ideologico intensissimo, Il «panem et circenses» della borghesia democristiana e americanizzante. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia di Tommasino Puzzilli è una introversione dovuta al fatto che si tratta di un ragazzo non bello, non forte e non sano: un debole, insomma, che deve per forza essere un forte, in un mondo dove ciò è obbligatorio. Egli cerca dunque continuamente di affermarsi: e si sa dove si va a finire per questa strada: alla pseudo-forza della delinquenza, del cinismo, della «dritteria». come la chiamano. Nella specie, la disperata tensione di Tommasino - che non è un delicato, al contrario, è molto volgare - è allâ€™esterno, la storia dei suoi diversi credo politici: è fascista, anarchico, democristiano e infine comunista. Naturalmente allâ€™interno, la storia è più monotona; il meccanismo che scatta è sempre lo stesso, sotto lâ€™influenza delle circostanze esteriori (lâ€™amicizia con dei ladri missini lo fa essere fascista; un certo miglioramento della sua famiglia che era sempre vissuta in baracche e tuguri e che finalmente ha un quartierino allâ€™Ina-Case, lo fa diventare benpensante e democristiano; infine la tubercolosi e lâ€™ambiente del Forlanìni, dove si trova una forte cellula del Pci, lo fa diventare comunista). Bene o male, alla fine, questa spinta «ad affermarsi», «ad esistere», questa sgangherata energia vitale, si illumina di qualche confusa luce morale. &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parlando di Gadda, su «Vie Nuove» trovavo in questo grande autore dei tipi diversi e apparentemente contraddittori di usare il dialetto, che catalogavo in quattro serie. La prima, scrivevo, «è una serie di tipi dâ€™uso dialettale di specie verghiana: implicanti cioè una regressione dellâ€™autore nellâ€™ambiente descritto, fino ad assumerne il più intimo spirito linguistico, mimetizzandolo incessantemente, fino a fare di questa seconda natura linguistica una natura primaria, con la conseguente contaminazione». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa la formula definitoria, che, mentre descrive solo in parte Gadda, descrive me interamente. Perché questa selezione linguista mimetizzante? Per poter dare, come scriveva Contini, «unâ€™imperterrita dichiarazione dâ€™amore». Il fondo sentimentale e umanitario, appartiene è vero, alla mia preistoria: ma, si dice, «la nostra storia è tutta la storia» e io aggiungerei «e anche la preistoria». Il mio realismo io lo considero un atto dâ€™amore: e la mia polemica contro lâ€™estetismo novecentesco, intimistico e para-religioso, implica una presa di posizione politica contro la borghesia fascista e democristiana che ne è stata lâ€™ambiente e il fondo culturale. &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non esiste, per me, un metodo esterno di lavoro: il metodo è unicamente stilistico, e quindi interno. Ci sono naturalmente dei dati di fatto che presi a sé possono suggerire lâ€™idea, superficiale, aneddotica, di un metodo «applicato», «a formula». In una loro rivista satirica, Lina e il cavaliere Franca Valeri e i suoi collaboratori hanno inventato un tipo di scrittore, i dati fonetici del cui cognome corrispondono vagamente a quelli del mio. Questo scrittore (châ€™era poi una scrittrice, impersonata dalla Valeri) teneva chiuse in un armadio due servette meridionali: quando doveva lavorare le tirava fuori dallâ€™armadio e le faceva «parlare». Operazione da «magnetofono», dunque, con qualche leggera correzione nel senso della «contaminatio»: assoluto naturalismo corretto da un lieve ma a suo modo assoluto «stilismo puro». A parte la comicità della faccenda, la Valeri non aveva affatto intuito male. Spesse volte, se pedinato, sarei colto in qualche pizzeria di Torpignattara, della Borgata Alessandrina, di Torre Maura o di Pietralata, mentre su un foglio di carta annoto modi idiomatici, punte espressive o vivaci, lessici gergali presi di prima mano dalle bocche dei «parlanti» fatti parlare apposta. Questo, naturalmente accade in occasioni specifiche. Per esempio a un certo punto del racconto uno dei miei personaggi ruba una valigia e qualche borsa: câ€™è un termine gergale per indicare valigia e borsa? Come no! Valigia si dice «cricca», borsa «campana»: la refurtiva in genere, oltre che «morto», si dice «riboncia», ecc, (invece che dire «ecc.», o «cose di questo genere», nel mio romanzo metterò sempre «e santi benedetti» o «e tanti benedetti», quando non un meno vivace «e tante belle cose»). Non sempre questo materiale strumentale a livello bassissimo e particolarissimo lo trascrivo direttamente: lo faccio solo nei casi in cui mi si presenti una difficoltà o una necessità stilistica a tavolino, mentre scrivo tutto solo. Allora lascio in bianco la parte che necessita di espressività, e faccio la mia ricerca, di solito breve e fruttuosa (ho alla Maranella un amico, Sergio Citti. pittore, che finora non ha mai fallito alle mie richieste, anche più sottili). Esiste anche una mia passione generica: in tal caso annoto per conto mio, magari di nascosto, «fulgurato» da qualche improvvisa e ignota forma del patrimonio. Si tratta in tal caso di materiale di riserva, che a ogni buon conto metto da parte: in modo da non dover scendere alla Maranella nel caso mi si presenti la sopraddetta necessità espressiva. In fondo allo scartafaccio del romanzo ho dunque un bel mucchio di pagine di modi idiomatici, un tesoretto lessicale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosi si esaurisce il «colore» del mio metodo di lavoro. Tutto il resto accade nella solitudine della mia stanza ormai in un quartiere borghese, dietro il Gianicolo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La differenza tra Il personaggio della Valeri e me è che il rapporto coi «parlanti» in me è stato, ed è, necessario. Sia pure: ogni regressione richiede un tanto di aprioristico e di volontario. Ed è chiaro che ogni autore che usi una lingua «parlata», magari addirittura allo stato naturale di dialetto, deve compiere questa operazione esplorativa e mimetica di regresso - come accennavo - sia nellâ€™ambiente che nel personaggio, in sede, cioè, sia sociologica che psicologica. Vista marxisticamente la cosa si presenta come una regressione più che da un livello culturale a un altro, da una classe allâ€™altra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io mi sento assolto in questa operazione da ogni possibile accusa di gratuità, o cinismo, o dilettantismo estetizzante per due ragioni: la prima, di tipo, diciamo, morale (riguardante cioè il rapporto tra me e le persone particolari dei parlanti poveri, proletari o sottoproletari) è che, nel caso di Roma, è stata la necessità (fra lâ€™altro la mia stessa povertà sia pure di borghese disoccupato) a farmi fare lâ€™esperienza immediata, umana, come si dice, vitale, del mondo che ho poi descritto e sto descrivendo. Non câ€™è stata scelta da parte mia, ma una specie di coazione del destino: e poiché ognuno testimonia ciò che conosce, io non potevo che testimoniare la «borgata» romana. Alla coazione biografica si aggiunge la particolare tendenza del mio eros, che mi porta inconsciamente, e ormai con la coscienza dellâ€™incoscienza, a evitare incontri che causino possibili (e sia pur molto leggeri, come mâ€™insegna lâ€™esperienza), traumi di sensibilità borghese, o di borghese conformismo: e a cercare le amicizie più semplici, normali presso i «pagani» (la periferia di Roma è completamente pagana: I ragazzi e i giovani sanno a stento chi è la Madonna), che vivono a un altro livello culturale, e nei quali il bombardamento ideologico non ha ancora toccato se non genericamente i problemi del sesso. Quindi - placatasi la necessità sociologica - io continuo comunque a vivere necessariamente nella periferia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda ragione è molto più importante, tanto che in fondo avrei anche potuto omettere i commi qui succintamente esposti della prima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E chiaro che una liceità è possibile anche a una regressione momentanea, sperimentale dalla classe e dalla cultura alta, che avvenga per «scelta», per «volontà»: direi che una liceità è possibile anche nel caso che questa avvenga per ragioni puramente estetiche (se tali ragioni esistessero): poiché, per quanto irrelato, indissolubile da esse, câ€™è nel fondo sempre un dato documentario, un recupero in qualche modo oggettivo del mondo cosi esplorato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di usare la lingua dei «parlanti» della periferia romana, per analoghe ragioni biografiche, avevo usato unâ€™altra lingua senza tradizione letteraria, il friulano di Casarsa: e, altrove, confessando, ho già descritto, a posteriori, ché allora male lo sapevo, quali fossero le ragioni interne di quellâ€™adozione linguistica: ma, appunto, benché lo stile, malgrado le apparenze, fosse in realtà «sublimis» e non «humilis», obbedisse alle regole della più rigorosa selezione linguistica, trasvolasse tranquillamente su ogni dato naturalistico, e risultasse in definitiva appartenere allâ€™area dellâ€™ermetismo, alla poetica della Parola, con lâ€™invenzione di una lingua assoluta, «per poesia» - tuttavia, non so se alle origini stesse dellâ€™esperienza, o se nato in un secondo istante, coesisteva al furore stilistico, in quel friulano, un tanto di reale, di oggettivo, per cui il mondo contadino della Bassa friulana in qualche modo affiorava allâ€™espressione. E non per nulla allâ€™interno stesso di quel mio sistema - e non per applicazione - è nata tutta una sezione che si potrebbe anche dire «impegnata», dato lâ€™anno, 1947-48, in cui è stata scritta: Il testament Coran, che è una delle parti più nutrite e forse meglio riuscite del mio libro di versi casarsesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi le due componenti della mia ispirazione, quella sensuale-stilistica, e quella, diciamo, naturalistico-documentaria, a fondo politico, si sono, credo, spero, meglio equilibrate. Nello scendere al livello di un mondo storicamente e culturalmente inferiore al mio - almeno secondo una graduazione razionale, ché, irrazionalmente, esso gli è poi assolutamente contemporaneo, per non dire più avanzato, nel suo vitalismo puro, in cui «si fa» la storia - nellâ€™immergermi nel mondo dialettale e gergale della «borgata» io porto con me una coscienza che giustifica la mia operazione né più né meno di quanto giustifichi, ad esempio, lâ€™operazione di un dirigente di partito: il quale, come me, appartiene alla classe borghese, e da questa si allontana, ripudiandone momentaneamente le necessità, per capire e fare proprie le necessità della classe proletaria o comunque popolare. La differenza è che questa operazione coscientemente politica, nellâ€™uomo di partito prevede o prepara lâ€™azione: in me, scrittore, non può che farsi mimesis linguistica, testimonianza, denuncia, organizzazione interna della struttura narrativa secondo unâ€™ideologia marxista, luce interna. Mai però letteratura di fiancheggiamento allâ€™azione edificante, prospettivistica. Lâ€™ottimismo, la speranza aprioristica sono sempre dati superficiali: io so bene che la Libertà e la Giustizia non significano la felicità della pienezza morale: e sarebbe un inganno promettere questâ€™ultima come un corollario, un risultato meccanico del mutamento delle strutture. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pier Paolo Pasolini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-5639364031644446631?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/5639364031644446631/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/11/un-omaggio-pasolini-nellanniversario.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5639364031644446631'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5639364031644446631'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/11/un-omaggio-pasolini-nellanniversario.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-K4wSeTfCDLg/TrKNOQ3DebI/AAAAAAAADLo/mD-VrOUjNow/s72-c/pasolini%2B2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-575640574073632610</id><published>2011-10-31T09:32:00.001+01:00</published><updated>2011-10-31T09:34:55.824+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-oMtM2zQr0bY/Tq5dqNjWd1I/AAAAAAAADFA/BG27-d2SEzI/s1600/anteo_zamboni.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 288px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-oMtM2zQr0bY/Tq5dqNjWd1I/AAAAAAAADFA/BG27-d2SEzI/s400/anteo_zamboni.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669571960679855954" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L'attentato di Anteo Zamboni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E', come oggi, una domenica il 31 ottobre del 1926, quando il capo del governo, Benito Mussolini, a bordo dell'auto di rappresentanza - la famosa Fiat Torpedo nera - arriva a Bologna per inaugurare lo Stadio del Littoriale, oggi intitolato a Renato Dall'Ara e teatro delle partite casalinghe del Bologna FC. E' una giornata di sole, e nella retorica del regime, quello delle grandi missioni e delle grandi opere, Mussolini è in alta uniforme e con la fascia dell'Ordine Mauriziano, lieto e pronto al taglio del nastro, L'automobile percorre sicura via Rizzoli e poi via Indipendenza, giungendo all'Arena del Sole. E' in quel momento, che tra la folla riecheggia un colpo di pistola, uno solo, che sfiora il Primo ministro, il guidatore - Leandro Arpinati, uomo del PNF a Bologna - ed il gerarca Dino Grandi. Il proiettile non ferisce nessuno, sfiora solo l'uniforme di Mussolini, che ordina ad Arpinati di accelerare e fuggire: nel frattempo, è la stessa folla che ferma e lincia un giovane bolognese, di famiglia e cultura anarchiche, Anteo Zamboni, sedicenne. Il primo a bloccare il ragazzo fu un militare, il Colonnello Carlo Alberto Pasolini, padre di Pierpaolo. La folla giustiziò il giovane in pochi minuti, mentre poco più in là Mussolini, costatato che tutto era a posto, ripartì alla volta dello Stadio da inaugurare. Ancora oggi, l'attentato di Zamboni è comunque avvolto in parte nel mistero, essendo diffusa la tesi che in realtà a volere la morte del Duce erano suoi compagni di partito, propensi non alla dittatura plateale ma alla fascitizzazione morbida del paese. Costro, secondo questa lettura, avrebbero organizzato una congiura - il cui leader sarebbe stato proprio Arpinati - i quali poi avrebbero fatto ricadere la colpa su un ragazzo appartenente ad una famiglia notoriamente antifascista e soprattutto molto prossima agli ambienti dell'anarchia. Le stesse dichiarazioni contraddittorie dei fascisti al seguito di Mussolini - con il Duce che parlò ad esempio di un uomo col cappello vestito con colori chiari e Grandi che parlò di un giovane senza cappello vestito di scuro - favorirono i dubbi e le interpretazioni. Di lì a poco, comunque, ci fu la svolta dura del regime, con la predisposizione delle Leggi speciali, l'epurazione di più di cento parlamentari dell'opposizione, l'istituzione del Tribunale speciale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-575640574073632610?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/575640574073632610/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/lattentato-di-anteo-zamboni-e-come-oggi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/575640574073632610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/575640574073632610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/lattentato-di-anteo-zamboni-e-come-oggi.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-oMtM2zQr0bY/Tq5dqNjWd1I/AAAAAAAADFA/BG27-d2SEzI/s72-c/anteo_zamboni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-5988657172172011363</id><published>2011-10-31T09:05:00.001+01:00</published><updated>2011-10-31T09:07:47.587+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-7OERjgOCDtU/Tq5XK6GbwgI/AAAAAAAADE0/vKYZzvq6j6o/s1600/balcone.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 250px; height: 238px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-7OERjgOCDtU/Tq5XK6GbwgI/AAAAAAAADE0/vKYZzvq6j6o/s400/balcone.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669564825812582914" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mercoledì 1 Novembre 1922  | I padroni d'Italia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il re d’ Italia è Vittorio Emanuele III &lt;br /&gt;Il presidente del Senato è Tommaso Tittoni &lt;br /&gt;Il presidente della Camera è Enrico De Nicola &lt;br /&gt;Il presidente del Consiglio è Benito Mussolini &lt;br /&gt;Il ministro degli Interni è Benito Mussolini &lt;br /&gt;Il ministro degli Esteri è Benito Mussolini &lt;br /&gt;Il ministro di Grazia e giustizia è Aldo Oviglio &lt;br /&gt;Il ministro della Marina è Amm. Paolo Thaon Di Revel &lt;br /&gt;Il ministro della Guerra è Gen. Armando Diaz &lt;br /&gt;Il ministro delle Finanze è Alberto De Stefani &lt;br /&gt;Il ministro del Tesoro è Vincenzo Tangorra &lt;br /&gt;Il ministro dell’ Agricoltura è Achille Visocchi &lt;br /&gt;Il ministro dell’ Agricoltura è Giuseppe De Capitani D’Arzago &lt;br /&gt;Il ministro della Pubblica istruzione è Giovanni Gentile &lt;br /&gt;Il ministro dei Lavori pubblici è Gabriello Carnazza &lt;br /&gt;Il ministro delle Poste e telecomunicazioni è Giovanni A. Colonna Di Cesar &lt;br /&gt;Il ministro del Lavoro è Stefano Cavazzoni &lt;br /&gt;Il presidente di Confindustria è Raimondo Targetti &lt;br /&gt;L’ amministratore delegato della Fiat è Giovanni Agnelli &lt;br /&gt;Il presidente della Fiat è Giovanni Agnelli &lt;br /&gt;Il presidente del Coni è Francesco Mauro &lt;br /&gt;Il sindaco di Roma è Filippo Cremonesi &lt;br /&gt;Il sindaco di Firenze è Antonio Garbasso &lt;br /&gt;Il sindaco di Napoli è Alberto Geremicca &lt;br /&gt;Il sindaco di Napoli è Eduardo Verdonois &lt;br /&gt;Il sindaco di Bologna è Vittorio Ferrero (Commissario prefettizio) &lt;br /&gt;Il sindaco di Genova è Federico Ricci &lt;br /&gt;Il direttore del Corriere della Sera è Luigi Albertini &lt;br /&gt;Il commissario prefettizio di Milano è Pio Carbonelli I padroni del mondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente degli Stati Uniti è Warren Gamaliel Harding &lt;br /&gt;Il segretario generale del PCUS è Losif Stalin &lt;br /&gt;Il papa è Pio XI &lt;br /&gt;Il segretario di stato Vaticano è Pietro Gasparri &lt;br /&gt;Il presidente della Repubblica cinese è Li Yuanhong &lt;br /&gt;Il re d’ Inghilterra è Giorgio V &lt;br /&gt;Il primo ministro inglese è Andrew Bonar Law &lt;br /&gt;Il cancelliere tedesco è Joseph Wirth &lt;br /&gt;Il presidente della Repubblica francese è Alexandre Millerand Libertà di stampa• «Non sappiamo ancora se e quando la libertà di critica sarà restituita alla stampa italiana, la quale vive da alcuni giorni l’umiliazione di veder condannati alla dissimulazione o al silenzio gran parte dei giornali. Il telegramma di risposta del presidente del Consiglio al senatore Barzilai [Presidente dell’Associazione della Stampa], che cortesemente invocava la restaurazione di questa libertà, non è certamente tale da rasserenare gli spiriti e indurre alla fiducia. “Intendo – dice l’on. Mussolini – salvaguardare la libertà di stampa, purché la stampa sia degna della libertà”. Non dice però se a giudicare di ciò attenderà, contro lo Statuto del regno, un capo di governo o un qualsiasi funzionario politico, o un qualsiasi gruppo di fascisti, oppure il compito rimarrà alla magistratura interprete e tutrice delle leggi». [Cds 2 novembre 1922]Giuramento al Re• Alle ore 10 l’on. Mussolini lascia l’albergo dove alloggia a Roma per recarsi a Palazzo Viminale. Per tutto il giorno ministri e sottosegretari hanno preso possesso delle loro poltrone. Unica pausa: alle ore 13 Mussolini pranza nella sua camera in albergo. Alle ore 14.30 lo raggiungono gli on. Giuriati, Oviglio, De Stefani e Tangorra, per poi recarsi insieme a prestare giuramento al Re. [Cds 2 novembre 1922]Giacomo Acerbo segretario del Consiglio• Il Re ha firmato il decreto con cui l’on. Giacomo Acerbo, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, è nominato segretario del Consiglio dei Ministri. [Cds 2 novembre 1922]La stampa estera• Il Times accoglie con «lieto stupore» il messaggio di Mussolini a Bonar Low e Poincaré perché «gli sembra destinato a dissipare interamente l’impressione sgradevole di certe passate esplosioni verbali del leader fascista». Il Times rivela, inoltre, che la composizione del Ministero non è interamente fascista e che Mussolini cercherà di avere in un secondo momento la cooperazione dei socialisti. Il Daily Telegraph è molto più cauto: la soppressione della libertà di stampa non sembra essere un buon inizio. [Cds 2 novembre 1922]Le dimissioni di Sforza• Mussolini, apprese dai giornali le dimissioni dell’ambasciatore italiano a Parigi, il conte Sforza, gli invia un telegramma in cui lo «invita formalmente a conservare il suo posto ed a non creare imbarazzi al governo». [Cds 2 novembre 1922]Le dimissioni di Frassati• Si è dimesso anche l’ambasciatore italiano a Berlino, Pier Giorgio Frassati. [Cds 2 novembre 1922]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall'edizione del 1922 del Corriere della sera&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-5988657172172011363?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/5988657172172011363/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/mercoledi-1-novembre-1922-i-padroni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5988657172172011363'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5988657172172011363'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/mercoledi-1-novembre-1922-i-padroni.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-7OERjgOCDtU/Tq5XK6GbwgI/AAAAAAAADE0/vKYZzvq6j6o/s72-c/balcone.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-8871752921552444765</id><published>2011-10-31T08:52:00.002+01:00</published><updated>2011-10-31T08:55:30.797+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Au9aAmFOU2g/Tq5Ua32qFDI/AAAAAAAADEo/bLTcA7D79Ao/s1600/mussolini%2Bcapo%2Bg.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-Au9aAmFOU2g/Tq5Ua32qFDI/AAAAAAAADEo/bLTcA7D79Ao/s400/mussolini%2Bcapo%2Bg.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669561801552565298" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;IL 31 OTTOBRE DEL 1922 MUSSOLINI E' NOMINATO CAPO DEL GOVERNO:INIZIA IL VENTENNIO FASCISTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo schema illustra la composizione del Governo che Mussolini consegnò al Re dopo la Marcia su Roma, che sarà formalmente costituito il 31 ottobre 1922. Mussolini si era rivolto agli uomini della destra e della sinistra (esclusa l’estrema) e i rispettivi gruppi che non avevano fatto alcuna opposizione né avevano posto condizioni per l’entrata dei loro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La collaborazione al ministero di Mussolini più spiccata fu quella dei democratico – sociali di cui entrò addirittura il capo (Colonna di Cesarò - alle Poste). Anche il partito popolare si mostrò favorevole alla collaborazione, ritenuta utile per la pacificazione e lo sviluppo delle organizzazioni bianche, dando loro due portafogli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gruppo fascista era rappresentato con due portafogli, il gruppo nazionalista con altri due ministeri, presenti anche un salandriano e un giolittiano, oltre dei combattenti in congedo (Guerra e Marina) per assicurarsi tutto il favore dell’esercito. La rappresentanza fascista era molto numerosa fra i sottosegretari (alla Presidenza, Assistenza militare e alle poste. Gli altri sottosegretari erano misti e diversi, abbiamo menzionato solo quelli di destra per avere un quadro più generale e completo della politica di Mussolini appena occupato il posto alla Presidenza del Consiglio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi il seguente schema illustra un Governo ancora nella sua fase proto-autoritaria, Mussolini venne considerato nei primi tempi, sopratutto da alcuni liberari, non estremamente pericoloso. In effetti, anche quando i tempi del regime furono maturi, il fascismo non riuscì mai, nonostante i suo sforzi, ad attuare una completa rivoluzione totalitaria ed a ultimare la completa fascistazzione dello Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presidente del Consiglio dei Ministri&lt;br /&gt;Benito Mussolini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sottosegretario alle Poste&lt;br /&gt;TERZAGHI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio&lt;br /&gt;Giacomo ACERBO&lt;br /&gt;Sottosegretario agli Interni&lt;br /&gt;Aldo FINZI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sottosegretario alla Marina&lt;br /&gt;Costanzo CIANO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sottosegretario all'Assistenza Militare&lt;br /&gt;Cesare Maria DE VECCHI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ministro dell'Agricoltura&lt;br /&gt;Giuseppe De Capitani&lt;br /&gt;(destra salandriana)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ministro del Lavoro&lt;br /&gt;Stefano Cavazzoni&lt;br /&gt;(popolare)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ministro dell'Industria&lt;br /&gt;Teofilo Rossi&lt;br /&gt;(giolittiano)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ministro dell'Istruzione&lt;br /&gt;Giovanni gentile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ministro delle Finanze&lt;br /&gt;Alberto De Stefani&lt;br /&gt;(gruppo fascista)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ministro delle Colonie&lt;br /&gt;Luigi Federzoni&lt;br /&gt;(gruppo nazionalista)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ministro delle Poste&lt;br /&gt;Colonna di Cesarò&lt;br /&gt;(democratico-sociale)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ministro della Guerra&lt;br /&gt;Armando Diaz&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ministro dei Lavori Pubblici&lt;br /&gt;Gabriello Carnazza&lt;br /&gt;(democratico-sociale)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ministro delle Terre Liberate&lt;br /&gt;Giovanni Giurati&lt;br /&gt;(Gruppo nazionalista)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ministro del Tesoro&lt;br /&gt;Vincenzo Tangorra&lt;br /&gt;(popolare)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-8871752921552444765?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/8871752921552444765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/il-31-ottobre-del-1922-mussolini-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/8871752921552444765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/8871752921552444765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/il-31-ottobre-del-1922-mussolini-e.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Au9aAmFOU2g/Tq5Ua32qFDI/AAAAAAAADEo/bLTcA7D79Ao/s72-c/mussolini%2Bcapo%2Bg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-3060386271097212706</id><published>2011-10-30T18:47:00.001+01:00</published><updated>2011-10-30T18:51:18.848+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-96jxj6JuBJo/Tq2OgyH58lI/AAAAAAAADEE/zPTbCM2YOSs/s1600/convegno%2Bcarrara.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-96jxj6JuBJo/Tq2OgyH58lI/AAAAAAAADEE/zPTbCM2YOSs/s400/convegno%2Bcarrara.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5669344199791211090" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel segno della libertà&lt;br /&gt;A palazzo Binelli il convegno sul legame tra anarchia e Carrara&lt;br /&gt;CARRARA. La morte del re Umberto I per mano di Gaetano&lt;br /&gt;Bresci quale ponte tra il vecchio ed il nuovo corso&lt;br /&gt;del movimento anarchico è stato l’argomento del convegno&lt;br /&gt;“Nel fosco fin del secolo morente, l’anarchismo italiano&lt;br /&gt;dai monti di Carrara al regicidio di Monza”, organizzato&lt;br /&gt;a Palazzo Binelli dalla fondazione “Berti” e dalla&lt;br /&gt;fondazione Cassa di Risparmio di Carrara.&lt;br /&gt;Prima tentativi insurrezionali&lt;br /&gt;legati ad un crescente disagio&lt;br /&gt;sociale con i moti carrarini, di&lt;br /&gt;Ancona e Milano, poi la svolta&lt;br /&gt;in senso libertario.&lt;br /&gt;Dopo l’evento di Monza, nella&lt;br /&gt;storia dell’anarchismo - si è aggiunto&lt;br /&gt;nel corso del convegno -&lt;br /&gt;cambia la strategia operativa.&lt;br /&gt;A Carrara ed in altre città nascono&lt;br /&gt;le Camere del Lavoro ed&lt;br /&gt;assieme si concretizzano le manifestazioni&lt;br /&gt;di sciopero proprio&lt;br /&gt;verso la decisione del loro scioglimento&lt;br /&gt;da parte delle istituzioni,&lt;br /&gt;culminando con quello nazionale&lt;br /&gt;di Monza. Uno stacco&lt;br /&gt;netto attraverso l’utilizzo di&lt;br /&gt;mezzi che vedono gli anarchici&lt;br /&gt;all’interno della lotta operaia.&lt;br /&gt;In una parola, il sindacalismo&lt;br /&gt;entra di fatto dell’anarchismo.&lt;br /&gt;Ma l’anarchismo non riuscirà&lt;br /&gt;poi - si è concluso - a portare le&lt;br /&gt;masse verso le proprie posizioni&lt;br /&gt;rivoluzionarie in direzione di&lt;br /&gt;uno scisma sociale.&lt;br /&gt;Un convegno di grosso spessore&lt;br /&gt;culturale e storico come&lt;br /&gt;ha detto Alberto Pincione, presidente&lt;br /&gt;della fondazione Cassaa&lt;br /&gt;di Risparmio, che vuole rappresantare&lt;br /&gt;una rimeditazione giusta&lt;br /&gt;nel posto giusto e nel momento&lt;br /&gt;giusto.&lt;br /&gt;Parlando a nome della Fiap&lt;br /&gt;(Federazione italiana associazioni&lt;br /&gt;partigiane), Alfredo Mazzucchelli&lt;br /&gt;ha detto che la Resistenza&lt;br /&gt;non rappresenta il passato&lt;br /&gt;così come l’anarchismo non&lt;br /&gt;deve essere considerato un tentativo&lt;br /&gt;rivoluzionario ma entrambi&lt;br /&gt;sono una reazione contro&lt;br /&gt;lo sfruttamento e la difesa&lt;br /&gt;delle libertà.&lt;br /&gt;Numerosi e di prestigio i relatori:&lt;br /&gt;dopo il saluto del sindaco&lt;br /&gt;Angelo Zubbani, fra i primi a&lt;br /&gt;partlare i professori Maurizio&lt;br /&gt;Antonioli, università di Milano&lt;br /&gt;e Giampietro Berti, dell’ateneo&lt;br /&gt;di Padova.&lt;br /&gt;«Nel fosco fin del secolo morente&lt;br /&gt;» è il primo verso del famoso&lt;br /&gt;canto di protesta scritto dall’avvocato&lt;br /&gt;anarchico Luigi Molinari&lt;br /&gt;proprio durante i moti di&lt;br /&gt;Carrara del 1894.&lt;br /&gt;Gian Ugo Berti Tirreno 30 ottobre 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-3060386271097212706?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/3060386271097212706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/nel-segno-della-liberta-palazzo-binelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3060386271097212706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3060386271097212706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/nel-segno-della-liberta-palazzo-binelli.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-96jxj6JuBJo/Tq2OgyH58lI/AAAAAAAADEE/zPTbCM2YOSs/s72-c/convegno%2Bcarrara.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-6181428942092835538</id><published>2011-10-27T09:30:00.002+02:00</published><updated>2011-10-27T09:36:09.733+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-fOycnjH-SVc/TqkJtxK8dAI/AAAAAAAADBE/hPwqQzGmLbE/s1600/Sfilata%252520a%252520Milano%252520Mattei%252520e%252520Partigiani.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 275px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-fOycnjH-SVc/TqkJtxK8dAI/AAAAAAAADBE/hPwqQzGmLbE/s400/Sfilata%252520a%252520Milano%252520Mattei%252520e%252520Partigiani.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668072287920485378" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I rapporti top secret inviati a LondraFino all'articolo del "Financial Times" alla vigilia dell'incidente aereo: "Se ne deve andare"&lt;br /&gt;di FILIPPO CECCARELLI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Enrico Mattei&lt;br /&gt;L'UOMO CHE guardava al futuro: con questo titolo,andò in onda su Rai Uno la fiction su Enrico Mattei. Ma ai suoi tempi, per i sussiegosi e pragmatici funzionari della diplomazia britannica, più che guardare al futuro il capo dell'Eni era l'uomo che intralciava il loro presente. Anzi, seriamente e decisamente lo minacciava. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino al punto di...? Alt, no, questo non si può dire. Anche se il cospicuo dossier arrivato in Italia include carte a loro modo profetiche - tipo la fotocopia di un articolo del Financial Times che a due giorni dalla morte di Mattei si chiede se questi "dovrà andarsene" (Will signor Mattei have to go?) - i documenti recuperati da Mario J. Cereghino negli archivi britannici non autorizzano forzature, né automatismi cospirativi. Eppure, a meno di tre mesi dall'incidente aereo di Bascapé, 27 ottobre 1962, in un documento classificato come "segreto", dal ministero dell'Energia scrivono al Foreign Office: "L'Eni sta diventando una crescente minaccia agli interessi britannici. Ma non dal punto di vista commerciale [...] La minaccia dell'Eni si sviluppa, in molte parti del mondo, nell'infondere una sfiducia latente nei confronti delle compagnie petrolifere occidentali". Insomma, l'Eni incoraggia "l'autarchia" energetica a scapito dell'Inghilterra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una questione di principio. A settembre, al ministero degli Esteri del governo di Sua Maestà, fanno il punto "sui passi per contrastare il gruppo italiano". Ovviamente "è una materia da trattare con attenzione". Ci sono questioni da girare all'intelligence: "Fino a che punto l'Eni dipende dal petrolio russo? [...] È possibile distinguere tra le attività dell'Eni e gli interessi italiani? [...] Siamo in grado di affrontare il problema della virulenta propaganda di Mattei contro l'imperialismo e contro le compagnie petrolifere?". Non si conoscono le risposte. Eppure tante altre carte ricostruiscono in modo abbastanza impressionante lo scenario, il contesto, l'atmosfera che nell'autunno del 1962 si era venuta a creare attorno a quello che è diventato un eroe da tele-fiction. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo storico Nico Perrone, il massimo studioso di Mattei, ha esaminato questi documenti: "Contengono giudizi più sottili, più articolati e più intelligenti di quelli che si trovano negli archivi americani. A Washington reagivano grossolanamente e in ritardo; mentre gli inglesi avevano capito meglio e subito". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I funzionari britannici stanno addosso al presidente dell'Eni. Abbondano le schede, i rapporti, i memorandum. Si inventano pure il termine Matteism per indicare un modo di fare politica e affari. A loro modo lo ammirano anche. Questo si legge in un rapporto del Foreign Office alla legazione britannica di Washington: "Mattei punta in alto. A nostro parere è un manager tosto e un uomo potente nonché pericoloso". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il 1957 quando l'ambasciatore a Roma, Ashley Clarke, nota: "A differenza di molti esponenti democristiani non sembra corrotto a livello personale. Vive in modo tutto sommato modesto. Il suo unico svago è la pesca: non ci pensa due volte a volare in Alaska per una battuta di pesca di una settimana [...] Si trova nelle condizioni di fare gran bene o gran male all'Italia". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È vanesio, certo, e dittatore. Mostra "tendenze napoleoniche" ed "estrema suscettibilità". Gli americani, fanno sapere a Londra i diplomatici di Sua Maestà, pensano che "soffra di megalomania". I difetti di un personaggio ragguardevole sono spesso la faccia in ombra delle sue virtù: "Come tutti gli uomini che si sono fatti da sé, Mattei è vanitoso e non tollera il benché minimo affronto, soprattutto se proviene da uno straniero. Nel lavoro è autocratico e spietato, ma al contempo molto ammirato e rispettato". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dinamismo e dedizione al lavoro, gli riconosce anche un dirigente della Bp: "È l'apostolo delle imprese statali. Però molti ritengono che la sua psicologia si avvicini molto al concetto de "Lo Stato sono io"". Questo orgoglio può solleticare un certo spirito sportivo degli inglesi, ma certo non li rassicura negli affari. Mattei fa il diavolo a quattro, fa abbassare i prezzi del petrolio dall'Iran all'Etiopia, dal Marocco al Pakistan all'Arabia Saudita. Un po' bluffa, ma dal punto di vista degli inglesi un po' anche bara. O almeno: "Gioca con più mazzi di carte allo stesso tempo", si legge in un memorandum del ministero dell'Energia. Clarke insiste: "È un tipo che non si ferma dinanzi a niente". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai documenti si capisce che il "pericolo" è doppio. Riguarda da un lato le questioni dell'energia, ma dall'altro va a sbattere sulle alleanze e sulla stabilità di intere aree del mondo, a partire dal Medio Oriente, per giunta all'indomani della crisi di Suez. Il guaio supplementare è che dell'anticolonialismo questo italiano ha fatto una bandiera. Il petrolio è un mezzo per affermare una politica sociale e nazionale: "I successi in Egitto e in Persia gli hanno dato alla testa [...] Di fatto ha dato fuoco alle navi". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le compagnie petrolifere cominciano a "preoccuparsi seriamente della loro posizione in Italia", avvisa l'addetto commerciale dell'ambasciata di Roma nel luglio del 1960. Ma già ad agosto Clarke prevede: "Non vi è dubbio che in futuro Mattei diventerà una notevole spina nel fianco delle nostre imprese, anche in altre aree del mondo". E colpiscono le conclusioni su questo personaggio "indubbiamente infido" che "in passato ha già utilizzato tattiche ricattatorie [...] E Mattei non solo non è crollato, ma al momento è più forte che mai". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha appena concluso accordi commerciali con l'Urss e si dispone a stringerne con la Cina comunista: "In futuro", scrivono all'ambasciata britannica di Pechino, "potrebbe fornire ai cinesi tutto il petrolio di cui hanno bisogno". Così da Londra cercano di capire se il governo italiano ispira o si limita a coprire le scorribande dell'Eni, o se è pronto a scaricare il leader del cane a sei zampe. Le carte offrono resoconti mortificanti sui politici italiani: distratti, ambigui, sfuggenti. Il ministro degli Esteri, il liberale Martino, fa spallucce; il presidente Segni è tutto preso dall'agricoltura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meno vaghi, anche se sorprendentemente ostili all'Eni, appaiono due diplomatici italiani. Un funzionario del Foreign Office contatta a Londra un diplonatico italiano, Prunas: "La sua impressione è che, se non affrontato in maniera appropriata, Mattei potrebbe diventare pericoloso: e nel dirmi ciò", specifica Mr Beeley, "mi ha chiesto di mantenere il massimo riserbo". Lo stesso riserbo che in tempi non sospetti il segretario generale della Farnesina, marchese Rossi-Longhi, chiede a Mr Hohler, incaricato d'affari dell'ambasciata: "Secondo Rossi-Longhi potremmo raggiungere migliori risultati assumendo un atteggiamento fermo e piuttosto duro con Mattei". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà, dai documenti trovati da Cereghino viene fuori che il governo britannico, per tutto il 1961, spinge la Bp e la Shell, due delle sette sorelle, a trovare un accordo con l'Eni: "Fino a quando", scrive nell'agosto del 1961 Mr Laskey, un funzionario dell'ambasciata, "continueranno a considerare Mattei come una sorta di verruca o di escrescenza da ignorare (o che al momento non può essere asportata) è difficile che egli si comporti in maniera amichevole". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente di più difficile: e infatti Mattei insiste nel suo gioco - anche se forse non si rende conto che sta oltrepassando il terreno petrolifero per entrare di slancio nel campo scivoloso degli equilibri geopolitici. È di nuovo un italiano, il banchiere Lolli, Bnl, a mettere sull'avviso gli inglesi: "I sentimenti antiamericani di Mattei sono così forti che potrebbero trasformarsi in un pericolo sostanziale. In altre parole, potrebbe commettere qualche sciocchezza". Meglio quindi che le compagnie inglesi trovino un'intesa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'unico leader italiano che tiene testa a Mattei è Fanfani. Nell'autunno del 1961 l'allora presidente del Consiglio convoca a Palazzo Chigi Arnold Hofland, responsabile del settore Europa meridionale della Shell. Fanfani tenta una spericolata mediazione: "Personalmente il premier non vede di buon occhio l'intesa con Mosca e si è detto pronto ad annullarla. A patto però che Mattei sia messo in condizione di aggiudicarsi quei diritti estrattivi che permetterebbero all'Italia di disporre di una fonte di rifornimento autonoma". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il colloquio dura due ore e mezzo, ma non produce risultati. Peggio: Hofland, petroliere disincantato, concorda con l'ambasciatore sul fatto che Mattei "risulta sempre più pericoloso, anche se", aggiunge, "personalità come Paul Getty sono in grado di creare grane ben peggiori". Clarke è più risoluto e pessimista: quelli che chiama "i ricatti di Mattei" sono "meno marginali di quanto sembrano". In questo cupo scenario, pur venato da un garbato understatement, si apre il 1962: l'ultimo della vita di Mattei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, anche in politica internazionale, i "pericoli" è meglio sventarli per tempo; e nessuno ama farsi "ricattare". C'è parecchio nervosismo all'ambasciata di Roma, al ministero dell'Energia, alla Bp, alla Shell. Il 7 agosto i funzionari del Foreign Office inseriscono in un già corposo dossier una strana, ma eloquente nota semi-anonima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La spedisce, su carta intestata, un non meglio identificato Mr Searight: "Di recente una certa persona ha sostenuto una conversazione con una importante personalità dell'industria petrolifera che recentemente è entrata in contatto con Mattei. A suo dire, Mattei gli avrebbe confidato la seguente riflessione: "Ci ho messo sette anni per condurre il governo italiano verso una apertura a sinistra (in italiano nel testo, ndr). E posso dire che ce ne vorranno di meno per far uscire l'Italia dalla Nato e metterla alla testa dei Paesi neutrali"". I "Non Allineati", come si diceva in quegli anni. Aggiunge la noticina: "Non ci sono motivi per dubitare che tali affermazioni siano state effettivamente fatte". Possibile: il personaggio era quello che era. Gli eroi da tele-fiction guarderanno pure al futuro, ma intanto è ancora la lezione del passato che bisognerebbe capire meglio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I documenti &lt;br /&gt;I documenti del Foreign Office su Enrico Mattei su cui sono basate queste pagine sono stati trovati dal ricercatore Mario J. Cereghino negli Archivi nazionali britannici di Kew Gardens, a sud di Londra, e sono ora consultabili presso l'Archivio Casarrubea di Partinico, in provincia di Palermo (www.casarrubea.wordpress.com) &lt;br /&gt;nelle foto Mattei entra a Milano con capi partigiani&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-6181428942092835538?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/6181428942092835538/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/i-rapporti-top-secret-inviati.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/6181428942092835538'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/6181428942092835538'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/i-rapporti-top-secret-inviati.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-fOycnjH-SVc/TqkJtxK8dAI/AAAAAAAADBE/hPwqQzGmLbE/s72-c/Sfilata%252520a%252520Milano%252520Mattei%252520e%252520Partigiani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-3748902775272763374</id><published>2011-10-27T09:17:00.002+02:00</published><updated>2011-10-27T09:18:30.227+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-0qqC30ValcI/TqkFvpbItrI/AAAAAAAADA4/yxpTr3Hh5FA/s1600/Enrico_Mattei.png"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 365px; height: 375px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-0qqC30ValcI/TqkFvpbItrI/AAAAAAAADA4/yxpTr3Hh5FA/s400/Enrico_Mattei.png" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5668067922154141362" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Chi ha ucciso Enrico Mattei?&lt;br /&gt; tratto da Rinascita www.rinascita.info &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enrico Mattei fu assassinato, il suo caso insabbiato, i testimoni messi a tacere. Ma una cosa è certa: l’aereo su cui viaggiava il presidente dell’ENI e che cadde la sera del 27 ottobre 1962 a Bascapé, alle porte di Milano, fu sabotato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era un uomo che dava molto fastidio. La strategia di Mattei era volta a spezzare il monopolio delle “sette sorelle”, non soltanto per il tornaconto del nostro ente petrolifero, ma anche per stabilire rapporti nuovi tra i paesi industrializzati e i fornitori di materie prime.&lt;br /&gt;Una strategia semplicemente inaccettabile per le grandi compagnie petrolifere che si spartiscono le ricchezze del mondo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’inchiesta della Procura di Pavia, riaperta a metà degli anni ‘90, risulta inoltre evidente che l’insabbiamento di quel crimine fu diretto dai vertici dei servizi. Per il sostituto procuratore di Pavia Vincenzo Calia il fondatore dell’ENI fu “inequivocabilmente” vittima di un attentato. Vincenzo Calia giunge vicino alla soluzione del caso e formula l’ipotesi dell’attentato, ma non può provarla. Scrive Calia: “L’esecuzione dell’attentato venne pianificata quando fu certo che Enrico Mattei non avrebbe lasciato spontaneamente la presidenza dell’ente petrolifero di Stato”. Calia ha dimostrato che l’esplosione che abbatté il bimotore Morane-Saulnier su cui viaggiavano il presidente dell’ENI, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale fu causata da una bomba collocata nel carrello d’atterraggio del velivolo. Le prove contenute nelle 208 pagine del fascicolo dimostrano anche che l’inchiesta del 1962, presieduta dal generale dell’Aeronautica Ercole Savi, conclusasi dichiarando l’impossibilità di “accertare la causa” del disastro, fu in realtà un mostruoso insabbiamento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finora davanti alla sbarra è finito soltanto un contadino di Bascapé, Mario Ronchi, accusato di “favoreggiamento personale aggravato”. Secondo l’accusa vide l’aereo di Mattei esplodere in volo, rilasciò alcune interviste in questo senso a diversi organi di stampa e alla Rai e poi... si rimangiò tutto. Chi ha sabotato l’aereo? Chi sono i mandanti? Il pubblico ministero Calia non riesce ad accertarlo, ma è probabile che vi siano responsabilità di uomini inseriti nell’Eni e negli organi di sicurezza dello Stato. E ancora depistaggi, manipolazioni, soppressioni di prove e di documenti, pressioni che impediscono l’accertamento della verità. &lt;br /&gt;Il 27 luglio 1993 dal “pentito” di mafia Gaetano Iannì giungono dichiarazioni importanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Iannì per l’eliminazione di Mattei ci fu un accordo tra non meglio identificati “americani” e Cosa nostra siciliana. A mettere una bomba sull’aereo di Mattei fuono alcuni uomini della famiglia mafiosa capeggiata da Giuseppe Di Cristina. Anche Tommaso Buscetta rivela che la mafia americana chiese a Cosa nostra il favore di eliminare Enrico Mattei “nell’interesse sostanziale delle maggiori compagnie petrolifere americane”. In Italia, poi, Mattei era un finanziatore della politica, nemico dei circoli economici e politici legati ai grandi interessi.&lt;br /&gt;La certezza è che il presidente dell’ENI Enrico Mattei, il più potente manager di stato italiano viene uccisola sera del 27 ottobre 1962 insieme al pilota Irnerio Bertuzzi e al giornalista americano William Mc Hale. Parallelamente all’inchiesta amministrativa condotta dall’Aeronautica Militare, la Procura di Pavia apre un’inchiesta per i reati di omicidio pluriaggravato e disastro aviatorio. L’inchiesta militare si chiude rapidamente, nel marzo 1963, senza avere sostanzialmente accertato la causa dell’incidente; Pavia chiude le indagini penali il 7 febbraio 1966, accogliendo le richieste della procura e pronunciando sentenza “di non luogo a procedere perché i fatti non sussistono”. A ridare fiato alla vicenda sul finire degli anni Settanta sono un libro e un film. Il libro, scritto da Fulvio Bellini e Alessandro Previdi, è intitolato “L’assassinio di Enrico Mattei”. Il film è “Il caso Mattei” di Francesco Rosi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contemporaneamente Italo Mattei, fratello di Enrico, chiede che venga istituita una commissione parlamentare di inchiesta. Sono troppi i dubbi sull’incidente e inoltre la scomparsa di Mattei ha fatto comodo a troppe persone, in Italia e all’estero, dal momento che i suoi rapporti con i paesi del terzo mondo produttori di petrolio avevano urtato il cartello petrolifero delle sette sorelle. La riapertura delle indagini viene chiesta anche da una campagna stampa del settimanale “Le ore della settimana” e da una serie di interrogazioni parlamentari. L’interesse attorno alla misteriosa fine del “re del petrolio italiano” riceve nuovo impulso dalle indagini sulla scomparsa del giornalista dell’ “Ora” di Palermo Mauro De Mauro, il 16 settembre 1970. Una delle piste seguita dall’inchiesta sulla fine di De Mauro ipotizza infatti che il giornalista palermitano sia stato sequestrato e ucciso per aver scoperto qualcosa di molto importante circa la morte del presidente dell’E.N.I.: De Mauro aveva infatti ricevuto dal regista Rosi l’incarico di collaborare alla preparazione della sceneggiatura del film “Il caso Mattei”, ricostruendo gli ultimi due giorni di vita trascorsi dal presidente dell’E.N.I. in Sicilia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’indagine sulla scomparsa di De Mauro si conclude in un nulla di fatto, nonostante la richiesta di ulteriori investigazioni formulata dal GIP di Palermo ancora nel 1991. Il procedimento viene archiviato il 18 agosto 1992: De Mauro non poteva aver scoperto nulla di particolare intorno alla morte di Enrico Mattei, dal momento che la magistratura di Pavia aveva ritenuto del tutto accidentale la natura del disastro di Bascapè. Il 20 settembre 1994 il gip di Pavia autorizza la riapertura delle indagini nei confronti di ignoti. La riapertura era stata chiesta dalla procura pavese che, per competenza, aveva ricevuto dalla procura di Caltanisetta l’estratto delle dichiarazioni rese da un pentito di mafia. Il 5 novembre 1997 il pubblico ministero di Pavia Vincenzo Calia giunge a questa conclusione: “l’aereo, a bordo del quale viaggiavano Enrico Mattei, William Mc Hale e Inrneio Bertuzzi, venne dolosamente abbattuto nel cielo di Bascapè la sera del 27 ottobre 1962. Il mezzo utilizzato fu una limitata carica esplosiva, probabilmente innescata dal comando che abbassava il carrello e apriva i portelloni di chiusura dei loro alloggiamenti”. Di più non si riesce a scoprire e le domande rimangono. Enrico Mattei stava per spezzare la morsa costruita attorno a lui dal cartello petrolifero che escluse l’ENI dal mercato petrolifero internazionale, negandogli concessioni nei paesi produttori alla pari con le altre compagnie petrolifere. Mattei allora dichiarò guerra al sistema neocoloniale delle concessioni, offrendo ai paesi produttori un accordo rivoluzionario, il 75% dei profitti contro il 50% finora offerto dalle compagnie, e la qualificazione della forza lavoro locale. Il cartello reagì furiosamente, giungendo a rovesciare governi, come quello libico, che avevano accettato l’offerta e aperto all’ENI prospettive di grandi forniture. Nel 1962, quando si andava prospettando la soluzione della questione algerina, Mattei era riuscito ad aggirare il blocco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sostenendo il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), Mattei aveva ipotecato un trattamento preferenziale verso l’ENI dal futuro governo. Si pensava allora che l’Algeria possedesse, al confine con la Libia , le più vaste riserve di petrolio inesplorate del mondo. Parallelamente a Mattei si mosse De Gaulle, che decise di riconoscere l’indipendenza algerina. Come contropartita, la compagnia petrolifera francese ottenne gli stessi privilegi dell’ENI. L’ingresso trionfale dell’ENI sul mercato petrolifero era quindi quasi assicurato.&lt;br /&gt;Non solo, l’Executive Intelligence Review, attraverso una ricostruzione minuziosa del caso Mattei, afferma che il presidente dell’Eni, alla fine, era riuscito ad aprire un dialogo con la Casa Bianca , nonostante la stampa internazionale avesse dipinto Mattei come un pericoloso sovversivo anti-americano. Mattei, per l’Eir, era riuscito a far capire alla nuova amministrazione Kennedy che tutto ciò che desiderava era essere trattato alla pari, che egli non ce l’aveva con l’America ma con i metodi coloniali applicati dalle “sette sorelle” del petrolio. L’amministrazione Kennedy accettò il dialogo e fece pressioni su una compagnia petrolifera, la Exxon , per concedere all’Eni dei diritti di sfruttamento. L’accordo sarebbe stato celebrato con la visita di Mattei a Washington, dove avrebbe incontrato Kennedy, e dal conferimento di una laurea honoris causa da parte di una prestigiosa università statunitense. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla vigilia di quel viaggio, il 27 ottobre 1962, Mattei fu assassinato. Un anno dopo, fu ucciso Kennedy. In un rapporto confidenziale del Foreign Office del 19 luglio 1962, si leggeva che “il Matteismo” era “potenzialmente molto pericoloso per tutte le compagnie petrolifere che operano nell’ambito della libera concorrenza (...). Non è un’esagerazione asserire che il successo della politica ‘Matteista’ rappresenta la distruzione del sistema libero petrolifero in tutto il mondo”. E quindi Mattei andava eliminato, in un modo o nell’altro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eufemia Giannetti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-3748902775272763374?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/3748902775272763374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/chi-ha-ucciso-enrico-mattei-tratto-da.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3748902775272763374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3748902775272763374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/chi-ha-ucciso-enrico-mattei-tratto-da.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-0qqC30ValcI/TqkFvpbItrI/AAAAAAAADA4/yxpTr3Hh5FA/s72-c/Enrico_Mattei.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-477564192881586862</id><published>2011-10-02T12:02:00.001+02:00</published><updated>2011-10-02T12:09:31.001+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-J0pPx-h-DVI/Tog4U9jbQLI/AAAAAAAAC3g/rhqCz6L-fHI/s1600/storiesmarzabotto.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 303px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-J0pPx-h-DVI/Tog4U9jbQLI/AAAAAAAAC3g/rhqCz6L-fHI/s400/storiesmarzabotto.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5658834864562716850" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ULquo22P3pA/Tog4Uv7gCTI/AAAAAAAAC3Y/5WOlM0fWRpQ/s1600/berti%2Be%2Breder.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 333px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-ULquo22P3pA/Tog4Uv7gCTI/AAAAAAAAC3Y/5WOlM0fWRpQ/s400/berti%2Be%2Breder.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5658834860905597234" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La strage di Marzabotto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marzabotto, perché l’eccidio rimase impunito&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la strage pagò solo Reder, gli altri responsabili non furono processati anche se erano noti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che la memoria collettiva indica come «eccidio di Marzabotto» è in realtà costituito da uno stillicidio di stragi, culminato tra il 29 settembre e l'inizio dell'ottobre 1944 nel massacro di diverse centinaia di civili, 189 dei quali erano minori di 12 anni. A partire dall'ultima settimana del maggio 1944 reparti militari germanici misero a ferro e fuoco, in sei grandi rastrellamenti nell'arco di quattro mesi, villaggi e case sparse dell'ampia zona appenninica di Marzabotto, nell'intento di fare terra bruciata attorno ai gruppi partigiani. Quelle operazioni di spietata «guerra ai civili», pur preparate meticolosamente sul piano militare e indirizzate contro nuclei di guerriglieri, si sfilacciavano ogni volta in una sequela di fucilazioni e di violenze contro pacifici contadini, coi tratti dell'ordalia piuttosto che con quelli di un'operazione militare condotta da una tra le più efficienti macchine belliche del ventesimo secolo. La violenza colpì indistintamente vecchi, infanti, donne, sacerdoti. La dimensione di queste uccisioni segnalò Marzabotto alle stesse autorità della Repubblica sociale italiana come evento impossibile da giustificare, nonostante l'alleanza con la Germania. A pochi giorni di distanza dall'ultimo e più grave massacro si tentò un'operazione minimizzatrice da parte del capo della provincia di Bologna, che in un rapporto a Mussolini indicò le vittime dei rastrellamenti in «700 fuorilegge» appartenenti alla brigata partigiana «Lupo». Negata l'esistenza di rappresaglie contro i civili, il funzionario della Rsi ammise, a livello d'ipotesi, che nel corso delle operazioni potessero «essere stati uccisi anche degli abitanti, compresa qualche donna, in quanto molti casolari sparsi nella campagna erano stati trasformati dai banditi in veri e propri fortilizi». Mussolini avrebbe presto inteso, dal rapporto realistico redatto dal segretario comunale di Marzabotto, l'estensione delle violenze, di cui si lamentò con Hitler, senza alcun risultato. &lt;br /&gt;La portata degli eccidi era incerta ancora a fine della guerra, tanto è vero che molti cadaveri furono individuati soltanto nell'estate 1945, parzialmente sepolti sotto le macerie di casolari bruciati dall'esercito occupante. Ancora oggi mancano dati completi sull'entità dei morti. &lt;br /&gt;Il processo per le stragi di Marzabotto si concentrò sulle responsabilità di un comandante di battaglione della sedicesima Panzer Division Reichsführer: il maggiore delle SS Walter Reder, condannato all'ergastolo il 31 ottobre 1951 dal Tribunale militare di Bologna (fu liberato nel gennaio 1985). Rimase in ombra il ruolo determinante di decine e decine di ufficiali e di soldati, i veri protagonisti di quegli eccidi, visto che di operazioni così complesse e ramificate non poteva certamente essere autore il solo Reder. L'identità di una parte dei responsabili era nota alla magistratura militare italiana, nei cui incartamenti si trovavano ad esempio i nominativi di Piepenschneider e Stockinger, indicati dal fascicolo n. 1937 (uno dei tanti atti processuali occultati negli anni Cinquanta dentro il cosiddetto «armadio della vergogna», con finalità di insabbiamento), oggi individuati dalla magistratura tedesca per il sergente Albert Piepenschneider e il caporale Franz Stockinger della sedicesima Panzer Division Reichsführer, sottoposti ad azione penale insieme ad altri loro ex commilitoni. Piepenschneider e Stockinger rastrellarono il 24 giugno nella zona di Marzabotto il mugnaio Tommaso Grilli, il contadino Alberto Raimondi, i coloni Giovanni e Armando Benini - padre e figlio - e li condussero in località Pian di Venola, dove furono fucilati. L'ordine era di lasciare i corpi insepolti, ma l'indomani don Giovanni Fornasini, parroco di Sperticano, ritirò da Marzabotto quattro bare e con l'aiuto di due donne ricompose le salme, trasportandole al cimitero con scarso seguito di cittadini, timorosi di una nuova uccisione in massa. Nella predica il sacerdote pronunziò parole amare e profetiche: «Queste sono le prime quattro vittime innocenti». Tra coloro che sarebbero stati uccisi con modalità analoghe figura lo stesso sacerdote, assassinato il 12 ottobre 1944 a S. Martino di Caprara da un elemento delle SS (il capitano Schmidthuns) cui don Fornasini rinfacciò la responsabilità dell'ennesima strage. &lt;br /&gt;Per la quadruplice fucilazione a Pian di Venola, uno dei tanti episodi che, sommati gli uni agli altri, costituiscono l'«eccidio di Marzabotto», indagò nel 1948 il Tribunale militare di Bologna che tuttavia, accertate le responsabilità di una quindicina di militari tedeschi, non diede seguito all'azione penale, nell'ambito del fenomeno delle «stragi nascoste» per motivi di opportunità politica internazionale. L'incartamento, rinvenuto nel 1994 con altri 694 fascicoli in uno sgabuzzino di Palazzo Cesi, fu trasmesso il 19 dicembre dello stesso anno alla Procura militare di La Spezia, per la riapertura delle indagini. Sull'episodio indaga pure, come si è detto, la magistratura tedesca. Anche in questo caso, dunque, il filo di sangue delle stragi di Marzabotto scorre sino ai giorni nostri e ancora attende giustizia. Una giustizia, a tanto tempo di distanza e con imputati di età assai avanzata, non più guidata da istanze punitive, bensì sviluppata in una dimensione conoscitiva, per contestualizzare e dare un senso ad eventi così orribili. &lt;br /&gt;L'imminente pellegrinaggio a Marzabotto del presidente della Repubblica federale tedesca, Johannes Rau - accompagnato dal presidente Carlo Azeglio Ciampi - riveste una forte valenza simbolica, che sarebbe riduttivo ridurre al solo gesto - pure importante - delle «scuse di Stato». L'appuntamento di mercoledì prossimo acquisterebbe ulteriore rilievo e prospettiva se, con l'alto patrocinio dei presidenti delle due Repubbliche, si costituisse una commissione di storici italiani e tedeschi che approntasse un'edizione bilingue delle fonti documentarie su Marzabotto, onde chiarire finalmente tempi, dinamiche e dimensioni degli eccidi. Così si ricostituirebbe, tramandata alle comunità mutilate di tanti loro componenti, una memoria storicamente valutativa, fuori da prospettive faziose e vendicative, in una dimensione di riconciliazione tra popoli e di superamento del passato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Mimmo Franzinelli&lt;br /&gt;(&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-477564192881586862?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/477564192881586862/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/la-strage-di-marzabotto-marzabotto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/477564192881586862'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/477564192881586862'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/la-strage-di-marzabotto-marzabotto.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-J0pPx-h-DVI/Tog4U9jbQLI/AAAAAAAAC3g/rhqCz6L-fHI/s72-c/storiesmarzabotto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-4187238226790491324</id><published>2011-10-02T12:01:00.001+02:00</published><updated>2011-10-02T12:02:55.010+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-fhPcly1K8rU/Tog2yI91twI/AAAAAAAAC3Q/KN4nPFOBrp8/s1600/DSCN0881.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-fhPcly1K8rU/Tog2yI91twI/AAAAAAAAC3Q/KN4nPFOBrp8/s400/DSCN0881.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5658833166819243778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Promossa dalla Fondazione “Berti”&lt;br /&gt;LA “GIORNATA DEL CARABINIERE” AL CAMPO DEGLI EROI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CASCIANA TERME  - Un pressante invito alle Istituzioni nazionali affinchè valutino attentamente l’ipotesi di ridimensionare il numero delle Stazioni dei Carabinieri in Italia, nell’ambito di un previsto abbattimento dei costi di gestione, viene dal Campo degli Eroi,dove si è svolta la consueta “Giornata del Carabiniere”.&lt;br /&gt; A lanciarlo è stata la Fondazione “Angiolo e Maria Teresa Berti”, ricordando in proposito una frase dello stesso Berti:” Per cancellare una Stazione dei Carabinieri bastano soltanto pochi minuti. Ma servirebbero invece anni per contrastare efficacemente la conseguente crescita della criminalità, dovuta all’assenza di un capillare controllo del territorio”.&lt;br /&gt; All’incontro, ormai divenuto tradizionale,hanno preso parte i Carabinieri della Stazione di Casciana Terme, coordinati dal  Maresciallo Bruno Gambini,che ha in particolare portato il saluto del Comandante la Compagnia di Pontedera, Capitano Alessio Nigro. Erano inoltre presenti, fra gli altri ospiti, i Vigili Urbani,la Croce Rossa Italiana e rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.&lt;br /&gt;  Nell’arco del corrente anno, questa è la seconda manifestazione ufficiale promossa dalla Fondazione. Come si ricorderà, il 6 Aprile scorso, una rappresentanza degli Allievi dell’Accadenia Navale di Livorno ed il loro Comandante , amm. Pierluigi Rosati,resero omaggio al Campo degli Eroi. Poi si svolse l’incontro di calcio fra una rappresentativa dell’Accademia e l’Atletico Casciana. Il programma della Fondazione prevede, per la fine d’Ottobre, l’organizzazione d’un congresso a Carrara, sulle “Origini dell’Anarchismo in Italia”, assieme alla Fondazione Cassa di Risparmi di Carrara e  con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune apuano . &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAN UGO BERTI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-4187238226790491324?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/4187238226790491324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/promossa-dalla-fondazione-berti-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4187238226790491324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4187238226790491324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/10/promossa-dalla-fondazione-berti-la.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-fhPcly1K8rU/Tog2yI91twI/AAAAAAAAC3Q/KN4nPFOBrp8/s72-c/DSCN0881.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-6016704898243770812</id><published>2011-09-28T09:21:00.002+02:00</published><updated>2011-09-28T09:22:39.571+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-PsO7oOu3Fos/ToLLOp04P6I/AAAAAAAAC3I/VcHU7Wb86Nc/s1600/Giuseppe_Garibaldi.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 210px; height: 267px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-PsO7oOu3Fos/ToLLOp04P6I/AAAAAAAAC3I/VcHU7Wb86Nc/s400/Giuseppe_Garibaldi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5657307534537015202" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quando Garibaldi disse no a Lincoln&lt;br /&gt;Non accettò la guida dei nordisti nella guerra di secessione&lt;br /&gt;L'eroe dei due mondi non accettò perché l’emissario mandato dal presidente americano non garantì che la guerra in territorio americano si stava combattendo soprattutto per liberare gli schiavi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il New York Times ritorna sull’offerta che proprio nel settembre di 150 anni fa il presidente Abramo Lincoln fece arrivare all’Eroe dei due mondi di guidare le forze dell’Unione contro quelle della Confederazione degli stati del sud che con l’attacco a Fort Sumter, il 12 aprile, avevano dato inizio alla loro secessione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l’emissario mandato dal presidente americano non riusci’ a rispondere alla domanda pressante di Garibaldi, riguardo al fatto che la guerra che si stava combattendo sul suolo americano - che l’eroe italiano considerava come una sorta di seconda patria dopo il suo esilio a New York - fosse principalmente motivata dalla necessita’ di garantire la liberta’ degli schiavi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa costituisce una novita’ nella ricostruzione della vicenda che e’ stata rievocata piu’ volte per esaltare la concomitanza di anniversari che l’Italia e gli Stati Uniti si trovano a vivere quest’anno: 150 anni fa mentre “gli Stati Uniti rischiavano di disintegrarsi, l’italia proclamava la sua esistenza come nazione unita. Garibaldi aveva fatto l’Italia, forse questo straordinario generale poteva aiutare a rifare gli Stati Uniti”, si legge nel lungo e dettagliato articolo scritto da Don Doyle, professore di storia dell’universita’ della Carolina del Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Doyle ricostruisce - sulla base di documenti trovati negli archivi del dipartimento di Stato - la missione segreta che Herry Shelton Sanford, che Lincoln aveva nominato suo rappresentante in Belgio - “e che era anche a capo delle operazione segrete dell’America in Europa, coordinando le spie, alimentando la propaganda e pianificando attivita’ segrete” - a Caprera, raggiunta da Genova nella notte dell’otto settembre a bordo di “una nave affittata in segreto per dare pubblicita’ al suo viaggio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno seguente, “dopo aver camminato un chilometro e mezzo in un stretto sentiero nell’isola rocciosa spazzata dal vento”, l’emissario di Lincoln pote’ incontrare, “in un rustico casolare”, il famosissimo generale italiano di cui ormai da mesi la stampa americana parlava con insistenza come il possibile condottiero delle forze nordiste. “Garibaldi sta arrivando in America”, “Urra’ per Garibaldi, ha accettato”, recitavano alcuni dei titoli dei giornali americani di quell’estate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora a Sanford, che in tasca aveva finalmente un’offerta ufficiale firmata da Lincoln e dal segretario di Stato William Seward, Garibaldi - che nei mesi precedenti aveva effettivamente avuto dei contatti non ufficiali con il console americano a Antwerp, James Quiggle - disse che sarebbe stato “molto felice di servire un paese al quale sono cosi’ affezionato”. Ma chiese piu’ volte, con insistenza, se l’Unione voleva considerare e rappresentare la guerra come una guerra contro la schiavitu’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una guerra del genere, era il ragionamento di Garibaldi - sarebbe stata facilmente vinta considerato che “il nemico era indebolito dai suoi vizi e disarmato dalla sua coscienza”. E non solo, il movimento di abolizione della schiavitu’ si sarebbe mossa dal nord al sud, nei Caraibi e nel Brasile dove milioni di “miserabili schiavi potranno sollevare la propria testa ed essere cittadini liberi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, l’obiettivo umanitario era prioritario per il grande idealista del nostro Risorgimento: se la guerra non sara’ per liberare gli schiavi, disse a Sanford, “la guerra apparira’ come una qualsiasi guerra civile non riuscendo ad attirare particolare interesse e simpatia nel mondo”. Il giorno dopo Sanford lascio’ Caprera, dopo aver “ancora parlato per ore fina quando Sanford ammise di non poter dare una risposta soddisfacente alla domanda di Garibaldi”, scrive lo storico americano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per alcuni mesi la notizia di Garibaldi diretto in America rimase sui giornali, ma “lentamente scomparve sia dalla stampa che dalla memoria storica, ritornando di tanto in tanto come una semplice curiosita’ della storia della Guerra Civile”. Ma invece, conclude lo storico, la domanda rimasta senza risposta di Garibaldi e’ quanto mai attuale nel dibattito sulla guerra di secessione, “se si e’ trattata di una semplice guerra civile o di una battaglia per la democrazia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, come testimonia la lettera successivamente inviata da Garibaldi a Lincoln, in sostegno e ammirazione per il Proclama dell’abolizione della schiavitu’ degli Stati dell’Unione, l’Eroe dei due mondi ebbe finalmente risposta alla sua domanda due anni dopo. Una copia anastatica di quella lettera, datata 6 agosto 1863, e’ stata donata dal vicepresidente Usa Joe Biden al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della sua visita a Roma per le celebrazioni del 2 giugno e dei 150 anni dell’Unita’ d’Italia. “Un cimelio di grande significato”, commento’ Napolitano nel ricevere copia della lettera, che e’ ora ospitata al Quirinale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-6016704898243770812?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/6016704898243770812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/quando-garibaldi-disse-no-lincoln-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/6016704898243770812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/6016704898243770812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/quando-garibaldi-disse-no-lincoln-non.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-PsO7oOu3Fos/ToLLOp04P6I/AAAAAAAAC3I/VcHU7Wb86Nc/s72-c/Giuseppe_Garibaldi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-4072680979429724602</id><published>2011-09-26T09:18:00.002+02:00</published><updated>2011-09-26T09:21:06.336+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-BOCtxxFwVfs/ToAno-SOUVI/AAAAAAAAC2w/EHEUnjDenRI/s1600/giotto-san-francesco-predica-agli-uccelli.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 302px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-BOCtxxFwVfs/ToAno-SOUVI/AAAAAAAAC2w/EHEUnjDenRI/s400/giotto-san-francesco-predica-agli-uccelli.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5656564716845027666" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella ricorrenza della nascita di Francesco Fondazione pubblica un articolo di Franco Cardini&lt;br /&gt;San Francesco «cataro»? Anzi era il contrario&lt;br /&gt;di Franco Cardini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che Francesco fosse vicino al catarismo, o simpatizzasse per i catari, o fosse addirit­tura cataro egli stesso, sono temi che ogni tanto riemergono in una letteratura che - senz’ombra di di­sprezzo - non solo non è speciali­stica (vale a dire non ha alcun con­notato di specializzazione scienti­fica relativa ai temi che affronta), ma che in genere parte da una tesi: quella del «mistero», della «parola perduta», o semplicemente dell’«inganno» messo in atto dalla Chiesa per appro­priarsi di qualcu­no o di qualcosa. Che poi tale lette­ratura possa an­noverare tra i suoi esempi anche casi di libri ben scritti, frutto della fatica e dell’impegno di persone appassio­nate e dotate di buon livello di cul­tura generale, è abbastanza raro: ma può capitare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo che non ag­giunge nulla al fatto che si tratta di voci  scientificamente irrilevanti.&lt;br /&gt;Davanti a un libro di storia di un personaggio del primo Duecento importante sotto il profilo religio­so, chi si trova tra le mani un nuo­vo libro deve anzitutto controllare se l’autore conosce tre cose: le fon­ti specifiche dell’argomento, la let­teratura scientifica relativa, il con­testo storico in cui collocare perso­naggio e vicenda di cui si parla. Ta­li competenze non risultano dal­l’esame de L’albero del Bene, re­cente libro di Giuseppe A. Spadaro che azzarda nel sottotitolo addirit­tura la definizione di «san France­sco teologo cataro» (Arkeios, pp. 292, € 24,90). In realtà, al di là dell’impostazione esoterica della presentazione del cristianesimo, si tratta di un elenco di rilievi estra­polati senza ordine alcuno dalle fonti e dalla bibliografia francesca­ne e riordinate arbitrariamente in modo da consentire all’autore dell’escamotage di rispondere af­fermativamente alla questione se Francesco fosse cataro o se la sua dottrina avesse punti di contatto con quella catara (il che, palesemente, non è la stessa cosa). Il tut­to alla luce d’una conoscenza eru­dita piuttosto generica e schemati­ca del catarismo e di pochissimi dati su Francesco, la sua persona­­lità, il suo tempo, il contesto stori­co nel quale egli si mosse. Oggi sappiamo bene - e su ciò v’è un’ampia concordia degli speciali­sti - che il catarismo fu il comples­so risultato dell’incontro tra movi­menti religiosi a carattere evangeli­co e sette cristiane d’origine balca­nica (i «bogomili»), a loro volta ere­di di una tradizione che attraverso il paulicianesimo anatomico si riallacciava al manicheismo. I pre­dicatori catari, che verso la metà del XII secolo ebbero un grande successo in un’ampia area tra Pro­venza, Renania, Lombardia e To­scana, si presentavano come buo­ni cristiani che proponevano una riforma morale della Chiesa che giungesse a rifondare la pura co­munità delle origini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il catarismo corrispondeva però a una setta iniziatica, fonda­mentalmente basata su due li­velli: al primo, quello dei «creden­ti », s’insegnava la «pura dottrina cristiana» soprattutto attraverso il Vangelo di Giovanni; al secondo, quello dei «perfetti», si riceveva u­na sorta di rito di iniziazione, il consolamentum (un «battesimo spirituale»). Gli eretici «consolati» o «perfetti» erano obbligati a mo­strarsi in pubblico austeramente vestiti di nero, a non assumere cibi carnei o derivanti dall’accoppia­mento animale (uova, latte, ecce­tera) e - quando lo ritenevano op­portuno - si suicidavano lascian­dosi morire di fame («endura»).  Data la durezza della dottrina nella sua fase più alta, la maggior parte dei «credenti» riceveva il consola­mentum solo in punto di morte. La teologia catara, che ci è nota attraverso testi recentemente ripubbli­cati anche in Italia dal filologo Francesco Zambon, sosteneva che l’universo assiste a una lotta eterna tra Bene e Male, che Dio è sostanza spirituale purissima dal quale e­manano il Cristo e gli angeli, che la materia è totale dominio del Male ed è stata creata da un Demiurgo corrotto che si può identificare con il satana dei cristiani. L’uomo, in cui Spirito e Materia coabitano, deve liberare in sé il primo dalla seconda. Questa dottrina, di evi­dente origine manichea, ha difatti rapporti strettissimi con il mazdai­smo persiano e con lo stesso bud­dismo, ma non ha nulla a che ve­dere con il cristianesimo. D’altron­de, dal momento che i catari ave­vano conquistato la Provenza, fu necessaria per sradicarli una vera e propria crociata (la «crociata degli albigesi», 1209-44), che fu episodio d’inaudita violenza. Francesco vis­se appunto in questo periodo e fu pellegrino a Santiago de Compo­stela proprio negli anni in cui la crociata era in atto, attraversando­ne i luoghi. Non ci dice nulla di ciò. Egli non era certo un cataro «per­fetto», in quanto sappiamo che mangiava tutto quel che gli veniva posto dinanzi, come recita anche la sua regola. Poteva essere cataro «credente», o simpatizzante per i catari? No, in quanto sappiamo che tratto comune al catarismo era l’avversione al sacerdozio e alla Chiesa «corrotta»: Francesco, al contrario, raccomanda di rispetta­re i preti anche quando si sa che sono peccatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutta la sua predicazione è imperniata su temi che ap­paiono anche di propagan­da anti-catara: non che lo facesse espressamente, ma quello era il suo tempo e quelli gli interlocutori che doveva contrastare. Il Cantico delle creature è un vero e proprio manifesto anti-cataro, in cui la po­tenza e la misericordia di Dio si manifestano nel creato e tutte le creature tendono a Dio: se per Francesco è insensata l’accusa di «panteismo», ancora più lo è il so­spetto di «catarismo». Da dove ri­sulta che Francesco ritenesse il creato un male e vedesse in Sata­na il creatore dell’universo? Pari­menti ridicole le altre argomenta­zioni. «Disprezzo del corpo», detto «frate asino»? Siamo nella più sem­plice tradizione mistico-ascetica cristiana, e del resto Francesco di­sprezzava tanto poco il suo corpo che il suo ultimo pensiero, in pun­to di morte, fu di mangiare dei dol­ci… Preferenza per la preghiera del Pater? Ma è la preghiera più comu­ne di tutti i cristiani. Predilezione per la vita eremitica e la tradizione itinerante: siamo nella più assoluta ortodossia! Scelta di non farsi sa­cerdote? Un atto di umiltà, che in ogni modo non gl’impedì di essere diacono, quindi inserito nella ge­rarchia ecclesiastica. Assoluto ri­fiuto della ricchezza? Siamo anco­ra nella tradizione ascetico-mistica cristiana, con il fatto nuovo che Francesco non impedì mai a chi non appartenesse al suo ordine di arricchirsi e non parlò mai della ricchezza come di un male assolu­to. E così via. I punti di contatto, se ci sono, sono tra catarismo e cri­stianesimo, non tra catarismo e Francesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche per l’immagine «sera­fica» del Cristo delle stim­mate, portata come prova di adesione alla dottrina catara per cui Cristo era in realtà un angelo, anzitutto le fonti presentano l’epi­sodio in vario modo e in secondo luogo il rapporto tra il Cristo e le forme angeliche ha una lunga tra­dizione nell’angelologia cristiana. E quanto all’uso francescano dei vangeli apocrifi, come nell’episo­dio del presepio di Greccio, l’ico­nografia cristiana del medioevo è largamente ispirata agli apocrifi, mentre sono semmai proprio i ca­tari che usano il solo Vangelo di Giovanni. Ultimi e decisivi punti.  Primo: l’autore ignora quasi tutti gli scritti di Francesco, escluso il Cantico, e in particolare le sue pre­ghiere e i piccoli trattati che rispet­tano la più rigorosa ortodossia lati­na. Secondo: Francesco non ha mai disobbedito alla Chiesa; e que­sto è il suo tratto decisamente e definitivamente anti-cataro. Non basta insomma conoscere qualche elemento di teologia e di filosofia per affrontare un tema come quel­lo proposto da questo libro, l’as­sunto del quale è improponibile. Si tratta di un lavoro senza fonda­mento scientifico e senza valore. Il santo d’Assisi chiamava il corpo «frate asino», ma solo per ascesi: il Cantico delle Creature è infatti un manifesto d’amore per la natura e per la materia, che i manichei odiavano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-4072680979429724602?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/4072680979429724602/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/nella-ricorrenza-della-nascita-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4072680979429724602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4072680979429724602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/nella-ricorrenza-della-nascita-di.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-BOCtxxFwVfs/ToAno-SOUVI/AAAAAAAAC2w/EHEUnjDenRI/s72-c/giotto-san-francesco-predica-agli-uccelli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-4146694042454612550</id><published>2011-09-20T09:44:00.002+02:00</published><updated>2011-09-20T09:46:30.522+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Zzsq2wdiOWc/TnhExp7_-rI/AAAAAAAAC2Y/VOD5odhseI0/s1600/sudan%2Bfamine%2Bwar-james-nachtwey.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 270px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-Zzsq2wdiOWc/TnhExp7_-rI/AAAAAAAAC2Y/VOD5odhseI0/s400/sudan%2Bfamine%2Bwar-james-nachtwey.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5654344952025447090" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ripreso da allAfrica.com &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sud Sudan e carestia nel Corno d'Africa &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;TRADOTTO DA ELENA INTRA &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La Repubblica del Sud Sudan ha dichiarato il proprio impegno a contribuire con un milione di dollari USA alle iniziative in corso per combattere gli effetti devastanti della siccità che ha colpito il Corno d'Africa. &lt;br /&gt;Lo ha annunciato qualche giorno fa il Presidente Salva Kiir Mayardit, durante il vertice sulla crisi del Corno d'Africa tenutosi a Nairobi, in Kenya. Il Presidente ha affermato che anche se il contributo può sembrare modesto rispetto alle enormi necessità da soddisfare, rappresenta comunque un gesto simbolico importante che sottolinea l'impegno del Sud Sudan verso questa regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il Sud Sudan sosterrà in ogni modo possibile il Kenya e i Paesi della regione del Corno d'Africa. Insieme potremo ricostruire le comunità colpite, aiutarle a recuperare le proprie terre, i mezzi di sussistenza e gradualmente a riguadagnare fiducia per raggiungere l'auto-sufficienza alimentare", ha detto Kiir Mayardit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Presidente ha anche espresso la solidarietà del popolo del Sud Sudan nei confronti dei fratelli e sorelle nel Corno d'Africa pesantemente colpiti dalla siccità, soprattutto in Somalia e nella parte settentrionale del Kenya.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha aggiunto che la crisi non comporta solo la perdita di raccolti e bestiame, ma anche la perdita di vite umane, di habitat "ecologico", di serenità e cultura. Ha anche avvertito che l'impatto della crisi sulla sicurezza si è fatto allarmante. "Parlo della sicurezza nel senso più ampio del termine, vale a dire, la sicurezza alimentare, fisica, nazionale e anche sanitaria".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kiir ha inoltre richiamato l'attenzione sulla condizione dei rifugiati, riferendo che alcuni centri di accoglienza internazionali e numerosi campi profughi ospitano più persone di quelle che possono permettersi, e ha messo in guardia sulle possibili crisi interne. Ha richiesto urgenti misure concertate per mitigare la crisi incombente. "Questo è il momento giusto per mettere in pratica azioni mirate a evitare la futura carestia nella nostra regione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Presidente ha inoltre sollecitato le autorità preposte a imparare dai disastri e a prepararsi adeguatamente a gestirli in futuro. Ha espresso preoccupazione riguardo i moderni sistemi di allarme per la siccità e la scarsità di cibo: per quanto generalmente accurati, il governo risponde comunque in ritardo e i finanziamenti non sono sufficienti per coprire i le necessità e affrontare adeguatamente la crisi alimentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha anche richiesto una vasta diffusione delle informazioni per aumentare la consapevolezza della comunità sulla siccità e sulla crisi alimentare, invitando i Paesi colpiti a mobilitare l'intera società inclusi il settore privato, le organizzazioni religiose e i partiti politici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kiir ha infine spiegato che anche il Sud Sudan è stato colpito dall'attuale crisi, segnalando l'aggravarsi della situazione per via del blocco di commercio transfrontaliero attuato dal governo del Sudan verso i quattro Stati confinanti, mentre i recenti combattimenti nel Nilo Azzurro e nell'area del Kordofan meridionale provocano l'arrivo di rifugiati nel Paese. Tutte queste persone, ha spiegato, sono ora completamente dipendenti dagli aiuti alimentari. Il Presidente Salva Kiir Mayardit ha infine assicurato che il suo governo destinerà risorse adeguate per la riabilitazione dei settore agricolo, ittico e forestale al fine di colmare la carenza di cibo e migliorare la sicurezza alimentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-------------------------&lt;br /&gt;Post originale: East Africa: Country Pledges U.S. $1 Million to Mitigate Effects of Drought in the Horn of Africa , ripreso da allAfrica.com.  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;sbf&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-4146694042454612550?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/4146694042454612550/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/ripreso-da-allafrica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4146694042454612550'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4146694042454612550'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/ripreso-da-allafrica.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Zzsq2wdiOWc/TnhExp7_-rI/AAAAAAAAC2Y/VOD5odhseI0/s72-c/sudan%2Bfamine%2Bwar-james-nachtwey.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-8752502577888138323</id><published>2011-09-20T09:38:00.002+02:00</published><updated>2011-09-20T09:39:38.602+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-O3wo5knVe8M/TnhDNaAXBoI/AAAAAAAAC2Q/avDovz7HILI/s1600/6010_138293337473_91257612473_3253328_5223693_n.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 258px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-O3wo5knVe8M/TnhDNaAXBoI/AAAAAAAAC2Q/avDovz7HILI/s400/6010_138293337473_91257612473_3253328_5223693_n.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5654343229761848962" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ripreso da Radio Free Europe, Radio Liberty &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Afghanistan: cresce il traffico di bambini &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;TRADOTTO DA ELENA INTRA &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La povertà endemica di alcune zone dell'Afghanistan sta costringendo molte famiglie in condizioni di miseria a vendere i propri figli per sopravvivere, segnala Radio Free Afghanistan. &lt;br /&gt;Associazioni a tutela dei diritti umani hanno riferito che nella provincia settentrionale di Jawzjan - una delle regioni meno sviluppate del Paese - questo triste fenomeno è in continuo aumento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un rapporto pubblicato nel 2010 dalla ONG Internazionale 'Save the Children', dedicata all'abolizione del lavoro minorile nel mondo, rivela che circa il 28% di tutti i bambini tra i 5 e i 15 anni residenti a Jawzjan è stato venduto dai propri genitori o tutori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la morte del padre avvenuta otto mesi fa, Farid, 4 anni, è stato venduto a un parente. La madre, nel frattempo risposatasi, ha ricevuto in cambio 12.000 afgani (280 dollari) promettendo che il bambino avrebbe lavorato per lui.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Farid al momento si trova in un letto dell'ospedale pediatrico di Jawzjan con gravi ustioni a braccia e piedi. Completamente ricoperto dalle bende, il bambino urla dal dolore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Quando è stato portato in ospedale una settimana fa, le bruciatore sul corpo erano gravemente infette e gonfie," racconta il Dottor Khalil Hidari, direttore dell'ospedale. "Si trovava in uno stato di malnutrizione e di salute molto precaria."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nonna di Farid ha dichiarato a Radio Free Liberty che la famiglia non è responsabile del pessimo stato di salute del bambino e ha raccontato che si è procurato le ferite quando ha accidentalmente dato alle fiamme un sacchetto di plastica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i medici dell'ospedale sono scettici su questa spiegazione, e addirittura alcuni credono che qualcuno abbia cercato di uccidere Farid perché non era utile e non potevano più permettersi di prendersene cura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Purtroppo, molti afghani non sono a conoscenza dei propri diritti, o di quelli di donne e bambini", afferma Maghferat Samimi, responsabile dell'ufficio provinciale di Jawzjn della Commissione indipendente per i diritti umani. "La violenza che ne deriva è una grossa preoccupazione per tutti noi."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante il Paese abbia firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini, il lavoro minorile in Afghanistan è dilagante; numerose famiglie povere mandano i propri figli ai lavori forzati, li vendono per lo sfruttamento sessuale, o li costringono a matrimoni precoci. Molti dei bambini - alcuni di soli tre anni - vengono oberati di lavoro e sono soggetti a malnutrizione e malattie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo però il governo afghano, che secondo la convenzione è obbligato a fermare la vendita e il commercio dei minori, non possiede ancora gli strumenti adatti per frenare la tendenza di questo traffico verso il lavoro minorile e non solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---------------------&lt;br /&gt;Post originale: Afghan Children Being Sold Into Forced Labor, ripreso da Radio Free Europe, Radio Liberty.  &lt;br /&gt;sbf&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-8752502577888138323?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/8752502577888138323/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/ripreso-da-radio-free-europe-radio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/8752502577888138323'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/8752502577888138323'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/ripreso-da-radio-free-europe-radio.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-O3wo5knVe8M/TnhDNaAXBoI/AAAAAAAAC2Q/avDovz7HILI/s72-c/6010_138293337473_91257612473_3253328_5223693_n.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-5222525036516772332</id><published>2011-09-19T09:22:00.001+02:00</published><updated>2011-09-19T09:42:39.699+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-0YUT_UdW90U/TnbyVQqAZDI/AAAAAAAAC2A/lNCyts8KxdE/s1600/indiani.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 286px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-0YUT_UdW90U/TnbyVQqAZDI/AAAAAAAAC2A/lNCyts8KxdE/s400/indiani.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5653972829272564786" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;società degli Indiani d’America &lt;br /&gt;ANALISI antropologico-sociale &lt;br /&gt;di Domenico Letizia&lt;br /&gt;rivista: InStoria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo studio delle tribù, clan e delle popolazioni indiane d’America è stato alla base di studi antropologici e sociali dei secoli scorsi rivelando anche numerose sorprese per i sostenitori delle società centralizzate e statali. &lt;br /&gt;Lewis Henry Morgan, senatore repubblicano e proprietario di ferrovie visse e lavorò con gli irochesi dello stato di New York e dell’Ontario nei decenni 1840 e 1850. Studiò soprattutto il loro sistema di parentela e le loro istituzioni politiche tradizionali attivandosi a loro fianco nelle rivendicazioni del diritto alla terra. Analizzò “il sistema classificatorio di relazione” cioè la classificazione dei cugini paralleli con lo stesso termine usato anche per fratelli e sorelle, il loro era un sistema matrilineare di discendenza ed eredità, ma l’analisi maggiore su cui si soffermarono gli antropologi dei secoli scorsi e che continua con la ricerca attuale è Il principio di base del governo indiano che era sempre stato il rifiuto del governo stesso, concezione che portò gli europei a considerarli degli uomini selvaggi. &lt;br /&gt;L’uomo indiano non aveva obblighi di lavoro o di tributi verso alcun suo simile: cacciava e lavorava per soddisfare i bisogni propri e del proprio clan, e una volta soddisfatti questi bisogni, dedicava il tempo alle arti e alle usanze tribali. &lt;br /&gt;Il rispetto delle regole veniva assicurato da associazioni su base volontaria, che erano di due tipi: di polizia e civili. Queste associazioni mantenevano l’ordine, avevano funzione di controllo e sorveglianza dei campi, e regolavano la caccia e l’abbattimento degli alberi. &lt;br /&gt;Un bracconiere non veniva privato della libertà, ma gli veniva imposta la consegna delle armi. Le decisioni più importanti della tribù erano prese da un “consiglio” formato dagli anziani, dal capo e spesso dai vari membri delle associazioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che colpisce nella gestione delle scelte decisionali e la necessità delle democrazia diretta e per ogni iniziativa l’unanimità, ma nessuna decisione poteva mai attentare alla libertà individuale di un consociato, i vari membri del consiglio, come i capi, erano scelti da tutti gli adulti della comunità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’omosessualità non fu vissuta mai come un problema e alcune tribù avevano un grande rispetto per omosessuali ed ermafroditi soprattutto da un punto di vista cerimoniale. &lt;br /&gt;La società indiana era caratterizzata da una grande libertà sessuale, vi erano tisane usate come contraccettivi e non esisteva obbligo di castità prematrimoniale, furono poche le proibizioni sociali riguardanti le donne. &lt;br /&gt;A differenza delle società moderne europee il divorzio poteva essere ottenuto semplicemente se entrambi i coniugi fossero d’accordo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Lo studio della società degli indiani d’America risulta piacevole, soprattutto per le particolarità sociali e individuali, anzi, il rispetto per le libertà e le decisioni individuali riscontrato risulta essere davvero forte rispecchiando gli ideali di una società libertaria e non coercitiva, libertà che finì per affascinare anche i coloni europei&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-5222525036516772332?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/5222525036516772332/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/societa-degli-indiani-damerica-analisi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5222525036516772332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5222525036516772332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/societa-degli-indiani-damerica-analisi.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-0YUT_UdW90U/TnbyVQqAZDI/AAAAAAAAC2A/lNCyts8KxdE/s72-c/indiani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-51621856886079170</id><published>2011-09-13T17:11:00.001+02:00</published><updated>2011-09-13T17:16:30.354+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-gIcF8U_89Bs/Tm9ztgVD_GI/AAAAAAAACz8/9CXAqJ7IuK4/s1600/ustica%2B3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 267px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-gIcF8U_89Bs/Tm9ztgVD_GI/AAAAAAAACz8/9CXAqJ7IuK4/s400/ustica%2B3.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5651863282982845538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LE TRE VERITA’ DI USTICA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L’annunciato risarcimento per le vittime del disastro di Ustica, dopo trentuno anni d’attesa, è senz’altro un atto dovuto sia sul piano finanziario che quello morale. Le motivazioni del Tribunale di Palermo a carico di due Ministeri sono inoltre sintomatiche di quanto ancora non si sappia sugli avvenimenti che precedettero e seguirono la caduta dell’aereo dell’ITAVIA e sugli errori compiuti dalle istituzioni. Elementi, che hanno finito per cancellare anche la dignità delle vittime e dei loro familiari.&lt;br /&gt; Ricordando però le modalità con cui stampa ed informazione diffusero la notizia,la nostra critica è dedicata alla volontà di addossare subito alla struttura dell’apparecchio,definito antiquato e non sottoposto alle necessarie verifiche,le responsabilità dell’evento.  Si tendeva cioè, a priori di qualsiasi informazione alternativa, gettare sopratutto la colpa sul settore  del trasporto privato che, per quei tempi, si muoveva pur fra tante difficoltà.&lt;br /&gt; L’unico quotidiano a sostenere la possibilità di altre motivazioni e quindi sottolineando l’adeguatezza del vettore, fu il quotidiano L’Umanità. Nei suoi articoli, Angiolo Berti, a lungo sostenne la necessità di verificare tanti particolari ignoti, sollecitando fra l’altro anche l’indispensabilità del recupero del relitto ( che avvenne solo anni dopo): una base di partenza, pur se certo costosa,dalla quale però cominciarono ad emergere inequivocabilmente elementi che scagionavano la compagnia aerea.&lt;br /&gt; Oggi, alla conclusione di tutto un percorso legale,nessuno fa menzione a questa ottica quantomeno precipitosa di condanna. In un suo fondo, Berti concludeva . “Con il ritrovamento della carcassa, verrà piano piano a galla anche la verità. O meglio, l’altra verità,quella tenuta fino ad ora nascosta”. E dalla Libia, trentuno anni dopo, con la caduta di Gheddafi, potremmo attenderne addirittura una terza. Ma intanto una prima giustizia è arrivata, anche se troppo tardi.&lt;br /&gt;GIAN UGO BERTI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-51621856886079170?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/51621856886079170/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/le-tre-verita-di-ustica-lannunciato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/51621856886079170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/51621856886079170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/le-tre-verita-di-ustica-lannunciato.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-gIcF8U_89Bs/Tm9ztgVD_GI/AAAAAAAACz8/9CXAqJ7IuK4/s72-c/ustica%2B3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-5846990110799943823</id><published>2011-09-09T09:25:00.002+02:00</published><updated>2011-09-09T09:26:16.519+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-o2mCLSoHqSY/Tmm_i63idII/AAAAAAAACz0/3uh07o6CcOs/s1600/Allende-Pinochet.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 341px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-o2mCLSoHqSY/Tmm_i63idII/AAAAAAAACz0/3uh07o6CcOs/s400/Allende-Pinochet.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5650257814151656578" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;11 settembre 1973: Il golpe militare in cile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I FATTI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L’11 settembre 1973, i corpi speciali dell’esercito cileno comandati dal generale Pinochet destituirono con la forza il governo democraticamente eletto di Unidad popular, uccidendo 50000 militanti del movimento operaio, tra cui il presidente Salvador Allende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il golpe, venne non solo sostenuto ma preparato nei minimi dettagli dalla Cia. I servizi segreti della "più grande democrazia del mondo" finanziarono e incoraggiarono diversi tentativi di golpe a partire dal 1970. John Ranelagh, autore del libro "L’agenzia: ascesa e declino della Cia", spiega che la decisione di preparare un golpe venne presa in una riunione segreta del Comitato 40, composto da alti funzionari della Casa Bianca, tra cui Henry Kissinger; il quale ebbe modo di sostenere: "Non vedo perchè dobbiamo stare a guardare mentre un paese va verso il comunismo a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. Il movimento operaio cileno era pronto a prendere il potere, il 4 settembre 800mila lavoratori sfilarono a Santiago, chiedendo di fermare la controrivoluzione che si stava organizzando armi alla mano. Il 29 giugno c’era già stata un insurrezione del reggimento Tacna, che venne fermata da migliaia di lavoratori che scesero in sciopero, occuparono le fabbriche e, lasciando dei picchetti a difenderle, marciarono verso il Palazzo della Moneda, sede del governo urlando slogan come: "mano dura , mano dura, non viviamo di aria pura!"; "Creare, creare, potere popolare!"; "Allende, Allende, il popolo ti difende".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salvatore Allende&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;I lavoratori cileni si fidavano dei loro dirigenti, ai quali chiesero armi e un piano di lotta. Se invece di bastoni avessero avuto armi, seppure poche e scadenti, la storia del Cile oggi sarebbe stata molto diversa. Purtroppo i dirigenti, invece di armi, offrirono solo belle parole e appelli alla "calma", che servì solo a fare in modo che le masse tornassero a casa, proprio alla vigilia del golpe di Pinochet. Allende, fino all’ultimo, confidava nel fatto che i generali non avrebbero rotto la legalità e avrebbero difeso il suo governo e macabra ironia della storia, poco prima del golpe, nominò i generali Leigh Guzman e Pinochet capi dell’Aviazione e dell’Esercito rispettivamente.&lt;br /&gt;Allende credeva che "le tradizioni democratiche dell’esercito cileno" non avrebbero mai portato i militari a sparare contro il proprio governo. Pagò tragicamente con la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’11 settembre  ricorre l' anniversario del golpe militare fascista in Cile, che introdusse una lunga epoca di sanguinosa dittatura delle forze della borghesia dei compradores sul popolo cileno sotto la guida degli USA. Nell’11 settembre del 1973, guidate dalla giunta militare del generale Pinochet, le forze armate attaccarono un Cile impegnato nella battaglia per la costruzione di una società socialista. Nel 1970 era stato eletto legalmente al vertice dello Stato il Presidente Allende, quale candidato del Partito Socialista (un partito piuttosto simile a quelli socialdemocratici). Egli fu ucciso durante questo colpo di stato e con lui furono uccisi migliaia di cileni rivoluzionari e democratici appartenenti a diversi schieramenti politici. Alla dittatura fascista cilena fecero seguito in America Latina altre dittature, portando alla rovina i rispettivi paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rinviamo qui ad altri articoli già pubblicati in questo contesto, come ad esempio nel sito internet www.kommunisten-online.de così come in diversi giornali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sommossa popolare cilena&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Non è possibile comprendere la rivoluzione cilena di quei giorni se non si prendono in considerazione il contesto internazionale e gli scontri col revisionismo sia a livello internazionale che a livello cileno. E’ una cosa nota che la giunta militare fascista abbia sfruttato col suo golpe il sabotaggio sistematico dell’economia cilena operato dal sistema dei trasporti attraverso cui venne alimentato lo scontento nei confronti del governo Allende. E’ necessario tuttavia analizzare in quale misura la politica di tale governo abbia saputo correttamente coinvolgere le masse contadine e la grande maggioranza delle persone. In genere non sono sufficienti le azioni degli imperialisti e dei loro galoppini sanguinari a spiegare simili sovvertimenti. La giunta militare approfittò,  col colpo di stato favorito e guidato dagli USA, anche delle debolezze politiche del governo di unità popolare, il quale non seppe prepararsi ad un simile attacco nonostante esso si stesse annunciando già dal 1972. Nell’anno 1973 si sapeva già da più di un secolo che la borghesia ricorre ai mezzi armati, anche laddove, in seguito a circostanze particolari, una parte delle forze borghesi simpatizza con le forze del fronte popolare, anche allora ricorre una minoranza borghese unitamente agli alleati nello stato e col sostegno di alcune grandi potenze internazionali ai mezzi violenti. Non permettere che si dimentichi la realtà del dominio violento  borghese, che a livello mondiale è sempre esistito, ed appropriarsene in quanto strategia fondamentale, è uno dei doveri di ogni partito socialista degno di questo nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli avvenimenti in Cile dal 1970 al settembre 1973 non furono dovuti solo al confronto con gli USA bensì anche allo scontro che aveva luogo a livello mondiale all’interno del movimento comunista. Non solo l’Unione Sovietica era dominata dal revisionismo moderno, ma apparivano addirittura nella sua politica elementi di collaborazione con gli USA che di fatto rappresentavano una minaccia per tutti i rivoluzionari al mondo. Questa politica fu continuata, nonostante un certo mascheramento, anche sotto Leonid Breznev; peggio ancora: si fecero sempre più distinti i segni di una politica da grande potenza. L’Unione Sovietica parve voler sostenere la via parlamentare cilena. Si vedeva confrontata con la critica della Repubblica Popolare Cinese di Mao Tse Tung, che aveva pubblicamente rifiutato questo revisionismo moderno e premeva per un mantenimento del marxismo-leninismo. Con la rivoluzione culturale e col proseguimento della lotta di classe nel periodo socialista fu combattuto il pericolo reale di uno sviluppo analogo nella repubblica popolare cinese fino al 1976. Gli USA dal canto loro versavano olio nel fuoco di questo conflitto tentando di mettere ambedue gli stati l’uno contro l’altro ed intervenendo essi stessi ovunque nel mondo in tale conflitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Repubblica Popolare Cinese non prese quasi posizione sul golpe cileno del 1973. Ciò è dovuto in parte al fatto che la corrente all’ore dominante del moderno revisionismo, che puntava a una liquidazione globale del comunismo, si serviva della cosiddetta via parlamentare pacifica quale preparatrice del terreno onde poter progredire sul piano internazionale. Questa linea influenzò anche gli stessi avvenimenti in Cile. È pertanto comprensibile che da parte cinese vi fosse una certa riservatezza nei riguardi degli sviluppi cileni. Sullo sfondo però probabilmente  altri fattori hanno svolto un certo ruolo. Il 1973 si trova nel periodo in cui la destra di Deng Xiao Ping otteneva sempre più influenza in Cina, dopo c&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e alla rivoluzione  danni erano stati inflitti da uomini dell’estrema sinistra come Lin Piao. Dietro le apparenze del riconoscimento formale della politica del Partito Comunista Cinese sotto Mao Tse Tung, queste persone tentarono di operare, una volta riottenute le loro cariche, la loro intrigante politica di destra contro il movimento comunista internazionale. Dobbiamo tener conto che queste forze, collegate soprattutto al nome di Deng Xiao Ping, hanno influenzato diverse prese di posizione della politica cinese. La destra di Deng Xiao Ping esercitava&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; un influsso dominante non solo nell’apparato diplomatico della Repubblica Popolare Cinese bensì anche, come più tardi si apprese, nell’ufficio responsabile dei contatti internazionali con gli altri partiti. Da questo luogo essa poteva effettuare un enorme lavoro di divisione ai danni del movimento internazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La destra intorno a Deng Xiao Ping operò unilateralmente una linea cosiddetta „anti-Mosca“, la quale, dopo la morte di Mao Tse Tung 1976, venne apertamente propagata e trovò anche  certi alleatisul piano internazionale. Tutto ciò era pretestuoso e servì a falsificare e combattere la linea rivoluzionaria, che si profilava attraverso la critica al moderno revisionismo senza peraltro abbellire l’imperialismo statunitense e il capitalismo. Lo stesso Deng Xiao Ping, che durante gli anni ’70 aveva operato la sua cosiddetta „linea anti-Mosca“, si risolse agli inizi degli anni ’80 per una diretta fusione col revisionismo sovietico e avviò ancor prima la restaurazione capitalistica in Cina. Per quanto in certi settori si registrarono dei successi nella rapida e voluminosa costruzione capitalistica, e in tal modo furono schiusi nuovi potenziali, al tempo stesso tuttavia venne liquidata la linea rivoluzionaria in Cina. Questi processi spinsero ad alcuni rivoluzionari ad attaccare nel suo complesso anche la politica precedente della Repubblica Popolare Cinese, danneggiando in tal modo e addirittura distruggendo il loro stesso fondamento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa contraddittorietà di Deng Xiao Pingo trova peraltro espressione nelle analisi di Mao Tse Tung rispetto a Deng Xiao Ping. Lo sviluppo del capitalismo in Cina così come il processo in parte gigantesco di tale sviluppo dimostrano come questo potenziale capitalistico si trovasse all’interno della Cina stessa. La sinistra non fu in grado di conservare di fronte ad esso la sua posizione dominante. Una delle debolezze dei rappresentanti del proletariato, una delle ragioni della loro sconfitta risiedete nella loro separazione dal movimento comunista internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Parlando del tema Cile è inevitabile intrattenersi su questi problemi della lotta interna alla Cina. La sconfitta cilena ha anche a che fare coi conflitti all’interno del  Partito Comunista Cinese e del movimento comunista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sono sempre state, insieme ai punti trattati da Helmut Lucas di Kommunisten-online.de, delle critiche ai processi interni in Cile.  A questo proposito rimandiamo al libro di Jorge Palacios, membro dell’allora Partito Comunista Rivoluzionario Cileno, apparso in lingua inglese nel 1979 („Chile. An Attempt at ‘Historic Compromise’. The Real Story of the Allende Years“, Banner Press, Chicago 1979).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sono stati anche in Germania dei tentativi di occuparsi in modo dettagliato di questi avvenimenti. Ad esempio in un libro del KPD/ML (Roter Morgen), Ideologie und Entwicklung der Gruppe Rote Fahne 1970-75 [„Ideologia e svilupp&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;o del gruppo Bandiera Rossa 1970-75], vengono trattate le contraddizioni inerenti del Cile.  Allende viene visto come un rappresentante della borghesia nazionale cilena, che aveva operato diverse modificazioni progressiste, ma questo libro vedeva con occhio alquanto critico il ruolo del Partito Comunista Cileno sotto la guida di Luis Corvalan . Manteniamo rispetto a questo libro una netta distanza poiché, rispetto alla discussione sul partito in Germania, esso sottrae, come già a quei tempi tipico per questa organizzazione, troppe cose essenziali. Ciò nonostante il libro riassume senz’altro una serie di opinioni sviluppate in quell’epoca sul piano internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’autore del libro accenna, nella prospettiva del Partito Comunista Rivoluzionario, al ruolo sabotatore svolto dal revisionismo moderno in Cile, proprio perché esso perseguì obiettivi diversi da quelli che la situazione cilena esigeva. Contrariamente agli sforzi dei combattenti rivoluzionari e progressisti in Cile, tra i quali annoveriamo senz’altro  la maggior parte dei membri del partito di Allende così come del partito comunista, questa politica mirava, anche grazie gli sviluppi cileni, a rinforzare l’influenza sovietica in America Latina. Il revisionismo moderno &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando negli articoli di Kommunisten-online viene accennato che fu una mancanza non prendere in considerazione e non prepararsi alla lotta armata contro la controrivoluzione, si è certamente nel giusto; non bisogna tuttavia dimenticare che fu soprattutto il moderno revisionismo a non dare ascolto a questo insegnamento ed appunto a contrastarlo ovunque , la qual cosa ebbe naturalmente le sue conseguenze  anche in Cile. Nel libro di Palacios troviamo parecchie citazioni prese dalla politica del Partito Comunista Cileno, nelle quali, perfino di fronte ai preparativi palesemente golpisti dei comandanti delle forze armate unitamente alla CIA, si evocava la loro presunta lealtà nei riguardi della democrazia parlamentare, cosicché vennero rifiutati i tentativi di organizzare una resistenza popolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto concerne la letteratura di quel periodo, non si può ignorarla solo perché essa contiene elementi sgraditi, è necessario bensì analizzarne i limiti e prendere posizione sulle opinioni di allora. Certamente alcune trattazioni contengono delle imperfezioni, tuttavia esse toccano anche quei punti che sono essenziali per l’analisi di una simile sconfitta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A noi potrà forse essere rimproverato, nel ricordare il colpo di stato in Cile, di aver fatto molte osservazioni sullo sviluppo del movimento comunista di quei giorni. Tuttavia, se ciò viene trascurato, non è affatto possibile trattare la storia di questo golpe.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-5846990110799943823?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/5846990110799943823/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/11-settembre-1973-il-golpe-militare-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5846990110799943823'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5846990110799943823'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/11-settembre-1973-il-golpe-militare-in.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-o2mCLSoHqSY/Tmm_i63idII/AAAAAAAACz0/3uh07o6CcOs/s72-c/Allende-Pinochet.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-8282902284876643462</id><published>2011-09-01T09:53:00.002+02:00</published><updated>2011-09-01T09:57:11.902+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CJAl98LWsOo/Tl86qaDh9GI/AAAAAAAACzc/UVvTZ1sjauA/s1600/berneri%2B1.bmp"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 374px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-CJAl98LWsOo/Tl86qaDh9GI/AAAAAAAACzc/UVvTZ1sjauA/s400/berneri%2B1.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647296957968938082" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Camillo Berneri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l’Anarchico dall’ethos liberale &lt;br /&gt;di Domenico Letizia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Camillo Berneri, un anarchico sincero, di quelli che dovrebbe essere considerato culturalmente e politicamente alla pari di Gobetti e Gramsci.  Invece la sua figura soprattutto agli studenti è sconosciuta. Ripercorriamone allora la storia e il pensiero. Berneri era nato il 20 maggio 1897. Quindicenne era seguace del socialista reggiano Prampolini, e nel 1915 si trovò, ad una riunione antimilitarista, costernato davanti a due manifestanti morti.  Torquato Gobbi gli fu maestro, lungo la via Emilia, sotto questi portici convenne d’essere nato anarchico entusiasta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche perciò si sposò minorenne, ad Arezzo, con un’allieva della madre. Arruolato nella Grande Guerra continuò a diffondere la propaganda libertaria, scoperto, venne spedito in prima linea e ferito. Quindi, a guerra finita, venne confinato dalla Regia Questura a Pianosa, insomma un anarchico schedato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fianco di Malatesta e Fabbri, che l’amavano come un figlio, fu avversario della tirannia fascista. Ma Berneri era un anarchico troppo libertario perfino per gli anarchici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amante della cultura e della politica si laureò con Gaetano Salvemini e divenne amico di Ernesto Rossi, Gobetti e Rosselli. Berneri intervenne nel dibattito sulla religione, la generalità degli anarchici si professava atea, lui riteneva il concetto di ateismo errato, una nuova teologia, si considerava agnostico, lui non pensava a Dio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte degli anarchici erano a favore di un economia comunista, collettivista e molte volte ricca di elementi marxisti, lui si considerava un anarchico liberista (questo termine, questo liberismo non va assolutamente confuso con il neo-liberismo e con il capitalismo nazionalista e assistenzialista del 900), Berneri voleva la concorrenza tra lavoro e commercio cooperativi e individuali e condannava ogni forma di collettivizzazione coatta e imposta, la sue idee erano libere da ogni pensiero staliniano (concedetemi il termine). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Profondamente anarchico negava l’autorità di ogni Stato centrale, però studiava e teorizzava forme di stato federale e con forte autonomia, senza mai ricredersi sul male dello stato e dello statalismo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non era simpatico ai comunisti, e nemmeno lui guardava con piacere a quelle idee, considerava questa ideologia bigotta, ottusa e profondamente dispotica, e sulla cultura proletaria diceva: «Non contenti della “anima proletaria”, hanno tirato fuori “la cultura proletaria”». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un anarchico così, ovviamente, era profondamente antifascista e antitotalitarista e il fascismo gli negò la cattedra e iniziò a perseguitarlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1928, espulso in Belgio, elogiò l’attentato al principe Umberto di Savoia e, con gli evasi di Lipari di Giustizia e Libertà, fu implicato nel progetto d’attentato al ministro Rocco, finì altri mesi in prigione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prese parte alla guerra di Spagna, partecipò ai combattimenti come semplice miliziano. Mediò i contrasti tra gli anarchici e Giustizia e libertà; e avversò gli omicidi stalinisti; e quindi Togliatti, che Berneri riconobbe per il professorino pedante, di «perentorietà asinesca», che era. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le gesta che gli costarono la vita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure in Italia abbondano le vie intitolate a quel “figlio di Stalin” Togliatti e agli altri complici dei suoi peccati. Non ce n’è un granché dedicate a Berneri. La storia parla di Togliatti di Berneri no, ovviamente la storia ufficiale quella dei governanti. Berneri culturalmente non aveva nulla da invidiare ai grandi del liberalismo e del comunismo, e come ha indicato Nico Berti se le sue opere non sono così dettagliate come quelle di Gramsci è solo perché Berneri è stato sempre in prima linea a combattere contro tutti i fascismi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’invito che lancio è quella di creare una Fondazione a Camillo Berneri, penso che sia nostro dovere farlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.instoria.it/home/camillo_berneri.htm&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-8282902284876643462?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/8282902284876643462/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/camillo-berneri-lanarchico-dallethos.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/8282902284876643462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/8282902284876643462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/09/camillo-berneri-lanarchico-dallethos.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-CJAl98LWsOo/Tl86qaDh9GI/AAAAAAAACzc/UVvTZ1sjauA/s72-c/berneri%2B1.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-4929315246696093352</id><published>2011-08-31T14:21:00.002+02:00</published><updated>2011-08-31T14:23:26.749+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-HNyk_h0xVcc/Tl4nszeTXlI/AAAAAAAACzU/c2OZ74I7l5g/s1600/spadolini.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 290px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-HNyk_h0xVcc/Tl4nszeTXlI/AAAAAAAACzU/c2OZ74I7l5g/s400/spadolini.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5646994633454214738" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Casciana terme – 20 anni fa, il 31 agosto, Giovanni Spadolini, presidente del senato, rendeva omaggio al campo degli eroi, oggi sede della fondazione “Berti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’evento è stato ricordato dalla fondazione. La curiosa immagine, ancora inedita, ritrae Spadolini in compagnia dell’amico Angiolo Berti in un momento di pausa dopo la cerimonia.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-4929315246696093352?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/4929315246696093352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/casciana-terme-20-anni-fa-il-31-agosto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4929315246696093352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4929315246696093352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/casciana-terme-20-anni-fa-il-31-agosto.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-HNyk_h0xVcc/Tl4nszeTXlI/AAAAAAAACzU/c2OZ74I7l5g/s72-c/spadolini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-2127704237175318344</id><published>2011-08-30T09:02:00.001+02:00</published><updated>2011-08-30T09:04:46.069+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ErXWKip1s9E/TlyLf0YtorI/AAAAAAAACzM/ooK-ofCVMH0/s1600/berti%2B2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 291px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-ErXWKip1s9E/TlyLf0YtorI/AAAAAAAACzM/ooK-ofCVMH0/s400/berti%2B2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5646541411570262706" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA FONDAZIONE “BERTI” RICORDA ENZO FERRARI&lt;br /&gt;CASCIANA TERME  (Pisa)  - Nel 23° anniversario della scomparsa,la figura umana e professionale di Enzo Ferrari è stata ricordata al Campo degli Eroi. La Fondazione”Angiolo e Maria Teresa Berti” ha fortemente voluto questa iniziativa perché Enzo ed Angiolo  sono stati grandi amici. L’immagine, allegata al testo, mostra infatti i due accanto al nuovo furgone di ANSA FOTO, una struttura mobile per inviare dal luogo dell’avvenimento le immagini alle agenzie ed ai giornali. Siamo nel 1968 e l’idea di Berti è innovativa nel settore dell’informazione nazionale. All’epoca era direttore dell’ANSA per l’Emilia e Romagna. In particolare, Berti volle iniziare quest’ attività con un servizio dedicato  alla “Ferrari” di Maranello. Da qui, la foto ufficiale fra il giornalista ed il Drake. (Gian Ugo Berti)&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-2127704237175318344?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/2127704237175318344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/la-fondazione-berti-ricorda-enzo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2127704237175318344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2127704237175318344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/la-fondazione-berti-ricorda-enzo.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ErXWKip1s9E/TlyLf0YtorI/AAAAAAAACzM/ooK-ofCVMH0/s72-c/berti%2B2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-577256914544388625</id><published>2011-08-16T09:38:00.002+02:00</published><updated>2011-08-16T09:39:55.662+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-XQCIjXE6aIU/TkoevEMgDZI/AAAAAAAACxs/llLEaOZA59U/s1600/giacomo-matteotti-ritratto.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 335px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-XQCIjXE6aIU/TkoevEMgDZI/AAAAAAAACxs/llLEaOZA59U/s400/giacomo-matteotti-ritratto.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5641355277163826578" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il 16 agosto viene ritrovato il cadavere di Giacomo Matteotti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Claudio Fracassi ripercorre i sette mesi che sconvolsero l’Italia  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosiddetta pistola fumante, la prova regina, posto che sia esistita, non è mai stata trovata. Almeno niente di esplicito quanto il telegramma inviato da Benito Mussolini al prefetto di Torino, mettendo nel bersaglio Piero Gobetti e raccomandando di «rendere difficile vita questo insulso oppositore fascismo»: invito interpretato con grande zelo e che provocò ripetuti pestaggi, fino alla morte dell’intellettuale liberale. Insomma, nessun testo scritto (come la minuta autografa di quell’ordine, conservata dal segretario di Palazzo Venezia) lega il Duce all’assassinio di Giacomo Matteotti. Eppure la massa di testimonianze e indizi che si concentrarono su di lui fu tale da incatenarlo quasi subito al sospetto d'essere il mandante del delitto. Per molti, mandante con una responsabilità più che morale. Segna una linea d’ombra così tenace, quel filo, da riaffiorare adesso - ottant’anni dopo - con le stesse suggestioni che turbarono gli italiani il giorno dell’omicidio. E’ un’ipotesi che resiste per la concreta ragione che l’uno era l’incubo dell’altro, essendo il leader socialista l’unico uomo politico che avesse il coraggio, l'intransigenza e la lucidità per ostacolare seriamente un progetto già pronto a sfociare in regime. L’unico antagonista che non sarebbe arretrato in nessun caso, per quanto prevedesse la propria fine («Io il mio discorso l’ho fatto, ora sta a voi preparare l’orazione funebre per me», disse il 30 maggio 1924 ai suoi compagni, dopo aver pronunciato un durissimo atto d’accusa a Montecitorio), come emerge dalle pagine di Matteotti e Mussolini , di Claudio Fracassi, giornalista e studioso del fascismo. &lt;br /&gt;La tesi serpeggiante nel libro, costruito con il ritmo di un thriller e documentato come un saggio, è che Mussolini istigò il delitto. Che lo avallò, precostituendosi anche un alibi politico con una finta apertura all’opposizione. Che incoraggiò poi qualche depistaggio, mentre recriminava sulla maldestra esecuzione. Che protesse gli assassini quando furono scoperti. Che ne pagò il silenzio con denaro sonante, subendo per anni la minaccia che la verità (affidata a un memoriale depositato presso uno studio legale in America) fosse rivelata. &lt;br /&gt;Spira un’aria strana in Italia, nel 1924, due anni dopo la marcia su Roma. Il Paese, non ancora fascistizzato, è in bilico tra democrazia liberale e autoritarismo. Da un lato le camicie nere tentano d’imporre la loro rivoluzione con violenze sempre più ostentate, tanto che l’ultima campagna elettorale risulta inquinata da duemila «gravi episodi di sopraffazione». Dall’altro lato la classe dirigente e larghi settori dell’opposizione si rifugiano nell’illusione che quello in corso sia «un esperimento provvisorio» e sperano che il Duce si converta al metodo democratico. &lt;br /&gt;Su questo piano inclinato tutto precipita il 10 giugno, con il delitto. A compierlo è la «Ceka del Viminale», un gruppo segreto di squadristi reclutato dal ministero degli Interni e guidato da Amerigo Dumini. L’uomo chiave è lui: anello di congiunzione tra certi affaristi del regime, dichiara di avere 11 omicidi alle spalle ed è assiduo nelle sedi del partito e a Palazzo Chigi, dov’è accolto «con grande confidenza». Il dittatore lo conosce bene: gli ha già affidato diverse spedizioni punitive per difendere il fascismo con la violenza «chirurgica e intelligente» che rivendica come necessaria. Tanto che ormai intima agli avversari di «sottomettersi o perire». &lt;br /&gt;«Che cosa fa la Ceka? Che fa Dumini? Quell’uomo dopo quel discorso non dovrebbe più circolare», dice Mussolini al suo capo ufficio stampa, Cesare Rossi - che verbalizzerà a futura memoria questo e altri colloqui -, all’indomani della denuncia di Matteotti alla Camera. E’ il genere di incitazione che non lascia equivoci, tra i sottopancia del Duce: il caso va risolto in via definitiva. &lt;br /&gt;Passano dieci giorni ed ecco il delitto. Solo che i cinque killer si lasciano dietro parecchie tracce. Troppe, per non essere raccolte da forze dell’ordine, magistratura e giornali, contropoteri sui quali i fascisti non hanno ancora il pieno controllo. Un’ondata di sdegno percorre l’Europa. Luigi Albertini, direttore del Corriere , scrive: «E’ in questo ambiente di compressione e di intoller anza, non dominato ma favorito dalle più alte sfere, che sono maturati i propositi e gli atti più criminosi. Ed è stato un crescendo continuo: dall’olio di ricino alla bastonatura, dalla bastonatura alla soppressione di figure non di prima linea, finché si è osato arrivare più su, levar di mezzo in piena Roma, alla luce del sole, un capo socialista (...) credendo di passarla franca come altre volte». Il capo delle camicie nere è nel panico e sotto ricatto. Matteotti morto condiziona gli eventi più di Mussolini vivo e soltanto la Corona, nella quale gli «aventiniani» vanamente confidano, salva il regime. &lt;br /&gt;Il saggio di Fracassi è il diario di sette mesi angosciosi, al termine dei quali l’Italia si consegna alla dittatura. Un racconto che illumina due scenari sui quali si sono a lungo esercitati gli storici. C’è la pista politica, che rimanda alla prassi criminale già molto praticata nel primo fascismo. E c’è la pista affaristica, che puzza di petrolio e tangenti. La conclusione è che l’una non esclude l’altra, e che entrambe si incrociano spesso sul nome di Mussolini. Il quale chiude la questione davanti al Parlamento, il 3 gennaio 1925, mettendo una pietra tombale sulla democrazia: «Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marzio Breda Il libro di Claudio Fracassi «Matteotti e Mussolini. 1924: il delitto del Lungotevere» (pagine 496, 18,60) è edito da Mursia&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-577256914544388625?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/577256914544388625/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/il-16-agosto-viene-ritrovato-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/577256914544388625'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/577256914544388625'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/il-16-agosto-viene-ritrovato-il.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-XQCIjXE6aIU/TkoevEMgDZI/AAAAAAAACxs/llLEaOZA59U/s72-c/giacomo-matteotti-ritratto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-2277029611171203901</id><published>2011-08-16T08:34:00.003+02:00</published><updated>2011-08-16T08:41:50.707+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-KsQX6V0kAdA/TkoQ13ZKuEI/AAAAAAAACxk/6VAY2JvTV08/s1600/piazzabeccaria.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 297px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-KsQX6V0kAdA/TkoQ13ZKuEI/AAAAAAAACxk/6VAY2JvTV08/s400/piazzabeccaria.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5641340000823588930" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-K_zrLun_ojA/TkoQ1iYt3GI/AAAAAAAACxc/St-Q2I8Ry74/s1600/liberazione1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 280px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-K_zrLun_ojA/TkoQ1iYt3GI/AAAAAAAACxc/St-Q2I8Ry74/s400/liberazione1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5641339995184553058" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-bHoPrbyc8cQ/TkoQ1XfPnxI/AAAAAAAACxU/yYBUZA2ukSY/s1600/liberazione%2B2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 344px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-bHoPrbyc8cQ/TkoQ1XfPnxI/AAAAAAAACxU/yYBUZA2ukSY/s400/liberazione%2B2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5641339992259141394" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Firenze&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La liberazione di Firenze&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse non molti sanno che nel generale disfacimento del nostro esercito succeduto all’8 settembre 1943, tra i pochi reparti che si opposero con le armi alle truppe tedesche sul territorio nazionale ce ne fu uno, composto di paracadutisti della Nembo, di bersaglieri e di fanti, che il 9 settembre, sul passo della Futa, nodo nevralgico della futura Linea Gotica, impose con la forza la chiusura del locale radiofaro della Luftwaffe, catturando il presidio germanico. Naturalmente il giorno seguente la reazione tedesca non si fece attendere grazie all’arrivo di rinforzi da Bologna, Panzer compresi. Gli scontri che ne seguirono per l’intera giornata e che videro passare il valico da una parte all’altra dei contendenti consentirono ai tedeschi di riprendere la posizione, a prezzo però di perdite di uomini e mezzi; gli italiani, invece, inferiori di numero e di certo peggio equipaggiati, riuscirono a ripiegare con ordine anche con l’aiuto dei civili del luogo, per poi dissolversi su imposizione del Comando di Piazza di Firenze. È anche questo un piccolo ma significativo episodio della nascita di una nuova coscienza patriottica, che registrerà, meno di un anno dopo, un’altra tappa importante con la liberazione di Firenze.&lt;br /&gt;La liberazione del capoluogo toscano costituì un fatto nuovo nella Campagna militare d’Italia e nella guerra di Liberazione, perché Firenze fu la prima città d’Italia a darsi un governo autonomo, nominato dal CTLN già l’11 agosto 1944, e nella parte della città a nord dell’Arno le formazioni partigiane, soprattutto la divisione garibaldina Arno e le brigate Rosselli del Partito d’Azione, sostennero per almeno due giorni, fino al 13 agosto, tutto il peso dello scontro con le truppe tedesche in lenta ritirata verso i monti dell’Appennino e la Linea Verde. Dopo l’inizio della costruzione delle fortificazioni, alla fine del mese di maggio 1944, il comando germanico aveva deciso di ribattezzare la Linea Gotica in Linea Verde per motivi di carattere simbolico-propagandistico.&lt;br /&gt;Da un punto di vista strettamente militare, e non solo, Firenze rappresenta anche un esempio paradigmatico della strategia condotta dai tedeschi da un lato e dagli alleati sul fronte opposto. La pervicace, soprattutto feroce, ma anche ottusa strategia del maresciallo Kesselring, messa in atto dalla Linea Gustav in poi e fondata su una lenta ritirata e sulla contesa, palmo a palmo, del territorio nazionale, con il surplus di un’azione terroristica preventiva fatta di sanguinose rappresaglie sulla popolazione civile o di stragi di intere comunità per non avere problemi nelle immediate retrovie del fronte, trovò puntuale applicazione anche in provincia di Firenze.&lt;br /&gt;Già prima della fine di agosto, quando il quartier generale di Hitler approvò il ripiegamento del fronte dalle colline a nord di Firenze alla Linea Verde, erano proseguite operazioni antiguerriglia che, soprattutto nella primavera 1944, non avevano alcun rapporto con il pericolo effettivo rappresentato in quel periodo dai partigiani; anche se formazioni di patrioti operavano con successo soprattutto nella zona del monte Giovi, cioè nella fascia preappennica sovrastante il Mugello e la val di Sieve e sul monte Morello, immediatamente a nord di Firenze e di Sesto Fiorentino.&lt;br /&gt;Prima della liberazione di Firenze, e subito dopo, anche nel territorio provinciale si ebbero eccidi e stragi di cui ricordiamo i più importanti e sanguinosi: il 13 aprile al Castagno d’Andrea, sotto il monte Falterona, nel comune di San Godenzo; il 20 giugno a Pian d’Albero, nel comune di Figline Valdarno; il 4 luglio presso la Fonte dei Seppi, sul monte Morello, nel comune di Sesto Fiorentino; tra il 10 e l’11 luglio a Padulivo, frazione del comune di Vicchio. Tra il 17 e il 18 luglio 43 persone furono massacrate a Crespino del Lamone, nel comune di Marradi e quindi in piena Linea Gotica, molto prima del ripiegamento tedesco. Nell’agosto l’azione repressiva, con l’arretramento del fronte, si intensificò: famoso è l’episodio della fucilazione di tre carabinieri a Fiesole, il 12 agosto, immolatisi per salvare la vita a dieci civili. Anche la piana fiorentina e altre zone non certo montuose furono colpite, a dimostrazione che il vero o primo obiettivo non erano i cosiddetti ribelli: il 13 agosto fu la volta di San Piero a Ponti, nel comune di Campi Bisenzio, fino alla strage del Padule di Fucecchio, la più cruenta, il 23 agosto, con 174 vittime civili. L’ultimo episodio di questa tragica serie si verificò nei pressi del passo della Consuma, fra la val di Sieve e il Casentino, dove vennero trucidati 25 civili tra il 25 e il 26 agosto.&lt;br /&gt;A questa strategia da terra bruciata di Kesselring, che sul piano militare si rivelò quasi sempre inutile e inefficace, e all’atto pratico soltanto barbarica, britannici e americani si contrapposero con tattiche diverse, derivanti in parte anche dalla minore “potenza” in termini di uomini e mezzi dei primi rispetto ai secondi. Così l’VIII Armata britannica cercò sovente di operare con astuzia, attaccando il nemico dove meno se l’aspettava. Per raggiungere e impadronirsi di Firenze evitò di attraversare l’Arno in città, dove nella notte tra il 3 e il 4 agosto Kesselring, nell’intento di rallentare l’avanzata alleata, aveva fatto l’ultimo “regalo” ai fiorentini facendo saltare tutti i ponti sul fiume, eccetto Ponte Vecchio, salvato forse perché “caro” al pittore dilettante Hitler, ma a prezzo della distruzione dei quartieri medievali a sud e a nord dello stesso ponte. Gli inglesi erano entrati nell’Oltrarno fiorentino già all’alba del 4 agosto, ma preferirono varcare il fiume pochi giorni dopo, a monte verso Pontassieve e a valle nei pressi delle Signe. Allo stesso modo e su scala più ampia dal 25 agosto e durante il mese di settembre la stessa armata britannica avrebbe messo in atto l’aggiramento della Linea Gotica nella zona di Rimini.&lt;br /&gt;Anche a nord di Firenze il mese di settembre conobbe i combattimenti più duri nella zona della Linea Gotica compresa nei territori dei comuni dell’Alto Mugello e vide coinvolta, per la parte alleata, soprattutto la V Armata americana. In questa zona si trovano i due passi principali verso l’Emilia: il passo della Futa, che porta a Bologna, e il passo del Giogo, posto circa 11 km più a est, sulla strada per Firenzuola e Imola. Gli ingegneri della Todt che avevano progettato la Linea Gotica avevano previsto l’attacco alleato sulla Futa, dove erano state realizzate le postazioni difensive più poderose e complesse, con sbarramenti di filo spinato, torrette corazzate interrate e quasi 5 km di fosso anticarro. Al Giogo erano state apprestate analoghe difese, anche se i comandi tedeschi ritenevano improbabile la possibilità di un attacco alleato. In compenso e come di consueto l’8 settembre fu ordinato ai paracadutisti a guardia del passo di difendere la posizione “fino all’ultimo uomo e fino all’ultima cartuccia”.&lt;br /&gt;Nel frattempo gli americani misero in atto la loro abituale strategia: far precedere l’attacco delle truppe di terra da un intenso fuoco di artiglieria pesante e soprattutto da una serie di durissimi bombardamenti aerei, facilitati tra l’altro, già in quel periodo, dalla ormai ridotta possibilità di incontrare aerei nemici. Il 9 settembre vi fu un primo, pesante bombardamento contro le postazioni fortificate della Futa, anche per far credere che quello fosse l’obiettivo. Il 12 toccò a Firenzuola, ridotta al termine dell’incursione a un cumulo di macerie, e nei due giorni successivi fu bombardato il passo della Raticosa, più a nord della Futa, sulla stessa statale e quasi al confine con l’Emilia.&lt;br /&gt;Il generale Clark, comandante della V Armata, attaccò da terra il 10 settembre sulla direttrice del passo del Giogo con un corpo britannico sul fianco destro e uno americano sulla sinistra, verso la Futa, per mantenere la pressione su quel fronte. Giù a valle, lungo la Sieve, l’11 settembre la popolazione mugellana vide finalmente arrivare gli alleati, che quello stesso giorno occuparono San Piero a Sieve, Borgo San Lorenzo, Vicchio e Scarperia. Ma davanti a questi paesi si ergeva la catena appenninica, con le fortificazioni della Linea Gotica e le truppe tedesche disposte all’estremo sacrificio. Dalla mezzanotte del 12 settembre alla sera del 14 le tre alture antistanti il passo del Giogo, Monticelli, monte Altuzzo e monte Verruca, divennero teatro di aspri combattimenti con gravi perdite da parte degli americani, senza che l’obiettivo fosse raggiunto. Poco più a destra, maggior fortuna arrise agli inglesi che conquistarono Poggio Prefetto. Sulla base di quel successo Clark fece avanzare un reggimento di fanteria americano attraverso le posizioni britanniche, conquistando così Poggio Pratone, ancora più all’interno delle linee tedesche.&lt;br /&gt;Anche sul Giogo gli avvenimenti volsero a favore degli americani. La strenua difesa tedesca, come da ordini ricevuti, aveva causato altissime perdite e l’appoggio dell’artiglieria e dei cacciabombardieri americani consentì all’alba del 17 settembre di conquistare la vetta dell’Altuzzo e il 18 le altre alture del Giogo. Come nelle battaglie di trincea della Grande Guerra, in sei giorni di combattimenti le perdite degli attaccanti risultarono oltre 2700, mentre quelle tedesche, anche se ignote, furono certamente più alte, oltre che per gli scontri diretti, per effetto dell’intenso fuoco di artiglieria diretto anche sulle immediate retrovie germaniche.&lt;br /&gt;Superato l’ostacolo del Giogo la V Armata avanzò attraverso le ormai aggirate postazioni difensive della Futa. Due giorni dopo le prime unità di fanteria americane misero piede a Firenzuola, ma adesso il nuovo obiettivo era giù a valle, lungo il Santerno e verso Imola, per chiudere in trappola con l’aiuto dell’VIII Armata britannica proveniente dall’Adriatico la X Armata germanica lungo la via Emilia. L’ultima e decisiva fase dell’operazione non riuscì per l’arrivo del maltempo, che rese impraticabili le strade di accesso al fronte e i necessari rifornimenti. Così se a fine settembre 1944 tutta la provincia di Firenze era ormai liberata, la provincia di Bologna e tutta la Val Padana avrebbero dovuto attendere un altro lungo inverno prima della liberazione.&lt;br /&gt;Un’ultima notazione va fatta riguardo al contributo di sangue versato sul nostro territorio soprattutto durante l’estate 1944. Delle stragi e degli eccidi di civili si è già detto. Ma anche le formazioni di patrioti pagarono un alto prezzo rispetto al numero dei combattenti, se si pensa che soltanto nella battaglia per la liberazione di Firenze perirono 205 partigiani, 400 furono i feriti, 18 i dispersi. Il contributo più alto, però, fu dato dagli eserciti in lotta. Non a caso in provincia di Firenze hanno sede tre grandi cimiteri di guerra. Quello britannico del Girone, lungo l’Arno, poco più a monte di Firenze, raccoglie le spoglie di 1600 soldati di Sua Maestà, tutti deceduti in operazioni di guerra a sud e a nord del capoluogo. Quello americano dei Falciani ne accoglie oltre 4402, ma si tratta di combattenti americani morti tra Roma e le Alpi, quindi in un’area molto più vasta. Il più toccante di tutti è comunque quello tedesco sul passo della Futa, che con i suoi circa 31000 morti è il più grande dei cimiteri di guerra tedeschi sparsi per la penisola, che complessivamente ne raccolgono oltre 107000. In grandissima parte si tratta di caduti tra la Lunigiana e l’Adriatico, lungo quella che i comandi tedeschi avevano chiamato Linea Verde, e in gran parte, come ex civili, comuni cittadini tedeschi, possono essere considerati anch’essi vittime della follia hitleriana e della ottusità degli alti comandi della Wehrmacht, capaci soltanto di obbedire supinamente alle direttive strategiche insensate di un caporale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Regione Toscana &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-2277029611171203901?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/2277029611171203901/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/firenze-barroccio-di-sfollati-santa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2277029611171203901'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2277029611171203901'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/firenze-barroccio-di-sfollati-santa.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-KsQX6V0kAdA/TkoQ13ZKuEI/AAAAAAAACxk/6VAY2JvTV08/s72-c/piazzabeccaria.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-5389536968518474559</id><published>2011-08-11T17:22:00.002+02:00</published><updated>2011-08-11T17:26:55.336+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-9hRb9BHgjRo/TkP0UXbpkOI/AAAAAAAACxM/CxQM2IJTk-Q/s1600/angiolo.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 333px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-9hRb9BHgjRo/TkP0UXbpkOI/AAAAAAAACxM/CxQM2IJTk-Q/s400/angiolo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5639619789122539746" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(Il giovane giornalista Angiolo Berti intervista Reder.Berti sulla sx di Reder.Foto archivio Fondazione Berti)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A TU PER TU CON REDER&lt;br /&gt;Da Sant’Anna di Stazzema a Marzabotto, Angiolo segue quella scia di sangue e di orrore. Un destino che lo accompagnerà  sempre in ogni tragico giorno della guerra. Quello che lo colpisce è capire perché qualcuno possa ordinare simili stragi e perché qualcunaltro le esegua ciecamente e cinicamente.&lt;br /&gt;A guerra finita,  Walter Reder è riconosciuto da tutti i testimoni nel corso dei sopraluoghi. Viene condannato a morte, poi la pena viene commutata in ergastolo. Trasferito in Austria,suo paese natale, viene messo in libertà da quel Governo dopo qualche anno. Morirà a Vienna nel 1991 all’età di 76 anni, portandosi dietro tanti segreti ed altrettanto odio.&lt;br /&gt;“Potei scambiare con l’imputato alcune parole  su quelle orribili vicende. Davanti ai giudici – ricorda ancora Berti su Il Tirreno - aveva ammesso praticamente tutto,addossando la responsabilità al “sistema”, quello nazista, aggiungendo che le reazioni contro i partigiani non potevano non essere spietate”.&lt;br /&gt; “La risposta fu sempre facile da parte dei giudici, i quali misero sotto gli occhi di Reder gli elenchi dei massacrati per età (bambini o vecchi) e per sesso (donne). I nomi degli infanti e dei giovanissimi vennero letti uno ad uno,scanditi come colpi di pistola, in un silenzio agghiacciante”.&lt;br /&gt; “ A Reder, il presidente del tribunale,trasferitosi  per opportuni sopraluoghi  nelle zone dei crimini,volle chiedere:” Perché il filo spinato (per legare i prigionieri),anziché la corda?” Nessuna risposta,neppure quando la domanda fu ripetuta. Ma il presidente non si dette per vinto:”Si rese conto che l’agonia di questi infelici durò alcune ore?” Ancora, un inspiegabile  silenzio”.&lt;br /&gt; Ma quello che appare incomprensibile ad ogni osservatore è voler considerare legittime le rappresaglie contro la popolazione. “Ma contro chi – si chiede ancora Angiolo – se nella zona i partigiani erano molto rari e le azioni contro i tedeschi si contavano sulle dita di una mano? Solo odio e ferocia,sull’esempio dei lager,dove i prigionieri venivano spinti a calci nelle camere a gas”.&lt;br /&gt;Si giunge quindi alla conclusione del processo. “Avendo assistito all’interrogatorio,gomito a gomito con i giudici e l’imputato, non mi fu difficile alla fine rivolgergli alcune domande dirette. Naturale e sofferta la prima: “Ma perché tutto questo? Ciascuno di voi ha  genitori,figli,sorelle, fratelli…” Silenzio. Nemmeno gli occhi parlarono. Poi,insistendo,la risposta finalmente venne:”Sono stati momenti brutti,da dimenticare”.Altra domanda:”Non è poco?Sotto gli occhi abbiamo centinaia e centinaia di persone massacrate”. Di rimando solo le braccia aperte,come a dire:”E’ il destino”. Replicai:”Maggiore Reder, ma il destino è voluto dagli uomini”.&lt;br /&gt;Altra domanda:”Perché tanti innocenti? Non vi giungevano al cuore quelle grida?Ripetereste quello che avete fatto allora?” Prima un altro silenzio, poi appena udii un flebile:”No”. “Sente i pianti dei bambini? Che cosa le dice l’orrore di quella strage?” Ultima risposta del Maggiore:”Siamo stati travolti tutti. Io per primo”.&lt;br /&gt; Nelle testimonianze di Angiolo,emerge sempre un messaggio. “Che cosa dire,anche oggi,ad oltre mezzo secolo di distanza?Qualsiasi risposta, almeno per chi abbia vissuto quei tempi,sarebbe insufficiente. Una sola riflessione,invece. Bisogna andare più spesso in quei luoghi e soprattutto portare i ragazzi delle scuole. C’è sempre troppo silenzio,oggi, dove ieri s’udivano le urla dei massacrati”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gian Ugo Berti riproduzione riservata&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-5389536968518474559?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/5389536968518474559/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/il-giovane-giornalista-angiolo-berti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5389536968518474559'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5389536968518474559'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/il-giovane-giornalista-angiolo-berti.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-9hRb9BHgjRo/TkP0UXbpkOI/AAAAAAAACxM/CxQM2IJTk-Q/s72-c/angiolo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-2497558331719205764</id><published>2011-08-11T17:18:00.002+02:00</published><updated>2011-08-11T17:22:24.268+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-lpMy2KkOa78/TkPziL7wqPI/AAAAAAAACxE/Bs-oyAYsrZ8/s1600/stazzema.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 304px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-lpMy2KkOa78/TkPziL7wqPI/AAAAAAAACxE/Bs-oyAYsrZ8/s400/stazzema.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5639618927042537714" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-tL3POVj2mvM/TkPziMv3cCI/AAAAAAAACw8/bZVqU1G4uo4/s1600/angiolo-berti.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 373px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-tL3POVj2mvM/TkPziMv3cCI/AAAAAAAACw8/bZVqU1G4uo4/s400/angiolo-berti.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5639618927261085730" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TESTIMONE A SANT’ANNA DI STAZZEMA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “Che cosa è veramente successo intorno al 12 agosto in Versilia?” Questo si chiede il giovane giornalista venendo a conoscenza di voci che di là provenivano sempre più inquietanti.  Angiolo conosce bene la gente di quelle parti. “Nel 1941-2, Lucca era infatti un punto d’incontro della realtà cattolica che sapeva guardare al domani. A Bologna,in particolare, si stampava a cura dell’Avvenire d’Italia,la testa Esare, della quale mi occupavo redazionalmente. Fu il collegamento di persone e sentimenti che mi avvicinò al mondo versiliese nei momenti più drammatici del conflitto.”&lt;br /&gt; “Ma a suggellare tale conoscenza,nell’estate del 1944,ci fu al campo di Corticella,l’ondata di piena di rastrellati che riguardò lucchesi e soprattutto versiliesi. L’antico rapporto con la Diocesi mi aveva posto,per fortuna,dinanzi a volti noti e,passato il primo momento di sorpresa,mi fu possibile,sia pure con grande prudenza, prendere certe intese. Non pochi di questi rastrellati erano defluiti da Lucca alle Alpi Apuane e quindi furono protagonisti e spettatori – quei pochi s’intende che poterono uscire illesi – d’indimenticabili e tragiche vicende.”&lt;br /&gt; “Le notizie dei massacri giunsero però anche a Salò,sede della Repubblica Sociale Italiana – si legge in un suo articolo dell’agosto 1996 de Il Tirreno – interessando prima di ogni altro il Sottosegretario agli Interni Giorgio Pini,giornalista e direttore de Il Resto del Carlino di Bologna. Pini ebbe non pochi dubbi,espressi anche alla Curia che prese contatti con lui. Che fare per conoscere,dunque,la verità?”&lt;br /&gt;“Un passo ufficiale non fu ritenuto opportuno ( e la prova l’avemmo nel successivo settembre quando il Comando tedesco con un pubblico comunicato smentì addirittura la strage di Marzabotto). Allora Pini ritenne di saperne di più con un sopraluogo affidato in via strettamente privata al funzionario prefettizio Fantozzi, già in servizio da alcuni a Bologna. Lo stesso Pini chiese che Fantozzi fosse accompagnato, a titolo strettamente personale, da un giornalista de Il Resto del Carlino. La scelta cadde su Enrico Casabianca,già redattore capo a L’Avvenire d’Italia”.&lt;br /&gt; “Anch’io venni avvicinato, tramite la Curia,da Pini. Mi chiese se volevo unirmi a Casabianca. Queste le condizioni: assoluto segreto e riferirgli soltanto oralmente ( Berti è di parola e ne scriverà soltanto mezzo secolo più tardi). Tutta la ricognizione avrebbe dovuto svolgersi dalla mattina alla sera, utilizzando un piccolo autocarro della divisione Monterosa (che faceva parte della Rsi),il cui autista sovente si recava in Versilia e dunque era pratico dei luoghi”.&lt;br /&gt; “Non fummo testimoni degli eccidi compiuti almeno tre settimane prima,ma vedemmo soprattutto non pochi di quei massacri,soprattutto donne,ragazzi e vecchi. Il rientro fu celere,con appena due fermate per il controllo dei documenti. Fra noi,nessuna parola. Il colloquio con Pini fu penoso:”E’ una tragedia orrenda della quale tutti noi dobbiamo vergognarci”.&lt;br /&gt; “Nell’immediato dopoguerra, quando ai primi di maggio del 1945,Pini venne interrogato presso  l’Ufficio politico della Questura di Bologna,una breve conversazione con lui (era sconvolto  per l’assassinio del figliolo,un ragazzo ad opera di partigiani sconosciuti del Modenese),me ne fece sapere di più. Anche a Salò,a quanto pare,s’ignoravano le proporzioni di quella tragedia e di quella della stessa Marzabotto. Mussolini, mi raccontò Pini,gli disse:”E’ una punizione terribile per tutti noi”.&lt;br /&gt;“Gli eccidi vennero ricordati nell’autunno del 1951, quando il Tribunale militare del capoluogo emiliano potè documentare che il “Monco” (Walter Reder,comandante del 16° battaglione, della 16° divisione Reichsfhurer) aveva personalmente diretto un vero e proprio piano di sterminio. Una tecnica che s’imparava nelle scuole militari naziste:annientamento di uomini ed animali, incendio di case e stalle”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gian Ugo Berti riproduzione riservata  &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-2497558331719205764?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/2497558331719205764/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/testimone-santanna-di-stazzema-che-cosa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2497558331719205764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2497558331719205764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/testimone-santanna-di-stazzema-che-cosa.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-lpMy2KkOa78/TkPziL7wqPI/AAAAAAAACxE/Bs-oyAYsrZ8/s72-c/stazzema.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-2878648840305679461</id><published>2011-08-05T09:03:00.001+02:00</published><updated>2011-08-05T09:08:16.689+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ehWRMBX2KrU/TjuWzOxxfEI/AAAAAAAACwE/t6UJZph7Dfo/s1600/hiroshima_church.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 284px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-ehWRMBX2KrU/TjuWzOxxfEI/AAAAAAAACwE/t6UJZph7Dfo/s400/hiroshima_church.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5637265165468662850" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-OaYR3kWT6ZE/TjuWyxWee6I/AAAAAAAACv8/HOE2iNDL0kw/s1600/Hiroshima.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 250px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-OaYR3kWT6ZE/TjuWyxWee6I/AAAAAAAACv8/HOE2iNDL0kw/s400/Hiroshima.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5637265157569543074" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-hq4osFvZbOc/TjuWyr1LOJI/AAAAAAAACv0/8k42GVNNl1Q/s1600/enola.gif"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 302px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-hq4osFvZbOc/TjuWyr1LOJI/AAAAAAAACv0/8k42GVNNl1Q/s400/enola.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5637265156087691410" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;6 Agosto :lancio della prima atomica su Hiroschima e Nagasaki&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA BOMBA ATOMICA &lt;br /&gt;Il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e su Nagasaki poneva fine al secondo conflitto mondiale, costringendo anche l'Impero nipponico alla resa senza condizioni. Per la moderna teoria atomica, accettata nelle sue linee generali ancora oggi nonostante le notevoli modifiche subite, la parte minima della materia è costituita da un ammasso di energia detto atomo. L'atomo riproduce ad un dipresso la stessa struttura che si trova in maggiori proporzioni nel sistema solare. Il sistema atomico ha una sua parte centrale, detta « nucleo » e particelle periferiche, gli « elettroni. », che si muovono intorno al nucleo secondo determinate orbite, similmente a quanto avviene per i satelliti del sole. Il nucleo a sua volta è formato da altre particelle, denominate protoni e neutroni a differenza fra le diverse particelle dell'atomo consiste nel diverso stato elettrico, che può essere positivo o negativo (caratteri opposti l'uno all'altro e quindi annullantisi se contrapposti l'uno all'altro in quantità di pari valore). Come si è visto, la differenza fra una sostanza e l'altra consiste nella diversa composizione atomica. Se questa viene mutata, si ha un mutamento nella sostanza, per cui, ad esempio, è possibile, frazionandone il nucleo, trasformare un atomo di litio in due atomi di elio. Una siffatta trasformazione è denominata risultati conclusivi, ma si arrestavano di fronte all'ostacolo costituito dal grande ingombro degli impianti che producevano l'esplosione atomica e che ne rendevano impossibile la trasportabilità e quindi l'impiego bellico. Gli americani ed i loro alleati invece riucivano a superare tale ostacolo ed a costruire una bomba di dimensioni tali da poter essere caricata su una superfortezza « B.29 », un quadrimotore che di solito portava 10 tonnellate di bombe ad esplosivo normale. Il 6 agosto 1945 l'aereo, denominato « Enola Gay » e comandato dal colonnello Tibbetts, lanciava una bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima, alla estremità occidentale dell'isola di Honshu. Tre giorni dopo, altra bomba atomica, dello stesso tipo, veniva sganciata su Nagasaki, città situata sulla costa occidentale dell'isola di Kyushu. L'effetto d'ognuna delle due bombe si era calcolato pari a circa 20.000 tonnellate di tritolo, o a 2.000 bombe da 11 tonnellate del tipo impiegata dalla RAF (le bombe più grandi che mai siano state usate). Per aumentare il raggio dell'esplosione ed avvolgere gran parte della città, la bomba veniva lanciata in ambedue i casi con paracadute e fatta esplodere a 500 metri di altezza. Gli effetti delle prime esplosioni atomiche furono spaventosi. A Hiroshima, circa il 60% ustionata ed ulcerata, in cui non si distingueva quasi più nulla: gli occhi non esistevano più, le cavità oculari ed il naso livellati o addirittura cancellati, la cavità orale ridotta ad un denso ammasso purulento. A questo proposito valga per tutte la testimonianza riferita dal dott. Hachiya, direttore dell'ospedale di Hiroshima, ferito anch'egli, che cosi racconta: Ma i loro volti non esistevano più. Occhi, naso, bocca, tutto era stato mangiato dal fuoco, e pareva che le orecchie si fossero liquefatte; non si capiva più qual'era il volto e quale la nuca. Ce n'era uno col viso irriconoscibile, senza labbra, si scorgevano i denti bianchi che gli spuntavano in fuori; mi chiese un pò d'acqua, ma non ne avevo. Ho congiunto le mani e ho pregato per lui. Anche parti interne venivano talvolta lesionate o distrutte: deformazioni ipertrofiche della tiroide (con casi di gozzo) oppure sua completa cancellazione, lesioni broncopolmonari, emorragie interne, lesioni ossee ed al midollo (con manifestazioni di leucemia o di anemia), lesioni interne infiammatorie o distruttive alla milza, all'intestino, alle glandole interne, lesioni agli organi genitali. Spesso gli effetti delle radiazioni atomiche si ritrovavano anche nei figli dei colpiti, anche se concepiti dopo l'esplosione. Questi nascevano con deficienze, anomalie o mostruosità, come effetto delle deformazioni prodotte dalle radiazioni atomiche nei cromosomi (portatori dei caratteri ereditari, che vengono trasmessi alla discendenza) delle cellule colpite nel corpo dei genitori. Specie nei primi giorni, le autorità giapponesi erano impotenti a soccorrere la enorme massa dolorante dei colpiti ammucchiati lungo i marciapiedi delle strade in attesa di un qualche aiuto che non veniva per difetto di medici e dei medicinali e dove la morte li coglieva dopo una straziante agonia. Ma nella storia di quegli orribili giorni, che non onorano certo la civiltà umana, il ricordo più straziante rimarrà quello delle madri e dei loro bambini i cui aspetti cosi come talune delle foto da noi pubblicate testimoniano, fanno impallidire persino la biblica, « Strage degli Innocenti »! In seguito al lancio delle bombe atomiche, il 10 agosto 1945, il governo giapponese si rivolgeva, tramite la Svizzera e la Svezia, alle Nazioni Unite, dichiarando di essere disposto ad uniformarsi alla dichiarazione di Potsdam, a patto che non venissero messe in questione le prerogative sovrane dell'Imperatore come Capo dello Stato nipponico. Il 14 agosto, avendo avuto assicurazioni in questo senso, il Giappone si arrendeva senza condizioni. Il 26 dello stesso mese la flotta anglo-americana entrava nella baia di Segami ed il 29 venivano sbarcati presso Tokyo 40.000 soldati. Il 2 settembre 1945, nella baia di Tokyo, a bordo della nave da battaglia americana Missouri, veniva firmato l'armistizio tra l'Impero giapponese e le Nazioni Unite. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 6 agosto 1945 gli americani sganciavano sulla città giapponese di Hiroshima la prima bomba atomica, aprendo un nuovo e rivoluzionario capitolo nel campo delle armi e della guerra. La bomba atomica, com'è noto, non era una arma basata sulla esplosione delle consuete cariche, bensì sulla disintegrazione dell'atomo. Si è scoperto, in seguito alle ricerche scientifiche degli ultimi decenni, che l'atomo (particella minima della materia) ha la forma approssimata di un piccolo sistema solare, con un nucleo centrale (formato da protoni e neutroni) intorno al quale si muovono altre particelle dette elettroni. Nella foto in alto la disintegrazione di un atomo di litio in quattro atomi di elio (indicati con Al, A2, B1 e B2). &lt;br /&gt;La disintegrazione dell'atomo era ottenuta mediante un bombardamento elettronico. L'atomo impiegato era di uranio 235. (Il 235 sta ad indicare il numero totale dei protoni e dei neutroni contenuti nel nucleo). Nell'atomo di uranio i protoni sono 92, ed altrettanti gli elettroni (il numero dei protoni, in tutti gli atomi, corrisponde a quello degli elettroni). I neutroni invece sono di numero variabile, maggiore od eguale a quello dei protoni. Il consueto atomo di uranio ha 146 neutroni ed è chiamato uranio 238 (92 + 146). Ma per la bomba atomica venne usato un isotopo (l'isotopo è un atomo del medesimo elemento chimico, ma nel quale i neutroni sono in numero diverso da quello dei neutroni contenuti nell'atomo consueto) raro dell'uranio, dotato di 143 neutroni, detto perciò uranio 235 (92 + 143). Il bombardamento elettronico dell'atomo di  uranio 235 era ottenuto colpendo il nucleo di detto atomo con un neutrone estraneo che lo disintegrava, scindendolo in due parti, ognuna delle quali era atomo di un altro elemento chimico. Con questa operazione si sprigionava una grande quantità di energia. In alto lo stabilimento di Pasco, nello Stato di Washington (USA), dove venne costruita la bomba atomica lanciata ad Hiroshima. .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La bomba atomica americana era frutto di lunghi studi compiuti da scienziati americani, britannici, italiani e tedeschi (questi ultimi rifugiati in America per motivi politici o razziali). Una delle date più importanti è il 1939, quando Strassmann e Hahn scoprivano la « fissione » (così è denominata la scissione del nucleo avvenuta per bombardamento elettronico) dell'uranio. Tenendo conto anche di queste esperienze, l'italiano Enrico Fermi, che aveva compiuto in Italia notevoli scoperte nel campo della fisica nucleare ed era passato poi al servizio degli americani contro il suo Paese, giungeva a costruire a Chicago nel 1942 il primo reattore nucleare, per la produzione di energia atomica. Altri tre anni erano necessari per condurre alla bomba atomica, nella quale l'energia era prodotta con velocità rapidissima, provocando una vera e propria esplosione. La prima bomba atomica americana fu fatta esplodere nel 1945 nel deserto di Almogorado, negli Stati Uniti. Nella foto in alto un gigantesco disintegratore atomico da 20 tonnellate che genera una potenza di 8 milioni di volts. &lt;br /&gt;Una delle maggiori difficoltà per l'impiego della bomba atomica era il suo grande ingombro e quindi la difficile trasportabilità per aereo. Questa difficoltà venne superata dagli americani, che riuscivano a costruire una bomba trasportabile su una superfortezza « B.29 » (che di solito portava 10 tonnellate di bombe ad esplosivo normale). I tedeschi invece, già avanti nello studio della bomba atomica e praticamente giunti alla possibilità di costruirla, avevano subito notevoli intralci nella costruzione a causa di distruzioni alle industrie di acqua pesante in Norvegia e non riuscivano a costruire un ordigno di dimensioni tali da poter essere trasportato ed impiegato da mezzi bellici. In alto la superfortezza che ha lanciato la bomba atomica su Hiroshima, in una base nell'isola di Saipan. L'aereo aveva il nomignolo di Enola Gay.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-2878648840305679461?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/2878648840305679461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/6-agosto-lancio-della-prima-atomica-su.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2878648840305679461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2878648840305679461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/6-agosto-lancio-della-prima-atomica-su.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ehWRMBX2KrU/TjuWzOxxfEI/AAAAAAAACwE/t6UJZph7Dfo/s72-c/hiroshima_church.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-4518050372847399025</id><published>2011-08-02T09:10:00.001+02:00</published><updated>2011-08-02T09:12:42.801+02:00</updated><title type='text'>Strage di Bologna. Documentario su History Channel</title><content type='html'>PER NON DIMENTICARE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-TQnQCSK9CvM/TjejQ1-SApI/AAAAAAAACvs/SIKGdZUHRsk/s1600/stazione_di_bologna_2_agosto_1980_1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 259px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-TQnQCSK9CvM/TjejQ1-SApI/AAAAAAAACvs/SIKGdZUHRsk/s400/stazione_di_bologna_2_agosto_1980_1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5636152968439005842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/rkof1GSku9g?fs=1" frameborder="0" allowFullScreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-4518050372847399025?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/4518050372847399025/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/strage-di-bologna-documentario-su.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4518050372847399025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4518050372847399025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/strage-di-bologna-documentario-su.html' title='Strage di Bologna. 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Muore nella sparatoria Filippo Filippetti, membro degli Arditi del Popolo, sindacalista dell'USI per il setto...re edile.Dopo un crescendo di aggressioni compiute dai fascisti nei confronti delle organizzazioni del movimento operaio, sedi sindacali, politiche e culturali, e singoli militanti, con decine di morti fra gli antifascisti, i sindacati indicono uno sciopero generale ad oltranza in tutta Italia per fermare le violenze, che inizia il 1° agosto 1922. I fascisti, finanziati da agrari ed industriali, armati dai Carabinieri e dall'Esercito, protetti dalla monarchia e dai circoli militari e clericali, aggrediscono le roccaforti operaie, ma sono ovunque respinti: a Parma, a Bari, a Roma, a Civitavecchia, in decine di centri i proletari armati si oppongono alle violenze, con l'appoggio degli Arditi del Popolo. Livorno è uno dei centri dello scontro; militanti anarchici, socialisti, repubblicani e comunisti cadono sotto il piombo fascista, ma nei quartieri proletari si resiste all'invasione. Solo quando la CGL e il PSI, sperando in un ennesimo compromesso, si ritireranno dalla lotta il Governo potè aprire la strada ai fascisti mandando Esercito e Carabinieri a disarmare gli oppositori, sostituendo gli amministratori di sinistra con commissari prefettizi. In uno di questi scontri cadde Filippo Filippetti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-1509025303247247675?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/1509025303247247675/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/il-2-agosto-1922-un-gruppo-di-giovani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/1509025303247247675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/1509025303247247675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/il-2-agosto-1922-un-gruppo-di-giovani.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-G4Zi4KaVjxo/Tjeh-ZRPhhI/AAAAAAAACvk/eOJb6ZAJ5P0/s72-c/Filippetti%252520mod2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-8426117286818554159</id><published>2011-08-02T08:55:00.000+02:00</published><updated>2011-08-02T08:55:53.070+02:00</updated><title type='text'>Fondazione Berti-per non dimenticare</title><content type='html'>&lt;a href="http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2010/08/la-strage-il-2-agosto-1980-alle-ore.html#.TjefbOLTkpU.blogger"&gt;Fondazione Berti-per non dimenticare&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-8426117286818554159?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2010/08/la-strage-il-2-agosto-1980-alle-ore.html#.TjefbOLTkpU.blogger' title='Fondazione Berti-per non dimenticare'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/8426117286818554159/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/fondazione-berti-per-non-dimenticare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/8426117286818554159'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/8426117286818554159'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/fondazione-berti-per-non-dimenticare.html' title='Fondazione Berti-per non dimenticare'/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-4224286904317556808</id><published>2011-08-01T18:20:00.001+02:00</published><updated>2011-08-01T18:23:17.736+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-YrpRHBshfvs/TjbS1BsBV-I/AAAAAAAACvU/G_kaPTvB7lI/s1600/mascagni%2B2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 272px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-YrpRHBshfvs/TjbS1BsBV-I/AAAAAAAACvU/G_kaPTvB7lI/s400/mascagni%2B2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635923792128727010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-VfpTsQ18Rv8/TjbS1Aw_cGI/AAAAAAAACvM/Bwad-qYwXJU/s1600/mascagni.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 286px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-VfpTsQ18Rv8/TjbS1Aw_cGI/AAAAAAAACvM/Bwad-qYwXJU/s400/mascagni.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635923791881138274" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Biografia        &lt;br /&gt;1863 Pietro nasce a Livorno il 7 dicembre, alle ore 6,30 del mattino, in P.zza delle Erbe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' figlio di Domenico Mascagni e di Emilia Reboa. Domenico è proprietario di un forno sotto la casa dove abita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1873 In ottobre la madre, a soli 32 anni muore lasciando il marito con i suoi cinque figli. Pietro, il più desideroso di apprendere tra i figli, viene avviato agli studi ginnasiali. In seguito, il giovane che sogna di fare il compositore, affianca agli studi umanistici quelli musicali: studia pianoforte e canta come contralto nella Schola Cantorum della chiesa di San Benedetto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1876 Mascagni intraprende studi musicali più regolari e diviene allievo di Alfredo Soffredini, fondatore dell'Istituto Musicale Livornese. Il maestro era descritto come un tipo curioso: parlava a scatti, gesticolava, pieno di entusiasmo, appassionato, tanto era il calore con il quale esponeva le idee che sapeva suscitare nei discepoli la bramosia d'imparare e di fare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1880 Compone le sue prime pagine sinfoniche e sacre. In particolare si citano la Sinfonia in fa maggiore, Elegia per soprano, violino e pianoforte, Ave Maria per soprano e pianoforte, Pater Noster per soprano e quintetto d'archi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1881 In febbraio viene eseguita a Livorno la sua cantata In filanda a quattro voci soliste e a piena orchestra. In luglio scrive la cantata Alla gioia sul testo di Schiller tradotto da Andrea Maffei . In ottobre muore lo zio Stefano Mascagni, il suo primo, autentico e affettuoso mecenate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1882 A maggio parte per Milano (Epistolario Vol.I lettera del 2 maggio a Soffredini) grazie all'aiuto economico del conte Florestano de Larderel. In ottobre supera l'esame d'ammissione al Conservatorio. Conosce l'ambiente artistico milanese e stringe amicizia con Giacomo Puccini e con Vittorio Gianfranceschi, ingegnere, appassionato conoscitore di musica, destinato a diventare suo fraterno amico per tutta la vita. Frequenta il musicista Amilcare Ponchielli . (Epistolario vol.I lettera del 7 giugno a Soffredini). Muore il fratello Carlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1883 Muore la sorella. Riprende la cantata In filanda e la trasforma per un concorso in un'opera in due atti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1884 Il suo rapporto con il Conservatorio si fa sempre più teso. Compone la romanza per tenore con orchestra Il Re a Napoli, su parole di Andrea Maffei. Lo stesso Maffei è il traduttore del Guglielmo Ratcliff di Heine cui Mascagni inizia a dedicarsi, sognando l'opera grande. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1885 Dopo un polemico colloquio con il direttore del Conservatorio Mascagni si ritira dall'Istituto e abbandona gli studi regolari. Per mantenersi inizia allora una lunga peregrinazione in giro per l'Italia con compagnie d'operetta, in qualità di direttore d'orchestra (vedi Epistolario vol.I lettera del 1885- 25 aprile inviata a Gianfranceschi). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1886 Viene scritturato dall'attore e capocomico Luigi Maresca con il quale, dopo una lunga tournée approda a Cerignola, in Puglia. Nel frattempo si è legato ad Argenide Marcellina (Lina) Carbognani (1862-1946) conosciuta a Parma. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1887 A marzo il Consiglio Comunale nomina Mascagni "Maestro di suono e canto" nella costituenda Filarmonica. In ottobre il primogenito di Mascagni e Lina muore a soli quattro mesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1888 Il 7 febbraio Pietro e Lina si sposano nella Cattedrale di Cerignola. Il 7 febbraio il musicista dirige la sua Messa di Gloria interpretata dagli allievi della sua scuola. In luglio sul "Teatro Illustrato" appare il bando di concorso indetto dall'editore Sonzogno per un opera in un atto. Mascagni decide di partecipare e sceglie come argomento Cavalleria Rusticana di Verga e come librettista l'amico livornese Giovanni Targioni-Tozzetti (1863-1934) cui si aggiungerà Guido Menasci (1867-1925) (Epistolario vol.I lettera del 14 dicembre 1888 a Targioni-Tozzetti)). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1889 Il 3 febbraio nasce il figlio Domenico, soprannominato Mimì, in maggio conclude la stesura di Cavalleria Rusticana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1890 La Giuria del concorso Sonzogno proclama le tre opere vincitrici su 73 partecipanti: Cavalleria Rusticana precede nella graduatoria Labilia di Nicola Spinelli e Rudello di Vincenzo Ferroni. (Epistolario Vol.I lettera del 10 marzo 1890 a Targioni-Tozzetti e Menasci). Il 17 maggio Cavalleria Rusticana debutta al Teatro Costanzi di Roma ottenendo un clamoroso successo di pubblico che si rinnovò ben presto in molti teatri italiani e stranieri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1891 Il 3 gennaio nasce a Cerignola il secondo figlio di Pietro e Lina, Edoardo (Dino). Padrino è Edoardo Sonzogno. Si concerta la realizzazione di L'Amico Fritz. L'opera viene rappresentata al Costanzi di Roma il 31 ottobre. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1892 Il 21 agosto nasce a Livorno la figlia Emilia (Emy). In settembre partecipa all'Esposizione musicale di Vienna con Cavalleria Rusticana e L'Amico Fritz. Il 10 novembre alla pergola di Firenze va in scena I Rantzau. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1893 Si conclude la vertenza Verga-Mascagni-Sonzogno sui diritti d'autore per cavalleria Rusticana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1895 Il 16 febbraio va in scena alla Scala Guglielmo Ratcliff, tragedia in quattro atti di Heine, sul podio come direttore lo stesso Mascagni. Il 25 marzo sempre alla Scala Silvano, dramma marinaresco in due atti di Targioni-Tozzetti. In ottobre è nominato direttore al Liceo Rossini di Pesaro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1896 A febbraio al liceo dirige la Petite messe solennelle di Rossini e il 2 marzo mette in scena Zanetto, un atto di Targioni-Tozzetti da le Passant di Coppée. Replicata il 18 marzo alla Scala. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1897 Inizia la collaborazione con Luigi Illica (1857-1919) con Iris, commissionata dall'editore Ricordi. La stesura di quest'opera s'intreccia con Le Maschere cui lavorano i due stessi autori per Sonzogno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1898 Fra marzo e aprile dirige sei importanti concerti alla Scala, eseguendo per la prima volta in Italia, la Patetica di Cajkovskij. Il 29 giugno a Recanati, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Leopardi, Mascagni dirige il suo poema sinfonico A Giacomo Leopardi per orchestra e voce di soprano. Il 22 novembre al Costanzi prima di Iris, tre atti su libretto di Illica diretta dallo stesso Mascagni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1899 In maggio iniziano a Pesaro i concerti con l'Orchestra del Liceo diretta da Mascagni. A maggio muore il padre Domenico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1900 I Rapporti fra il musicista e il Comune di Pesaro si fanno sempre più tesi. Su invito del ministro della Pubblica Istruzione una commissione composta da illustri personalità del mondo musicale (tra cui Boito e Marchetti) compie una ispezione al liceo e nella relazione si schiera dalla parte del direttore. In marzo Mascagni è a Pietroburgo. A giugno dirige a Pesaro La Gavotta delle Bambole per orchestra d'archi. Il 9 agosto è invece sul podio al Pantheon di Roma per i solenni funerali di Umberto I. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1901 Il 17 gennaio Le Maschere debuttano contemporaneamente in sei teatri: Roma (con l'autore sul podio), Milano, Venezia, Torino, Genova, Verona. L'opera ha successo solo a Roma. In aprile è a Vienna e dirige il Requiem di Verdi in ricordo della recente scomparsa del musicista, Gustav Mahler lo invita per incarico della corte al Teatro Imperiale di Vienna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1902 Nuova tournée europea. Mascagni dirige a Vienna, a Bucarest, a Madrid. Ad agosto viene destituito dalla carica di direttore a Pesaro. Scrive le musiche di scena per La città eterna di Hall Caine. Intraprende poi una tournée negli Stati Uniti d'America. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1903 In ottobre assume la direzione della Scuola Nazionale di Musica di Roma, carica che manterrà fino al 1911. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1905 Il 16 marzo a Montecarlo va in scena Amica, poema drammatico in due atti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1906 La Corte d'Appello di Ancona condanna il Liceo di Pesaro con una sentenza favorevole a Mascagni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1909 In agosto assume la direzione artistica del Teatro Costanzi di Roma. Inizia a lavorare a Isabeau insieme con Illica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1910 Lascia la direzione del Teatro Costanzi. Conclude Isabeau. In aprile si lega sentimentalmente ad Anna Lolli, una giovane corista romagnola. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1911 Il 10 aprile prima di salpare per il Sud America, dà un'anteprima di Isabeau senza scene e costumi al Carlo Felice di Genova. Il 2 giugno Isabeau, opera in tre atti di Illica, debutta al Teatro Coliseo di Buenos Aires. La tournée sudamericana dura 7 mesi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1912 Il 20 gennaio Mascagni alla Fenice e Tullio Serafin alla Scala dirigono contemporaneamente Isabeau. In aprile da Arcachon, D'Annunzio invia a Mascagni il manoscritto di Parisina. In maggio Mascagni, sotto falso nome, raggiunge D'Annunzio in Francia a Bellevue, in compagnia della figlia Emy e di Anna Lolli. Lì compone Parisina. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1913 Il 15 dicembre alla Scala prima di Parisina. Diretta dall'autore. Viene rimproverata l'eccessiva lunghezza dell'opera e Mascagni nelle repliche sopprime l'intero quarto atto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1915 Compone su invito della Cines, la colonna sonora per il film Rapsodia Satanica interpretato da Lyda Borelli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1917 Ad aprile va in scena al Teatro Costanzi di Roma Lodoletta, su libretto di Giovacchino Forzano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1919 Al Quirino va in scena l'operetta Sì, in tre atti di Carlo Lombardo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1921 Il 2 maggio al Costanzi dirige il nuovo lavoro, Il Piccolo Marat, tre atti di Giovacchino Forzano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1922 In maggio Mascagni parte per una nuova tournée di sei mesi in Sud America. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1923 Il 14 gennaio all'Augusteo di Roma dirige Visione Lirica (Guardando la Santa Teresa del Bernini). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1924 In novembre va in tournée a Vienna, e apprende con dolore la morte dell'amico Puccini . &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1925 La tournée continua a Praga, Varsavia e Budapest. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1927 Mascagni viene delegato dal Governo a rappresentare l'Italia in occasione delle celebrazioni organizzate a Vienna per il centenario della morte di Beethoven. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1929 Il 18 ottobre viene inaugurata la Reale Accademia d'Italia. Fra le personalità insignite dell'ambito titolo, accanto a Guglielmo Marconi, a Luigi Pirandello, a Enrico Fermi, a Gabriele D'Annunzio c'è Pietro Mascagni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1932 Il 23 marzo al Teatro del Casinò di San Remo riprende la giovanile Pinotta, idillio in due atti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1935 Il 16 gennaio va in scena alla Scala Nerone, l'ultima fatica mascagnana, tre atti di Targioni-Tozzetti dalla commedia di Pietro Cossa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1940 Per il cinquantenario di Cavalleria Rusticana incide l'opera in disco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1943-44 Chiude definitivamente la carriera direttoriale al Costanzi. di Roma. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1945 Il 2 agosto nella camera del suo appartamento all'Hotel Plaza di Roma (sua residenza stabile dal 1927) Mascagni muore. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dal sito ufficiale Pietro Mascagni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nelle foto:Mascagni-Mascagni con Marconi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-4224286904317556808?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/4224286904317556808/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/biografia-1863-pietro-nasce-livorno-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4224286904317556808'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4224286904317556808'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/08/biografia-1863-pietro-nasce-livorno-il.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-YrpRHBshfvs/TjbS1BsBV-I/AAAAAAAACvU/G_kaPTvB7lI/s72-c/mascagni%2B2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-5976038356048228997</id><published>2011-07-30T09:13:00.002+02:00</published><updated>2011-07-30T09:18:38.239+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-SRMBEsaQDTw/TjOwOUKsl8I/AAAAAAAACu0/qgMHUCWpSQM/s1600/battagliacascina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 222px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-SRMBEsaQDTw/TjOwOUKsl8I/AAAAAAAACu0/qgMHUCWpSQM/s400/battagliacascina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635041318748854210" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Battaglia di Cascina &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Data 28 luglio 1364 &lt;br /&gt;Luogo Cascina(PI), Italia &lt;br /&gt;Esito vittoria fiorentina &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Schieramenti &lt;br /&gt; Firenze  Pisa &lt;br /&gt;Comandanti &lt;br /&gt;Galeotto Malatesta Giovanni Acuto&lt;br /&gt;Anichino &lt;br /&gt;Effettivi &lt;br /&gt;15.000 (4.000 cavalieri, 11.000 fanti)  &lt;br /&gt;Perdite &lt;br /&gt;- 2.000 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Battaglia di Càscina è il nome di un fatto d'armi avvenuto il 28 luglio 1364 tra le truppe pisane e quelle fiorentine in cui queste ultime vendicarono la sconfitta subita pochi mesi prima e che aveva consentito al celebre Giovanni Acuto - che combatteva con Hanneken von Baumgarten (Anichino/Annichino Bongarden/Bongarten), a capo, di 3000 corazzieri, o "barbute" (costituite da un cavaliere e un servente - o sergente - anch'egli montato), antesignane delle "lance") - di percorrere vittorioso la Valdinievole, Prato e di presentarsi una prima volta sotto Firenze, per poi proseguire nelle devastazioni e nelle lucrose razzie nel Mugello, nel Pistoiese e ancora di portarsi sotto le mura di Firenze, all'altezza di Porta S. Frediano, alla testa delle cui forze non si trovava più, perché licenziato, Pandolfo II Malatesta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Firenze fu allora difesa da Enrico di Monforte, sì da sconsigliare lo stuolo pisano di Acuto e Anichino dal proseguire nella propria azione offensiva. Di lì a pochi mesi Firenze assoldò 11.000 fanti e 4.000 cavalieri, affidandoli a Galeotto Malatesta, ben accetto ai soldati. Questi impegnò le forze avversarie non proprio a Càscina, ma in una frazione del suo comune: a San Savino, in direzione di Pisa e colse una netta vittoria, provocando gravi perdite nello schieramento pisano grazie alla buona flessibilità e all'accorta disposizione tattica per la quale si misero in mostra in particolare Ranieri Grimaldi e i suoi 400 balestrieri, oltre agli uomini di Manno Donati, Bonifacio Lupi e dello stesso Enrico di Monforte, secondo di Galeotto Malatesta. La vittoria comportò la morte di un migliaio di soldati pisani e la cattura di altri 2.000 combattenti.&lt;br /&gt; Interessante è la dinamica della giornata, riportata nella cronaca di Filippo Villani. Il 28 luglio le armate fiorentine sotto il comando di Galeotto Malatesta si presentano alle porte di Cascina a poche miglia da Pisa. La strada è libera ma la temperatura è insopportabile. Le armature dei guerrieri sono un supplizio sotto il sole cocente, molti se ne liberano per bagnarsi nell'Arno. Il Capitano è anziano e convalescente dalle febbri terzane e si abbandona ad un riposo pomeridiano, lasciando l'accampamento disorganizzato e sguarnito di difesa. Le spie pisane riferiscono la situazione al proprio esercito guidato dall'astuto John Hawkwood (Giovanni l'Acuto). Ma al campo fiorentino vegliano Manno Donati e l'amico Bonifacio Lupi, marchese di Soragna. Il timore dell'avvicinarsi dell'Acuto, fa dare da loro l'allarme al campo, finché il Capitano Malatesta, per continuare indisturbato il proprio riposo, delega i due compagni ad organizzare le eventuali difese. Così Manno e Bonifacio fanno preparare sulla strada maestra che va a Pisa, in vista della Badia di San Savino, un gruppo di armati fiorentini ed aretini, fiancheggiati dai 400 balestrieri genovesi di Ricceri Grimaldi. L'Acuto assaggia le forze fiorentine con tre scaramucce per valutarne la direzione d'attacco. L'Acuto attende però che il sole giri a suo favore per abbagliare i nemici e che si alzi il vento dal mare per portare la polvere della battaglia in faccia ai fiorentini. Ma commette due errori che gli costeranno la sconfitta: la distanza della strada tra i due eserciti è più lunga di quanto calcolato e l'afa opprimente rende le armature delle fornaci addosso ai suoi combattenti che, quasi tutti di origine inglese e tedesca, non sono abituati a combattere a quelle temperature e li rende più fiacchi e lenti nelle loro azioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al momento dell'attacco l'esercito pisano ha la prima fila d'urto composta da cavalieri inglesi, seguita dalla fanteria pisana e poi dal Comandante con il grosso della sua cavalleria, momentaneamente appiedata. Il rapido assalto porta gli inglesi nel campo fiorentino senza che sia possibile organizzarne la difesa. Tuttavia i fiorentini contengono l'urto degli assalitori e, mentre la massa dei difensori oppone resistenza, Manno Donati e i suoi compagni escono dal campo e affrontano i Pisani sul fianco destro. La cavalleria tedesca dei fiorentini, guidata da Arrigo da Monforte, rallenta l'assalto e sfonda le linee pisane fino alle retrovie ed ai vettovagliamenti. Sull'altro lato, i balestrieri genovesi, appostati tra le rovine dei casolari e le asperità del terreno, bersagliano i Pisani. L'Acuto comprende subito che la sorpresa dell'attacco è fallita e, per non rischiare di subire perdite alla sua Compagnia, fa ritirare il grosso dei suoi inglesi fino sotto le mura di San Savino. La massa dei pedoni pisani è così, improvvisamente, abbandonata a se stessa, divenendo oggetto del violento contrattacco dei fiorentini. Tutta la campagna circostante è teatro di una caccia spietata ai fanti pisani, ormai fuggiaschi e inermi. La strada per Pisa è sgombra: la città è a portata di mano. Ma il Malatesta non era preparato ad una vittoria così totale e nonostante da più parti si chieda di proseguire per la conquista di Pisa, egli preferisce fermarsi. Fa riunire le truppe e raccogliere i prigionieri, mentre gli inglesi si rifugiano nell'abbazia di San Savino, dove molti dei quali moriranno per le ferite nei giorni seguenti. Il giorno dopo si cercano i morti ed i feriti dispersi nella campagna: si trovano ovunque, nei fossati, nelle vigne, tra i campi, molti corpi sono visti galleggiare nell'Arno spinti dalla corrente verso Pisa. La giornata ha dato oltre 1000 morti e 2000 prigionieri: quelli stranieri sono subito rilasciati, ma per consuetudine quelli pisani sono condotti a Firenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Wikipedia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-5976038356048228997?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/5976038356048228997/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/battaglia-di-cascina-data-28-luglio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5976038356048228997'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5976038356048228997'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/battaglia-di-cascina-data-28-luglio.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-SRMBEsaQDTw/TjOwOUKsl8I/AAAAAAAACu0/qgMHUCWpSQM/s72-c/battagliacascina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-4821946294740274525</id><published>2011-07-25T08:53:00.001+02:00</published><updated>2011-07-25T08:57:54.698+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-pCkBvAK_USk/Ti0T3wMMYcI/AAAAAAAACuc/HJeEyLlQo8s/s1600/IMG_0917.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 225px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-pCkBvAK_USk/Ti0T3wMMYcI/AAAAAAAACuc/HJeEyLlQo8s/s400/IMG_0917.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5633180557460136386" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-DtnAjh8OsFY/Ti0T3v7b6OI/AAAAAAAACuU/QM3077ItdE0/s1600/IMG_0915.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 225px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-DtnAjh8OsFY/Ti0T3v7b6OI/AAAAAAAACuU/QM3077ItdE0/s400/IMG_0915.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5633180557389850850" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ykqc2YAyP78/Ti0T3aOG0-I/AAAAAAAACuM/rB3SIxKmVxk/s1600/IMG_0918.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 225px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-ykqc2YAyP78/Ti0T3aOG0-I/AAAAAAAACuM/rB3SIxKmVxk/s400/IMG_0918.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5633180551562580962" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gran Maestro dell’Ordine di san Giovanni di Gerusalemme&lt;br /&gt;IL PRINCIPE JOSE’ COSMELLI RENDE OMAGGIO AL CAMPO DEGLI EROI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CASCIANA TERME – Continua incessante l’attività della Fondazione “Angiolo e Maria Teresa Berti”. In data 20 luglio 2011, ha reso infatti omaggio al Campo degli Eroi, il Gran Maestro della Federazione dei Priorati Autonomi dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme,sua altezza principe Josè Cosmelli.  Nella visita era accompagnato da mons. Fabio Fabbri,prelato d’onore di Sua Santità e consigliere ecclesiastico emerito all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.&lt;br /&gt;Si è trattato di un incontro particolarmente cordiale, durante il quale all’ospite sono stati illustrati i 26 monumenti che costituiscono il patrimonio della Fondazione. Cippi e lapidi costruiti per iniziativa di Angiolo Berti, giornalista parlamentare, cittadino onorario di Casciana Terme, a partire dal 1984.&lt;br /&gt;Al termine del percorso,il principe Cosmelli ha espresso vivo compiacimento per l’iniziativa del Campo degli Eroi e per il suo profondo significato storico ed umano, sostenendo  l’importanza di stimolare soprattutto i giovani del nostro tempo a fare propri i principi di rispetto e solidarietà fra i popoli.&lt;br /&gt; L’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme è attualmente operativo i 60 Paesi in un’ottica umanitaria,in particolare sotto il profilo della tutela della salute. La sede amministrativa si trova negli Stati Uniti e più precisamente a New York.&lt;br /&gt; Il servizio di sicurezza all’incontro è stato fornito dalla CRI di Casciana Terme.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIAN UGO BERTI&lt;br /&gt;(riproduzione vietata)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-4821946294740274525?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/4821946294740274525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/gran-maestro-dellordine-di-san-giovanni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4821946294740274525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4821946294740274525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/gran-maestro-dellordine-di-san-giovanni.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-pCkBvAK_USk/Ti0T3wMMYcI/AAAAAAAACuc/HJeEyLlQo8s/s72-c/IMG_0917.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-315528426786290161</id><published>2011-07-14T09:20:00.001+02:00</published><updated>2011-07-14T09:22:52.128+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Ob_RGhGdOCk/Th6ZQpjOWwI/AAAAAAAACtU/nsR2Ddu7UJc/s1600/togliatti.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 399px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-Ob_RGhGdOCk/Th6ZQpjOWwI/AAAAAAAACtU/nsR2Ddu7UJc/s400/togliatti.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5629105095570250498" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;14 luglio 1948: l'attentato a Togliatti&lt;br /&gt;di Marco Innocenti (dal Sole 24 ore)&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Hanno sparato a Togliatti». La notizia fulmina gli italiani intorpiditi dal caldo il 14 luglio 1948. La voce dell'attentato si sparge a macchia d'olio e dall'Italia profonda sale un'esclamazione che sa di imprecazione: «Madonna, è Togliatti». A tre mesi dalle elezioni che hanno punito il Fronte popolare, Antonio Pallante, un esaltato studente di destra, offre al Pci la carta della rivincita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una scarica di rabbia &lt;br /&gt;Mentre Togliatti si risveglia dall'anestesia la rabbia del popolo di sinistra si scarica in una serie di confuse manifestazioni a metà strada fra la jacquerie e l'insurrezione. Cortei imbandierati di rosso, furiosi come una piena in Polesine, battono le strade d'Italia. Il sincero dolore di compagni e simpatizzanti, l'angoscia, la voglia di rivoluzione e di rivincita si sommano e caricano le ore di paura. Il Paese è percorso da una scossa elettrica: operai e contadini in piazza, sciopero generale prima spontaneo poi ufficiale, l'urlo della folla in marcia, le fabbriche occupate, le sedi cattoliche devastate, le camionette della Celere in azione, i comizi del Pci, i primi colpi, le prime violenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si spara &lt;br /&gt;Il 15 compaiono i mitra: i dimostranti sparano, i celerini rispondono, si contano i primi morti. Togliatti ha invitato alla calma, ma l'Italia è un vulcano. Genova, Firenze, Torino e Venezia sono in rivolta. Il Governo mette in campo l'esercito. Sono le ore più drammatiche della breve storia repubblicana. Siamo nell'anticamera della guerra civile. In un Paese fermo - niente giornali, tram nelle rimesse, treni bloccati, Borsa chiusa - Scelba parla alla Camera. «È l'unico democristiano con gli attributi», dicono di lui, e non sbagliano. Le sue parole sono chiare: il Governo è in grado di controllare la situazione, polizia, carabinieri ed esercito non cedono alla piazza. Mostrando con energia la faccia legale del Paese, il ministro degli Interni di De Gasperi sta vincendo la sua battaglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La "bomba" Bartali &lt;br /&gt;Mentre il pomeriggio tende alla sera giunge dalla Francia una notizia "bomba". Bartali, a 34 anni, ha distrutto Bobet e Robic sulle montagne del Tour. Grazie al suo potere sedativo la passione sportiva decongestiona quella politica. Il "vecchio" catalizza le emozioni degli italiani e contribuisce a sciogliere i grumi dell'odio. Un salvatore in più per l'Italia, che si aggiunge a Scelba, a Togliatti, al "pompiere" Stalin e forse a se stessa, perché, alla fine, a fatica, prevale il buonsenso. E la rivoluzione rientra nel cassetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Godiamoci l'estate &lt;br /&gt;L'estate rovente del '48 va in archivio, portandosi dietro una guerra civile che non c'è stata e un bilancio pesante: 30 morti e 800 feriti. Con il suo aspetto bonario e il suo profondo cinismo Nenni giustifica la violenza. Alla Camera cesella una similitudine: «Che volete? Quando il fiume esce dal suo letto...». E l'Italia di tutti i colori politici va a godersi l'estate, la bella estate di Cesare Pavese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-315528426786290161?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/315528426786290161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/14-luglio-1948-lattentato-togliatti-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/315528426786290161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/315528426786290161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/14-luglio-1948-lattentato-togliatti-di.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Ob_RGhGdOCk/Th6ZQpjOWwI/AAAAAAAACtU/nsR2Ddu7UJc/s72-c/togliatti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-3498488303521056638</id><published>2011-07-14T09:02:00.004+02:00</published><updated>2011-07-14T09:12:03.485+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-e3eP4hmKLbE/Th6WMC0u8LI/AAAAAAAACtA/_RLtcflPYig/s1600/rivoluzione-francese-riassunto.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 340px; height: 255px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-e3eP4hmKLbE/Th6WMC0u8LI/AAAAAAAACtA/_RLtcflPYig/s400/rivoluzione-francese-riassunto.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5629101717920346290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;BLOGGER_PHOTO_ID_5629100991834602658" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-WVAtvmOGcyg/Th6VhbwBheI/AAAAAAAACsw/vpC958DjiR4/s1600/robes.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 291px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-WVAtvmOGcyg/Th6VhbwBheI/AAAAAAAACsw/vpC958DjiR4/s400/robes.jpg" border="0" alt=""id="&lt;br /&gt;Rivoluzione Francese&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sola fra tutte le rivoluzioni contemporanee, quella francese fu una rivoluzione ecumenica. I suoi eserciti si levarono per rivoluzionare il mondo; le sue idee lo rivoluzionarono veramente. [...] La sua influenza indiretta è universale, perché fornì il modello a tutti i movimenti rivoluzionari successivi, e i suoi insegnamenti - interpretati da un punto di vista particolare - sono contenuti nel socialismo e nel comunismo moderno." (E. J. Hobsbawm)&lt;br /&gt; Dal punto di vista cronologico è posteriore alle battaglie americane, ma è importante notare l'enorme influenza che ha esercitato sull'Europa intera. Nonostante il suo fallimento, è diventata il modello di riferimento per giudicare le rivoluzioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima del 1789, la Francia era una monarchia assoluta legata alla tradizione medioevale. Il Re, fiancheggiato dal clero e dalla ricca nobiltà, deteneva i tre poteri. Lo stato era incapace di adeguarsi ai mutamenti in atto e opprimeva le masse, ormai vessate da sgravi fiscali. L'invio di truppe e rifornimenti per sostenere gli Americani in lotta contro gli Inglesi aggravò la pesante situazione economica francese già in crisi perché vincolata all'agricoltura. La tassazione nei confronti dei contadini aveva raggiunto il limite di sopportazione, già minato dagli esosi oneri signorili ricollegati ad un antico sistema feudale. Il peggioramento inesorabile della condizione contadina fu anche dovuto alla crisi che sconvolse la produzione cerealicola del 1787 a causa di disastri meteorologici. I tenui tentativi del sovrano Luigi XVI di riformare il sistema fiscale, altamente squilibrato, vennero contrastati dal clero e dai nobili in quanto avrebbero dovuto rinunciare a buona parte delle loro ricchezze e dei loro privilegi. Le proposte del ministro delle finanze Necker puntavano infatti a limitare la classe dirigente e ciò gli costò la carica. Egli aveva tentato di attuare un prelievo fiscale più equo coinvolgendo le classi ricche e una riduzione degli sprechi attraverso tagli delle spese. Inoltre, le idee illuministiche si erano ormai diffuse in tutta Europa proponendo un atteggiamento fortemente antitradizionalista, nutrito dalla convinzione che il passato, in particolare il Medioevo, coincidesse con l'età dell'ingiustizia, del sopruso, della superstizione e dell'ignoranza. Opponendosi a sistemi antiquati che limitassero la libertà del singolo individuo in funzione di un ideale cosmopolita. Se dal punto di vista sociale, la Francia era in una profonda crisi, anche il sistema politico non respirava aria salutare. Non solo i contadini, ma anche la media borghesia aveva degli obiettivi ben definiti ed uno di questi era l'entrata nelle decisioni politiche. Obiettivi che portarono alla convocazione degli Stati Generali, sintomo di un esteso scontro che durerà per 10 anni. Il Terzo Stato, non avendo ottenuto né il voto per partecipante né riunioni congiunte dei tre ordini, si trovò fortemente sottovalutato e limitato nel proprio operato. Rimase il voto per ordine che, ovviamente, era sinonimo di mancanza di libertà poiché il 98% della popolazione francese aveva un solo voto contro il rimanente 2% tra clero e nobiltà. La volontà di una partecipazione politica attiva della borghesia commerciale veniva quindi stroncata sul nascere.  &lt;br /&gt; Scrive l'abate Sieyès al riguardo: "Che cos'è dunque il terzo stato? Tutto, ma un tutto impedito e oppresso. Che sarebbe senza l'ordine privilegiato? Tutto, ma un tutto libero e fiorente." Il passo seguente alla convocazione degli Stati Generali fu la formazione di un Assemblea Nazionale svincolata dallo stato illiberale. Come già detto, l'inasprimento delle relazioni tra "rivoluzionari" ed "oppositori" provoca reazioni violente, e un chiaro esempio lo troviamo con la presa della Bastiglia il 14 luglio 1789. La formazione di un governo tradizionalista da parte del sovrano e la concentrazione di truppe attorno a Parigi, scatenò la reazione della borghesia che formò una milizia armata. Quasi spontaneamente si generò una rivolta che Luigi XVI sottovalutò senza prendere misure di contenimento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obiettivi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rivoluzione francese è stata guidata dalla media borghesia che sfruttò la forza delle masse contadine, prive di grandi obiettivi rivoluzionari, per raggiungere i propri scopi. Il principale obiettivo della borghesia era l'ammodernamento attraverso il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Un passaggio verso uno stato formato da classi determinate in base al patrimonio e non in base alla nascita. Cioè uno stato fondato sulla mobilità e capace di evolvere, non fossilizzato su un'immobilità medioevale. Tali idee sono riassumibili in una finalità: la libertà. Fin dall'Assemblea Nazionale, poi costituente con l'aggiunta di membri aristocratici, venne stilata la "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino" che fissò gli ideali rivoluzionari nel motto: "Libertè, Egalitè, Fraternitè". Questo implicò un passaggio verso i principi democratici di sovranità popolare e suddivisione dei poteri poi diventati effettivi nella Costituzione del 1791. Per raggiungere ciò, l'Assemblea abolì il regime feudale eliminando le corvèes e le decime, in un processo atto a colpire l'aristocrazia ed il clero.   &lt;br /&gt;Gli "assegnati" sono stati una soluzione al problema economico perché, oltre a limitare direttamente la ricchezza della Chiesa, hanno portato altro denaro nelle bisognose casse dello stato. Perciò, come scopo troviamo una lotta, spinta anche da uno spirito illuminista basato sulla razionalità, contro lo strapotere della Chiesa francese. E infatti la costituzione civile del clero del 1790 riformava l'organizzazione ecclesiastica sul modello di quella amministrativa. In più, sempre per migliorare le condizioni economiche, venne deliberata l'abolizione delle barriere doganali interne; la giustizia fu organizzata in modo più uniforme e ordinato. Un fine conseguente alla rivoluzione fu la guerra contro l'Austria voluta dai giacobini. Con tale scontro armato, essi sperarono di compattare le diverse fratture interne verso un unico avversario e quindi sistemare i contrasti nascenti. La genesi di una monarchia costituzionale sembrò porre termine alla rivoluzione, ma non fu così perché sia il sovrano insoddisfatto dei poteri limitati, sia i radicali giacobini desiderosi di partecipare attivamente alla politica minarono la precaria stabilità ottenuta dalla borghesia. Inoltre è chiara la decisione, degli anni seguenti, di cancellare tutto ciò che fosse legato al potere monarchico e di iniziare un processo di "scristianizzazione"; ne sono un esempio l'uccisione di Luigi XVI in pubblica piazza e la creazione di un nuovo calendario. Il secondo è un atto simbolico che taglia ogni legame con il passato. Le proposte radicali vennero sostenute da Robespierre, Marat e Danton. La rivoluzione ha anche come obiettivo la rivoluzione stessa. Nella costituzione del 1793, verrà fissato uno dei principi che la legittimerà pienamente. L'Articolo 35 recita: "Quando il governo viola i diritti del popolo, l'insurrezione è, per il popolo e per ogni frazione del popolo, il più sacro e il più imprescindibile dovere". Questo articolo rappresenta la volontà dei francesi di ribellarsi a ogni forma di oppressione e quindi giustificare gli sconvolgimenti rivoluzionari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Opposizioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le forze di opposizione, in Francia, sono rappresentate dal monarca, dall'aristocrazia, dalla Chiesa, da contadini insoddisfatti e da monarchici. Fin dalla convocazione degli stati generali, sia il Sovrano che i suoi diretti sostenitori, continuarono a limitare le nascenti necessità del Terzo Stato non permettendogli di guadagnare potere. L'insoddisfazione di Luigi XVI per aver perso il potere assoluto lo portò ad atti controrivoluzionari nonostante fosse stata stabilita una monarchia costituzionale. Infatti, possedendo ancora il diritto di veto sulle decisioni dell'Assemblea Nazionale costituente, impedì tangibilmente i progressi borghesi. Il fine primario del Re era quindi la ricostituzione di una monarchia assoluta, anche con l'aiuto degli altri stati europei. Si ricordi che tali stati non legittimarono i nuovi governi rivoluzionari. Al fianco di Luigi XVI troviamo un gruppo di aristocratici fuggiti dalla Francia che cercarono di convincere le monarchie europee a dichiarare guerra alla madre patria. Per quanto riguarda la Chiesa, sempre si è opposta veementemente ai mutamenti improvvisi, violenti e pericolosi per difendere la propria egemonia. Dalla costituzione civile del clero, molti membri si rifiutarono di prestare giuramento alle istituzioni francesi e per questo vennero definiti "refrattari". Tutti i procedimenti dell'Assemblea verso la Chiesa, tuttavia, portarono più danni che miglioramenti. La somma di questa spinta controrivoluzionaria al mancato soddisfacimento dei bisogni della maggior parte dei contadini che non vedevano migliorare la propria condizione economica, anzi peggiorata dall'istituzione di una leva obbligatoria, portò gli stessi ad agire contro la rivoluzione. In Vandea, soprattutto, si notarono atti di ribellione poi soppressi nel sangue dalla dittatura di Robespierre. Era inevitabile che i contadini, privati della forza lavoro più giovane e della religione a cui erano secolarmente legati, non approvassero i successivi sviluppi della rivoluzione. Molti tra i francesi guidarono azioni controrivoluzionarie proponendosi come difensori della fede cattolica. Inoltre, ricordiamo i controrivoluzionari "termidoriani" che uccisero Robespierre (1794) ponendo fine alla "dittatura democratica" dei giacobini, agli anni del "Terrore"; riportando in funzione un governo borghese moderato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Cambiamenti Effettivi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato immediato della rivoluzione fu l'abolizione della monarchia assoluta e dei privilegi feudali: la servitù, i tributi e le decime furono soppressi; i grandi possedimenti vennero frazionati e si introdusse un principio equo di tassazione. Con la redistribuzione delle ricchezze e dei terreni, la Francia divenne il paese europeo con il maggior numero di piccoli proprietari terrieri indipendenti. Tuttavia, la conclusione degli eventi fu un colpo di stato (18 brumaio 1799) ideato da Napoleone. Quindi, se l'obiettivo principale è stato l'abbattimento della monarchia per instaurare una repubblica, esso non può definirsi pienamente raggiunto perché, nonostante i travagli rivoluzionari, la Francia diventò nel 1804 un Impero con a capo Napoleone Bonaparte. Molti sono stati i cambiamenti ma, oggettivamente, la rivoluzione si è conclusa bruscamente con un ritorno al punto di partenza. Accadrà lo stesso in Russia un secolo dopo. Invece a livello sociale ed economico, furono aboliti l'incarceramento per debiti e il diritto di primogenitura nell'eredità terriera. Napoleone portò a compimento alcune riforme avviate durante la rivoluzione: &lt;br /&gt;istituì la Banca di Francia, che era banca nazionale semi-indipendente e agente governativo in materia di valuta, prestiti e depositi pubblici; instaurò l'attuale sistema scolastico, centralizzato e laico; riorganizzò l'università e fondò l'Institut de France; stabilì l'assegnazione delle cattedre in base a esami aperti a tutti, senza distinzioni di nascita o reddito. La riforma delle leggi provinciali e locali fu incorporata nel Codice napoleonico (1804), che rispecchiava molti principi introdotti dalla rivoluzione: uguaglianza dei cittadini davanti alla legge; regolarità processuale e il diritto alla difesa. In tema di religione, i principi di libertà di culto e di stampa, enunciati nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo, portarono a una maggiore libertà di coscienza e al godimento dei diritti civili per protestanti ed ebrei. Furono inoltre gettate le basi per la separazione tra Stato e Chiesa. Gli esiti teorici della Rivoluzione francese si condensano nei principi di "Liberté, Egalité, Fraternité", che diventarono il vessillo per le riforme liberali in Francia e in Europa nel XIX secolo e sono tuttora i fondamenti della democrazia. Ritornando al concetto di Rivoluzione, dopo i 10 anni di duri scontri ed esecuzioni sommarie, possiamo dire di aver ricevuto una lezione sul suo significato e possibile sviluppo. Il periodo più tragico e, purtroppo, più attuale è stato il "Terrore" giacobino. Molte sono state le opinioni riguardo a questa parentesi. La Arendt, analizzando questo periodo, ha osservato che in Francia nessuna Costituzione era durata a lungo, la volontà delle Assemblee non era sufficientemente autorevole ed il monarca era stato decapitato. Secondo la sua opinione il problema di Robespierre e di molti rivoluzionari era di come assicurare che le conquiste della rivoluzione non andassero perse. La proclamazione della festa dell'Ente Assoluto sarebbe come la prova di questa necessità di un assoluto a cui ancorare la rivoluzione. Rifiutando la teoria della divisione dei poteri, e non riuscendo a dare nessuna autorità alle Costituzioni che furono promulgate, la rivoluzione francese si condannò ad una lunga navigazione senza riuscire a scorgere qualche approdo sicuro. Il terrore risulta allora come la conseguenza di un potere che in nome di obbiettivi elevati non riconosce limite legittimo al proprio operato. Perché si possano giustificare atti di grande violenza sono necessarie condizioni gravissime. Torniamo allora al paradosso che da buoni propositi si possa giungere ad azioni delittuose. In nome di questa deviazione dai progetti originali, corrotti dal terrore giacobino, l'opinione pubblica europea di letterati e intellettuali venne radicalmente modificata. Alfieri, Foscolo, Parini, Carducci sentirono molto profondamente gli animi rivoluzionari libertari ed egualitari. Ma vissero il terrore e le campagne napoleoniche in Italia come un "tradimento" verso quei valori che mossero la Francia pochi anni prima.  &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-3498488303521056638?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/3498488303521056638/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/img-styledisplayblock-margin0px-auto_14.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3498488303521056638'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/3498488303521056638'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/img-styledisplayblock-margin0px-auto_14.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-e3eP4hmKLbE/Th6WMC0u8LI/AAAAAAAACtA/_RLtcflPYig/s72-c/rivoluzione-francese-riassunto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-6536253157001136801</id><published>2011-07-11T09:20:00.001+02:00</published><updated>2011-07-11T09:23:06.138+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-bDJ_WYITbIo/Thqk0BhTCOI/AAAAAAAACsY/GlRVPWePGVk/s1600/sicilia.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 336px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-bDJ_WYITbIo/Thqk0BhTCOI/AAAAAAAACsY/GlRVPWePGVk/s400/sicilia.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5627991898021103842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       &lt;br /&gt; Lo sbarco in Sicilia (luglio 1943)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Conferenza di Casablanca ed il piano di invasione della Sicilia: Operazione "Husky"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a cura di Claudio Li Gotti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 le forze Alleate britanniche, americane e canadesi sbarcarono sulle spiagge della Sicilia, ancora controllata dalle forze dell’Asse, nell’ambito della cosiddetta "Operazione Husky". Nell’arco di terra tra Licata e Siracusa si riversarono 160.000 soldati; 4000 aerei da combattimento e da trasporto fornirono l’appoggio dal cielo mentre nel mare ci furono 285 navi da guerra, due portaerei e 2.775 unità di trasporto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sbarco in Sicilia fu la seconda più imponente operazione offensiva organizzata dagli Alleati nella seconda guerra mondiale, la più vasta in assoluto nel settore del Mediterraneo; soltanto con l’invasione della Normandia ("Operazione Overlord"), undici mesi dopo, si riuscì ad impiegare un numero maggiore di uomini. Per la prima volta apparvero il DUKW, camion anfibio a sei ruote, ed il LST, mezzo da sbarco per i carri armati. Nella fase iniziale vennero sbarcate ben sette divisioni (tre inglesi, tre americane ed una canadese) contro le cinque sbarcate nel corso della corrispondente fase in Normandia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Sicilia venne liberata in soli 39 giorni quando, il 17 agosto, le truppe Alleate entrarono a Messina dopo aver conquistato tutte le altre importanti città (Palermo il 22 luglio, Catania il 5 agosto) e costringendo i tedeschi alla fuga verso la Calabria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea di invadere la Sicilia era emersa dapprima a Londra durante l’estate del 1942, quando vennero fissati due importanti obiettivi strategici nel Mediterraneo per le forze inglesi: Sicilia e Sardegna, alle quali furono assegnati rispettivamente i nomi in codice di Husky e Brimstone. Ma la possibilità di un invasione tutta britannica della Sicilia venne immediatamente esclusa. Dopo aver sconfitto le truppe italo-tedesche ad El Alamein, in Egitto, e dopo il successo dell’invasione del Marocco e dell’Algeria (novembre 1942, "Operazione Torch"), le truppe Alleate anglo-americane si accingevano a conquistare l’Africa settentrionale. Ora che la vittoria in Nordafrica era prossima, bisognava preparare la mossa successiva; la Conferenza di Casablanca, chiamata in codice "Operazione Symbol", fu organizzata il 14 gennaio del 1943 proprio per prendere una decisione comune sul da farsi. E la risposta fu: invadere la Sicilia. La più grande isola del Mediterraneo, a 130 km dalla costa della Tunisia, rappresentava la porta per entrare in Italia e segnare il primo attacco alla "Fortezza Europa"; la Sicilia gettò la basi per le decisive battaglie che seguirono nel 1944.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione finale non fu però facile; inglesi ed americani avevano infatti due opposte concezioni della guerra. Gli americani, fiduciosi delle loro immense risorse materiali, erano per un attacco frontale contro la Germania da attuarsi con un invasione della Francia del nord attraverso il Canale della Manica; gli inglesi, consapevoli di possedere minori risorse ma più esperti sui mari, preferivano invece un attacco meno diretto e continuare la strategia sul Mediterraneo volta a portare fuori dalla guerra l’Italia (considerata il "ventre molle" dell’Europa). Alla conferenza, la rappresentanza britannica era capeggiata dal Primo Ministro W. Churchill e dal capo di Stato maggiore imperiale, il generale sir Alan Brooke; inoltre erano presenti l’ammiraglio sir Dudley Pound, il maresciallo di campo sir John Dill (che rappresentava i capi di Stato maggiore inglesi a Washington) ed il futuro maresciallo della Royal Air Force sir Charles Portal. La delegazione americana era molto ridotta ed impreparata rispetto a quella inglese, poiché i più esperti ed importanti ufficiali di Stato maggiore erano rimasti a Washington. Oltre al Presidente F.D. Roosevelt, erano presenti il generale George C. Marshall, capo di Stato maggiore dell’esercito americano, l’ammiraglio Ernest J. King, capo delle operazioni navali ed il generale H.H. Arnold, che comandava le Forze aeree. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’accordo che venne raggiunto a Casablanca, dopo forti contrasti tra i comandanti delle due potenze Alleate, fu in realtà un compromesso tra le due rispettive concezioni della guerra. A prevalere fu comunque la strategia complessiva inglese: gli americani finirono per appoggiare le richieste inglesi di continuare le operazioni sul Mediterraneo, attraverso l’invasione della Sicilia, in cambio dell’impegno da parte degli inglesi per un attacco diretto sul Canale l’anno successivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In seguito all’accordo di Casablanca, il Generale Dwight D. Eisenhower, già comandante delle forze Alleate in Nordafrica, ebbe il comando supremo dell’operazione Husky. Sotto di lui, il generale Sir Harold Alexander fu designato comandante di tutte le forze di terra ed ebbe la diretta responsabilità dei combattimenti, l’ammiraglio Andrew B. Cunningham doveva essere il comandante delle Forze navali mentre il comando delle Forze aeree Alleate fu assegnato al maresciallo dell’Aria Sir Arthur Tedder. Lo Stato maggiore unificato (JPS-Joint Planning Staff) affidò ad Eisenhower il compito di formare un quartier generale per organizzare il piano di invasione e alla fine di gennaio venne creato un gruppo di programmazione ad Algeri che prese il nome di "Task Force 141" perché gli era stato dato il numero della stanza dell’albergo dove ebbe luogo il primo incontro. Vennero create due distinte unità operative che avrebbero dovuto agire in modo autonomo in Sicilia: una orientale, britannica, chiamata "Force 545" ed una occidentale, americana, chiamata "Force 343". Come comandanti dell’esercito Eisenhower scelse il Generale Sir Bernard Montgomery a capo dell’Ottava Armata inglese ed il Tenente Generale George Patton per la Settima Armata americana; il comando navale e dell’aviazione sarebbe invece spettato rispettivamente all’Ammiraglio Ramsay ed al vice Maresciallo dell’aria Broadhurst per l’unità orientale, al vice Ammiraglio Hewitt ed al Generale House per quella occidentale. Comunque i comandanti Alleati erano impegnati in nord Africa contro le truppe dell’Asse e fino ad aprile non dedicarono molta attenzione all’Operazione Husky. Il primo tentativo di piano proponeva atterraggi degli inglesi tra Siracusa e Gela, seguiti da una divisione d’assalto su Catania, mentre gli americani dovevano far atterrare una divisione nei pressi di Sciacca seguita da un’assalto su Palermo, per catturare il suo porto. Montgomery espresse le sue preoccupazioni sul piano della force 141 direttamente al quartier generale di Algeri, davanti ad Eisenhower ed Alexander. Egli riteneva più appropriato che gli americani sbarcassero sulla costa meridionale per prendere gli aerodromi e rinunciassero allo sbarco a Palermo; il comandante dell’Ottava Armata si aspettava una forte resistenza delle forze dell’Asse in Sicilia perciò chiedeva un atterraggio iniziale più forte e più concentrato. Il piano di Montgomery scatenò le reazioni degli altri comandanti superiori: sia Tedder che Cunningham erano favorevoli all’idea di sbarchi sparpagliati, mentre Patton era in collera poiché la proposta di Montgomery avrebbe relegato le truppe americane ad un ruolo di minore importanza, mentre gli inglesi avrebbero compiuto le imprese maggiori. Per superare le divergenze, Eisenhower convocò un incontro tra tutti i comandanti per il 2 maggio, ad Algeri. Qui Montgomery riuscì a far valere le sue ragioni militari per far cancellare l’operazione su Palermo e dirottare lo sforzo americano solo sulla zona di Licata-Gela-Scoglitti. Eisenhower, rendendosi conto che la crisi doveva giungere ad una fine, il 3 maggio prese la decisione di accettare la versione di Montgomery che poi venne adottata come piano definitivo per la presa della Sicilia (il 13 maggio). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel piano, l’VIII Armata avrebbe assalito quella parte di costa situata tra Siracusa e Pozzallo, con quattro divisioni (la 5° e la 50° del XIII Corpo d’Armata, la 1° canadese e la 51° Highland del XXX Corpo d’Armata) ed una brigata indipendente (la 231° di fanteria) con lo scopo di catturare il porto di Siracusa e le zone di sbarco intorno a Noto e Pachino, per poi prendere contatto con la VII Armata di Patton a Ragusa. Le forze avrebbero proseguito verso nord per impadronirsi dei porti di Augusta e di Catania e dei campi di aviazione di Gerbini, tutti importanti obiettivi strategici, per poi spingersi alla cattura di Messina e isolare le truppe dell’Asse dall’Italia continentale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La VII Armata sarebbe sbarcata nell’area del Golfo di Gela, tra Licata e Capo Scaramia, con due divisioni del II Corpo d’Armata, la 1° (chiamata Dime Force, che doveva attaccare Gela) e la 45° (chiamata Cent Force, che avrebbe attaccato Scoglitti), più una sotto task force separata (Joss Force) composta da 27000 uomini della 3° divisione guidata dal generale Lucian Truscott (rinforzata da un battaglione di Rangers e da una rappresentanza di 900 marocchini) che doveva dirigere un attacco simultaneo contro Licata. I principali obiettivi della Task Force americana erano il porto di Licata e i campi di aviazione di Ponte Olivo, Comiso e Biscari, per poi prendere contatto a Ragusa con le truppe dell’VIII Armata e proteggere il loro fianco sinistro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima degli sbarchi delle due Armate erano previsti atterraggi di truppe aviotrasportate e di alianti della 1° Brigata di sbarco aereo e dell’82° divisione aviotrasportata per ostacolare i movimenti e le comunicazioni nemiche e per aiutare a catturare i campi d’aviazione nel settore di Gela e l’importante ponte sul fiume Anapo a sud di Siracusa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le forze navali, infine, erano suddivise in due task forces (orientale e occidentale) e dovevano appoggiare gli sbarchi delle due Armate, sostenendole con il cannoneggiamento navale. L’imponente flotta di 3200 navi riunite per l’operazione Husky fu la più gigantesca che si sia mai vista nella storia mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Documentazione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlo D’Este, Lo sbarco in Sicilia, Mondadori 1990&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A. Santoni, Le operazioni in Sicilia e Calabria, S.M.E. 1983&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;S. Rigge, La campagna d’Italia in Storia del mondo contemporaneo, vol. IV&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-6536253157001136801?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/6536253157001136801/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/lo-sbarco-in-sicilia-luglio-1943-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/6536253157001136801'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/6536253157001136801'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/lo-sbarco-in-sicilia-luglio-1943-la.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-bDJ_WYITbIo/Thqk0BhTCOI/AAAAAAAACsY/GlRVPWePGVk/s72-c/sicilia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-5233049188014562144</id><published>2011-07-11T09:16:00.002+02:00</published><updated>2011-07-11T09:18:24.217+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-XoTch-L4Elw/ThqjsSgVUjI/AAAAAAAACsQ/5kwKf2LjAOQ/s1600/sicily.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 328px; height: 235px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-XoTch-L4Elw/ThqjsSgVUjI/AAAAAAAACsQ/5kwKf2LjAOQ/s400/sicily.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5627990665629880882" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lo sbarco in Sicilia (luglio 1943)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla vigilia dello sbarco le forze italiane impegnate in Sicilia assommavano a 170.000 uomini con 100 carri armati, mentre i tedeschi erano 28.000 con 165 carri.  La superiorità aerea degli Alleati era assoluta e quella della marina totale poiché la nostra flotta, benché numerosa e potente, era rintanata nei porti di Taranto e di La Spezia.  Da parte loro, gli Alleati prevedevano di impegnare nell'operazione Husky, come veniva indicato in codice lo sbarco in Sicilia, 1375 navi da guerra e da trasporto, 1124 mezzi da sbarco, 4000 aerei e circa 160.000 uomini con 600 carri armati e 800 camion.  La superiorità alleata era dunque schiacciante.  Fin dalle prime ore dello sbarco contro la Sicilia sarebbe stata scaraventata una forza immane, imbarcata su una flotta di cui mai, nella sua storia millenaria, il Mediterraneo aveva visto l'eguale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preliminare necessario allo sbarco era considerata l'occupazione di Pantelleria che l'opinione pubblica italiana, suggestionata dalla propaganda, era abituata a considerare una specie di Malta, cioè una base quasi inespugnabile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'8 giugno 4 incrociatori e 4 cacciatorpediniere scaricarono le loro batterie contro l'isola: l'azione fu seguita personalmente da Eisenhower e dall'ammiraglio Cunningham, imbarcati sull'incrociatore Dawn.  Lo stesso giorno gli aerei lanciarono migliaia di manifestini che invitavano la guarnigione alla resa.  Il 10 giugno, poche ore dopo un nuovo bombardamento, l'aviazione dell'Asse scoprì che dal porto tunisino di Susa stavano partendo mezzi da sbarco con uomini e carri armati, l'isola venne messa in stato di allarme.  Nelle ore successive, il ritmo dell'azione diventò concitato.  Alle 18,20 Supermarina, ritenendo che l'isola potesse resistere almeno qualche giorno, propose al comando supremo che la difesa venisse prolungata finché la guarnigione aveva «acqua da bere e munizioni da sparare».  Ma si trattò di un'illusione di breve durata.  Meno di un'ora dopo l'ammiraglio Pavesi, comandante della base, faceva sapere al comando supremo che, a causa delle condizioni dell'isola, provava «il triste dovere di dichiarare che tutte le possibilità materiali di resistenza erano esaurite». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 11,30 del giorno 11 gli Alleati sbarcano a Pantelleria senza incontrare resistenza.  Il giorno successivo si arrende anche la guarnigione di Lampedusa.  L'episodio di Pantelleria resta peraltro abbastanza oscuro: l'isola aveva acqua e munizioni per resistere ben più a lungo di quanto effettivamente fece e da un'inchiesta giudiziaria istruita nel dopoguerra risultò che si arrese appena apparvero le prime navi alleate.   Una difesa, insomma, non sarebbe stata neppure tentata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attacco a Pantelleria e a Lampedusa rivelò, ormai senza ombra dì dubbio, che il prossimo obiettivo degli Alleati sarebbe stata la Sicilia.  La località degli sbarchi restava però ignota.  I tedeschi pensavano alla Sicilia occidentale; gli italiani ritenevano invece più probabile uno sbarco nella Sicilia orientale, nella zona dove effettivamente avvenne. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venne adottata una soluzione di compromesso che si sarebbe rivelata inefficiente e al limite disastrosa.Ai primi di luglio dei 1943 tutto era pronto nel campo alleato.  Lo sbarco in Sicilia, considerato dagli storici un episodio secondario, rappresentò in realtà il primo attacco a quella «fortezza Europa» che Hitler pensava di avere reso inespugnabile.  Esso fu anche la prima operazione anfibia effettuata dagli Alleati e, come tale, fu una specie dì prova generale dell'operazione Overlord, lo sbarco in Normandia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sbarco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;George S. Jr. Patton alla fine della guerra conquistò la quarta stelletta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La notte del 9 luglio la 7^ armata statunitense, al comando del gen. George S. Patton, e l’8^ armata inglese del gen. Bernard Law Montgomery, a bordo di circa 3000 natanti, salpano dai porti della Tunisia alla volta della Sicilia (le due armate fanno parte del XV Gruppo di armate comandato dal gen. Alexander). La difesa della Sicilia è affidata alla 6^ armata italiana del gen. Alfredo Guzzoni, in cui militano agguerriti contingenti tedeschi di rinforzo.&lt;br /&gt;Nella notte truppe aviotrasportate vengono lanciate sulle zone sud- orientali dell’isola in cui è previsto lo sbarco anglo-americano, ma il vento impetuoso (che raggiunge forza 7), la scarsa visibilità e la poca esperienza di lanci notturni rendono praticamente inutile questo primo tentativo di attacco aviotrasportato.&lt;br /&gt;13400 paracadutisti, del colonnello americano James M. Gavin comandante l’82^ divisione aviotrasportata, finiscono con il disperdersi su una area vastissima rendendo scarsamente efficace l’intervento. Intanto la navigazione delle unità che trasportano le forze da sbarco prosegue tra gravi difficoltà: il vento impetuoso e il mare agitato mettono a dura prova i fanti alleati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle prime luci dell’alba del 10 luglio, alle ore 4,45, inizia lo sbarco alleato sull’isola (operazione “Husky”): 160.000 uomini con 600 carri armati mettono piede sulla costa sud-orientale della Sicilia, gli americani della 7^ armata nel Golfo di Cela (tra Licata e Scoglitti), gli inglesi dell’8^ armata di Montgomery nel Golfo di Siracusa, tra il capoluogo e Pachino. Gli sbarchi avvengono senza troppe difficoltà grazie al preciso e intenso fuoco di copertura delle navi e perché i difensori non si aspettano uno sbarco in quelle condizioni meteorologiche (in effetti non meno di 200 mezzi da trasporto vengono messi fuori combattimento per effetto della violenta risacca): durante le operazioni, caccia anglo-americani decollati da Malta e Pantelleria sorvolano in formazione i punti dello sbarco per respingere eventuali contrattacchi dell’Asse. Mentre l’8^ armata inglese non trova praticamente resistenza e i suoi reparti nella notte entrano a Siracusa, gli americani della 1^ divisione e i Rangers, una volta conquistata Gela (verso le 8), devono affrontare i vigorosi contrattacchi della divisione tedesca Hermann Goring e della italiana Livorno. Gli scontri termineranno solo alle 14 del 12 luglio, con la ritirata degli italo-tedeschi. Alla fine gli americani  catturano 18.000 prigionieri ma perdono, tra morti e feriti, un migliaio di uomini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conquista della Sicilia da parte degli Alleati sarà completata in 39 giorni, il 17 agosto del 1943, con l'occupazione di Messina e la ritirata delle truppe italo-tedesche in Calabria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-5233049188014562144?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/5233049188014562144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/lo-sbarco-in-sicilia-luglio-1943-alla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5233049188014562144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5233049188014562144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/lo-sbarco-in-sicilia-luglio-1943-alla.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-XoTch-L4Elw/ThqjsSgVUjI/AAAAAAAACsQ/5kwKf2LjAOQ/s72-c/sicily.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-7522224436380820908</id><published>2011-07-08T17:56:00.002+02:00</published><updated>2011-07-08T18:01:37.497+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-n4MPykwdUOc/ThcpmAvX0jI/AAAAAAAACsA/wf0WI_StijE/s1600/hiroshima1.gif"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 294px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-n4MPykwdUOc/ThcpmAvX0jI/AAAAAAAACsA/wf0WI_StijE/s400/hiroshima1.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5627011992433185330" &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il manifesto Russel-Einstein: la dichiarazione presentata il 9 luglio 1955 (nel pieno della Guerra fredda) a Londra in occasione di una campagna per il disarmo nucleare e che aveva avuto come promotori Bertrand Russell ed Albert Einstein (morto nell'aprile dello stesso anno). Nel documento - controfirmato da altri 11 scienziati e intellettuali di primo piano - Einstein e Russell invitavano gli scienziati di tutto il mondo a riunirsi per discutere sui rischi per l'umanità prodotti dall'esistenza delle armi nucleari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TESTO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi mettono in pericolo la continuazione stessa dell'esistenza dell'umanità, noi rivolgiamo un pressante appello ai governi di tutto il mondo affinché si rendano conto e riconoscano pubblicamente che i loro obiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e li invitiamo, di conseguenza, a cercare mezzi pacifici per la soluzione di tutte le questioni controverse fra loro. Nella tragica situazione cui l'umanità si trova di fronte noi riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi in conferenza per accertare i pericoli determinati dallo sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere con una risoluzione nello spirito del progetto annesso. Parliamo in questa occasione non come membri di questa o quella Nazione, Continente o Fede, ma come esseri umani, membri della razza umana, la continuazione dell'esistenza della quale è ora in pericolo. Il mondo è pieno di conflitti e, al di sopra di tutti i conflitti minori, c'è la lotta titanica tra il comunismo e l'anticomunismo. Quasi ognuno che abbia una coscienza politica ha preso fermamente posizione in una o più di tali questioni, ma noi vi chiediamo, se potete, di mettere in disparte tali sentimenti e di considerarvi solo come membri di una specie biologica che ha avuto una storia importante e della quale nessuno di noi li può desiderare la scomparsa. Cercheremo di non dire nemmeno una parola che possa fare appello a un gruppo piuttosto che a un altro. Tutti ugualmente sono in pericolo e se questo pericolo è compreso vi è la speranza che possa essere collettivamente scongiurato. Dobbiamo imparare a pensare in una nuova maniera: dobbiamo imparare a chiederci non quali passi possono essere compiuti per dare la vittoria militare al gruppo che preferiamo, perché non vi sono più tali passi; la domanda che dobbiamo rivolgerci è: &lt;&lt;quali passi possono essere compiuti per impedire una competizione militare in cui l'esito sarebbe disastroso per tutte le parti?&gt;&gt;. L'opinione pubblica e anche molte persone in posizione autorevole non si sono rese conto di quali sarebbero le conseguenze di una guerra con armi nucleari. L'opinione pubblica ancora pensa in termini di distruzione di città. Si sa che le nuove bombe sono più potenti delle vecchie e che mentre una bomba atomica ha potuto distruggere Hiroshima, una bomba all'idrogeno potrebbe distruggere le città più grandi come Londra, New York e Mosca. È fuori di dubbio che in una guerra con bombe all'idrogeno le grandi città sarebbero distrutte; ma questo è solo uno dei minori disastri cui si andrebbe incontro. Anche se tutta la popolazione di Londra, New York e Mosca venisse sterminata, il mondo potrebbe nel giro di alcuni secoli riprendersi dal colpo; ma noi ora sappiamo, specialmente dopo l'esperimento di Bikini, che le bombe nucleari possono gradatamente diffondere la distruzione su un'area molto più ampia di quanto non si supponesse. È stato dichiarato da fonte molto autorevole che ora è possibile costruire una bomba 2500 volte più potente di quella che distrusse Hiroshima. Una bomba all'idrogeno che esploda vicino al suolo o sott'acqua invia particelle radioattive negli strati superiori dell'aria. Queste particelle si abbassano gradatamente e raggiungono la superficie della terra sotto forma di una polvere o pioggia mortale. Nessuno sa quale grandezza di diffusione possano raggiungere queste letali particelle radioattive, ma le maggiori autorità sono unanimi nel ritenere che una guerra con bombe all'idrogeno potrebbe molto probabilmente porre fine alla razza umana. Si teme che lei, qualora venissero impiegate molte bombe all'idrogeno, vi sarebbe una morte universale, immediata solo per una minoranza mentre per la maggioranza sarebbe riservata una lenta tortura di malattie e disintegrazione. Molti ammonimenti sono stati formulati da personalità eminenti della scienza e da autorità della strategia militare. Nessuno di essi dirà che i peggiori risultati sono certi: ciò che essi dicono è che questi risultati sono possibili e che nessuno può essere sicuro che essi non si verificheranno. Non abbiamo ancora constatato che le vedute degli esperti in materia dipendano in qualsiasi modo dalle loro opinioni politiche e dai loro pregiudizi. Esse dipendono solo, per quanto hanno rivelato le nostre ricerche, dall'estensione delle conoscenze particolari del singolo. Abbiamo riscontrato che coloro che più sanno sono i più pessimisti. Questo dunque è il problema che vi presentiamo, netto, terribile ed inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l'umanità dovrà rinunciare alla guerra? È arduo affrontare questa alternativa poiché è così difficile abolire la guerra. L'abolizione della guerra chiederà spiacevoli limitazioni della sovranità nazionale, ma ciò che forse più che ogni altro elemento ostacola la comprensione della situazione è il fatto che il termine &lt;&lt;umanità&gt;&gt; appare vago ed astratto, gli uomini stentano a rendersi conto che il pericolo è per loro, per i loro figli e loro nipoti e non solo per una generica e vaga umanità. È difficile far sì che gli uomini si rendano conto che sono loro individualmente ed i loro cari in pericolo imminente di una tragica fine. E così sperano che forse si possa consentire che le guerre continuino purché siano vietate le armi moderne. Questa speranza è illusoria. Per quanto possano essere raggiunti accordi in tempo di pace per non usare le bombe all'idrogeno, questi accordi non saranno più considerati vincolanti in tempo di guerra ed entrambe le parti si dedicheranno a fabbricare bombe all'idrogeno non appena scoppiata una guerra, perché se una delle parti fabbricasse le bombe e l'altra no, la parte che le ha fabbricate risulterebbe inevitabilmente vittoriosa. Sebbene un accordo per la rinuncia alle armi nucleari nel quadro di una riduzione generale degli armamenti non costituirebbe una soluzione definitiva, essa servirebbe ad alcuni importanti scopi. In primo luogo ogni accordo fra Est e Ovest è vantaggioso in quanto tende a diminuire la tensione internazionale. In secondo luogo l'abolizione delle armi termonucleari se ognuna delle parti fosse convinta della buona fede dell'altra, diminuirebbe il timore di un attacco improvviso del tipo di Pearl Harbour che attualmente tiene entrambe le parti in uno stato di apprensione nervosa. Saluteremo perciò con soddisfazione un tale accordo, anche se solo come un primo passo. La maggior parte di noi non è di sentimenti neutrali, ma come esseri umani dobbiamo ricordare che perché le questioni fra Est e Ovest siano decise in modo da dare qualche soddisfazione a qualcuno, comunista o anticomunista, asiatico, europeo o americano, bianco o nero, tali questioni non devono essere decise con la guerra. Desideriamo che ciò sia ben compreso sia in oriente che in occidente. Se vogliamo, possiamo avere davanti a noi un continuo progresso in benessere, conoscenze e saggezza. Vogliamo invece scegliere la morte perché non siamo capaci di dimenticare le nostre controversie? Noi rivolgiamo un appello come esseri umani ad esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto. Se sarete capaci di farlo vi è aperta la via di un nuovo Paradiso, altrimenti è davanti a voi il rischio della morte universale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Firmatari del manifesto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Max Born&lt;br /&gt;Percy W. Bridgman&lt;br /&gt;Albert Einstein&lt;br /&gt;Leopold Infeld&lt;br /&gt;Frédéric Joliot-Curie&lt;br /&gt;Herman J. Muller&lt;br /&gt;Linus Pauling&lt;br /&gt;Cecil F. Powell&lt;br /&gt;Joseph Rotblat&lt;br /&gt;Bertrand Russell&lt;br /&gt;Hideki Yukawa&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-7522224436380820908?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/7522224436380820908/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/img-styledisplayblock-margin0px-auto_08.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/7522224436380820908'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/7522224436380820908'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/img-styledisplayblock-margin0px-auto_08.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-n4MPykwdUOc/ThcpmAvX0jI/AAAAAAAACsA/wf0WI_StijE/s72-c/hiroshima1.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-7566250582181308688</id><published>2011-07-08T17:49:00.002+02:00</published><updated>2011-07-08T17:54:53.088+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-tDQg2RpvJnQ/ThcoHlxkdSI/AAAAAAAACr4/jdYJyIaoDsQ/s1600/Hiroshima.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 250px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-tDQg2RpvJnQ/ThcoHlxkdSI/AAAAAAAACr4/jdYJyIaoDsQ/s400/Hiroshima.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5627010370286941474&lt;br /&gt;Il 9 luglio veniva firmato il documento ,detto poi Russel-Einstein per il disarmo nucleare. Nel documento - controfirmato da altri 11 scienziati e intellettuali di primo piano - Einstein e Russell invitavano gli scienziati di tutto il mondo a riunirsi per discutere sui rischi per l'umanità prodotti dall'esistenza delle armi nucleari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il testo&lt;br /&gt;In considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi mettono in pericolo la continuazione stessa dell'esistenza dell'umanità, noi rivolgiamo un pressante appello ai governi di tutto il mondo affinché si rendano conto e riconoscano pubblicamente che i loro obiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e li invitiamo, di conseguenza, a cercare mezzi pacifici per la soluzione di tutte le questioni controverse fra loro. Nella tragica situazione cui l'umanità si trova di fronte noi riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi in conferenza per accertare i pericoli determinati dallo sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere con una risoluzione nello spirito del progetto annesso. Parliamo in questa occasione non come membri di questa o quella Nazione, Continente o Fede, ma come esseri umani, membri della razza umana, la continuazione dell'esistenza della quale è ora in pericolo. Il mondo è pieno di conflitti e, al di sopra di tutti i conflitti minori, c'è la lotta titanica tra il comunismo e l'anticomunismo. Quasi ognuno che abbia una coscienza politica ha preso fermamente posizione in una o più di tali questioni, ma noi vi chiediamo, se potete, di mettere in disparte tali sentimenti e di considerarvi solo come membri di una specie biologica che ha avuto una storia importante e della quale nessuno di noi li può desiderare la scomparsa. Cercheremo di non dire nemmeno una parola che possa fare appello a un gruppo piuttosto che a un altro. Tutti ugualmente sono in pericolo e se questo pericolo è compreso vi è la speranza che possa essere collettivamente scongiurato. Dobbiamo imparare a pensare in una nuova maniera: dobbiamo imparare a chiederci non quali passi possono essere compiuti per dare la vittoria militare al gruppo che preferiamo, perché non vi sono più tali passi; la domanda che dobbiamo rivolgerci è: &lt;&lt;quali passi possono essere compiuti per impedire una competizione militare in cui l'esito sarebbe disastroso per tutte le parti?&gt;&gt;. L'opinione pubblica e anche molte persone in posizione autorevole non si sono rese conto di quali sarebbero le conseguenze di una guerra con armi nucleari. L'opinione pubblica ancora pensa in termini di distruzione di città. Si sa che le nuove bombe sono più potenti delle vecchie e che mentre una bomba atomica ha potuto distruggere Hiroshima, una bomba all'idrogeno potrebbe distruggere le città più grandi come Londra, New York e Mosca. È fuori di dubbio che in una guerra con bombe all'idrogeno le grandi città sarebbero distrutte; ma questo è solo uno dei minori disastri cui si andrebbe incontro. Anche se tutta la popolazione di Londra, New York e Mosca venisse sterminata, il mondo potrebbe nel giro di alcuni secoli riprendersi dal colpo; ma noi ora sappiamo, specialmente dopo l'esperimento di Bikini, che le bombe nucleari possono gradatamente diffondere la distruzione su un'area molto più ampia di quanto non si supponesse. È stato dichiarato da fonte molto autorevole che ora è possibile costruire una bomba 2500 volte più potente di quella che distrusse Hiroshima. Una bomba all'idrogeno che esploda vicino al suolo o sott'acqua invia particelle radioattive negli strati superiori dell'aria. Queste particelle si abbassano gradatamente e raggiungono la superficie della terra sotto forma di una polvere o pioggia mortale. Nessuno sa quale grandezza di diffusione possano raggiungere queste letali particelle radioattive, ma le maggiori autorità sono unanimi nel ritenere che una guerra con bombe all'idrogeno potrebbe molto probabilmente porre fine alla razza umana. Si teme che lei, qualora venissero impiegate molte bombe all'idrogeno, vi sarebbe una morte universale, immediata solo per una minoranza mentre per la maggioranza sarebbe riservata una lenta tortura di malattie e disintegrazione. Molti ammonimenti sono stati formulati da personalità eminenti della scienza e da autorità della strategia militare. Nessuno di essi dirà che i peggiori risultati sono certi: ciò che essi dicono è che questi risultati sono possibili e che nessuno può essere sicuro che essi non si verificheranno. Non abbiamo ancora constatato che le vedute degli esperti in materia dipendano in qualsiasi modo dalle loro opinioni politiche e dai loro pregiudizi. Esse dipendono solo, per quanto hanno rivelato le nostre ricerche, dall'estensione delle conoscenze particolari del singolo. Abbiamo riscontrato che coloro che più sanno sono i più pessimisti. Questo dunque è il problema che vi presentiamo, netto, terribile ed inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l'umanità dovrà rinunciare alla guerra? È arduo affrontare questa alternativa poiché è così difficile abolire la guerra. L'abolizione della guerra chiederà spiacevoli limitazioni della sovranità nazionale, ma ciò che forse più che ogni altro elemento ostacola la comprensione della situazione è il fatto che il termine &lt;&lt;umanità&gt;&gt; appare vago ed astratto, gli uomini stentano a rendersi conto che il pericolo è per loro, per i loro figli e loro nipoti e non solo per una generica e vaga umanità. È difficile far sì che gli uomini si rendano conto che sono loro individualmente ed i loro cari in pericolo imminente di una tragica fine. E così sperano che forse si possa consentire che le guerre continuino purché siano vietate le armi moderne. Questa speranza è illusoria. Per quanto possano essere raggiunti accordi in tempo di pace per non usare le bombe all'idrogeno, questi accordi non saranno più considerati vincolanti in tempo di guerra ed entrambe le parti si dedicheranno a fabbricare bombe all'idrogeno non appena scoppiata una guerra, perché se una delle parti fabbricasse le bombe e l'altra no, la parte che le ha fabbricate risulterebbe inevitabilmente vittoriosa. Sebbene un accordo per la rinuncia alle armi nucleari nel quadro di una riduzione generale degli armamenti non costituirebbe una soluzione definitiva, essa servirebbe ad alcuni importanti scopi. In primo luogo ogni accordo fra Est e Ovest è vantaggioso in quanto tende a diminuire la tensione internazionale. In secondo luogo l'abolizione delle armi termonucleari se ognuna delle parti fosse convinta della buona fede dell'altra, diminuirebbe il timore di un attacco improvviso del tipo di Pearl Harbour che attualmente tiene entrambe le parti in uno stato di apprensione nervosa. Saluteremo perciò con soddisfazione un tale accordo, anche se solo come un primo passo. La maggior parte di noi non è di sentimenti neutrali, ma come esseri umani dobbiamo ricordare che perché le questioni fra Est e Ovest siano decise in modo da dare qualche soddisfazione a qualcuno, comunista o anticomunista, asiatico, europeo o americano, bianco o nero, tali questioni non devono essere decise con la guerra. Desideriamo che ciò sia ben compreso sia in oriente che in occidente. Se vogliamo, possiamo avere davanti a noi un continuo progresso in benessere, conoscenze e saggezza. Vogliamo invece scegliere la morte perché non siamo capaci di dimenticare le nostre controversie? Noi rivolgiamo un appello come esseri umani ad esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto. Se sarete capaci di farlo vi è aperta la via di un nuovo Paradiso, altrimenti è davanti a voi il rischio della morte universale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Firmatari del manifesto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Max Born&lt;br /&gt;Percy W. Bridgman&lt;br /&gt;Albert Einstein&lt;br /&gt;Leopold Infeld&lt;br /&gt;Frédéric Joliot-Curie&lt;br /&gt;Herman J. Muller&lt;br /&gt;Linus Pauling&lt;br /&gt;Cecil F. Powell&lt;br /&gt;Joseph Rotblat&lt;br /&gt;Bertrand Russell&lt;br /&gt;Hideki Yukawa&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-7566250582181308688?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/7566250582181308688/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/img-styledisplayblock-margin0px-auto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/7566250582181308688'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/7566250582181308688'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/img-styledisplayblock-margin0px-auto.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-1756314411045919608</id><published>2011-07-03T13:23:00.002+02:00</published><updated>2011-07-03T13:35:36.868+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-KzUu4276C1Q/ThBTZrhmEqI/AAAAAAAACrA/m7MSNkZchog/s1600/imagesCAMS8P5G.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 273px; height: 185px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-KzUu4276C1Q/ThBTZrhmEqI/AAAAAAAACrA/m7MSNkZchog/s400/imagesCAMS8P5G.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5625087635231216290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;UNA LAPIDE A PIERFRANCESCO CIPOLLINI E GIULIANO DELL' AMICO&lt;br /&gt;EROI E MARTIRI DELLA RESISTENZA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Gruppo Giustizia e Libertà dellAN.P.I. di Carrara con la solidarietà di tutti&lt;br /&gt;i componenti la benemerita Associazione, rievoca il sacrificio dei due Cugini, eroi e martiri della resistenza, nel sessantasettesimo anno della Loro scomparsa avvenuta il 27 giugno 1944 e dedica una lapide alla memoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cipollini Pierfrancesco figlio di Andrea e di Elena Di Natale, nasce a Somervill&lt;br /&gt;e nel Massachusset (USA) il 24 febbraio 1923 ed è in quel periodo residente in Carrara&lt;br /&gt;via Santa Maria 12. E' iscritto al terzo anno della facoltà di Medicina e Chirurgia presso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l'Università, di Pisa Prima di risiedere a Carrara abita a Lucca presso una zia,perché il padre molto rispettoso dei principi cattolici Dio, Patria, Famiglia ,vuole che frequenti la Scuola Statale Italiana.Il padre Andrea ritorna a Carrara subito dopo la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti e riprende con sé il figlio. portandolo nella abitazione di viaSantaMaria12.&lt;br /&gt;Chi ha conosciuto Pierfrancesco da vicino riferisce di avere avuto l'impression&lt;br /&gt;e di un giovane riservatissimo ,dimesso .... ma uomo preparato in materia politica che aveva contatti anche con persone di alto livello nel mondo della sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuliano Dell' Amico nasce a Carrara il 22 febbraio 1925, dove risiede con la fa&lt;br /&gt;miglia in vicolo Castelfidardo 5 E' figlio di Dante, piccolo impresario del marmo, e &lt;br /&gt;di Minerva Cipollini (la tanto amata e stimata Maestra Cipollini)!&lt;br /&gt;Giuliano, caro ragazzo ,sempre educatissimo, il compianto Pietro Tassinari, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;partigiano combattente, fa questa affettuosa descrizione." ricordo Giuliano, giovane di&lt;br /&gt;modi dolci, che facevano trasparire la sua bontà. Si differenziava da noi - particolare che mi è ben tornato alla memoria- perché nel parlare non usava la forma dialettale.".&lt;br /&gt;Una persona molto nota in città, presente all' epoca dei fatti, mi ha raccontato&lt;br /&gt;che"nell'estate del 1944,e più precisamente all'alba del 27 giugno, i due cugini furono presi e rinchiusi al Balilla. Per due giorni si sentirono grida in continuazione ... Li videro portare fuori dal Balilla fracassati di botte ..(sic.). Il tutto nacque da una spiata ... (sic.) Furono trovate armi e sotto il letto una pistola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo ad essere catturato fu Piefrancesco nella sua abitazione di via Santa Maria dove abitava con il padre Andrea.&lt;br /&gt;Giuliano, non si sa come, fu avvertito e tentò di fuggire, ma fu bloccato all'uscita della sua abitazione in vicolo Castelfidardo 5. Furono rinchiusi nel balilla sede della Brigata Nera inviata appositamente da Bergamo in funzione antipartigiana sotto il comando dal famigerato capitano Rosmini,.Da qui furono trasferiti a La Spezia successivamente,forse, a Genova,ma la ricostruzione di questa fase è stata fino ad oggi infruttuosa.&lt;br /&gt;Lo stesso Andrea si era gettato disperatamente alla ricerca del figlio Pierfrancesco ,ma&lt;br /&gt;ahimè! vanamente. Da allora non si sono avute più notizie ....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci piace concludere questo ricordo con le parole di Lido Galletto ,caro amico di&lt;br /&gt;recente scomparso, e di Gorgio Lindi, riportate nel loro libro "Storie dì giovani eroi":&lt;br /&gt;"Questo libro è nato dal bisogno di non dimenticare il sacrificio di quei giovani del nostro &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;territorio che hanno donato la loro vita per la libertà del popolo italiano dal fascismo e&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dal nazimo."&lt;br /&gt;Pierfrancesco e Giuliano appartengono alla schiera dei testimoni supremi.&lt;br /&gt;Anche per rispetto a questi giovani, per troppo tempo dimenticati ,la nostra storia non va&lt;br /&gt;mistificata e la memoria deve durare limpida e cristallina così come vogliono tu&lt;br /&gt;tti i protagonisti della lotta di liberazione, ancora vivi e presenti.&lt;br /&gt;Carlo Ceccopieri, Vicepresidente AN.P.L Provincia Massa-Carrara,&lt;br /&gt;Alfredo Mazzucchelli presidente FIAP provinciale&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-1756314411045919608?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/1756314411045919608/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/una-lapide-pierfrancesco-cipollini-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/1756314411045919608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/1756314411045919608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/una-lapide-pierfrancesco-cipollini-e.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-KzUu4276C1Q/ThBTZrhmEqI/AAAAAAAACrA/m7MSNkZchog/s72-c/imagesCAMS8P5G.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-6223450763903548887</id><published>2011-07-01T09:05:00.002+02:00</published><updated>2011-07-01T09:06:27.244+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-cYgUEda2B4Y/Tg1x6o5SeQI/AAAAAAAACqw/hHYVU3_xGNI/s1600/c_documents_and_settings_cesare_my_documents_sito_emeroteca_italiana_wseww_emerotecaitaliana_it_img_18990730domcor-200x0.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 281px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-cYgUEda2B4Y/Tg1x6o5SeQI/AAAAAAAACqw/hHYVU3_xGNI/s400/c_documents_and_settings_cesare_my_documents_sito_emeroteca_italiana_wseww_emerotecaitaliana_it_img_18990730domcor-200x0.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5624276761879673090" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; Il mondo che va avanti e si ripete&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Domenica del Corriere, 30 luglio 1899 Ingrandisci l'immagine Testata La Domenica del Corriere&lt;br /&gt;Origine Milano - Italia&lt;br /&gt;Data di pubblicazione 30 luglio 1899&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I lavori pel traforo del Sempione: nelle viscere del monte&lt;br /&gt;Il 19 maggio 1906 venne inaugurata la prima galleria del traforo ferroviario del Sempione e il 1°giugno 1906 il primo treno a vapore percorse la tratta. Da allora e fino ai nostri giorni sono transitate milioni di persone e sono circolate enormi quantità di merci. E guardando al futuro il Sempione si prepara a diventare la porta del Mediterraneo sull'Europa. Fin dall'epoca dei romani, come attestano numerosi documenti storici, la strada del Sempione è sempre stata un'importante via di comunicazione tra la Pianura Padana e l'alto Rodano, tra l'Italia e la Svizzera, tanto per il commercio, quanto per spedizioni militari. Una lunga storia di relazioni che i due paesi si apprestano a commemorare ufficialmente il 19 e il 20 maggio. E che i due comuni di Domodossola (Italia) e di Briga (Svizzera) – protagonisti degli imminenti festeggiamenti del centenario - hanno già voluto ricordare l'anno scorso attraverso un gemellaggio, in segno di fratellanza ed amicizia tra le due comunità e i due popoli. Nella lunga vita di questo valico si intrecciano anche nomi illustri, scrittori, viaggiatori, condottieri. E nella rosa dei personaggi che fecero la gloria del Sempione spicca anche, come vedremo, uno svizzero. La storia del Sempione si perde dunque nella notte dei tempi. Conosciuti già in epoca preistorica, i monti del Sempione furono dapprima meta di caccia, poi verdi pascoli. Sotto il controllo dei Leponti il valico divenne un collegamento primario tra il Vallese, l'Italia e il cuore dell'Europa. Fu tuttavia l'imperatore romano Settimo Severo (196 d.C.), come risulta dalle ricostruzioni preparate per il centenario, "ad attivare una strada carreggiabile che, valicando il Sempione, mantenesse i collegamenti tra le province transalpine. L'epoca romana fu dunque la prima epoca di splendore per il valico". Il dissesto del mondo romano si rispecchiò anche sul passo: la mancata manutenzione ne causò infatti il declino nei primi secoli del Medioevo. Anche se nei periodi più freddi il Sempione mantenne comunque la sua funzione di via di transito, a causa dell'inaccessibilità degli altri passi. Sebbene il Seicento fu un secolo piuttosto buio, attorno al 1630 il traffico sul Sempione conobbe un deciso rilancio come via di transito principale tra il nord e il sud dell'Europa. Il commerciante di Briga Kaspar Jodock von Stockalper ne fu l'indiscusso artefice. Appartenente ad una ricca famiglia di Briga, secondo alcuni di origine italiana, Stockalper divenne in età giovanissima notaio e scrivano pubblico. Plurilingue (ne conosceva correttamente cinque), mostrò da subito un innato senso commerciale. Si occupava, in particolare, di trasporto merci sul passo del Sempione e scortava i cortei di nobili durante i loro spostamenti. Con un'accorta politica di alleanze internazionali, che ne fece ben presto il più influente uomo politico del Vallese, costruì una fitta rete di relazioni su scala europea. I suoi viaggi gli permisero di stringere relazioni commerciali dalla Spagna alle Fiandre. La sua ricchezza ed i suoi successi gli fecero conquistare il soprannome di "Roi du Simplon" (Re del Sempione), ma gli attirarono anche numerose inimicizie. L'intervento strutturale forse più evidente attribuibile all'opera di Stockalper tra la Svizzera e l'Italia, fu il miglioramento e la messa in sicurezza della vecchia mulattiera medievale che assunse poi il suo nome "Stockalperweg". Essa permise, attorno al 1630, di riportare il Sempione ad essere il principale passaggio commerciale fra Nord e Sud Europa. Le opere promosse da Stockalper permisero lo sviluppo di un servizio postale efficiente, affidato fino ad allora a suonatori, musicisti ambulanti, monaci erranti e forse anche a messaggeri vescovili. Stockalper intuì che l'introduzione di un sistema postale fisso potesse giovare al commercio. Fu poi istituito un corriere a cavallo che portava le lettere da Ginevra a Milano in otto giorni d'estate e dieci di inverno. Lungo la nuova strada del Sempione, vennero così costruite nuove stazioni di posta con stalle per i cavalli. Una fitta serie di convenzioni nel corso del XVIII secolo testimonia il continuo progredire della posta attraverso il Sempione. La costruzione di una vera strada fra il Lago Lemano e il Lago Maggiore attraverso la valle del Rodano e il Sempione, fu opera di Napoleone Bonaparte per rispondere ad esigenze militari. I lavori, avviati nel 1801, furono completati nel tempo record di cinque anni, nel 1806. Milano, capitale della Repubblica Cisalpina, era così collegata con Ginevra e Parigi. L'idea di realizzare un traforo ferroviario dovette però aspettare fino al 1893; nel 1898 iniziarono i lavori che si conclusero otto anni dopo, non senza un alto tributo di vite umane: i morti furono infatti 106. La costruzione del tunnel segnò definitivamente un'epoca. Dai primi viaggi di lusso da Londra a Istanbul sul mitico Orient-Express – il primo passaggio è del 1919 - oggi il Sempione è una via di transito percorsa da milioni di donne, uomini, merci. E sempre più aperta sul Mediterraneo. Ma senza l'intervento dei partigiani – che nella notte tra il 21 e 22 aprile 1945 sminarono il traforo che i tedeschi volevano far esplodere – la storia del Sempione avrebbe avuto un esito diverso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-6223450763903548887?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/6223450763903548887/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/il-mondo-che-va-avanti-e-si-ripete-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/6223450763903548887'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/6223450763903548887'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/07/il-mondo-che-va-avanti-e-si-ripete-la.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-cYgUEda2B4Y/Tg1x6o5SeQI/AAAAAAAACqw/hHYVU3_xGNI/s72-c/c_documents_and_settings_cesare_my_documents_sito_emeroteca_italiana_wseww_emerotecaitaliana_it_img_18990730domcor-200x0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-2098454241588778481</id><published>2011-06-29T09:08:00.002+02:00</published><updated>2011-06-29T09:11:45.575+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-uHmzOpnhin8/TgrQLQfOlCI/AAAAAAAACqQ/g1mXzT4trLg/s1600/nazisti%2B5.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 230px; height: 164px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-uHmzOpnhin8/TgrQLQfOlCI/AAAAAAAACqQ/g1mXzT4trLg/s400/nazisti%2B5.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5623535976548570146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Le stragi di Civitella e San Pancrazio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 18 giugno 1944 arrivò nel paese di Civitella un gruppo di partigiani, entrati nel circolo ricreativo vi trovarono quattro soldati tedeschi. Nello scontro che ne seguì due dei tedeschi rimasero uccisi, gli altri invece riuscirono a scappare e a raggiungere dei commilitoni più a valle.&lt;br /&gt;Dopo questi fatti la popolazione di Civitella abbandonò in massa il paese. Ci furono perquisizioni e violenze ma nessuno si fece delatore, tant'è che venne imposto un ultimatum di 24 ore, se entro quel tempo non fossero stati comunicati al comando tedesco i nominativi dei partigiani coinvolti vi sarebbero state rappresaglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giorni passarono, da parte tedesca venne l'assicurazione che l'uccisione dei tre soldati (uno dei due che si erano salvati era poi morto per le ferite) era stata vendicata in scontri diretti coi partigiani e che Civitella poteva stare tranquilla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 29 di giugno a Civitella si festeggiavano i santi Pietro e Paolo, per le assicurazioni avute dai tedeschi quasi tutti gli abitanti rientrarono in paese. In realtà era una trappola: la notte vari reparti circondarono Civitella, Cornia e San Pancrazio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel giugno del '44 l'area fra Civitella, Monte San Savino e Bucine contò 230 vittime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Civitella&lt;br /&gt;Durante la messa della mattina i soldati irruppero in chiesa e fecero uscire tutti, dividendo gli uomini dalle donne e i bambini. Poi, dopo aver indossato dei grembiuli per non macchiare le divise, iniziarono a uccidere gli uomini a gruppi di cinque con un colpo alla nuca. Don Lazzeri, arciprete di Civitella, pur potendo facilmente sottrarsi alla morte scelse di condividere la sorte dei suoi parrocchiani, per questo è stato insignito della medaglia d'oro al valor civile.&lt;br /&gt;Scamparono solo un seminarista che scartò all'ultimo il colpo che doveva ucciderlo gettandosi dalle mura e un padre con una bambina in braccio, fatto fuggire di nascosto da un soldato. Dall'altra parte l'ufficiale nazista ucciderà uno dei suoi soldati perchè si era rifiutato di partecipare al massacro.&lt;br /&gt;Il paese venne poi dato alle fiamme, e così morirono anche quelli che si erano nascosti nelle cantine e nelle soffitte.&lt;br /&gt;Oltre cento furono i morti nella piazza di Civitella, fra gli uomini pochissimi scamparono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San Pancrazio&lt;br /&gt;I tedeschi radunarono gli uomini di San Pancrazio nelle cantine dell'antico palazzo del Podestà e li fucilarono: 55 vittime. Poi cosparsero i cadaveri di benzina e vino e appiccarono il fuoco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sia il palazzo podestarile che la chiesa andarono parzialmente distrutti.&lt;br /&gt;Oggi nelle cantine dove fu compiuto il massacro è stato creato un sacrario che ospita una cappella ed un centro culturale dedicato a Don Torelli.&lt;br /&gt;Sul retro è stato creato un giardino dove sono stati piantati numerosi rosai, uno per ogni vittima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Resistenza toscana&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-2098454241588778481?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/2098454241588778481/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/06/le-stragi-di-civitella-e-san-pancrazio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2098454241588778481'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/2098454241588778481'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/06/le-stragi-di-civitella-e-san-pancrazio.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-uHmzOpnhin8/TgrQLQfOlCI/AAAAAAAACqQ/g1mXzT4trLg/s72-c/nazisti%2B5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-5294703499473980662</id><published>2011-06-28T09:14:00.001+02:00</published><updated>2011-06-28T09:16:43.688+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-r8_DGMiiUfo/Tgl_yljQhrI/AAAAAAAACp4/hpbLfMnVVcU/s1600/c_users_cesare_documents_emeroteca_italiana_immagini_sito_emerotecaitaliana_19240626corsera-400x0.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 296px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-r8_DGMiiUfo/Tgl_yljQhrI/AAAAAAAACp4/hpbLfMnVVcU/s400/c_users_cesare_documents_emeroteca_italiana_immagini_sito_emerotecaitaliana_19240626corsera-400x0.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5623166116798957234" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Corriere della Sera&lt;br /&gt;L'ON. MUSSOLINI INDICA COME SUPERARE LA CRISI ISTITUZIONALE&lt;br /&gt;Stamane, alle ore 10, a Palazzo Venezia, nella grande Sala del Concistoro, ha avuto luogo la riunione della maggioranza parlamentare. Su 382 deputati componenti la maggioranza erano presenti 341, tutti gli altri avevano giustificato la loro assenza. Alle ore 10.15 il Presidente del Consiglio, accompagnato dai Ministri, Sottosegretari di Stato e Comitati di maggioranza, ha fatto il suo ingresso nella sala accolto da vive acclamazioni da tutti i deputati alzatisi in piedi. L'on. Mussolini ha poi pronunziato il suo discorso. Continuano le ricerche del cadavere dell'on. Matteotti. Si ha intanto la conferma che i carabinieri di Stresa hanno arrestato presso l'imbarcadero, certo Giuseppe Pavone, che sembra abbia avuto rapporti con gli esecutori del delitto di Roma. A Stresa è ricercato anche certo Angelillo, denunziato come complice in una lettera anonima giunta al "Mattino" di Napoli.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Roma, 27 Giugno 1924 - Edizione del mattino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'on. Mussolini ha posto, più nettamente che nel suo discorso al Senato, nel discorso alla maggioranza parlamentare i confini dei riconoscimenti e delle intransigenze, di quel che crede possibile per andare incontro alla volontà non tanto d'una opposizione politica organica quanto della coscienza nazionale e di quel che intende negare. E subito una difficoltà, nella trasformazione desiderata, si avverte alla questione della milizia nazionale, di cui è promesso l'inquadramento nell'esercito nel momento stesso in cui se ne loda il servizio reso di questi giorni al Governo, cioè all'espressione del partito, e mentre non si capisce come possa cessare il suo carattere partigiano senza una riforma radicale del reclutamento che la sottragga all'influsso del partito. D'altra parte, nei confini dei riconoscimenti e delle intransigenze, non è abbastanza chiaro lo spirito nuovo della perfetta costituzionalità affermato nelle promesse. Se il contrasto profondo con l'opposizione durasse, quali sono i propositi del Presidente del Consiglio? Egli ha una larga maggioranza e deve operare con essa secondo le circostanze e secondo le possibilità legali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si possono prendere in considerazione altre forme di lotta senza ricadere nel dilemma che l'eloquenza tribunizia delle adunate va riproponendo in questi giorni stessi: dilemma confinato tra la condiscendenza o la minaccia. Ma vi sono due punti di questo discorso che ci importa rilevare per ciò che riguarda l'esame della realtà quale si è venuta determinando e quale si è venuta imponendo. "In fondo - ha detto l'on. Mussolini - non è più questione dell'assassinio Matteotti... L'obbiettivo finale di tutte le opposizioni è il regime". È vero. È il regime. Ma che cosa s'intende per lotta contro il regime? Volontà impaziente d'una crisi ministeriale? Autorevoli rappresentanti della opposizione costituzionale hanno già dichiarato che la loro azione non ha questo fine strettamente e, per così dire, meccanicamente parlamentare. La crisi è più vasta e i particolari della sua risoluzione si andranno determinando di giorno in giorno finchè l'incubo della tragedia e l'afa dello scandalo staranno sullo spirito pubblico, e con questo incubo e con quest'afa durerà l'inquietudine per il modo come si svolgerà la ricerca di tutti i colpevoli diretti e indiretti. La crisi è più vasta. È sempre questione dell'assassinio Matteotti, ma non è soltanto questione dell'assassinio. È questione di tutto il procedimento pratico del partito in questi venti mesi di possesso del Governo e di dominio della Nazione; e non soltanto di procedimento pratico ma di esaltazione e di diffusione di tesi, per non dir dottrine, ostili ai caratteri fondamentali della vita pubblica contemporanea nei più civili paesi del mondo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se anche si potesse sin d'oggi giurare che piena giustizia sarà fatta per tutte le responsabilità riguardanti l'atroce soppressione del deputato socialista, non si sarebbe appagata la coscienza pubblica; la qual ha il diritto di mirare, oltre gli assassini e i loro mandanti, all'ambiente che s'è andato formando e ha reso possibile la concezione e l'esecuzione di un così efferato misfatto e, prima, in serie non interrotta, di molte altre o più oscure o minori violenze in una tetra fiducia di impunità e di privilegio. Ogni volta che si tocca questo argomento - ed è un argomento presente in tutte le discussioni - ritornano i ricordi di altri atti di ferocia che rimasero impuniti. L'ambiente comprende l'assassinio Matteotti ma non questo assassinio soltanto; comprende questo genere di violenze, ma non questo genere soltanto. Questo ambiente funesto - che si è rivelato, e non poteva non rivelarsi, funesto allo stesso Governo - non può d'altra parte essere distaccato, "asportato", dalla condotta generale del partito, dalle sue opinioni sullo Stato, sul diritto della rivoluzione, sul privilegio dei vincitori, sulla solidarietà contro il dissenso, contro la critica, contro la libertà dei cittadini di agire entro i confini delle leggi e soltanto entro quei sicuri ed uguali confini. Quindi l'obbiettivo dell'opposizione è veramente il regime. Ma di chi è la colpa se nella continuazione statutaria e monarchica della vita politica italiana si è chiamata nuovo regime la vittoria, pur violenta, d'un partito e se nella prospettiva del nuovo regime hanno trovato posto tutti i mali che sono esorbitati nella più angosciosa tragedia? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il popolo italiano, nella sua sincerità profonda, che non si conosce e non si misura tutti i giorni e in tutte le circostanze, ma oscurata non perisce, intende per regime soltanto quello che le generazioni del Risorgimento gli prepararono con sacrificio e con fede - il suo Statuto, il suo Re, il suo dovere di obbedienza alle leggi, il suo sacrosanto diritto di veder le leggi obbedite da tutti, sempre, interamente, a ogni costo. E non vuole saperne d'altri. E l'opposizione costituzionale ha appunto questo obbiettivo: via ogni regime che non sia quello. Né sembra che l'on. Mussolini, in questi ultimi suoi discorsi, sia lontano dall'ammettere la legittimità di questo obbiettivo così chiarito. Tutto il programma di mutazione che egli ha esposto nel discorso di Palazzo Venezia è nel programma dell'opposizione. E tutte queste mutazioni offerte riguardano unicamente il partito dominante! Ecco il punto essenziale della crisi, il suo significato, il suo valore per la chiarificazione delle varie responsabilità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi udiamo l'on. Mussolini dichiarare che bisogna sopportare l'opposizione, che bisogna perfino incoraggiarla. "L'opposizione, in quanto ci segnala certi fatti, può essere di utilità grandissima". Quelli che da venti mesi vanno sostenendo questa verità, per averla sostenuta sono stati ingiuriati, vilipesi, minacciati, dichiarati nemici della patria, parte putrida s'una putrida palude che si chiama l'Antinazione. Oggi il loro pensiero entra nel pensiero ufficiale. E il loro pensiero è sereno ed alto perché non si limita al concetto di opposizione ma si eleva al superiore concetto di libertà; che non significa tollerare, né sopportare, né tanto meno incoraggiare la franca espressione dei dissensi, la sicurezza della critica e del controllo, è concepibile se non si ammette nella sua pienezza la incomoda ma benefica potenza della libertà. È il regime non vecchio né caduto: il regime nel cui spirito l'Italia fu fatta e vivrà&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-5294703499473980662?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/5294703499473980662/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/06/corriere-della-sera-lon.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5294703499473980662'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/5294703499473980662'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/06/corriere-della-sera-lon.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-r8_DGMiiUfo/Tgl_yljQhrI/AAAAAAAACp4/hpbLfMnVVcU/s72-c/c_users_cesare_documents_emeroteca_italiana_immagini_sito_emerotecaitaliana_19240626corsera-400x0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-6889164816363727936</id><published>2011-06-28T09:02:00.002+02:00</published><updated>2011-06-28T09:03:42.276+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-h6hATeoiSBU/Tgl8yHG3wNI/AAAAAAAACpw/wcVOln0FGPg/s1600/c_documents_and_settings_giacomo_documenti_emeroteca_italiana_immagini_sito_emerotecaitaliana_19140705domcor-360x0.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 293px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-h6hATeoiSBU/Tgl8yHG3wNI/AAAAAAAACpw/wcVOln0FGPg/s400/c_documents_and_settings_giacomo_documenti_emeroteca_italiana_immagini_sito_emerotecaitaliana_19140705domcor-360x0.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5623162810091946194" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Testata La Domenica del Corriere&lt;br /&gt;Origine Milano - Italia&lt;br /&gt;Data di pubblicazione 5 luglio 1914&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'assassinio a Serajevo dell'arciduca Francesco Ferdinando erede al trono d'Austria, e di sua moglie&lt;br /&gt;Il 28 giugno 1914, a Sarajevo, l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria, e sua moglie Sofia furono uccisi dal nazionalista serbo Gavrilo Princip. L'assassinio minò l'assetto delle potenze europee, già in grave crisi, e il fragilissimo rapporto dell'Austria con la Russia, grande protettrice della Serbia, diventando la miccia che avrebbe fatto divampare la prima guerra mondiale. Il 28 luglio infatti l'Austria-Ungheria, con l'appoggio dell'alleato tedesco, dichiarò guerra alla Serbia. Saranno quattro lunghi anni con quasi nove milioni di morti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-6889164816363727936?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/6889164816363727936/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/06/testata-la-domenica-del-corriere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/6889164816363727936'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/6889164816363727936'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/06/testata-la-domenica-del-corriere.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-h6hATeoiSBU/Tgl8yHG3wNI/AAAAAAAACpw/wcVOln0FGPg/s72-c/c_documents_and_settings_giacomo_documenti_emeroteca_italiana_immagini_sito_emerotecaitaliana_19140705domcor-360x0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-4591156319131433761</id><published>2011-06-28T08:56:00.002+02:00</published><updated>2011-06-28T08:59:16.731+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-RhUlNQrw-ic/Tgl7vm9hAuI/AAAAAAAACpo/LYkYF73Aqfo/s1600/c_documents_and_settings_cesare_my_documents_sito_emeroteca_italiana_www_emerotecaitaliana_it_img_19140729corsera-200x0.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 271px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-RhUlNQrw-ic/Tgl7vm9hAuI/AAAAAAAACpo/LYkYF73Aqfo/s400/c_documents_and_settings_cesare_my_documents_sito_emeroteca_italiana_www_emerotecaitaliana_it_img_19140729corsera-200x0.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5623161667591406306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Corriere della Sera, 29 luglio 1914 Origine Milano - Italia&lt;br /&gt;Data di pubblicazione 29 luglio 1914&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Austria dichiara la guerra alla Serbia L’adesione delle Potenze alla mediazione: Vienna e Pietroburgo discutono&lt;br /&gt;L’attentato di Sarajevo, del 28 giugno 1914 ad opera dello studente serbo Gavrilo Princip, costato la vita all’arciduca ed erede al trono asburgico, Francesco Ferdinando e a sua moglie Sofia, fu la miccia che fece esplodere la "polveriera" Balcani, ove le regioni slave sottomesse all’impero Austro-Ungarico, stavano maturando, fomentate dalla Serbia, sentimenti irredentisti, volti, dunque, alla conquista dell’indipendenza. A sua volta l’Austria-Ungheria era una potenza sempre più in crisi ed in declino che, già provata dall’espansione della Germania e dalle sconfitte subite dall’Italia, nel corso delle guerre d’Indipendenza, si vedeva ora minacciare anche i territori balcanici, sotto la spinta destabilizzante di una Serbia accusata di favorire il malcontento delle popolazioni slave suddite di Vienna. L’uccisione dell’erede al trono era dunque una provocazione che non poteva essere lasciata impunita e, anche se solo dopo la guerra si ebbero conferme del legame tra Princip ed ambienti sovversivi serbi, vicini al governo, all’impero di Francesco Giuseppe sembrò giunto il momento di liquidare il problema Serbia, contro cui fu lanciato un ultimatum dalle condizioni durissime ed umilianti. Sebbene le autorità di Belgrado, pur di evitare lo scontro armato ed il sicuro annientamento, mostrarono la disponibilità ad accettare gran parte delle clausole, la risposta fu ritenuta insoddisfacente e così l’Austria, dopo essersi assicurata l’appoggio dell’impero tedesco, il 28 luglio 1914, dichiarò guerra alla Serbia, scatenando l’inferno in un Europa allora caratterizzata da delicati meccanismi di alleanza militare tra i vari stati, figli degli eventi e delle tensioni maturatesi negli anni precedenti: se gli austro-ungarici erano forti del legame con il reich tedesco di Guglielmo II, a difesa della Serbia scesero in campo la Russia zarista e la Francia, mentre, invece l’Italia, legata agli imperi centrali da un trattato difensivo e che dunque prevedeva l’intervento solo in caso di aggressione, appellandosi al fatto che era stata l’ Austria ad attaccare, senza neppure consultarla, si dichiarò neutrale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8250739166120726750-4591156319131433761?l=fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/feeds/4591156319131433761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/06/corriere-della-sera-29-luglio-1914.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4591156319131433761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8250739166120726750/posts/default/4591156319131433761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fondazioneberti-pernondimenticare.blogspot.com/2011/06/corriere-della-sera-29-luglio-1914.html' title=''/><author><name>eieten</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02367020598082211162</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_m4NAY49Zm88/SwgkwO6OuGI/AAAAAAAAADo/4kYdZZG2Keo/S220/eleonora_di_aquitania_e_enrico_II_tomba_fontevraud_abbazia_01.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-RhUlNQrw-ic/Tgl7vm9hAuI/AAAAAAAACpo/LYkYF73Aqfo/s72-c/c_documents_and_settings_cesare_my_documents_sito_emeroteca_italiana_www_emerotecaitaliana_it_img_19140729corsera-200x0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8250739166120726750.post-6644971465926609663</id><published>2011-06-27T09:23:00.002+02:00</published><updated>2011-06-27T09:28:55.388+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-x34dM6cbO08/TggxMtVd8DI/AAAAAAAACpg/OLsl5RTvmQ8/s1600/ustica%2B3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 267px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-x34dM6cbO08/TggxMtVd8DI/AAAAAAAACpg/OLsl5RTvmQ8/s400/ustica%2B3.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5622798229169893426" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L'incidente &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L'incidente  avviene    tra Ustica e Ponza il 27 giugno 1980 al velivolo DC9 I-TIGI appartenente alla compagnia Itavia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il volo con nominativo IH870 decolla dall'aeroporto di Bologna alle ore 20.08, con due ore di ritardo, diretto a Palermo e si svolge regolarmente nei tempi e sulla rotta previsti fino all'ultimo contatto radio tra velivolo e controllore procedurale di Roma Controllo, che avviene alle 20:58. Alle 21.04, chiamato per l'autorizzazione di inizio discesa su Palermo, il volo IH870 non risponde. L'operatore di Roma reitera invano le chiamate; lo fa chiamare, sempre senza ottenere risposta, anche dal volo KM153 dell'Air Malta, che segue sulla stessa rotta, dal radar militare di Marsala e dalla torre di controllo di Palermo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passa senza notizie anche l'orario di arrivo a destinazione, previsto per le 21.13. Alle 21.25 il comando del Soccorso Aereo di Martina Franca assume la direzione delle operazioni di ricerca, allerta il 15° Stormo a Ciampino, sede degli elicotteri HH3F del Soccorso Aereo. Alle 21.55 decolla il primo HH3F e inizia a perlustrare l'area presunta dell'incidente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Numerosi elicotteri, aerei e navi partecipano durante la notte alle ricerche nella zona. Solo alle prime luci dell'alba viene individuata da un elicottero, al largo di Ustica, una  chiazza di carburante e poco dopo, nei pressi, le prime vittime, bagagli e rottami galleggianti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la tragica conferma che il velivolo è precipitato in quella zona del Tirreno, tra Ustica e Ponza , dove la profondità supera i tremila metri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le vittime del disastro sono ottantuno, di cui tredici bambini, ma si ritrovano e recuperano i corpi di sole trentotto persone. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Le vittime&lt;br /&gt; [torna indietro]   [home]&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Notevole lo sforzo investigativo compiuto . Sono stati investigati per ogni vittima tutti gli elementi che potessero in qualche maniera collegarla a qualche possibile movente . &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Particolare cura viene dedicata ai motivi del viaggio , ai rapporti parentali , ad eventuali collegamenti con ambienti criminali o precedenti penali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella immediatezza , per ragioni contingenti che vengono diffusamente spiegati non venne fatta l'autopsia sulle trentotto  salme ricuperate ma solamente su sette. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Si compivano anche ricerche al fine di accertare se alcuno dei passeggeri avesse avuto precedenti o pendenze penali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si appurava così che Alberto Bonfietti, segretario provinciale e regionale dell’organizzazione extraparlamentare “Lotta Continua, era stato denunciato per aver promosso manifestazioni sediziose e senza preavviso, per occupazione della facoltà di sociologia dell’università di Trento nonché per violenza a pubblico ufficiale; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe De Cicco era stato denunciato per macellazione e trasporto clandestino di carni e violazione di domicilio; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giacomo Filippi lo era stato per trasporto di partita per uso zootecnico sprovvista del prescritto certificato sanitario; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vito Fontana per lesioni personali colpose; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea Guarano per incendio doloso e per prelievo irregolare di energia elettrica; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Manitta aveva precedenti per furto aggravato, commercio di stupefacenti, esercizio abusivo di commercio e emissione di assegni a vuoto;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlo Parrinello era stato denunciato per violazione di legge sulla caccia; Anna &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paola Pelliccioni era stata denunciata per omessa custodia di animali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si appurava altresì che il coniuge di De Lisi Elvira, Parisi Roberto, imprenditore edile, consigliere delegato del gruppo ICEM (Costruzioni Elettriche Meccaniche), sarà ucciso dalla mafia a Palermo nel 1985. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti nessuno dei passeggeri aveva precedenti tali da motivare azioni di vendetta o di minaccia. Si tratta di denunce e condanne, ad eccezione del Manitta, per reati minimi. Anche i precedenti del Manitta però sono di criminalità comune&lt;br /&gt;Le ipotesi sulle cause del disastro&lt;br /&gt; [torna indietro]   [home]&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Semplificando tutte le ipotesi circa le cause del disastro possono ricondursi a tre filoni principali:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo, quello del cosiddetto "scenario aereo",  presuppone la presenza di un certo numero di aerei militari nei pressi del DC9 che ne avrebbero cagionato la caduta; o mediante un missile o per "quasi collisione"; &lt;br /&gt;il secondo, nega la presenza di qualunque aeroplano estraneo o sconosciuto e attribuisce ad una bomba la causa della caduta; &lt;br /&gt;Il terzo filone è quello del cedimento strutturale. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da chi sono sostenute&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presenza di uno "scenario aereo" è sostenuta dal dottor Priore, dalle parti civili, e dalla maggior parte delle ricostruzioni mediatiche. L'inesistenza dello scenario aereo e l'attribuzione ad una bomba come causa della caduta è sostenuta dalle difese dei "generali" e solamente da una piccola parte dei media. L'ipotesi del  cedimento strutturale non è in pratica sostenuta da nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Particolare la posizione dei Pubblici Ministeri che nella loro "requisitoria", prima della sentenza-ordinanza Priore, indicano come causa più probabile la bomba  e come meno probabile il missile. Al processo, dopo, naturalmente la loro posizione si è adeguata a quella del dottor Priore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ipotesi secondo l'opinione pubblica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per effetto di una campagna mediatica praticamente orientata quasi esclusivamente verso le ipotesi della "battaglia" e del relativo complotto per nasconderla, la parte maggiore della opinione della gente ha questa convinzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come il quadro politico valuta le ipotesi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel quadro politico le posizioni , seppure con diverse sfumature e distinguo , sono orientate :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a favore dello scenario aereo , le sinistre ( tra queste con maggior vigore le componenti pacifiste e antiatlantiche); &lt;br /&gt;per l'ipotesi bomba , le destre. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Notevole anche tra i due schieramenti politici, una tendenza a non prendere posizione e a restare nel generico. Si può supporre questo sia dovuto, in parte a onestà intellettuale, in parte a mero calcolo elettorale per non opporsi al sentire comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sostanziale mancanza di una posizione ufficiale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ufficialmente difficile dire e definire quale sia la posizione ufficiale. Numerose le interrogazioni parlamentari sull'argomento. Indubbio che nel corso dei lunghi anni dell'indagine i molti governi, di ogni colore e orientamento politico, abbiano più che altro evitato di prendere posizioni chiare e nette. Si ritiene che la posizione più netta di un governo, sia quella espressa nella seduta n. 200 dell'8/10/2002 dove alla interrogazione, presentata dall'Onorevole Tucci, e intitolata:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Esigenza di una corretta e completa informazione sulla strage di Ustica - n. 2-00257" , alla quale rispondeva il Ministro Giovanardi con una lunga  e dettagliata analisi del caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La posizione dei collegi peritali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La posizione dei collegi peritali richiede, per essere valutata un discorso più approfondito. Occorre infatti tenere presente, anche l'epoca e lo stato del recupero del relitto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commissione Luzzati, nominata dal Ministero dei Trasporti, nell'ultima relazione preliminare indica in una esplosione la causa, senza poterla attribuire alla bomba o al missile per la non disponibilità del relitto; &lt;br /&gt;Collegio  Blasi, nominato dall' Ufficio del Giudice Istruttore, dispone di circa il 30% del relitto, si esprime in un primo tempo a  favore dell'ipotesi missile; in un secondo tempo a seguito di un certo numero di quesiti supplementari posti dal Giudice Istruttore, e anche per i risultati, avuti nel frattempo, da una perizia Selenia sui dati radar, il Collegio si divide,  tre membri si  esprimono a favore del missile, due membri invece a favore della bomba; &lt;br /&gt;Collegio Misiti, nominato dall' Ufficio del Giudice Istruttore, dispone di circa il 90% del relitto, dichiara tecnicamente sostenibile  la sola ipotesi bomba. Due membri, il Prof. Casarosa ed il Prof. Held, allegano alla Perizia una "Nota Aggiuntiva" nella quale pur ribadendo il parere unanime del collegio, ritengono doveroso formulare alcune osservazioni sulla correlazione fra esplosione interna e l'eventuale presenza o meno di altri velivoli. Affermano in sintesi di essere d'accordo sulla bomba solamente se può essere esclusa la presenza di altri aerei, in caso contrario a loro parere andrebbe riconsiderato il caso di "quasi collisione" come possibile chiave interpretativa dell’evento &lt;br /&gt;Collegio Radaristico Dalle Mese-Donali-Tiberio, nominato dall' Ufficio del Giudice Istruttore, trae conclusioni in parte contraddittorie e che si prestano ad ogni interpretazione. Nel mentre afferma che le tracce radar non confermano la presenza  di velivoli non identificati intorno al DC-9 nel punto della tragedia per un raggio di 50/60 miglia, affermano anche che questa presenza non può essere esclusa. Ritiene possibile la presenza di un velivolo nella scia del DC9,  esclude la manomissione  delle registrazioni radar, ritiene che quella sera era presente una complessa situazione di velivoli militari. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La valutazione giudiziaria processuale delle ipotesi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sentenza ordinanza Priore del 1999 stabiliva, in palese contrasto con le conclusioni peritali di Ufficio, che il DC9 Itavia, coinvolto in una battaglia aerea occulta tra aerei militari, precipitava per "quasi collisione" con uno di questi. Secondo l'interpretazione Priore, il mancato accertamento dei res
