Lettori fissi

06 feb 2013

La Rivoluzione del Neolitico

Liberazioni Associazione Culturale Antispecista
Enrico (Renato Antonio) Giannetto è professore ordinario di ‘Storia della Fisica’: è docente di ‘Storia del Pensiero Scientifico’ presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bergamo e di ‘Epistemologia della Complessità’ presso il ‘Centro di Ricerche sull’Antropologia e l’Epistemologia della Complessità’ (CE.R.CO.). Le sue ricerche, che hanno spaziato dalla fisica teorica delle particelle elementari alla cosmologia quantistica, dalla logica matematica alla filosofia e alla storia della scienza, sono ora concentrate soprattutto sulla storia delle rivoluzioni che hanno mutato profondamente le scienze fisiche dall’Ottocento al Novecento (fisica del caos, relatività, fisica dei quanti), e si muovono nell’ambito di una più ampia storia delle culture, in una prospettiva teoretica in cui si intrecciano mitologia, storia delle religioni, antropologia, filosofia, scienze umane e naturali.
Enrico Giannetto
La Rivoluzione Neolitica

Cercare di essere vegan, animalisti, anti-specisti, cercare di delineare un'etica non-specista, implica una riflessione profonda sulle origini di tutta una serie di modi di pensare e di vivere che sono antropologicamente ed etnicamente determinati da radici profonde. Bisogna rendersi conto di quanto le nostre attuali società post-industriali siano ancora uno sviluppo, seppure attraverso discontinuità radicali, della cosiddetta "rivoluzione neolitica"; bisogna essere consapevoli di quanta e quale violenza sia insita nell'agricoltura.
Svolta epocale dell'umanità, della relazione fra uomo e natura, della forma di vita umana si avrà intorno al 10.000 a. C. con la rivoluzione neolitica, caratterizzata soprattutto dall'origine dell'agricoltura e dalla zootecnia d'allevamento, come prima forma di dominio sistematico e di sfruttamento della terra e di altri animali da parte dell'uomo. [1] L'origine dell'agricoltura e dell'allevamento, che sostituiscono la raccolta e la caccia come fonti principali di sostentamento, sembra associata a dei rituali di offerte vegetali o di sacrifici animali alle divinità, ed è quindi strettamente connessa alla trasformazione della religione in culto sistematico e sacrificale (la parola culto è anche etimologicamente connessa all'agricoltura). Nasce una prima forma di casta sacerdotale nella declinazione della religione a culto di spazi-terreni e di tempi in cui si manifesta il sacro (sia sacerdote che sacro sono termini legati ai sacrifici) Il cibo non è più dato dalla natura, dalla terra all'uomo direttamente, ma è mediato dal, e apparentemente "frutto" del lavoro dell'uomo. D'altra parte, proprio per il dominio tecnico della terra, l'uomo ha schiavizzato alcuni animali, come i buoi e altri, differenti da etnia a etnia, coinvolgendoli nella fatica e nel peccato del lavoro agricolo: senza tale ulteriore assoggettamento e sfruttamento di altri animali, l'uomo da solo non sarebbe riuscito a dominare la terra. E allo stesso modo, ha sfruttato alcuni animali nella funzione di guardia per gli allevamenti. I riti sacrificali sono connessi a particolari configurazioni astronomiche e apparentemente legittimati da una lotta fra potenze animali che è proiettata dall'uomo sulla volta celeste. [2]
Corrispondentemente mutano natura anche le pratiche simboliche umane non più meramente evocative degli dèi celesti: i simboli diventano "sostituti sacrificali", indicano azioni rituali sacrificali e vengono usati anche in relazione a realtà terrestri: il nuovo rapporto di dominio sistematico dell'uomo nei confronti della natura e degli altri viventi implica una declinazione delle pratiche simboliche a progetti di tali dominio, che, prima ancora di concretizzarsi, passa per una fase simbolica. Ecco l'origine della cultura, delle culture propriamente dette: la cultura, etimologicamente connessa con l'agricoltura e il culto, non è altro che la "coltivazione" sistematica di idee-progetti di dominio della natura, non è altro che la controparte ideale delle pratiche di dominio agriculturale della terra, della natura. Dall'agricoltura sorge una forma di vita meno nomade e più stanziale, deriva un processo di lenta "urbanizzazione", di formazione di una civitas: ecco l'origine della civiltà, delle civiltà propriamente dette. Nasce la proprietà privata, dei terreni e degli animali d'allevamento, nasce l'accumulo dei beni e una prima strutturazione economica e politica delle società in gerarchie di potere, nasce il diritto. Mentre la donna precedentemente giocava un certo ruolo nella raccolta del cibo, viene invece ad essere messa in secondo piano o quasi esclusa dalle pratiche agricole, e si passa da un periodo di religione matriarcale in cui era preminente la potenza generatrice della donna madre specchio-simbolo della potenza generatrice della madre natura celeste (identificata essenzialmente dalla Via Lattea) ad un altro in cui prevale un archetipo maschile correlato alla potenza produttrice del lavoro dell'uomo che sottomette insieme la terra, la natura e la donna. [3] La vita dell'uomo incentrata sul dominio della terra comporta un passaggio a divinità puramente terrestri non più mero specchio di divinità celesti e ad una religione patriarcale, e conseguentemente ad una organizzazione politica fondata sull'idea di una regalità maschile, simbolo terrestre di una regalità divina.
Esito di questa stessa "rivoluzione neolitica" sarà anche l'origine della scrittura come sistema in cui i simboli, ormai non più di valore meramente religioso o estetico ma di valore d'uso e di scambio pratico, saranno stilizzati in segni che diventeranno via via più arbitrari nel perdere il loro valore iconico di immagini, in lettere alfabetiche che pur avendo una loro origine astrale legata a figure di costellazioni [4] si ordineranno poi in sequenze arbitrarie lineari e subordinate ai fonemi: la scrittura, tranne alcune eccezioni come quella cinese e quella geroglifica egizia, sarà alfabetico-fonetica e lineare. [5] Tra i Sumeri della Mesopotamia la scrittura fonetico-alfabetica venne usata verso la fine del quarto millennio a. C., in relazione al sorgere della civiltà urbana verso il 3500 a. C. (e pressocché nello stesso periodo tra gli Egiziani). Almeno dal 3000 a. C. si conservarono campioni di pesi e di misure, e le prime cifre sumeriche risalgono ad un periodo compreso tra il 3300 e il 2850 a. C. Ed è alle culture sumero-accadica ed egizia che bisogna far risalire l'origine della civiltà classica greca. [6]
A quattrocentomila anni fa risalirebbe invece la "scoperta" della "tecnica" del fuoco (presso i Sinantropi della Cina) anche se il suo uso diffuso effettivo avvenne molto più tardi, almeno verso il 2500 a. C., neolitico evoluto. Il fuoco permise all'uomo di dominare definitivamente gli altri animali, di vivere al di fuori delle caverne, di osservare molto di più il cielo e di cambiare quindi "forma di vita": il fuoco come "tecnica" a disposizione dell'uomo permise una "rivoluzione" nel mondo animale e il dominio pressoché assoluto dell'uomo. Già l'homo habilis, differenziandosi dai parantropi, passò, circa 2,3 milioni d'anni fa, dall'iniziale regime dietetico vegetariano ad uno carnivoro, [7] probabilmente, oltre che per necessità di sopravvivenza, già per la 'credenza' di poter cosí inglobare e assorbire in sé la potenza "divina" celeste corrispondente all'animale mangiato. Poi, l'uso sistematico del fuoco nel neolitico e per suo mezzo il dominio sugli animali portarono a poco a poco ad una sostituzione graduale delle divinità animali celesti, e in particolare della grande madre celeste ("grande vacca celeste") legata alla Via Lattea: il fuoco fu associato soltanto al sole e legato appunto a una divinità solare maschile-patriarcale predominante a cui si sacrificarono gli animali in contraccambio del "dono" del fuoco e in corrispondenza al sorgere del sole, all'equinozio di primavera, in una certa epoca precessionale che dura circa 2300 anni (nel periodo di 26.000 anni circa del moto precessionale, il sole passa attraverso tutti i dodici segni-costellazioni dello zodiaco, e circa ogni 2300 anni all'equinozio di primavera sorge in una costellazione diversa, in una certa costellazione-animale che ne è oscurato o bruciato (il sacrificio del toro sarebbe stato legato a un periodo che ha origine circa 4600 anni a. C., quando il sole all'equinozio di primavera sorgeva nella costellazione del toro; l'idea del capro espiatorio sarebbe legata all'epoca in cui il sole all'equinozio di primavera sorgeva nella costellazione dell'ariete, da circa 2300 anni prima di Cristo all'anno della nascita di Gesù; il simbolo del pesce per indicare Gesù il Cristo, che con il suo "sacrificio" ha posto fine ai sacrifici animali e all'usare o mangiare carne, pesce o derivati animali, bandendoli come immorali, è anche collegato al fatto che il sole sorgeva nella costellazione dei pesci. Il cristianesimo è l'ultima ribellione contro i modi di vita inaugurati dalla rivoluzione neolitica). [8]
Questo determinò una sorta di "rivoluzione copernicana" ante litteram nella mitologia e nell'esperienza umana del mondo. Successivamente, questo si associò anche alla relegazione esclusivamente terrestre ed 'infera' delle primitive divinità femmili-matriarcali. Si originò già all'interno della mitologia una proto-astronomia o proto-fisica del cielo o della luce, dei movimenti regolari degli astri-dèi basata sul numero, quantitativa e legata ad una "divinazione" astrologica (le costellazioni furono inventate dai Sumeri intorno al 2000 a. C.), di carattere 'elio-centrico'. Lo sviluppo di una tale astronomia quantitativa, di una fisica del cielo basata sull'"oggettività" del numero fu alla fine determinante per l'abbandono nel mondo greco, nel VI sec. a. C., del "paradigma" del mythos in favore del logos come rapporto-misura (estensione metaforica del numero), ad esso contrapposto come sapere certo, incontrovertibile e "oggettivo", ovvero come espressione del mondo stesso, e non più "poietico": il mito fu abbandonato come rappresentazione o copertura "ideologica" – potremmo dire in termini moderni – come descrizione "fantastica" troppo legata ai desideri "soggettivi", umani.
È certo che la pratica scritturale dei numeri, la pratica aritmetica nel neolitico si sia trasformata da una parte in una procedura di divinazione astronomica e di previsione delle posizioni degli astri dèi nella volta celeste, utile per i culti sacrificali, e dall'altra parte in una procedura applicata alle realtà terrestri da dominare da parte dell'uomo, una procedura in cui non era importante distinguere a livello qualitativo gli esseri o i processi, ovvero quando questi sono stati assimilati a degli "oggetti" senza qualità individuali: oggetti-prede di allevamento o di coltura, e quindi oggetti-cibo di fagocitazione, e anche di caccia o di pesca; [9] la pretesa di "oggettività" del nuovo sapere "logico"sorto intorno al VI sec. a.C., si fonderà, altrettanto "ideologicamente" del sapere mitico, sul tentativo di legittimare questa riduzione della terra e degli altri viventi a "oggetti" di dominio dell'uomo. Così la pratica grafica di forme geometriche, la pratica geometrica si trasformò in una procedura da un lato di divinazione astronomica di traiettorie degli astri-dèi e dall'altro lato in una procedura di agrimensura, di misura di campi e terreni oggetti di coltivazione e di proprietà privata. I riti sacrificali, e i suoi derivati quali l'allevamento e l'agricoltura, e le ora connesse a questi caccia e pesca, sono i presupposti "tecnici" delle pratiche aritmetica e geometrica, legate al dominio dell'uomo sugli altri viventi uccisi o sfruttati e sulla terra-natura. E certamente tali pratiche aritmetica, geometrica e d'osservazione astronomica si sviluppano in relazione a società ormai complesse che regolano la loro vita religiosa con riti sacrificali effettuati su base astronomica, e che producono cibi, uccidendo e assoggettando individui di altre specie viventi in grandi quantità in relazione ai corrispondenti bisogni nutritivi.
Il tempo circolare, ciclico era ormai il tempo dei ritmi dell'agricoltura, del dominio della terra.
Forse, alla scrittura fonetico-alfabetica, affermatasi intorno al 3000 a. C., poi lineare, è da connettersi l'evento epocale più importante nella storia del pensiero umano: al pensiero per immagini multidimensionale non lineare e complesso che si estrinsecava nei primi simboli si sostituisce quasi totalmente un pensiero logico-verbale, linguistico, unidimensionale, lineare e sequenziale. Si tratta di una riduzione estrema della complessità del pensiero per immagini che resterà vivo solo in parte come sfondo ultimo su cui si fonda comunque il pensiero logico-verbale. [10] Il pensiero matematico geometrico e la scrittura matematica non-fonetica e in parte non-lineare attuali sono "residui" di quell'arcaico pensiero complesso. [11] Ed esito di ciò sarà il predominare di una cultura scritta su quell'orale nel mondo greco del VI sec. a.C. e il separarsi di un logos dal mythos con l'emergere di una nuova forma di sapere logico-filosofico, separato dalla religione, che si oppone al sapere mitico, nella sua ricerca di un fondamento fisso, stabile, certo e univoco del sapere: un sapere quello del logos basato ormai sulla scrittura lineare e non più su ideogrammi associati in maniera multidimensionale come il mythos. È questo il senso profondo dell'analisi di Parmenide fornita da Guido Calogero. [12] Le ricerche di Heidegger su "che cosa significa pensare", [13] concentrate su uno studio del significato del logos nel primo pensiero filosofico, mostrano la stretta connessione di questo con l'introduzione dell'agricoltura, laddove logos appare strettamente legato al campo semantico dell'atto di un cogliere i prodotti di un lavoro agricolo: il logos filosofico è già al suo nascere lo specchio ideologico di una tecnica, della tecnica agricola come prima forma sistematica di dominio della natura e degli altri viventi. Tale distacco della filosofia greca dal sapere mitico non implica comunque una sua autonomia, come sono in ogni caso evidenti le origini afro-asiatiche, sumero-accadiche ed egizie della civiltà classica greca come di tutta la cosiddetta civiltà occidentale, che dal XIX secolo aveva cercato invece di mascherare come suo unico fondamento 'puramente' e 'razzisticamente' indoeuropeo quella civiltà classica greca. [14]

Note
1. J. A. Mainetti, La rivoluzione di Pigmalione, in Prometheus 6, Antropologia e Cosmologia a confronto, a cura di P. Bisogno, F. Angeli, Milano 1988, pp. 80-92.
2. G. de Santillana & H. von Dechend, Hamlet's Mill. An essay on myth and the frame of time, 1969, tr. it. di A. Passi, Il mulino di Amleto. Saggio sul mito e sulla struttura del tempo , Adelphi, Milano 1983.
3. P. Rodriguez, Dios nació mujer, B. S. A., Barcelona 1999, tr. it. di A. Chiaradia, Dio è nato donna, Editori Riuniti, Roma 2000.
4. G. Sermonti, Il mito della Grande Madre, Mimesis, Milano 2002, pp. 89-106.
5. A. Leroi-Gourhan, Le geste et la parole: I. Techinque et langage; II. La mémoire et les rythmes, A. Michel, Paris 1964-65, tr. it. di F. Zannino, Il gesto e la parola, voll. I & II, Einaudi, Torino 1977, pp. 221-248.
6. M. Bernal, Black Athena. The Afroasiatic Roots of Classical Civilization, Free Association Book, London 1987, tr.it. di L. Fontana, Atena Nera, I-II, Pratiche Editrice, Parma-Milano 1991-1994; Giovanni Sembrano, Le origini della cultura europea I-IV, Olschki, Firenze 1984-1994.
7. J. L. Arsuaga, El del Neandertal collar, Temas de Hoy, Madrid 1999, tr. it. di L. Cortese, I primi pensatori e il mondo perduto di Neandertal, Feltrinelli, Milano 2001.
8. E. A. R. Giannetto, Saggi di storie del pensiero scientifico, Bergamo University Press, Sestante, Bergamo 2005, pp. 23-36.
9. A History of Technology, ed. by C. Singer, E. J. Holmyard, A. R. Hall & T. I. Williams, Clarendon Press, Oxford, vol I. 1954, tr. it, Storia della Tecnologia, vol. I, Tomi I-II, La preistoria e gli antichi imperi, Bollati Boringhieri, Torino 1961, 1966.
10. A. Leroi-Gourhan, Le geste et la parole: I. Techinque et langage; II. La mémoire et les rythmes, A. Michel, Paris 1964-65, tr. it. di F. Zannino, Il gesto e la parola, voll. I & II, Einaudi, Torino 1977, vol. I, cap. VI; G. Calogero (1942-1943), Lezioni di filosofia I-III, Einaudi, Torino 1960, vol. III, cap. XIV, pp. 164-178.
11. E. A. R. Giannetto, Saggi di storie del pensiero scientifico, Bergamo University Press, Sestante, Bergamo 2005, pp. 19-22.
12. G. Calogero, Parmenide e la genesi della logica classica, in Annali della Regia Scuola Normale Superiore di Pisa, serie II, v. 5 (1936), pp. 143-185; G. Calogero, Storia della logica antica, Laterza, Roma-Bari 1967.
13. M. Heidegger, Vorträge und Aufsätze, Neske, Pfullingen 1954, tr. it. di G. Vattimo, Cosa significa pensare?, Logos (Eraclito, frammento 50), La questione della tecnica, e Scienza e meditazione, in Saggi e discorsi, Mursia, Milano 1976, pp. 85-95, 141-157, 5-27, 28-44; M. Heidegger (1954), Was ist Denken?, Niemeyer, Tubingen 1971, tr. it. di U. Ugazio e G. Vattimo, Che cosa significa pensare?, Sugarco, Milano 1988.
14. M. Bernal, Black Athena. The Afroasiatic Roots of Classical Civilization, Free Association Book, London 1987, tr.it. di L. Fontana, Atena Nera, I-II , Pratiche Editrice, Parma-Milano 1991-1994.

27 gen 2013

Omaggio a Angiolo Berti nell'anniversario della nascita

Chi è stato Angiolo Berti
Per 50 anni è stato giornalista parlamentare ( 1949 - 1999 ). Era nato proprio a Casciana Terme ( allora, il 21 gennaio 1921, denominata Bagni di Casciana). Figlio di Ugo, operaio alla Stanic di Livorno e di Amelia Ghelli, contadina analfabeta, ha vissuto la propria giovinezza a Livorno, nelle fila e protagonista del Movimento Cattolico dell' epoca ( 1933 - 1941 ) con il vescovo mons. Giovanni Piccioni ( poi consigliere comunale socialista a Pistoia), l' on. Palmiro Foresi ( nel dopoguerra presidente dell' ENPAM ) e l' on. Gianfranco Merli.
Dotato fin da ragazzo di spiccata personalità, mal si adattava alle pressioni sociali e politiche del Fascismo sui giovani livornesi. Fu sospeso da scuola per aver definito l' occupazione italiana in Somalia, "Un atto d' aggressione". Membro al contempo di alcuni Circoli cattolici come il "Guido Negri" e "Giosuè Borsi", ebbe modo di evidenziare, in perenne contrasto con la gerarchia locale, le proprie doti di leader carismatico. Fu ripreso dal preside dell' Istituto Superiore che frequentava, per aver fatto il "saluto" solo alzando la mano e non a braccio teso. Si giustificò dicendo che anche il ministro Ciano( come confermato dagli astanti) era solito salutare così. Nel 1941, dopo infiniti richiami ufficiali, venne espulso da Livorno per aver contravvenuto alle disposizioni secondo cui si poteva comprare in edicola l' "Osservatore Romano", chiedendolo a bassa voce. Provocatoriamente, nella piazza principale di Livorno, Berti lo chiese urlando. Fu picchiato dagli attivisti intervenuti e quindi mandato a Bologna, presso il Collegio dei Gesuiti.
Berti a Bologna
Esperto di stenografia ( nel 1952 vincerà il titolo di campione italiano a squadre con 180 parole al minuto ), entrò come stenografo a L' Avvenire d' Italia, allora diretto da Raimondo Manzini. Già nel 1942 era giornalista professionista. Nel 1943, raccoglieva i testi dei discorsi di Palmiro Togliatti ( alias Ercoli ) da Radio Londra ( la raccolta unica in Italia è custodita nella biblioteca della Fondazione). Fu attivo nella Resistenza, riuscendo a salvare dal campo di Concentramento delle Caserme Rosse a Corticella ( Bologna) decine e decine di persone. Per questi atti d' eroismo è stato insignito, nel 1984, di medaglia d' oro di benemerenza civile dal Comune di Lucca e, nel 1977, è stato nominato cittadino onorario di Casciana Terme dal Consiglio comunale.
Nella sua vita professionale, oltre a ricoprire la carica di direttore dell' Agenzia ANSA a Bologna, è stato membro del INPGI ( Istituto di Previdenza Giornalisti). Ed è, nello specifico settore pensionistico, che Berti ha portato grosse innovazioni. Nel 1976, fondò e ne fu per tre mandati presidente, della CASAGIT ( la prima cassa autonoma in Italia, creata per il giornalisti italiani, che oggi porta il suo nome).
E' stato inoltre collaboratore del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, nel mandato al Quirinale, fu al contempo fondista politico di Umanità, organo ufficiale del PSDI e storiografo ufficiale della Marina Militare( 1975).
Il Campo degli Eroi
Nel 1984, nel giardino della sua casa a Casciana Terme, ebbe l' idea di costruire lapidi e cippi a ricordo di chi era morto per i principi di libertà. Così allestì il primo, dedicato alla medaglia d' oro, il Carabiniere Salvo D' Acquisto, poi alla Resistenza, alla Marina Militare, alle Fosse di Katyn, alle Foibe, alle Donne nella resistenza. Attualmente, nel giardino, sede della Fondazione, sono presenti 26 cippi e monumenti.
Hanno fatto visita al Campo, il comandante generale dell' Arma dei Carabinieri, Alberto Jucci ( 1988), i Presidenti della Camera, Nilde Jotti ( 26 maggio 1990) e del Senato, Giovanni Spadolini ( 31 agosto 1991), i vescovi di Livorno, mons. Alberto Ablondi ( 1997 )e Simone Giusti (2008), il Lama, Terzin Thempel del Centro buddista europeo di Pomaia ( 2008).
La Fondazione
Dopo la scomparsa di Angiolo ( 18 aprile 2005) e di sua moglie, Maria Teresa ( 23 giugno 2007) è stata creata la Fondazione che porta i loro nomi. Angiolo e Maria riposano nel piccolo cimitero di Collemontanino, la frazione del Comune di Casciana dove è realmente nato.
L' attività della Fondazione ha deciso di ampliare i percorsi fin qui fatti, rivolgendosi in particolare al coinvolgimento di comunità sociali e religiose e ad avvenimenti in sintonia con i propri principi. Così il 5 ottobre 2008, ha allestito la "Giornata per la pace nel Tibet", inaugurando un monumento " per la pace fra i popoli", opera della scultrice fiorentina Kiki Franceschi. Il 7 novembre successivo, è stata la volta della "Fiaccolata" per l' anniversario dei Diritti Umani", mentre il 23 di Gennaio, con la Comunità Ebraica di Livorno ha celebrato la Giornata della memoria ed il 7 febbraio, la Giornata del Ricordo, con un convegno sulle Foibe istriane e la partecipazione di professori delle università di Trieste e Pisa.
E' in programma per il prossimo 25 aprile, ricorrenza della Liberazione, una mostra fotografica rievocativa con la partecipazione dell' ANPI ( Associazione Nazionale Partigiani) ed un apposito convegno di studio e testimonianza.
Chi è stata Maria Teresa Bertini Berti
Medico pediatra fin dal 1942,sposò Angiolo il 16 giugno 1944. E' stata inoltre la figlia del senatore Giovanni Bertini, già ministro dell' Agricoltura nei due Governi "Facta" (1922) e firmatario di innovative leggi sul latifondo. Bertini fu inoltre "aventiniano" dopo la Marcia su Roma ( 28 ottobre 1922), ritirandosi quindi a Bologna dove esercitò la professione di avvocato. Fece poi parte, nel dopoguerra, della Costituente con Calamandrei.
Per ricordare la figura del senatore Bertini ( a 60 anni dalla morte), verrà organizzato un convegno di studio il 27 settembre prossimo ( data della scomparsa di Calamandrei). Una frase dello stesso Calamandrei su "donne e Resistenza" fu fatta erigere da Angiolo Berti al Campo degli Eroi.
FONDAZIONE " ANGIOLO E MARIA TERESA BERTI": UN' IDEA NATA 24 ANNI FA
L' attività storico - culturale del gruppo, che poi ha dato inizio alla "Fondazione Angiolo e Maria Teresa Berti onlus", prende corpo in Località Fichino, 82 a Casciana Terme ( Pisa), già nel 1984 con la costruzione di un primo cippo ( oggi ne esistono 26), dedicato alla memoria della Medaglia d' Oro, il carabiniere Salvo D' Acquisto. La sede, dove sono ubicati, è il parco che circonda la casa del giornalista parlamentare Angiolo Berti, medaglia d' oro di Benemerenza Civile per aver salvato rastrellati toscani nel 1944 alle Caserme Rosse di Bologna, cascianese di nascita.
Quel parco viene chiamato - ed ancor adesso la denominazione è nell' uso comune delle gente - "Campo degli Eroi". Una struttura, cioè, dedicata a tutti coloro che hanno sacrificato la vita per gli ideali di libertà di parola e pensiero, ma anche a tanti sconosciuti, vittime della barbarie, della violenza e della sopraffazione, gli "Eroi senza nome".
Negli anni, il "Campo" si è arricchito di altri monumenti e steli, alcuni dedicati alla Marina Militare, di cui Berti è stato Storiografo ufficiale ( gli uomini d' assalto ovvero i "maiali", gli Allievi dell' Accademia Navale morti nell' incidente aereo sul Monte Serra, gli equipaggi dei convogli mercantili, gli ammiragli Mascherpa e Campioni, condannati a morte dai Tribunali Fascisti dopo l' 8 settembre 1943). Alla Resistenza ( i rastrellati nelle campagne toscane, molti dei quali poi liberati da Berti a Bologna), ai deportati di Dachau ( don Roberto Angeli), ai Caduti cascianesi delle due Guerre Mondiali, a Gino Bonicoli, primo martire antifascista, trucidato in quel luogo il 1° giugno 1922. Ai sacerdoti toscani morti nella Guerra di Liberazione. Agli Ebrei nei campi di concentramento ( una lapide in ebraico scritta appositamente dal Rabbino Toaff), alle Vittime delle Foibe.
Sono venuti a rendere omaggio al Campo, il presidente della Camera dei Deputati, Nilde Jotti ( 26 Maggio 1990), il presidente del Senato della Repubblica, Giovanni Spadolini ( 31 Agosto 1991), il comandante generale dell' Arma dei Carabinieri, gen. Alberto Jucci ( 1988), il comandante l' Accademia Navale, ammiraglio Cristiano Bettini, 2006), il col. dei carabinieri Edoardo Lepre, comandante provinciale di Pisa ( 24 settembre 2004), il capitano di vascello, Concina, per la celebrazione della Festa della Marina Militare ( 10 giugno 2008) , con l' inaugurazione di una "stanza" apposita in cui sono raccolte alcune centinaia di libri in proposito, fra i circa 7 mila che sono parte integrante della Fondazione stessa, nella grande biblioteca della casa.
In questi 24 anni, e sopratutto dopo la scomparsa di Angiolo Berti ( 18 Aprile 2005), il Campo è stato punto di riferimento per manifestazioni rievocative e scambi culturali con varie comunità scolastiche ( 1997, in occasione della Cittadinanza Onoraria di Casciana Terme ad Angiolo Berti nel maggio del 1997) ed il 24 settembre 2007, per la ricorrenza della morte di Salvo d' Acquisto. Il 10 giugno 2008, per la Festa della Marina e prima, in quella della tragedia del monte Serra, nel 2006.