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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2010
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#>  GENNAIO 2010 
Dom
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Quell'Italia complice dell'Olocausto
di Gianluca Di Feo
Migliaia di ebrei catturati dalla polizia e consegnati ai tedeschi, senza pietà per donne, vecchi e bambini. Una macchina di morte voluta da Mussolini. Ora un libro ricostruisce le responsabilità nel genocidio. A partire dal campo di Fossoli

Sulle torrette del campo dove venivano rinchiusi gli ebrei c'erano agenti di pubblica sicurezza. A scortare il treno per Auschwitz c'erano carabinieri. Ed è stato un italianissimo commissario ad arrestare una bambina di sei anni, individuata a Venezia nella famiglia dove i genitori l'avevano nascosta, e ad accompagnarla fino a quel recinto di filo spinato alle porte di Carpi: il primo passo di un cammino che si sarebbe concluso nella camera a gas. Così come erano italiani i loro colleghi delle forze dell'ordine che dal novembre 1943 alla fine della guerra hanno dato la caccia agli ebrei in tutte le città del Nord. Retate ricostruite …
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CAMPO DEGLI EROI

CELEBRAZIONE E RICORDO DELL'OLOCAUSTO
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Amedeo Modigliani
Biografia di Amedeo Modigliani
Amedeo Modigliani nasce a Livorno nel 1884.
Compie i primi studi presso lo studio di Guglielmo Micheli.
Nel 1902 Modigliani frequenta la Scuola Libera del Nudo presso l'Accademia di Firenze, sotto la guida di Giovanni Fattori. Dalla seconda metà dello stesso anno si trasferisce a Venezia, per studiare all'Accademia di Belle Arti. Qui, in occasione delle successive edizioni della Biennale, si trova a tu per tu con la grande arte francese di fine secolo: gli impressionisti, Toulouse-Lautrec, Eugène Carrière.
L'impressione suscitata da questo incontro nel 1906 spinge Modigliani a trasferirsi a Parigi. Nella capitale mondiale dell'arte entra immediatamente in contatto con l'ambiente artistico di Montmartre, dove spiccano personaggi come Pablo Picasso, André Salmon e Max Jacob.
Nel 1908 partecipa al Salon des Indépendants.
Nel 1909 Amedeo Modigliani si trasferisce a Montparnasse. Comincia il rapporto di amicizia con Constanti…
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PRIMO LEVIHomemappa
Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.


Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Brani da Se questo è un uomo 
Haftling: ho imparato che io sono uno Haftling. Il mio nome è 174517; siamo stati battezzati, porteremo finché vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro
"Per mia fortuna, sono stato deportato ad Auschwitz solo nel 1944, e cioè dopo che il governo tedesco, data la crescente scarsità di manodoper…
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Primo Levi: il dovere della memoria

di Tina Borgogni Incoccia

Fino dal tempo di detenzione nel campo di sterminio di Auschwitz, Primo Levi sentì l’esigenza di raccontare la sua esperienza infernale e, subito dopo il ritorno, provò l’impulso immiediato e violento di farne “gli altri” partecipi, forse per liberarsi di un peso insopportabile da sostenere.

Voi che vivete sicuri / nelle vostre tiepide case, / voi che trovate tornando a sera / il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo / che lavora nel fango / che non conosce pace / che lotta per mezzo pane / che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, / senza capelli e senza nome / senza più forza di ricordare / vuoti gli occhi e freddo il grembo / come una rana d’inverno.

Così leggiamo nella poesia che costituisce l’avantesto di Se
questo è un uomo.

Scrisse il libro di getto, con l’incubo di non essere ascoltato e creduto. In realtà, nella frenesia vitale di riappropriazione dell’esistenza, caratteri…
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Il rapporto di amicizia e collaborazione con la Comunità israelitica, Angiolo Berti,livornese,classe 1921,lo ebbe già durante la prima gioventù nella città labronica. Allievo a scuola del babbo del rabbino Elio Toaff ed amico di quest'ultimo, Berti svolse parte attiva dopo le leggi razziali in un sostegno umanitario a chi dovette subirle assieme al Gruppo "Guido Negri" ed al circolo "Giosuè Borsi".

Giovane schietto,intransigente e dotato di grande personalità,era leader di quei giovani che non tolleravano la violenza. In particolare fu molto vicino alla famiglia Menasci,nei giorni tremendi del 1938. Questo acuì ancor più l'intolleranza del locale regime che lo espulse dalla città nel 1941,dopo una serie infinita di richiami:l'ultimo, per aver chiesto di acquistare l'Osservatore Romano all'edicola della centrale piazza Cavour,ad alta voce,provocatoriamente e non sottovoce come indicato dal partito. Nell'occasione venne malmenato emapoi,gra…
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CORRIERE DELLA SERA.it

Cronache
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Cronache










Rastrellati il 16 ottobre 1943, uno solo tornò
I sorrisi dei bambini prima del lager
Un ossario digitale per 288 storie
Le foto scattate prima che fossero caricati sui treni per Auschwitz in una specie di sacrario virtuale
C'è un ossario digitale di bambini ebrei, da questa mattina, online: le foto di Fiorella e Samuele, Roberto e Giuditta e tutti gli altri piccoli, coi fiocchi tra le trecce e il triciclo e il vestito da marinaretto, scattate prima che fossero caricati sui treni per Auschwitz. Dal solo ghetto di Roma ne portarono via 288: quelli che passarono per il camino furono 287. E intanto gli opuscoli del Terzo Reich incoraggiavano le mamme germaniche: «Offrite un bambino al Führer ché ovunque si trovino nelle nostre province tedesche gruppi di bambini sani e allegri. La Germania deve diventare il Paese dei bambini».
Ferma il respiro, rileggere quelle righe propagandistiche della dispensa Vittoria delle armi, vittoria del bambino o i …
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EDITORIALEFLUSSI MIGRATORI Tra autovalorizzazione, etnicizzazione del lavoro e razzismo operativo


PREMESSA

La storia dei popoli è sempre stata storia di viaggi, spostamenti, migrazioni.
Quest'aspetto oltre ad essere determinante per cogliere una tendenza naturale degli esseri umani, arriva addirittura a costituire l'essenza di alcuni popoli per i quali non c'è differenza tra definizione della propria identità e carattere migratorio. Dai Mongoli ai Tuareg fino a giungere agli Zingari e all'intreccio delle molteplici sotto-comunità nomadi, sono sempre esistite popolazioni forgiate dalla cultura della migrazione e dell'attraversamento dei territori.
"Indossava un mantello abbastanza ampio e spesso senza maniche, con un enorme cappuccio, esattamente come quelli che sovente adoperavano i viaggiatori, in inverno, in qualche luogo lontano all'estero, in Svizzera o per esempio nell'Italia Settentrionale, non considerando naturalmente di dover percorrere tragitti c…