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Visualizzazione dei post da Novembre, 2011
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IL PROCESSO DI NORIMBERGA









IL TERZO REICH MUORE IN PALESTRA di Enzo Biagi



Sono passati tanti anni, 20 novembre 1945. A Norimberga molte case erano senza muri esterni; si vedevano letti, armadi, cucine. Gran parte della gente viveva negli scantinati. C'erano montagne di macerie che il gelido inverno tedesco copriva di neve. Racconta Kenneth Mattews, corrispondente della BBC, che sui marciapiedi vagavano Fräulein disperate, pronte ad offrirsi per un pacchetto di sigarette. I giornalisti erano alloggiati allo Schloss Faber, un castello che apparteneva a quei signori delle matite: dormivano tutti in uno stanzone; i giudici stavano al Grand Hotel, sistemato alla svelta dai genieri.

Gli imputati erano ventiquattro: tre, però, mancavano all'appello. Il dottor Robert Ley, capo del Fronte del lavoro, si era impiccato, con un pezzo di lenzuolo, allo scarico d'acqua del gabinetto; di Martin Bormann non si è più saputo nulla, scomparso nel disastro di Berlino; Gustav Krupp era graveme…
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La Prima Guerra MondialeIL RUOLO DEL CORRIERE DELLA SERA


Il ruolo del Corriere della Sera fu determinante nel favorire l’intervento italiano alla Grande Guerra, ed è ancora oggi argomento controverso tra critici e storici.
Inizialmente il sostegno del giornale alla parte interventista non era affatto scontato.
Il direttore, Luigi Albertini, in una lettera del 7 maggio del 1914 scriveva :
“Noi che siamo sempre stati triplicisti, noi che ripetutamente siamo stati accusati di austrofilia, se un bel giorno non abbiamo ritegno e lanciamo contro l’Austria grida così acute, possiamo creare una situazione veramente gravissima” .
Di contro alle riserve di Alberini vi era l’opzione esplicitamente nazionalistica di collaboratori autorevoli, primo tra tutti Gabriele D’Annunzio.
Il pluralismo di opinioni si esaurì quando Alberini decise di si schierarsi a favore dell’intervento, a fianco di Francia e Inghilterra.
Quando l’Italia entrò in guerra, il Corriere della Sera dimostrò il suo appoggio alla c…
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Irena Sendler
Poco tempo fa è venuta a mancare una signora di 98 anni di nome Irena.

Durante la seconda guerra mondiale, Irena, ha ottenuto il permesso di lavorare nel ghetto di Varsavia, come Idraulica specialista.

Aveva un 'ulteriore motivo'.

Era al corrente dei piani che i nazisti avevano per gli ebrei (essendo tedesca).

Irena portò in salvo migliaia di neonati nascondendoli nel fondo della sua cassetta degli attrezzi che trasportava nel retro del suo camion.I bambini più grandi li nascondeva in un sacco di iuta ...

Teneva anche un cane nel retro del camion, che aveva addestrato ad abbaiare quando i soldati nazistientravano ed uscivano dal ghetto.I soldati, naturalmente, temevano il cane, inoltre il suo latrato copriva il pianto dei bambini.

Durante tutto questo tempo, è riuscita a salvare 2500 tra bambini e neonati.

Fu catturata, e i nazisti le ruppero entrambe le gambe e le braccia picchiandola selvaggiamente.

Irena aveva un registro dei nomi di tutti i ragazzi che clandestin…
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UN OMAGGIO A PASOLINI
nell'anniversario dela morte

"Pagine corsare"
INVITO ALLA LETTURA. BRANI DALLE OPERE DI


DA
Ragazzi di vita
di Pier Paolo Pasolini
Einaudi, Torino 1972 (appendici)

Il metodo di lavoro
già in "Città aperta", 7-8 aprile-maggio 1958

Il fatto che leggendo frammenti e pagine da Una vita violenta si possa pensare di trovarsi di fronte a frammenti o pagine di Ragazzi di vita non è casuale: significa che il paradigma, lo spitzeriano periodo-campione, è lo stesso, e che quindi stilisticamente non c’è soluzione di continuità. E se non c’è trasformazione stilistica non ci sarà neppure più trasformazione interna, psicologica e ideologica.

Infatti ho pensato contemporaneamente tre romanzi, Ragazzi di vita, Una vita violenta e Il Rio della grana (titolo questo, provvisorio, forse sostituito da La città dl Dio) negli stessi mesi, negli stessi anni e insieme li ho maturati e elaborati. La sola differenza è che Ragazzi di vita è scritto per intero e fisic…