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11 nov 2011


La Prima Guerra MondialeIL RUOLO DEL CORRIERE DELLA SERA


Il ruolo del Corriere della Sera fu determinante nel favorire l’intervento italiano alla Grande Guerra, ed è ancora oggi argomento controverso tra critici e storici.
Inizialmente il sostegno del giornale alla parte interventista non era affatto scontato.
Il direttore, Luigi Albertini, in una lettera del 7 maggio del 1914 scriveva :
“Noi che siamo sempre stati triplicisti, noi che ripetutamente siamo stati accusati di austrofilia, se un bel giorno non abbiamo ritegno e lanciamo contro l’Austria grida così acute, possiamo creare una situazione veramente gravissima” .
Di contro alle riserve di Alberini vi era l’opzione esplicitamente nazionalistica di collaboratori autorevoli, primo tra tutti Gabriele D’Annunzio.
Il pluralismo di opinioni si esaurì quando Alberini decise di si schierarsi a favore dell’intervento, a fianco di Francia e Inghilterra.
Quando l’Italia entrò in guerra, il Corriere della Sera dimostrò il suo appoggio alla causa bellica.
Anche negli anni più duri della guerra, nonostante le difficoltà oggettive, le pubblicazioni non furono mai interrotte.
Alla guerra venne dato tutto lo spazio possibile.
Le copertine in tricromia illustravano e le operazioni dei diversi corpi dell’esercito italiano in modo estremamente realistico. Molti articoli avevano un tono apologetico e trionfalistico, simile a quello dei manifesti di propaganda.
Altri articoli, invece, erano scritti in modo decisamente più obiettivo e del tutto privo di retorica.
Vennero prese in considerazione tutte le diramazioni dell’industria bellica: illuminazione, areonautica, ingeneria marina, costruzione di strade, lavori di bonifica, i servizi ausiliari, fino alle mutilazioni più dolorose, affrontate con spirito addirittura positivistico in un articolo che loda i progressi della medicina nel campo delle protesi.
La stampa delle copertine veniva realizzata con delle macchine della ditta König & Bauer di Würzburg.
I disegni di Beltrame venivano convertiti in tricromie, scomponendo l’originale secondo i principi della sintesi sottrattiva.
Le restrizioni di guerra incidevano invece sul tipo di carta, molto fragile e non patinato.

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