Lettori fissi

8 feb 2011


COLLOQUIO DI MUSSOLINI CON CHAMBERLAIN (dai diari di Galeazzo Ciano)

Roma, 11 gennaio 1939 - XVII


Il Duce dopo aver dichiarato la sua soddisfazione nel vedere il signor Chamberlain e Lord Halifax ospiti in Italia, dice di voler precisare alcuni punti fondamentali della politica italiana.
1. L'Italia vuole la pace e farà una politica di pace oltre che per motivi di carattere generale anche perché l'Italia vuole mettere in valore i suoi territori d'oltremare.
2. L'Italia applicherà con la massima lealtà gli Accordi del 16 aprile.
3. La direttiva fondamentale della politica italiana è l'Asse Roma-Berlino. Tale Asse però non è di natura esclusiva e non ha impedito a noi di stabilire cordiali relazioni con l'Inghilterra né alla Germania di migliorare le sue relazioni con la Francia. L'Italia non esclude la possibilità di intese più vaste e permanenti fra le quattro Potenze occidentali, ma non intende assumere iniziative in materia.
4. I rapporti tra l'Italia e la Francia sono determinati dall'aver noi denunciato gli Accordi del 1935. Ciò prova in quali termini si debba porre la vertenza tra l'Italia e la Francia. Però c'è una questione che deve essere considerata come pregiudiziale: la liquidazione della questione spagnola che noi immaginiamo soltanto attraverso una completa vittoria del Generale Franco. È chiaro che l'Italia non ha nessuna ambizione diretta in Spagna: desidera soltanto che questo Paese trovi finalmente l'ordine e la pace sotto la guida di un Governo forte. Da parte nostra non sono stati aumentati gli effettivi in Spagna in questí ultimi mesi, anzi sono stati ritirati, come è noto, diecimila uomini senza richiedere alcuna contropartita. I volontari italiani rappresentano soltanto il tre per cento delle forze franchiste ed anche per quanto concerne le artiglierie e gli aeroplani, nessun aumento ha avuto luogo da parte italiana. Se però la campagna per l'intervento in massa che alcuni organi di stampa e alcuni partiti stanno svolgendo in Francia dovesse determinare un grosso intervento francese, anche noi dovremmo esaminare ulteriormente la nostra politica e prendere nuove decisioni.
5. Poiché ogni tanto torna in discussione la questione del disarmo, è opportuno precisare che l'Italia non crede possibile giungere ad un disarmo effettivo bensì ad una limítazione degli armamenti che potrebbe essere in un primo tempo qualitativa e in un secondo quantitativa. Ciò permetterebbe anche di fare degli accordi sulla umanizzazione della guerra.
Chamberlain è d'accordo sulla possibilità di raggiungere una intesa per la limitazione degli armamenti. Crede però che a tale intesa dovrebbe partecipare, oltre alle quattro Potenze occidentali, anche la Russia, poiché in fatto di armamenti aerei e navali la non partecipazione di uno Stato rende impossibile l'accordo di tutti gli altri. Il Duce si dichiara della medesima opinione.
Chamberlain chiede al Duce se ha delle proposte o dei suggerimenti da avanzare in relazione alla questione dei rifugiati. Il Duce, riferendosi al problema dei rifugiati ebrei mette al corrente il signor Chamberlain del messaggio pervenutoGli recentemente da Roosevelt, nonché delle risposte da Lui date all'Ambasciatore americano e poi confermate nella lettera diretta al Presidente degli Stati Uniti. Il signor Chamberlain è d'accordo sulle conclusioni cui è giunto il Duce nonché sulla soluzione da lui proposta. Dice però che nel frattempo bisognerebbe trovare un accordo per facilitare l'emigrazione dalla Germania degli ebrei. È però chiaro che nessuno Stato vorrà prendere questi ebrei se il Governo tedesco non accetterà di sottoporsi a qualche sacrificio, permettendo loro l'esportazione di una sia pur modesta quantità di denaro necessaria alla loro sistemazione.
Il Duce si dichiara d'accordo col signor Chamberlain e ritiene per parte sua che il Governo tedesco, intendendo risolvere in modo totalitario il problema ebraico, potrà fare qualche sacrificio per favorire il deflusso totale delle masse ebraiche dal territorio tedesco. Non bisogna però pretendere dalla Germania dei sacrifici troppo gravi perché il popolo tedesco ha molto sofferto a causa degli ebrei specialmente nell'immediato dopoguerra.
Avendo il signor Chamberlain fatto anche un accenno alla questione degli emigrati politici, il Duce risponde che non vede per essa una soluzione pratica tanto più che la questione degli emigrati politici è sempre esistita nei periodi della storia poiché la vittoria di un partito ha sempre determinato l'allontanamento di una parte degli avversari.
Il signor Chamberlain desidera rispondere ai punti precisati dal Duce e ringrazia per quanto Egli ha detto circa la necessità di svolgere una politica in favore della pace. Riconosce che essa è necessaria all'Italia per lo sviluppo dell'Impero ed il continuo progresso delle condizioni del popolo. Personalmente egli vede col piú vivo rammarico spendersi da parte del Governo inglese in armamenti quel denaro che egli aveva accumulato attraverso una molto prudente politica finanziaria e che avrebbe voluto destinare a migliorare le condizioni di vita del popolo.
Ringrazia anche per quanto il Duce ha detto circa la Sua volontà di applicare lealmente i termini del Patto italo-britannico. Né Chamberlain né Halifax hanno mai dubitato della buona fede del Duce. Per quanto concerne l'Asse egli è d'accordo che rappresenta la base fondamentale della politica italiana: non intende pertanto fare alcunché contro di esso, tanto piú che l'Asse non interferirà nella cooperazione tra l'Italia e l'Inghilterra cosí come questa cooperazione non tende a diminuire l'intimità dei rapporti esistenti fra la Gran Bretagna e la Francia. In queste condizioni è necessario che le quattro Potenze facciano una politica di pace e attraverso una cordialità di relazioni stabiliscano le condizioni stesse di questa pace. Dopo la Conferenza di Monaco ritenne possibile impegnare nuove conversazioni con i tedeschi, ma purtroppo non poté ottenere nessuna effettiva corresponsione di amicizia da parte della Germania e nessun negoziato è stato iniziato. Nonostante gli incidenti che sono avvenuti, egli però conserva la buona volontà di migliorare le relazioni tra la Germania e la Gran Bretagna.
È con vivo rammarico che constata che le relazioni tra l'Italia e la Francia sono difficili. Dopo il 1935, il Governo inglese riteneva che non vi fosse piú materia di controversia fra Roma e Parigi. Esiste è vero la questione spagnola, ma anche di questa il Governo britannico desidera vedere una soluzione al piú presto. Per quanto non sia possibile prevedere la durata della guerra civile spagnola, che già oggi è troppo lunga, il signor Chamberlain crede poter affermare che ormai non vi è piú pericolo di bolscevismo in Spagna.
Il Duce dice che non è d'accordo su questa affermazione. Da notizie precise pervenuteGli dallo stesso Generale Franco Gli risulta che la Polizia russa ha il pieno controllo delle zone della Spagna rossa e che se non fosse la G.P.U. ad alimentare la resistenza, il conflitto sarebbe finito da un pezzo.
Il signor Chamberlain domanda al Duce se ritiene possibile adottare il piano del Comitato di Non Intervento una vlta finita l'offensiva che attualmente si sviluppa sul fronte della Catalogna. Il signor Chamberlain si rende ben conto che in questo momento di cosí importante azione miitare, sarebbe vano chiedere a Franco di adottare il piano della Commissione di Non Intervento. Il Duce risponde che a Suo avviso se l'offensiva della Catalogna potrà raggiungere il Suo obiettivo piú lontano, il conflitto potrà considerarsi sostanzialmente liquidato. Ritiene però ugualmente che in tal momento si possa applicare i1 piano del Comitato di Non Intervento purché il ritiro dei volontari stranieri venga controllato in forma sicura ed al Governo di Franco siano riconosciuti i diritti di belligeranza.
Il colloquio ha termine alle ore 19.30 e verrà ripreso domani alle ore 17.30.

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