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11 lug 2011


Lo sbarco in Sicilia (luglio 1943)



Alla vigilia dello sbarco le forze italiane impegnate in Sicilia assommavano a 170.000 uomini con 100 carri armati, mentre i tedeschi erano 28.000 con 165 carri. La superiorità aerea degli Alleati era assoluta e quella della marina totale poiché la nostra flotta, benché numerosa e potente, era rintanata nei porti di Taranto e di La Spezia. Da parte loro, gli Alleati prevedevano di impegnare nell'operazione Husky, come veniva indicato in codice lo sbarco in Sicilia, 1375 navi da guerra e da trasporto, 1124 mezzi da sbarco, 4000 aerei e circa 160.000 uomini con 600 carri armati e 800 camion. La superiorità alleata era dunque schiacciante. Fin dalle prime ore dello sbarco contro la Sicilia sarebbe stata scaraventata una forza immane, imbarcata su una flotta di cui mai, nella sua storia millenaria, il Mediterraneo aveva visto l'eguale.

Preliminare necessario allo sbarco era considerata l'occupazione di Pantelleria che l'opinione pubblica italiana, suggestionata dalla propaganda, era abituata a considerare una specie di Malta, cioè una base quasi inespugnabile.

L'8 giugno 4 incrociatori e 4 cacciatorpediniere scaricarono le loro batterie contro l'isola: l'azione fu seguita personalmente da Eisenhower e dall'ammiraglio Cunningham, imbarcati sull'incrociatore Dawn. Lo stesso giorno gli aerei lanciarono migliaia di manifestini che invitavano la guarnigione alla resa. Il 10 giugno, poche ore dopo un nuovo bombardamento, l'aviazione dell'Asse scoprì che dal porto tunisino di Susa stavano partendo mezzi da sbarco con uomini e carri armati, l'isola venne messa in stato di allarme. Nelle ore successive, il ritmo dell'azione diventò concitato. Alle 18,20 Supermarina, ritenendo che l'isola potesse resistere almeno qualche giorno, propose al comando supremo che la difesa venisse prolungata finché la guarnigione aveva «acqua da bere e munizioni da sparare». Ma si trattò di un'illusione di breve durata. Meno di un'ora dopo l'ammiraglio Pavesi, comandante della base, faceva sapere al comando supremo che, a causa delle condizioni dell'isola, provava «il triste dovere di dichiarare che tutte le possibilità materiali di resistenza erano esaurite».

Alle 11,30 del giorno 11 gli Alleati sbarcano a Pantelleria senza incontrare resistenza. Il giorno successivo si arrende anche la guarnigione di Lampedusa. L'episodio di Pantelleria resta peraltro abbastanza oscuro: l'isola aveva acqua e munizioni per resistere ben più a lungo di quanto effettivamente fece e da un'inchiesta giudiziaria istruita nel dopoguerra risultò che si arrese appena apparvero le prime navi alleate. Una difesa, insomma, non sarebbe stata neppure tentata.

L'attacco a Pantelleria e a Lampedusa rivelò, ormai senza ombra dì dubbio, che il prossimo obiettivo degli Alleati sarebbe stata la Sicilia. La località degli sbarchi restava però ignota. I tedeschi pensavano alla Sicilia occidentale; gli italiani ritenevano invece più probabile uno sbarco nella Sicilia orientale, nella zona dove effettivamente avvenne.

Venne adottata una soluzione di compromesso che si sarebbe rivelata inefficiente e al limite disastrosa.Ai primi di luglio dei 1943 tutto era pronto nel campo alleato. Lo sbarco in Sicilia, considerato dagli storici un episodio secondario, rappresentò in realtà il primo attacco a quella «fortezza Europa» che Hitler pensava di avere reso inespugnabile. Esso fu anche la prima operazione anfibia effettuata dagli Alleati e, come tale, fu una specie dì prova generale dell'operazione Overlord, lo sbarco in Normandia.

Lo sbarco



George S. Jr. Patton alla fine della guerra conquistò la quarta stelletta

La notte del 9 luglio la 7^ armata statunitense, al comando del gen. George S. Patton, e l’8^ armata inglese del gen. Bernard Law Montgomery, a bordo di circa 3000 natanti, salpano dai porti della Tunisia alla volta della Sicilia (le due armate fanno parte del XV Gruppo di armate comandato dal gen. Alexander). La difesa della Sicilia è affidata alla 6^ armata italiana del gen. Alfredo Guzzoni, in cui militano agguerriti contingenti tedeschi di rinforzo.
Nella notte truppe aviotrasportate vengono lanciate sulle zone sud- orientali dell’isola in cui è previsto lo sbarco anglo-americano, ma il vento impetuoso (che raggiunge forza 7), la scarsa visibilità e la poca esperienza di lanci notturni rendono praticamente inutile questo primo tentativo di attacco aviotrasportato.
13400 paracadutisti, del colonnello americano James M. Gavin comandante l’82^ divisione aviotrasportata, finiscono con il disperdersi su una area vastissima rendendo scarsamente efficace l’intervento. Intanto la navigazione delle unità che trasportano le forze da sbarco prosegue tra gravi difficoltà: il vento impetuoso e il mare agitato mettono a dura prova i fanti alleati.

Alle prime luci dell’alba del 10 luglio, alle ore 4,45, inizia lo sbarco alleato sull’isola (operazione “Husky”): 160.000 uomini con 600 carri armati mettono piede sulla costa sud-orientale della Sicilia, gli americani della 7^ armata nel Golfo di Cela (tra Licata e Scoglitti), gli inglesi dell’8^ armata di Montgomery nel Golfo di Siracusa, tra il capoluogo e Pachino. Gli sbarchi avvengono senza troppe difficoltà grazie al preciso e intenso fuoco di copertura delle navi e perché i difensori non si aspettano uno sbarco in quelle condizioni meteorologiche (in effetti non meno di 200 mezzi da trasporto vengono messi fuori combattimento per effetto della violenta risacca): durante le operazioni, caccia anglo-americani decollati da Malta e Pantelleria sorvolano in formazione i punti dello sbarco per respingere eventuali contrattacchi dell’Asse. Mentre l’8^ armata inglese non trova praticamente resistenza e i suoi reparti nella notte entrano a Siracusa, gli americani della 1^ divisione e i Rangers, una volta conquistata Gela (verso le 8), devono affrontare i vigorosi contrattacchi della divisione tedesca Hermann Goring e della italiana Livorno. Gli scontri termineranno solo alle 14 del 12 luglio, con la ritirata degli italo-tedeschi. Alla fine gli americani catturano 18.000 prigionieri ma perdono, tra morti e feriti, un migliaio di uomini.

La conquista della Sicilia da parte degli Alleati sarà completata in 39 giorni, il 17 agosto del 1943, con l'occupazione di Messina e la ritirata delle truppe italo-tedesche in Calabria.

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