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11 lug 2011




Lo sbarco in Sicilia (luglio 1943)

La Conferenza di Casablanca ed il piano di invasione della Sicilia: Operazione "Husky"



a cura di Claudio Li Gotti

Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 le forze Alleate britanniche, americane e canadesi sbarcarono sulle spiagge della Sicilia, ancora controllata dalle forze dell’Asse, nell’ambito della cosiddetta "Operazione Husky". Nell’arco di terra tra Licata e Siracusa si riversarono 160.000 soldati; 4000 aerei da combattimento e da trasporto fornirono l’appoggio dal cielo mentre nel mare ci furono 285 navi da guerra, due portaerei e 2.775 unità di trasporto.

Lo sbarco in Sicilia fu la seconda più imponente operazione offensiva organizzata dagli Alleati nella seconda guerra mondiale, la più vasta in assoluto nel settore del Mediterraneo; soltanto con l’invasione della Normandia ("Operazione Overlord"), undici mesi dopo, si riuscì ad impiegare un numero maggiore di uomini. Per la prima volta apparvero il DUKW, camion anfibio a sei ruote, ed il LST, mezzo da sbarco per i carri armati. Nella fase iniziale vennero sbarcate ben sette divisioni (tre inglesi, tre americane ed una canadese) contro le cinque sbarcate nel corso della corrispondente fase in Normandia.

La Sicilia venne liberata in soli 39 giorni quando, il 17 agosto, le truppe Alleate entrarono a Messina dopo aver conquistato tutte le altre importanti città (Palermo il 22 luglio, Catania il 5 agosto) e costringendo i tedeschi alla fuga verso la Calabria.

L’idea di invadere la Sicilia era emersa dapprima a Londra durante l’estate del 1942, quando vennero fissati due importanti obiettivi strategici nel Mediterraneo per le forze inglesi: Sicilia e Sardegna, alle quali furono assegnati rispettivamente i nomi in codice di Husky e Brimstone. Ma la possibilità di un invasione tutta britannica della Sicilia venne immediatamente esclusa. Dopo aver sconfitto le truppe italo-tedesche ad El Alamein, in Egitto, e dopo il successo dell’invasione del Marocco e dell’Algeria (novembre 1942, "Operazione Torch"), le truppe Alleate anglo-americane si accingevano a conquistare l’Africa settentrionale. Ora che la vittoria in Nordafrica era prossima, bisognava preparare la mossa successiva; la Conferenza di Casablanca, chiamata in codice "Operazione Symbol", fu organizzata il 14 gennaio del 1943 proprio per prendere una decisione comune sul da farsi. E la risposta fu: invadere la Sicilia. La più grande isola del Mediterraneo, a 130 km dalla costa della Tunisia, rappresentava la porta per entrare in Italia e segnare il primo attacco alla "Fortezza Europa"; la Sicilia gettò la basi per le decisive battaglie che seguirono nel 1944.

La decisione finale non fu però facile; inglesi ed americani avevano infatti due opposte concezioni della guerra. Gli americani, fiduciosi delle loro immense risorse materiali, erano per un attacco frontale contro la Germania da attuarsi con un invasione della Francia del nord attraverso il Canale della Manica; gli inglesi, consapevoli di possedere minori risorse ma più esperti sui mari, preferivano invece un attacco meno diretto e continuare la strategia sul Mediterraneo volta a portare fuori dalla guerra l’Italia (considerata il "ventre molle" dell’Europa). Alla conferenza, la rappresentanza britannica era capeggiata dal Primo Ministro W. Churchill e dal capo di Stato maggiore imperiale, il generale sir Alan Brooke; inoltre erano presenti l’ammiraglio sir Dudley Pound, il maresciallo di campo sir John Dill (che rappresentava i capi di Stato maggiore inglesi a Washington) ed il futuro maresciallo della Royal Air Force sir Charles Portal. La delegazione americana era molto ridotta ed impreparata rispetto a quella inglese, poiché i più esperti ed importanti ufficiali di Stato maggiore erano rimasti a Washington. Oltre al Presidente F.D. Roosevelt, erano presenti il generale George C. Marshall, capo di Stato maggiore dell’esercito americano, l’ammiraglio Ernest J. King, capo delle operazioni navali ed il generale H.H. Arnold, che comandava le Forze aeree.

L’accordo che venne raggiunto a Casablanca, dopo forti contrasti tra i comandanti delle due potenze Alleate, fu in realtà un compromesso tra le due rispettive concezioni della guerra. A prevalere fu comunque la strategia complessiva inglese: gli americani finirono per appoggiare le richieste inglesi di continuare le operazioni sul Mediterraneo, attraverso l’invasione della Sicilia, in cambio dell’impegno da parte degli inglesi per un attacco diretto sul Canale l’anno successivo.

In seguito all’accordo di Casablanca, il Generale Dwight D. Eisenhower, già comandante delle forze Alleate in Nordafrica, ebbe il comando supremo dell’operazione Husky. Sotto di lui, il generale Sir Harold Alexander fu designato comandante di tutte le forze di terra ed ebbe la diretta responsabilità dei combattimenti, l’ammiraglio Andrew B. Cunningham doveva essere il comandante delle Forze navali mentre il comando delle Forze aeree Alleate fu assegnato al maresciallo dell’Aria Sir Arthur Tedder. Lo Stato maggiore unificato (JPS-Joint Planning Staff) affidò ad Eisenhower il compito di formare un quartier generale per organizzare il piano di invasione e alla fine di gennaio venne creato un gruppo di programmazione ad Algeri che prese il nome di "Task Force 141" perché gli era stato dato il numero della stanza dell’albergo dove ebbe luogo il primo incontro. Vennero create due distinte unità operative che avrebbero dovuto agire in modo autonomo in Sicilia: una orientale, britannica, chiamata "Force 545" ed una occidentale, americana, chiamata "Force 343". Come comandanti dell’esercito Eisenhower scelse il Generale Sir Bernard Montgomery a capo dell’Ottava Armata inglese ed il Tenente Generale George Patton per la Settima Armata americana; il comando navale e dell’aviazione sarebbe invece spettato rispettivamente all’Ammiraglio Ramsay ed al vice Maresciallo dell’aria Broadhurst per l’unità orientale, al vice Ammiraglio Hewitt ed al Generale House per quella occidentale. Comunque i comandanti Alleati erano impegnati in nord Africa contro le truppe dell’Asse e fino ad aprile non dedicarono molta attenzione all’Operazione Husky. Il primo tentativo di piano proponeva atterraggi degli inglesi tra Siracusa e Gela, seguiti da una divisione d’assalto su Catania, mentre gli americani dovevano far atterrare una divisione nei pressi di Sciacca seguita da un’assalto su Palermo, per catturare il suo porto. Montgomery espresse le sue preoccupazioni sul piano della force 141 direttamente al quartier generale di Algeri, davanti ad Eisenhower ed Alexander. Egli riteneva più appropriato che gli americani sbarcassero sulla costa meridionale per prendere gli aerodromi e rinunciassero allo sbarco a Palermo; il comandante dell’Ottava Armata si aspettava una forte resistenza delle forze dell’Asse in Sicilia perciò chiedeva un atterraggio iniziale più forte e più concentrato. Il piano di Montgomery scatenò le reazioni degli altri comandanti superiori: sia Tedder che Cunningham erano favorevoli all’idea di sbarchi sparpagliati, mentre Patton era in collera poiché la proposta di Montgomery avrebbe relegato le truppe americane ad un ruolo di minore importanza, mentre gli inglesi avrebbero compiuto le imprese maggiori. Per superare le divergenze, Eisenhower convocò un incontro tra tutti i comandanti per il 2 maggio, ad Algeri. Qui Montgomery riuscì a far valere le sue ragioni militari per far cancellare l’operazione su Palermo e dirottare lo sforzo americano solo sulla zona di Licata-Gela-Scoglitti. Eisenhower, rendendosi conto che la crisi doveva giungere ad una fine, il 3 maggio prese la decisione di accettare la versione di Montgomery che poi venne adottata come piano definitivo per la presa della Sicilia (il 13 maggio).

Nel piano, l’VIII Armata avrebbe assalito quella parte di costa situata tra Siracusa e Pozzallo, con quattro divisioni (la 5° e la 50° del XIII Corpo d’Armata, la 1° canadese e la 51° Highland del XXX Corpo d’Armata) ed una brigata indipendente (la 231° di fanteria) con lo scopo di catturare il porto di Siracusa e le zone di sbarco intorno a Noto e Pachino, per poi prendere contatto con la VII Armata di Patton a Ragusa. Le forze avrebbero proseguito verso nord per impadronirsi dei porti di Augusta e di Catania e dei campi di aviazione di Gerbini, tutti importanti obiettivi strategici, per poi spingersi alla cattura di Messina e isolare le truppe dell’Asse dall’Italia continentale.

La VII Armata sarebbe sbarcata nell’area del Golfo di Gela, tra Licata e Capo Scaramia, con due divisioni del II Corpo d’Armata, la 1° (chiamata Dime Force, che doveva attaccare Gela) e la 45° (chiamata Cent Force, che avrebbe attaccato Scoglitti), più una sotto task force separata (Joss Force) composta da 27000 uomini della 3° divisione guidata dal generale Lucian Truscott (rinforzata da un battaglione di Rangers e da una rappresentanza di 900 marocchini) che doveva dirigere un attacco simultaneo contro Licata. I principali obiettivi della Task Force americana erano il porto di Licata e i campi di aviazione di Ponte Olivo, Comiso e Biscari, per poi prendere contatto a Ragusa con le truppe dell’VIII Armata e proteggere il loro fianco sinistro.

Prima degli sbarchi delle due Armate erano previsti atterraggi di truppe aviotrasportate e di alianti della 1° Brigata di sbarco aereo e dell’82° divisione aviotrasportata per ostacolare i movimenti e le comunicazioni nemiche e per aiutare a catturare i campi d’aviazione nel settore di Gela e l’importante ponte sul fiume Anapo a sud di Siracusa.

Le forze navali, infine, erano suddivise in due task forces (orientale e occidentale) e dovevano appoggiare gli sbarchi delle due Armate, sostenendole con il cannoneggiamento navale. L’imponente flotta di 3200 navi riunite per l’operazione Husky fu la più gigantesca che si sia mai vista nella storia mondiale.


Documentazione:

Carlo D’Este, Lo sbarco in Sicilia, Mondadori 1990

A. Santoni, Le operazioni in Sicilia e Calabria, S.M.E. 1983

S. Rigge, La campagna d’Italia in Storia del mondo contemporaneo, vol. IV

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