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28 set 2010


----Un bell'articolo della storica Emanuela Vacca

L'unica salvezza----------------------------------------------------------------------------

Oggi ho toccato con mano la situazione economico-sociale del nostro paese. Ero al mercato, ferma al banco di un amico filippino. Sceglievo una sciarpa. Il mio amico è in Italia da anni. Ha un progetto. Ha un fine. Una logica. È motivato e determinato. È forte fisicamente. È sano psichicamente. Mentre ero lì, la signora che gestiva il banco accanto, è venuta chiedere a Bashir se poteva cambiarle 10 euro in due da cinque. Lui ha estratto dalla tasca una mazzetta di banconote impressionante,legate da un elastico. Le ha cambiato i dieci euro ed è tornato a lavorare. Sereno. Indifferente. Dopo nemmeno due minuti,ilmarito della signora si ripresenta con la medesima richiesta: “mi cambi 10 euro?” Il mio amico allora osserva calmo: “è già venuta tua moglie. Già fatto.” L’uomo attempato, curvo e palesemente stanco lo osserva rassegnato: “Ci servono”. Io me ne sto zitta e pensierosa ad osservare, ma la mia indole come sempre tracima e la pena mi riempie il cuore. Pena per qualcosa di profondo che come un flash vedo e che scaturisce senza freno: “Ormai siete più ricchi di noi” dico senza rabbia,ma con una sorta di consapevolezza dell’ineluttabilità del destino.
Non sono i dieci euro, e nemmeno la mazzetta di banconote. No. È il modo in cui si è svolta la transazione tra l’uomo e il giovane filippino. La mestizia provata da un lato e la forza tranquilla dall’altra. L’uomo, l’anziano, ha capito. Ha capito che ha bisogno di loro per poter vivere, per poter andare avanti. Lui ha capito e accettato e sopravviverà.
Ma quanti di noi non hanno capito? Quanti di noi combatteranno e moriranno in nome di un rifiuto a un cambiamento che ormai cambiamento non è più, ma è solo reatà? Adattiamoci, abbiamo bisogno di loro. Ormai hanno vinto, che lo vogliate o no, che ne siate spaventati o meno, che li odiate o li amiate, questa è una realtà irrefutabile per tutti.
Loro hanno vinto.
Ma vi siete guardati inorno? Ditemi, li vedete gli anziani portati a spasso da eserciti di badanti rumene e moldave? Vedete quanto ormai siamo depressi e insuperbiti da uno status che sopravvive solo in nome di una gloria passata e morta? Le vedete le donne stanche che parlano solo di malattie? Di ospedali? Che si lamentano continuamente? Donne pallide anche dopo le vacanze, tendenti alla calvizie anche loro? Li vedete gli uomini anziani che ormai da troppo tempo buttano l’occhio con cupidigia e qualche ultima vampata testosteronica, a queste splendide puledre extra-comunitarie piene di sorrisi e promesse?
Sono infiltrati dappertutto, anche se spesso, come nostri schiavi. Ma ricordate, voi che la bibbia la leggete, gli schiavi d’Egitto. Cosa sono diventati?
Fanno figli, tanti e belli e sani. Parlano la nostra lingua molto meglio di quanto noi non siamo riusciti in decenni a imparare un inglese decente. Comprano i nostri cibi, ma cucinano i loro piatti. Si adattano mantenendo le loro tradizioni. Senza intaccare quella che per loro è dignità di razza.
E noi, la nostra dignità, dov’è finita? Siamo un popolo decadente, malato e privo di valori. I nostri giovani hanno appreso da noi a fare i bulli, a bere e imbottirsi di cocaina. A non avere speranza nel futuro. Merito di una politica senza midollo spinale. Instupidita dall’autoreferenziarsi e nulla più. Merito di genitori senza capacità di auto-critica, senza voglia di educare e col mito del super-figlio. Come possiamo, in queste condizioni, pensare di tener testa a questo esodo in massa? A questo flusso migratorio inarrestabile? Solo dei ciechi stupidi possono illudersi. Forse però una speranza c’è ancora, ma ci vuole una buona dose di umiltà che noi non abbiamo. Accettare la nostra sconfitta e il nostro declino. Imparare da loro un nuovo modo di affrontare le difficoltà della vita. Rubare un po’ della loro energia. Riprogettarci e riprogrammarci. Ripappropriandoci di valori che per noi sono dati troppo per scontati,senza sapere che un valore si inculca,non si assorbe dall’aria come un virus. Valori che loro hanno ancora saldi, forse troppo saldi. Prendiamo da loro la forza, magari filtrandola con la nostra splendida cultura. Infiltriamoci noi in loro, insegnando loro là capacità di guardarsi dentro. L’introspezione tanto cara ai nostri filosofi. Sfruttiamo la nostra millenaria cultura per capire, non per odiare. Insegnamo loro a vedere la nostra civiltà come si fa a scuola coi bambini: un pò alla volta,cominciando magari dalla nostra storia personale.
Raccontiamo com’eravamo, chi eravamo, sedendoci al tavolo del compromesso, narrando il nostro passato glorioso. E accettiamo, con la dolecezza di chi ha appreso e finalmente capito, il dialogo. Tutto sarà molto più facile. by Emanuela Vacca

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