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28 giu 2011


Corriere della Sera
L'ON. MUSSOLINI INDICA COME SUPERARE LA CRISI ISTITUZIONALE
Stamane, alle ore 10, a Palazzo Venezia, nella grande Sala del Concistoro, ha avuto luogo la riunione della maggioranza parlamentare. Su 382 deputati componenti la maggioranza erano presenti 341, tutti gli altri avevano giustificato la loro assenza. Alle ore 10.15 il Presidente del Consiglio, accompagnato dai Ministri, Sottosegretari di Stato e Comitati di maggioranza, ha fatto il suo ingresso nella sala accolto da vive acclamazioni da tutti i deputati alzatisi in piedi. L'on. Mussolini ha poi pronunziato il suo discorso. Continuano le ricerche del cadavere dell'on. Matteotti. Si ha intanto la conferma che i carabinieri di Stresa hanno arrestato presso l'imbarcadero, certo Giuseppe Pavone, che sembra abbia avuto rapporti con gli esecutori del delitto di Roma. A Stresa è ricercato anche certo Angelillo, denunziato come complice in una lettera anonima giunta al "Mattino" di Napoli.

Roma, 27 Giugno 1924 - Edizione del mattino



L'on. Mussolini ha posto, più nettamente che nel suo discorso al Senato, nel discorso alla maggioranza parlamentare i confini dei riconoscimenti e delle intransigenze, di quel che crede possibile per andare incontro alla volontà non tanto d'una opposizione politica organica quanto della coscienza nazionale e di quel che intende negare. E subito una difficoltà, nella trasformazione desiderata, si avverte alla questione della milizia nazionale, di cui è promesso l'inquadramento nell'esercito nel momento stesso in cui se ne loda il servizio reso di questi giorni al Governo, cioè all'espressione del partito, e mentre non si capisce come possa cessare il suo carattere partigiano senza una riforma radicale del reclutamento che la sottragga all'influsso del partito. D'altra parte, nei confini dei riconoscimenti e delle intransigenze, non è abbastanza chiaro lo spirito nuovo della perfetta costituzionalità affermato nelle promesse. Se il contrasto profondo con l'opposizione durasse, quali sono i propositi del Presidente del Consiglio? Egli ha una larga maggioranza e deve operare con essa secondo le circostanze e secondo le possibilità legali.



Non si possono prendere in considerazione altre forme di lotta senza ricadere nel dilemma che l'eloquenza tribunizia delle adunate va riproponendo in questi giorni stessi: dilemma confinato tra la condiscendenza o la minaccia. Ma vi sono due punti di questo discorso che ci importa rilevare per ciò che riguarda l'esame della realtà quale si è venuta determinando e quale si è venuta imponendo. "In fondo - ha detto l'on. Mussolini - non è più questione dell'assassinio Matteotti... L'obbiettivo finale di tutte le opposizioni è il regime". È vero. È il regime. Ma che cosa s'intende per lotta contro il regime? Volontà impaziente d'una crisi ministeriale? Autorevoli rappresentanti della opposizione costituzionale hanno già dichiarato che la loro azione non ha questo fine strettamente e, per così dire, meccanicamente parlamentare. La crisi è più vasta e i particolari della sua risoluzione si andranno determinando di giorno in giorno finchè l'incubo della tragedia e l'afa dello scandalo staranno sullo spirito pubblico, e con questo incubo e con quest'afa durerà l'inquietudine per il modo come si svolgerà la ricerca di tutti i colpevoli diretti e indiretti. La crisi è più vasta. È sempre questione dell'assassinio Matteotti, ma non è soltanto questione dell'assassinio. È questione di tutto il procedimento pratico del partito in questi venti mesi di possesso del Governo e di dominio della Nazione; e non soltanto di procedimento pratico ma di esaltazione e di diffusione di tesi, per non dir dottrine, ostili ai caratteri fondamentali della vita pubblica contemporanea nei più civili paesi del mondo.



Se anche si potesse sin d'oggi giurare che piena giustizia sarà fatta per tutte le responsabilità riguardanti l'atroce soppressione del deputato socialista, non si sarebbe appagata la coscienza pubblica; la qual ha il diritto di mirare, oltre gli assassini e i loro mandanti, all'ambiente che s'è andato formando e ha reso possibile la concezione e l'esecuzione di un così efferato misfatto e, prima, in serie non interrotta, di molte altre o più oscure o minori violenze in una tetra fiducia di impunità e di privilegio. Ogni volta che si tocca questo argomento - ed è un argomento presente in tutte le discussioni - ritornano i ricordi di altri atti di ferocia che rimasero impuniti. L'ambiente comprende l'assassinio Matteotti ma non questo assassinio soltanto; comprende questo genere di violenze, ma non questo genere soltanto. Questo ambiente funesto - che si è rivelato, e non poteva non rivelarsi, funesto allo stesso Governo - non può d'altra parte essere distaccato, "asportato", dalla condotta generale del partito, dalle sue opinioni sullo Stato, sul diritto della rivoluzione, sul privilegio dei vincitori, sulla solidarietà contro il dissenso, contro la critica, contro la libertà dei cittadini di agire entro i confini delle leggi e soltanto entro quei sicuri ed uguali confini. Quindi l'obbiettivo dell'opposizione è veramente il regime. Ma di chi è la colpa se nella continuazione statutaria e monarchica della vita politica italiana si è chiamata nuovo regime la vittoria, pur violenta, d'un partito e se nella prospettiva del nuovo regime hanno trovato posto tutti i mali che sono esorbitati nella più angosciosa tragedia?



Il popolo italiano, nella sua sincerità profonda, che non si conosce e non si misura tutti i giorni e in tutte le circostanze, ma oscurata non perisce, intende per regime soltanto quello che le generazioni del Risorgimento gli prepararono con sacrificio e con fede - il suo Statuto, il suo Re, il suo dovere di obbedienza alle leggi, il suo sacrosanto diritto di veder le leggi obbedite da tutti, sempre, interamente, a ogni costo. E non vuole saperne d'altri. E l'opposizione costituzionale ha appunto questo obbiettivo: via ogni regime che non sia quello. Né sembra che l'on. Mussolini, in questi ultimi suoi discorsi, sia lontano dall'ammettere la legittimità di questo obbiettivo così chiarito. Tutto il programma di mutazione che egli ha esposto nel discorso di Palazzo Venezia è nel programma dell'opposizione. E tutte queste mutazioni offerte riguardano unicamente il partito dominante! Ecco il punto essenziale della crisi, il suo significato, il suo valore per la chiarificazione delle varie responsabilità.



Oggi udiamo l'on. Mussolini dichiarare che bisogna sopportare l'opposizione, che bisogna perfino incoraggiarla. "L'opposizione, in quanto ci segnala certi fatti, può essere di utilità grandissima". Quelli che da venti mesi vanno sostenendo questa verità, per averla sostenuta sono stati ingiuriati, vilipesi, minacciati, dichiarati nemici della patria, parte putrida s'una putrida palude che si chiama l'Antinazione. Oggi il loro pensiero entra nel pensiero ufficiale. E il loro pensiero è sereno ed alto perché non si limita al concetto di opposizione ma si eleva al superiore concetto di libertà; che non significa tollerare, né sopportare, né tanto meno incoraggiare la franca espressione dei dissensi, la sicurezza della critica e del controllo, è concepibile se non si ammette nella sua pienezza la incomoda ma benefica potenza della libertà. È il regime non vecchio né caduto: il regime nel cui spirito l'Italia fu fatta e vivrà

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