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05 feb 2010


Per comprendere l'attuale situazione dell'isola colpita dal devastante terremoto è necessario conoscere il suo percorso storico

COLPO DI STATO AD HAITI: UNA STORIA DI ORDINARIO COLONIALISMO

 
 

Nel 2004 Haiti festeggiava, o avrebbe dovuto festeggiare, il 200º anniversario della sua indipendenza dalla Francia, primo Stato dell'America Latina a rendersi indipendente e prima Repubblica fondata da schiavi. Le grandi potenze, che mai hanno permesso ad Haiti di essere realmente indipendente, anche questa volta sono intervenute ed hanno reso il 2004 uno dei peggiori anni della piccola Repubblica. Un colpo di Stato organizzato dagli Stati Uniti, con l'appoggio della Francia e del Canada, ma con responsabilità pesanti anche dell'Unione Europea, ha abbattuto il governo democraticamente eletto di Jean-Bertrand Aristide ed ha avviato una serie interminabile di violenze, massacri, che Haiti non vedeva dal colpo di stato del 1991.

L'accanimento delle maggiori potenze mondiali contro un Paese piccolo e privo di ricchezze naturali potrebbe essere difficilmente spiegabile: quello che segue è un tentativo di comprendere e spiegare perché, almeno negli ultimi 15 anni, continui colpi di stato sponsorizzati dagli USA seguitino a seminare terrore, massacri ed a mantenere il Paese in una condizione di estrema povertà. Il perché non può prescindere dalla figura più emblematica e più odiata dai vari governi degli Stati Uniti negli ultimi venti anni, cioè Jean Bertrand Aristide.

 
 

   

Perché è così pericoloso Jean-Bertrand Aristide?

 
 

Ha rilevato Noam Chomsky come Aristide «pur avendo deciso all'ultimo momento di partecipare alle elezioni presidenziali del dicembre del 1990,
ottenne una vittoria straordinaria conquistando il 67% dei voti; in tal modo sconfisse il candidato sostenuto dagli americani, l'ex funzionario della Banca Mondiale Marc Bazin, arrivato secondo con il 14% dei consensi». Il coraggioso teologo della liberazione, impegnato nella 'opzione preferenziale per i poveri' dei vescovi latino-americani, si insediò così nel mese di febbraio del 1991 come il primo presidente democraticamente eletto della storia haitiana, ma per poco tempo: fu rovesciato con un colpo di Stato militare il 30 settembre di quello stesso anno.

In un rapporto stilato dopo il golpe, il Council on Hemispheric Affairs1 giudicò la vittoria del sacerdote «il frutto del suo più che decennale impegno civile ed educativo» ed un «esempio da manuale di un processo di partecipazione politica e democratica partito dal basso», dagli attivisti religiosi locali, dalle piccole comunità di base e da altre organizzazioni popolari raccolte nel movimento Lavalas ("inondazione"). Aristide si era impegnato con la sua base popolare a "dare il potere ai poveri", secondo un modello 'populista' che avrebbe potuto divenire un esempio per altri paesi. Questa possibilità suscitò forti timori a Washington, dal momento che il modello USA di "democrazia", ricorda ancora Chomsky, non prevede l'esistenza di movimenti popolari che si prefiggano la "giustizia economica e sociale, la partecipazione politica e la trasparenza negli affari di governo". Inoltre il "successo fenomenale" di Aristide nel risanare il bilancio dello Stato e "ridurre l'eccessivo numero di burocrati" suscitò "grande inquietudine" a Washington perché, in tal modo, il presidente haitiano riuscì ad ottenere più di mezzo miliardo di dollari in aiuti dalla comunità finanziaria internazionale, in gran parte non statunitensi. Tutto ciò fece sorgere a Washington il sospetto che «Haiti stesse per scivolar fuori dall'orbita finanziaria statunitense e volesse dimostrare un certo grado di indipendenza». Stava così nascendo una nuova "mela marcia", che il golpe del 1991 defenestrò.

 
 

Politica ed economia ad Haiti dal 1994 al 2004

 
 

Nel 1994 Clinton ricondusse ad Haiti il Presidente legittimo con un'operazione militare di grande impatto e con un'operazione politica che gli avrebbe riservato presso l'opinione pubblica grande popolarità ma, cosa meno nota, imponendo ad Aristide le mortali "ricette" del Fondo Monetario Internazionale (FMI), che avrebbero impoverito ancora di più un Paese che era ed è il più povero dell'emisfero occidentale. Quindi il passaggio dal controllo politico-militare, tramite appoggi e sponsorizzazioni a crudeli dittatori, al controllo economico, più "discreto" dal punto di vista dell'"immagine". Il piano del FMI prevedeva, oltre a maggiori importazioni di zucchero e riso (risorsa di cui Haiti è produttrice) dagli Stati Uniti, la vendita (o svendita) delle compagnie di proprietà dello Stato, che includevano una compagnia telefonica, la compagnia elettrica, l'aeroporto, il porto, tre banche, l'industria del cemento e della farina. Solo queste ultime due sono però state privatizzate. (http://www.dissidentvoice.org/ articolo di Justin Felux "Debunking the Media's Lies about President Aristide").

L'abbattimento delle barriere doganali ha poi fatto di Haiti una delle economie più aperte del mondo. Una "zona di libero scambio" è stata costituita al confine con la Repubblica Dominicana dove operano imprese che lavorano per gli Stati Uniti ed il Canada, con manodopera a bassissimo costo e nessuna garanzia per i lavoratori.

Aristide rimase Presidente meno di un anno, quando, scaduto il suo mandato, venne eletto René Preval, sempre appoggiato dal partito Lavalas. René Preval è il primo ed unico Presidente eletto ad aver condotto a termine il suo mandato e ad essere sostituito sempre a seguito di elezioni democratiche.

Nel 2000 si svolsero le elezioni politiche e presidenziali e, nonostante l'insoddisfazione popolare per le riforme economiche, furono vinte dal partito Fanmi Lavalas e da Aristide (92% di consensi).  e tornò la "paura" di un personaggio che comunque non era disposto ad accettare da burattino tutte le imposizioni delle ricche potenze straniere.

Già dal novembre 2000, appena dopo le elezioni, è iniziata una pesante campagna politica, economica
e
mediatica contro di lui e contro i membri del partito che lo sostiene: accuse di brogli elettorali (false),
usate come scusa per attuare il  blocco degli aiuti finanziari promessi (500 milioni di dollari all'anno) anche ad opera dell'Unione Europea, campagne mediatiche su presunte violazioni dei diritti umani, con denunce da parte di organizzazioni non governative finanziate da Washington (come la National Coalition for Haitian Rights –NCHR), ed ampio sostegno finanziario all'opposizione tramite organizzazioni quali il National Endowment for Democracy (NED) e l'Agency for International Development (AID).

 
 

Aristide ha saputo far fronte alle pressioni statunitensi avviando relazioni commerciali con Taiwan e con l'India, ed è riuscito, nonostante il blocco degli aiuti, a costruire scuole ed ospedali ed a formare nuovi medici, operando in stretta collaborazione con medici ed insegnanti cubani. Il tutto nonostante il pagamento del pesante debito estero
contratto da chi ha depredato il Paese durante decenni e decenni di dittature. Nuovamente un pericoloso esempio per altri Paesi poveri. Le ricche potenze non lo potevano accettare.

La Francia in particolare si è liberata di uno scomodo personaggio che pretendeva la restituzione dell'enorme cifra che Haiti aveva dovuto pagare, dopo la conquista della propria indipendenza, per essere riconosciuta come Stato sovrano e non vedersi più minacciata da una nuova invasione. La cifra era di 150 milioni di franchi (all'inizio del 1800) ed ora corrisponde a 21 miliardi di dollari. Aristide premeva per ottenere la restituzione del dovuto ed aveva anche le basi legali per farlo.

Un'altra ragione per cui Washington vuole controllare Haiti è il traffico di cocaina proveniente dall'America Latina. E' stato stimato che il 14% della cocaina che arriva negli Stati Uniti passa dalle rotte marittime di Haiti. La CIA ha sempre protetto questo traffico sia durante l'era dei Duvalier che durante la dittatura militare 1991-1994, come ad esempio documentato nel 1989 nel "Rapporto Kerry", stilato dall'omonimo senatore statunitense e presidente del Subcommittee on Narcotics, Terrorism and International Operations of the Senate Foreign Affair Committee.
Washington vuole un governo haitiano sottomesso che protegga le rotte del trasporto della droga, dalla Colombia fino alla Florida passando per Haiti.

 
 

Il colpo di Stato del 29 febbraio 2004 ed il sequestro di Aristide

 
 

I media "occidentali" hanno presentato questo golpe come una "rivolta popolare contro un dittatore corrotto e incapace di governare", senza nemmeno tentare di analizzare le reali cause della crisi. Nulla di più falso. I cosiddetti "ribelli", entrati ad Haiti dalla Repubblica Dominicana, sono paramilitari molto ben addestrati, equipaggiati e armati, ex membri del FRAPH ("squadroni della morte" disegnati sul modello dei TonTon Macoutes2 e responsabili di uccisioni di massa e torture durante e dopo
il colpo di Stato del 1991, anche questo spalleggiato dalla CIA) come Emmanuel Constant (che ha vissuto tranquillamente a New York, protetto dalla CIA in quanto collaboratore) e Jodel Chamblain, oltre che a Guy Philippe, ex capo della polizia ed ex membro delle forze armate di Haiti, addestrato in Ecuador dalle forze speciali statunitensi.

Sebbene fossero solo alcune centinaia, grazie all'addestramento ed alle potenti armi hanno avuto facilmente la meglio sulla polizia Haitiana, armata solo di pistole (l'esercito è stato sciolto da Aristide nel 1995) occupando Cap Haitien, Gonaives, Hinche e Les Cayes, bruciando e devastando, liberando tutti i detenuti, fra i quali criminali legati ai vecchi regimi, che hanno immediatamente arruolato, e dirigendosi verso la capitale Port-au-Prince.

Sebbene dall'inizio di febbraio il governo legittimo di Haiti chiedesse aiuto alla "comunità internazionale", nessuno è intervenuto: solo la popolazione di Port-au-Prince ha costruito barricate per tentare di bloccare i cosiddetti "insorti". Ad un certo punto, però, l'annunciato intervento a sostegno del Governo Costituzionale di Haiti delle forze armate del Venezuela (in ottemperanza al Trattato di Rio ed alla Carta Democratica dell'Organizzazione degli Stati Americani) e l'arrivo di un aereo dal Sud Africa carico di armi per la mal equipaggiata polizia haitiana, hanno spinto la CIA ad accelerare i tempi. Il Presidente Jean Bertrand Aristide è stato così sequestrato da militari statunitensi nella notte fra il 28 ed il 29 febbraio, facendolo salire frettolosamente su un aereo pieno di soldati, insieme alla moglie ed a chiunque si sia trovato insieme a lui, con destinazione la Repubblica del Centrafrica (sotto controllo francese).

Il 29 di febbraio i marines hanno occupato Haiti, seguiti dopo pochi giorni dall'esercito francese e canadese: l'occupazione è durata fino al 1° giugno, quando è giunta la forza multinazionale ONU, guidata dal Brasile.

 
 

"L'opposizione civile" ad Aristide

 
 

Ha rilevato Michel Chossudovsky come i paramilitari del FLRN (gli ex squadroni di morte del FRAPH), protagonisti dell'attuale colpo di Stato, collaborino con la cosiddetta "opposizione civile": la "Piattaforma Democratica delle Organizzazioni della Società Civile e dei Partiti Politici d'Opposizione", frutto dell'unione tra la "Convergenza Democratica" (DC) –un gruppo di circa 200 organizzazioni politiche guidate da Paul Evans, ex sindaco di Port-au-Prince– ed il "Gruppo delle 184 Organizzazioni della Società Civile" (G - 184).

Quest'ultimo gruppo è guidato da Andy Apaid, nato negli Stati Uniti da genitori Haitiani, fedele sostenitore del colpo di stato militare del 1991 e fondatore, durante l'era Duvalier, di una delle più grandi ditte di esportazione di materiale d'assemblaggio: le industrie Alpha. Questi sweatshop (letteralmente: i laboratori del sudore, ovvero fabbriche semiclandestine dove si lavora in regime di totale sfruttamento, anche 78 ore la settimana, e senza alcuna garanzia) producono articoli tessili e assemblano materiale elettronico per alcune ditte statunitensi, tra cui la Sperry/Unisys, l'IBM e la Remington and Honeywell. Apaid è il più potente datore di lavoro di tutta Haiti e possiede una forza lavoro di circa 4000 operai, retribuiti con 68 centesimi di dollaro al giorno (Miami Times, 26 Febbraio 2004), addirittura al di sotto del già irrisorio minimo salariale giornaliero di 1,50 dollari.

 
 

Il ruolo del "National Endowment for Democracy"

 
 

Ad Haiti, questa "società civile di opposizione" viene finanziata dal National Endowment for Democracy (NED). Sebbene non faccia formalmente parte della CIA, ricopre un ruolo importante nel campo dei partiti politici civili. Il NED fu istituito nel 1983 quando la CIA venne accusata di aver corrotto clandestinamente dei politici e di aver allestito organizzazioni fittizie di società civili. Ha dichiarato Allen Weistein, responsabile dell'organizzazione della gestione del NED durante l'amministrazione Reagan: "Molto di ciò che facciamo oggi è stato fatto clandestinamente dalla CIA già 25 anni fa" (Washington Post).

Il NED gestisce i fondi congressuali di quattro istituti: l'International Republican Institute (IRI), il National Democratic Institute for International Affairs (NDI), il Center for International Private Enterprise (CIPE), e l'American Center for International Labor Solidarity (ACILS). Queste organizzazioni sono "le uniche al mondo in grado di fornire l'assistenza tecnica agli aspiranti democratici" (vedi IRI, http://www.iri.org/history.asp).

Vi è, in pratica, una divisione di compiti tra la CIA e il NED. Mentre la CIA fornisce sostegno clandestino ai gruppi ribelli paramilitari armati e agli squadroni di morte, il NED e le quattro organizzazioni che lo costituiscono finanziano i partiti politici "civili" e le organizzazioni non governative con lo scopo di stabilire la "democrazia" americana nel mondo. Il NED è, per così dire, "l'esercito civile" della CIA. Gli interventi, in diverse parti del mondo, effettuati dal connubio CIA-NED sono caratterizzati da un modello costante che viene applicato in numerosi paesi (come dimostrano le recenti elezioni in Georgia ed Ucraina, e prima ancora in Bielorussia e Serbia).

Il NED ha ad esempio fornito fondi alle organizzazioni della "società civile" che in Venezuela hanno tentato di effettuare un colpo di stato contro il Presidente Hugo Chavez. In Venezuela era la "Coordinazione Democratica" a ricevere la protezione del NED; ad Haiti sono invece la "Convergenza Democratica" e i "G-184". Più precisamente, la "Piattaforma Democratica" riceve l'appoggio dell'IRI (appunto un ramo del NED). Durante i giorni precedenti il 29 febbraio, il leader del G-184, Andy Apaid, era in stretto contatto con il Segretario di Stato USA, Colin Powell. La sua rete di organizzazioni finanziarie d'elite e l'organizzazione religiosa NGOs, che è anche sostenuta dall'IRI, hanno ricevuto considerevoli quantità di denaro dall'Unione Europea (http://haitisupport.gn.apc.org/184%20EC.htm ).

 
 

Repressioni ed eccidi dopo il colpo di Stato

 
 

Dopo il colpo di Stato, Washington ha instaurato un governo fantoccio composto da personaggi di origini haitiane, ma che hanno vissuto e studiato negli Stati Uniti e che obbediscono al governo di Washington. Un governo non riconosciuto dai Paesi del CARICOM (Comunità dei Paesi Caraibici), dal Venezuela, da Cuba, dai Paesi dell'Unione Africana.

Ad un anno dal colpo di Stato, la situazione è catastrofica e peggiora di giorno in giorno. Tra febbraio e marzo 2004, più di 1.000 persone, quasi tutte membri del partito Fanmi Lavalas, sono state assassinate (rapporto sui diritti umani dell'Institute for Justice and Democracy in Haiti, www.ijdh.org). Durante il "Kongré Bwa Kayman", tenutosi a Washington il 3-5 febbraio di quest'anno a cura delle organizzazioni di supporto al popolo Haitiano, Mario Dupuy, il segretario alle comunicazioni del governo Aristide, ha dichiarato che in un anno paramilitari e polizia hanno ucciso 3.000 Haitiani; 100.000 sono costretti a vivere nascosti (vedere anche il rapporto sui diritti umani del Center of Study of Human Rights, University of Miami Law School, gennaio 2005, su www.ijdh.org).

Il primo ministro del governo fantoccio instaurato dagli USA, Gerard Latortue, fra le sue prime azioni, ha fatto nuovamente processare il già condannato a vita Jodel Chamblain facendolo assolvere per i suoi "grandi meriti" (quelli di aver fatto assassinare 5.000 haitiani quando era a capo degli squadroni della morte di Cedras 1991-1994?). Ha poi, nel dicembre scorso, di fatto accettato la ricostituzione dell'esercito haitiano pagando un acconto sui dieci anni di stipendi come richiesto i dagli ex militari.

Latortue ed il suo governo non solo non fanno nulla per fermare le violenze, ma le incoraggiano e proteggono i responsabili, avendo come scopo quello di eliminare il sostegno al rientro del legittimo Presidente, quindi eliminando fisicamente sia tutti i membri più rappresentativi dei Fanmi Lavalas, sia colpendo i quartieri più poveri delle città dove notoriamente vive la popolazione che maggiormente ha sostenuto e sostiene Aristide.

La repressione colpisce soprattutto le organizzazioni popolari, numerose ed attive, ben consapevoli dei diritti del popolo haitiano, associazioni di donne, sindacati, organizzazioni contadine. Le numerose emittenti radiofoniche, principale mezzo di comunicazione per una popolazione in gran parte analfabeta, sono state distrutte. Anche le istituzioni realizzate in 9 anni di governi democratici per i giovani ed i bambini abbandonati sono state quasi tutte distrutte. Rimangono le istituzioni religiose vicine alla popolazione, almeno fino a quando non daranno troppo "fastidio". I cosiddetti "bambini di strada" rimasti senza più rifugio sono spesso bersaglio dei paramilitari e della polizia che spara loro "per sport".

La polizia haitiana ha integrato molti paramilitari ed è ora responsabile delle più gravi violenze nella città di Port-au Prince. I sobborghi di Cité Soleil, Bel Air ed i quartieri di Korido Bassia e Mòn St Michel sono attaccati quasi quotidianamente.

E' del 1° febbraio la disperata richiesta di aiuto rivolta a tutti gli attivisti per i diritti umani lanciata da Judy DaCruz, membro del "Bureau des Avocats Internationaux" e residente a Port-au-Prince, in relazione al terrore disseminato dalla polizia nel quartiere di  Korido Bassia,  che uccide, ferisce, sequestra, brucia case e negozi senza che nessuno intervenga. I residenti cercano rifugio in altre zone ed hanno chiesto protezione alle forze ONU, ma finora il terrore continua e l'ONU non interviene.

Le prigioni haitiane sono piene oltre ogni possibilità di detenuti politici arrestati senza alcun mandato, che non hanno mai incontrato un giudice e non sanno di cosa sono accusati.

Il 1° dicembre, nel Penitenziario Nazionale di Port-au-Prince, a seguito delle proteste dei detenuti per le impossibili condizioni di vita, la polizia ha aperto il fuoco uccidendone un numero imprecisato: secondo il governo 13 persone, secondo le testimonianze dei detenuti e dei residenti del quartiere che hanno visto camion trasportare numerosi cadaveri fuori dalla prigione, sono state uccise fra 70 e 100 persone. I corpi non sono mai stati ritrovati (vengono riutilizzate le discariche a nord della capitale, già tristemente note in quanto usate dei Duvalier per gettarvi i corpi delle loro vittime) ed il carcere da allora è chiuso a chiunque, anche ai parenti dei detenuti che non sanno nemmeno se i propri cari sono vivi o sono stati uccisi. Nonostante le violenze, proseguono le pacifiche manifestazioni per richiedere il ritorno di Aristide.

Nessuna notizia giunge dalle campagne che erano state, in passato, teatro delle peggiori violenze.

 
 

Il ruolo di Banca Mondiale ed ONU

 
 

A luglio 2004 si è tenuta una "conferenza di aiuti" presso la sede centrale della Banca Mondiale a Washington per raccogliere fondi per il governo fantoccio di Haiti. La Banca Mondiale ha stanziato  150 milioni di dollari, la Banca per lo Sviluppo Inter-Americano (IDB) 260, l'Unione Europea 325 milioni di dollari, gli USA 264, Francia 34, Canada 135. Anche se non si sa quanto di queste cifre sarà veramente corrisposto, la constatazione è che le potenze che hanno boicottato il governo democraticamente eletto hanno immediatamente provveduto a promettere sostanziose "donazioni" al regime fantoccio e violento di Latortue (Rif. Haiti Progres 21 luglio 2004 e per l'Unione Europea: www.eurunion.org/news/press/2004/20040038.html).

Si fanno sempre più chiari i piani delle potenze che hanno rovesciato il legittimo governo Haitiano: fare di Haiti un protettorato ONU, perché "gli Haitiani non sono capaci di auto-governarsi": ignobili e razziste dichiarazioni già sentite negli scorsi anni. No, agli Haitiani non è permesso di governarsi da soli: nonostante la miseria e l'analfabetismo, il loro orgoglio nazionale rimane intatto e non accetteranno mai di ritornare ad essere schiavi di una potenza straniera. Frattanto, l'esercito degli Stati Uniti torna ad Haiti. La nave da guerra Saipan, è attraccata, a metà febbraio, al largo della città di Gonaives. È dotata di elicotteri da combattimento, ha un equipaggio composto da militari e componenti della Guardia Nazionale, per complessive 1.000 persone ed è carica di 1.200 tonnellate di materiale. Scopo dichiarato è "umanitario",  cioè portare aiuti e materiali per costruire scuole ed ospedali distrutti dall'ondata di fango che ha travolto Gonaives a settembre, a seguito della tempesta tropicale Jeanne. Parte dell'equipaggio parteciperà anche ad una esercitazione militare congiunta con unità marittime dell'Honduras e della Colombia. Il progetto fa parte del programma New Horizons, un'operazione di addestramento nel quale le truppe conducono missioni in sei Paesi dei Carabi e dell'America Latina ogni anno. La presenza dei militari USA ad Haiti coincide con l'anniversario del colpo di stato del febbraio 2004.

 
 

Per finire, qualche dato sulla missione per la Stabilizzazione di Haiti, nota come MINUSTAH,  che ha iniziato ad operare il 1° giugno 2004 ed è composta da circa 6.000 militari, 1.400 poliziotti, 316 civili, 300 addetti locali. I Paesi che partecipano sono 35, ma la maggioranza dei militari proviene da Brasile, Argentina e Cile. La guida è affidata al Brasile.

La missione è duramente criticata dalle organizzazioni per i diritti umani e da quelle di sostegno alla popolazione Haitiana. La principale e più grave accusa è quella di partecipare alle operazioni violente condotte dalla polizia haitiana contro i residenti dei sobborghi più poveri. I militari e poliziotti ONU sono inoltre accusati di eseguire arresti illegali, sempre per conto della polizia haitiana, consegnando poi gli arrestati alla polizia e rifiutando ogni responsabilità riguardo il destino degli stessi (alcuni sono stati ritrovati cadaveri all'obitorio di Port-au-Prince).

Nulla hanno fatto per spingere il governo a liberare i detenuti politici e nulla hanno fatto per disarmare i paramilitari che seminano il terrore. L'ONU dimostra così, ancora una volta, la sua funzione di sostegno a quanto disposto dalle potenze dominanti, in questo caso gli Stati Uniti con il supporto subalterno della Francia, alla faccia di chi parla di rivalità interimperialista tra Parigi e Washington, come mostra anche la vicenda della risoluzione del Consiglio di Sicurezza per il ritiro delle truppe siriane dal Libano.

 
 

Alma Giraudo, 19 marzo 2005

 
 

 
 

1 Organizzazione nata nel 1975 a Washington, si occupa di monitorare gli avvenimenti nel continente Americano, con particolare attenzione ai Paesi dell'America Centrale e Latina, e dei rapporti fra gli Stati Uniti e questi Paesi.

 
 

2 Squadroni della morte costituiti da Francois Duvalier ("papa doc"), dittatore di Haiti (1957-1971). Alla sua morte gli succedette il figlio ("baby doc") Jean Claude Duvalier, che continuò la politica del terrore del padre fino al 1986. Attualmente vive in tutta tranquillità in Francia.

 
 

 
 

 
 

RIFERIMENTI:

Michel Chossudovsky www.globalresearch.ca/articles/CHO402D.html

(traduzione in italiano su http://www.aristide-haiti.it/ "la destabilizzazione di Haiti")

Noam Chomsky www.zmag.org/chomskyarticles.htm  (US-Haiti)

Kevin Pina, giornalista corrispondente di Blackcommentator e Flashpointsradio, risiede a Port-au-Prince  www.counterpunch.org/pina10112004.html

Interviste a Jean Bertrand Aristide a cura di Amy Goodman di Democracy Now www.democracynow.org/static/haiti.shtml

Institute for Justice and Democracy in Haiti  http://www.ijdh.org/

Council on Hemispheric Affairs  http://www.coha.org/

Ecumenical Program On Central America & the Caribbean http://www.epica.org/

Lethaitilive  www.lethaitilive.org

Haitiaction  www.haitiaction.net

Haiti Support Group  www.haitisupport.gn.apc.org

Per ulteriori informazioni sulla missione ONU: www.un.org/Depts/dpko/missions/minustah

  

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