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07 feb 2010


FOIBE ED ESODO:UNA TRAGEDIA ITALIANA
di Lorenzo Salimbeni
 Gli eventi che si vogliono ricordare nell'ambito della Giornata del Ricordo,istituita con legge 92/1994,riguardano la sciagura che a più mandate ha colpito cittadini italiani nella fase finale della Seconda Guerra Mondiale, ma anche e sopratutto a conflitto finito. Le cause ovviamente vanno cercate a ritroso nel tempo e senza dubbio grandi sono state le responsabilità dell'Italia (non solo fascista,ma anche della precedente epoca liberale) nel rapportarsi con le comunità slovene e croate che al termine della Grande Guerra si sono trovate all'interno dei confini del Regno d'Italia. Già al termine della terza Guerra d'Indipendenza l'annessione del Friuli aveva portato entro i confini italiani le comunità slovene delle valli del Natisone,ma si trattava di un gruppo isolato,lontano dai fermenti nazionalistici che cominciavano ad infervorare il mondo slavo,tanto è vero che nel corso della prima Guerra Mondiale un battaglione alpino venne formato proprio con personale da qui proveniente e dette ottima prova di sè. D'altro canto,va riconosciuto che nel mondo degli slavi del sud lo sbocco al mare garantiuto da Trieste, l'Istria,Fiume e la Dalmazia fu uno degli obiettivi prioritari di quel nascente nazionalismo sostenuto dalla Russia in funzione anti Turca. La definizione del confine fra Italia e regno dei serbi,sloveni e croati,fu una delle questioni più controverse nell'ambito delle conferenze di pace parigine in cui gli irredentisti più accesi videro frustrate le loro aspirazioni e si giunse fino al colpo di mano di Gabriele D'annunzio a Fiume. Lo Stato italiano non seppe confrontarsi armonicamente con le presenze allogene che trovò entro i suoi nuovi confini ed un processo di italianizzazione strisciante o quanto meno di scarsa tutela delle minoranze linguistiche cominciava a farsi strada. La precedente situazione di equilibrio sociale (campagna a maggioranza slava,città costiere prettamente italiane) venne definitivamente alterasta dalla presenza invasiva dello Stato fascista con le sue strutture e sovrastrutture, sicchè le componenti più accese del nazionalismo slavo avviarono un primo embrione di lotta clandestina già negli anni '20 e '30,ancorchè destinata ad essere duramnente repressa. Lo scoppio della seconda Guerra Mondiale e l'invasione della Jugoslavia da parte dell'Italia e dei suoi alleati dell'Asse nell'aprile del 1941 portarono ad un livello ancora maggiore le contrapposizioni,poichè le cellule nazionaliste slave trovarono nuova linfa nel supporto che ricevevano dalle formazioni partigiane che cominciavano ad attivarsi nella Madre Patria. Queste compagini sotto la guida di Tito coprivano con il velo del comunismo una vena di nazionalismo panslavo che in realtà diventava la sommatoria dei singoli nazionalismi(sloveno,croato e benchè ridimensionato serbo). Le occupazioni militari italiane in territorio ex-jugoslavo(Slovenia meridionale,Dalmazia,retroterra dalmata,Montenegro,Kosovo,Macedonia occidentale)fecero scoprire alle unità combattenti quanto fosse spietata la lotta partigiana e quanto i civili stessi venissero travolti dalla contrapposizione fra le fazioni che erano finalmente emerse all'interno della disciolta compagine jugoslava:cattolici croati contro ortodossi serbi,comunisti contro cattolici in Slovenia,partigiani contro collaborazionisti,comunisti contro nazionalisti cetnici,federalisti contro indipendentisti in Montenegro,albanesi contro serbi in Kossovo,croati contro ebrei e zingari,ortodossi contro mussulmani. L'8 settembre 1943 segnò il tracollo dello Stato italiano e la dissoluzione delle sue forze Armate:probabilmente le regioni del confine orientale furono quelle che vissero nella maniera peggiore quelle terribili giornate. Non trovando più un esercito che li contrastasse od una forza pubblica che li domasse,i nuclei partigiani attivi nell'entroterra istriano e sul Carso triestino si scatenarono nei confronti dei simbili dell'italianità,andando a colpire nelle località più isolate personaggi implicati con l'ex-regime,ma anche semplici funzionari statali proprio in quanto simbiolo delle istituzioni italiane. Cosa ancora più grave,le stragi ed i rapimenti di persone riguardarono non solo coloro che erano stati aprioristicamente considerati colpevoli, ma anche le loro famiglie:Norema Cossetto,giovane studentessa di lettere ed oggi assurta praticamente a simbolo di questa efferatezza, è stata,in quanto figlia di un piccolo gerarca fascista di un paesino dell'Istria interna,rapita,violentata e scaraventata in una foiba (una delle cavità di origine naturale che costrellano l'Istria ed il Carso e che vennero usate per gettarvi appunto molte delle vittime di questi eccidi spesso ancora in vita). Solamente alla fine del mese, le forze armate tedesche che avevano preso il controllo dell'Italia centro-settentrionale dopo l'armistizio dell'8 settembre,riuscirono a riportare l'ordine anche in queste contrade,contribuendo però in prospettiva ad esacerbare ulteriormente gli animi causa le loro dure misure di lotta anti-guerriglia,cui presero parte anche formazioni militari della frattempo costituitasi Repubblica Sociale Italiana. Lo stesso fronte antifascista giuliano si trovò in difficoltà nel periodo 1943-45 poichè il PCI locale decise,dopo una serie di discutibili assestamenti all'interno della sua classe dirigente,di aderire alle richieste dei partiti comunisti sloveno e croato,i quali avevano dichiarato l'annessione dell'Istria alla nascente Jugoslavia socialista e federativa di Tito ed ora facevano la voce grossa anche riguardo a Trieste e Gorizia. Gli altri partiti del CLN rivendicarono l'italianità di queste terre ovvero proposero per dei plebisciti che a fine guerra ne decretassero le sorti,ma non trovarono attenzione per queste loro istanze neppure ai vertici del CLNA,il quale era impreparato riguardo a queste vicende e non riuscì ad assumere una posizione autorevole nei confronti delle delegazioni jugoslave che vennero a parlamentare a Milano. Il regno del sud d'altro canto si trovò costretto a mettere a disposizione la propria scarsa aviazione per partecipare asieme agli anglo-american ai bombardamenti su Zara,enclave italiana della Dalmazia che era stata annessa all'Italia già nel 1919 e che ora Tito pretestuosamente indicava come base militare tedesca al fine di farla radere al suolo e costrimgere alla fuga la popolazione italiana. I servizi segreti monarchici altresì tentatrono di organizzare una rete di contatti con le formazione partigiane "bianche" del Friuli e della Venezia Giulia,ma anche con le formnazioni meno politicizzate dell'RSI(ad esempio la divisione Xa del comandante Iuno Valerio Borghese)al fine di creare un baluardo d'italianità al confine orientale nel momento in cui le truppe tedesche sarebbero state costrette alla definitiva ritirata. Queste manovre non passarono insosservate:innazitutto l'atteggiamento più nazionalista che fascista della Xa indispettì i tedeschi, i quali avevano istituito sulle priovincie di Udine,Gorizia,Trieste,Pola e Fiume una sorta di governatorato militare(Operationszone Adriatisches Kustenland), che, a partire dalla denominazione faceva leva sui trascorsi asburgici della regione e mirava a debellare l'talianità affidandosi a collaborazionisti sloveni e croati con l'obiettivo di una definitiva annessione al Reich Nazional socialista. Fu però nelle file della Resistenza che si consumò la tragedia peggiore:ai primi di febbraio del 1945, mentre i grandi si riunivano ad Yalta e le formazioni della Decima alla Selva di Tarnova cercavano di respingere i partigiani sloveni ormai giunti a ridosso di Gorizia,alla Malga Porzus sulle Prealpi carniche i vertici delle divisioni partigiane bianche Osoppo venivano passati per le armi con l'accusa di intelligenza con il nemico nazifascista da un distaccamento della divisione Garibaldi-Natisone,braccio militare del PCI locale oramai compattamente filo-jugoslavo tanto da uscire dal CLN di Trieste e da creare una struttura parallela propensa all'annessione alla Jugoslavia a guerra finita. Su questo sfondo si giunse al collasso dell'RSI,all'insurrezione nazionale del 25 aprile,alla resa tedesca e contestualmente prese il via "la corsa per Trieste":da ovest la seconda divisione neozelandese e da est il IX° Korpus Partigiano di Tito, cercarono di raggiungere per primi il capoluogo giuliano,gli uni per assicurarsi un porto da cui rifornire le forze alleate che s'installeranno a breve in Austria,gli altri per assecondare le proprie rivendicazioni di stampo nazionalista in base alla politica del fatto compiuto. Il 30 aprile il CORPO dei VOLONTARI della LIBERTA',cui aderivano le strutture militari cielleniste locali,scatenò l'insurrezzione di Trieste,respinse i nazisti in ritirata dall'Istria e costrinse ad arroccarsi in alcune postazioni i tedeschi già presenti in città.Il Primo Maggio entrarono a Trieste,con un giorno d'anticipo sui neozelndesi,le avanguardie titine,dando il via ai tereribili 40 GIORNI. Fino al 10 giugno seguente,infatti,Trieste fu il centro di una serie di deportazioni,processi sommari,esecuziuoni arbitrarie e violenze che colpirono non solo gli esponenti rimasti del vecchio regime ed i loro congiunti,ma anche gli stessi esponenti del CLN che rivendicavano l'italianità di Trieste.Scene analoghe ebbero luogo a Gorizia (centinaia i depoirtati di cui non si seppe più nulla),Fiume (ove vennero colpiti anche i vertici di un molto radicato movimento autonomista) e di nuovo nell'Istria interna per completare la macabra opera avviata a settmbre del 1943.Gli infoibati furono centinaia ma almeno altrettanti morirono di stenti nei campi di prigionia dove erano stati deportati ovvero fucilati dopo processi sommari piuttosto che gettati in mare con una pietra al collo. Pulizia etnica e genocidio possono forse sembrare termini eccessivi per descrivere questa mattanza,ma è ormnai assodato che si trattò di un progetto pianificato e coscientemente portato avanti per colpire una comunità nazionale nei suoi elementi di spicco e per decretarne l'annichilimento instaurando un clima di terrore.L'arbitrato di Belgrado fra anglo - americani ed jugoslavi pose fine alla presenza jugoslava  a Trieste,in cui s'instaurava un GOVERNO MILITARE ALLEATO, ma nel restio della Venezia Giulia,Fiume e in Dalmazia,la presenza jugoslava era ormai inamovibile. Gli italiani rimasti sotto Tito sperimentarono nuove tragedie(sulla spiaggia polesana di Vergarolla un'esplosione causò decine di vittime fra gli ignari spettatori di una manifestazione sportiva) e furono impossibilitati dalla polizia politica titina (OZNA)ad esternare la loro italianità durante i sopralluoghi delle Commissioni Interalleate deputate a stabilire la nuova linea confinaria.  Il trattato di pace sottoscritto dall'Italia il 10 febbraio 1947 sancì la definizione del nuovo confine orientale,con Gorizia mutilata del suo entroterra,Trieste ridotta ai minimi termini della sua provincia ed ancora Territorio Libero spartito in una Zona A con un Governo Militare Alleato ed una Zona B sotto amministrazione militare jugoslava,l'Istria,Fiume e la Dalmazia annesse alla Jugoslavia. Spaventati da quanto patito nei mesi precedenti ed avendo visto il clima oppressivo instaurato dalla Jugoslavia al suo interno,centinaia di migliaia di italiani intrapresero la mesta via dell'esodo:si trattava di semplici civili,intere famiglie,gente radicata da generazioni in quelle terre,non più di gerarchi  o personaggi compromessi politicamente,giacchè di costoro era stata fatta selvaggiamente piazza pulita.Alcuni paradossalmente compirono il percorso inverso, poichè operai dei cantieri navali di Monfalcone (Gorizia)andarono in Jugoslavia alla ricerca dell'Eldorado socialista,ma dovettero ricredersi allorchè la rottura fra Stalin e Tito sancì l'uscita della Jugoslavia dal blocco di Mosca:causa la loro solida coerenza con l'ortodossia sovietica,subirono deportazioe in centri di rieducazione per oppositori politici e molti di loro tornarono in Italia per trovarsi respinti dal PCI che vedeva in loro scomodi testimoni dei loro trascorsi essendosi nel frattemnpo avviata una profonda revisione della figura di Stalin.Altri invece rimasero al di fuori dei confini italiani. Furono in grado di reinserirsi nel nuovo tessuto sociale jugoslavo e crearono strutture di rappreseentanza della comunità italiana originaria capace di testimoniare al pari dei monumenti e della toponomastica quali erano i trascorsi culturali e storici di quelle terre. Trieste divenne una delle prime tappe della diaspora giuliano-dalmata (già nel 1944 vi erano scappati i superstiti dei terrificanti bombardamenti che avevano raso al suolo Zara),sicchè la situazione confusa e priva di sbocchi occupazionali portò a sua volta migliaia di triestini a scegliere d'emigrare.Gli istriani,fiumani e dalmati,che trovarono ricovero nei Campi Profughi ai limiti della decenza igienico-sanitaria allestiti in vecchie caserme disseminate nella penisola italiana,vi giunsero dopo aver traversato porti e stazioni ferroviarie in cui picchetti di militanti comunisti li accoglievanoa sputi ed insulti poichè li consideravano alla streguia di fascisti in fuga dai paradisi del socialismo reale. Le case,i beni ed i terreni che costoro avevano abbandonato dall'altra parte dell'Adriatico,vennero usati dall'Italia all'interno del risarcimento dei danni di guerra dovuti alla Jugoslavia,sicchè questione ancora aperta oggi fra lo Stato Italiano e gli eredi degli esuli la determinazione di un equo indennzizo nei confronti di quelli che erano stati i legittimi proprietari. E' quindi per onorare le teragedie vissute da queste persone,da questi nostri connazionali,non certo per anacronistici nazionalismi di frontiera ovvero per pretestuosi revisionismi storiografici,che è stato istituito il Giorno del Ricordo che siamo chiamati a celebrare.

Dott.Lorenzo Salimbeni

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