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15 mar 2010


25 anni fa il rapimento Moro: Via Fani, il contesto politico

Via Fani, il contesto politico

Due ore dopo l'eccidio di Via Fani, il Parlamento discusse e votò un governo di solidarietà nazionale, sostenuto anche dal Partito Comunista e già definito nelle settimane precedenti

Giovedì 16 marzo 1978. Due ore dopo la notizia del rapimento di Aldo Moro e dell'assassinio dei cinque agenti della sua scorta, in un'atmosfera di tesa emozione il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti ha presentato alla Camera la soluzione di una lunga e faticosa crisi di governo, illustrando le linee programmatiche di un nuovo esecutivo che, per la prima volta dopo 30 anni , ha ricevuto anche il voto di fiducia da parte del Partito Comunista. Contrari solo liberali, missini e PdUp-Dp. Venticinque anni dopo, riproponiamo qui

il dibattito parlamentare che precedette quel voto di fiducia per rievocare il clima ed il contesto di uno snodo politico particolarissimo in cui si realizzò, senza alcuna casualità e anzi con una puntualità estrema, la sanguinaria azione brigatista.

La non casualità tra il "rapimento Moro" e la svolta politica che vedeva il Partito Comunista per la prima volta dopo trent'anni aderire alla maggioranza che sosteneva il governo, in quella mattina del 16 marzo 1978 è stata notata dallo stesso Presidente del Consiglio: "Nessuno pensa che non siamo dinanzi ad un preciso movente politico, reso ancora meno discutibile dalla giornata scelta per il gravissimo atto criminale". Andreotti la definì una "formula forse nuova, ma che nulla ha di furbesco o di equivoco", un "esempio di responsabile e costruttiva concordia tra i partiti", senza "né vincitori né vinti", con un "programma chiaro di ripresa in un accentuato spirito di dedizione agli interessi generali del Paese". Una tessitura cui Aldo Moro aveva dedicato tempo ed energie nelle settimane precedenti il rapimento: dopo un governo che per diciotto mesi aveva goduto della sua non sfiducia il Pci passava ad un sostegno attivo ed entrava nella maggioranza, sebbene ancora fuori dalla compagine ministeriale.

Andreotti ha aperto i lavori, invitando l'uditorio al razionale distacco ("dobbiamo far tacere ora i nostri sentimenti offesi e la nostra accorata preoccupazione per Aldo Moro, conservando una rigorosa obiettività e freddezza di nervi").

Dolore e linee programmatiche

Gli obiettivi su cui la Camera, in un clima quasi irreale, è stata dunque chiamata a votare quel giorno sono state questi: una crescita per fine '78 del 4,5%, il livello dell'inflazione non oltre il del 13%: per cui Andreotti affermò necessario "rispettare il tetto dei 24 mila miliardi per il deficit del settore pubblico allargato. E anzi scendere a 20 mila miliardi per avere circa 4 mila miliardi di disponibilità per finanziare attività di rilancio".

Quattro erano i settori di intervento specifici: il Mezzogiorno e l'occupazione giovanile, il risanamento della finanza pubblica, la ristrutturazione delle attività produttive, la politica attiva del lavoro.

Una diligente elencazione che ha provocato, dai banchi della Destra, l'urlata protesta di Romualdi e Rauti: "Ma c'è qualcosa di molto più importante in questo momento!... Ma è vero o non è vero che ci sono altri quattro morti?... Che venga Cossiga (Ministro degli Interni, ndr)".

Replica di Andreotti:"Non creda che anche per me sia molto agevole dovermi soffermare su queste cose! Ma è dovere del governo farlo!" .

L'emozione di Zaccagnini e La Malfa

La Dc ha dato il proprio sostegno al programma e alla soluzione politica proposta attraverso le parole di Benigno Zaccagnini, segretario del partito: "Siamo in una situazione di grave emergenza, che ha richiesto e richiede questa ampia solidarietà parlamentare... Se qualcuno immaginasse che momenti difficili quali quello che stiamo attraversando possono minimamente incrinare il coraggio, la determinazione, la forza morale e politica e del nostro partito, noi sentiamo di poter fieramente e serenamente rispondere che questo non è avvenuto e non avverrà mai". Parole seguite da uno scroscio di applausi provenienti dal centro dell'emiciclo.

Lo iato tra il voto parlamentare e la gravità del momento politico generale è stato poi sottolineato dal segretario del Pri, Ugo La Malfa, con accenti di grande emozione: "Con Aldo Moro questi banditi non hanno colpito solo il presidente della Dc, ma anche un uomo che per le sue elevate qualità morali ed intellettuali, per il suo saper guardare lontano, per saper vedere le luci e le ombre della nostra vita democratica, per aver saputo misurare il passato e prevedere l'avvenire, Moro rappresenta appunto il vertice del nostro impegno democratico, la sostanza stessa della nostra dialettica... Salta l'economia, saltano le finanze, salta l'ordine pubblico, si uccidono magistrati, avvocati, poliziotti, saltano i vertici della vita democratica e noi siamo qui a discutere della fiducia al Governo. È un po' poco, onorevoli colleghi... La preghiamo, in un momento così grave, così difficile e così tormentato della nostra vita democratica, in un momento in cui il mondo intero guarda a noi ed in cui abbiamo vista allontanare una delle più alte figure della nostra vita democratica, un amico personale, la preghiamo, dicevo, onorevole Presidente del Consiglio, di riunire i segretari dei partiti per trovare il modo di fare quel che è necessario, perché i cittadini hanno diritto alla nostra protezione e devono sentirci presenti. Facciamo alfine il nostro dovere, con fermezza, autorità, con determinazione". All'intervento hanno fatto eco vivi applausi da parte del gruppo repubblicano, al centro e a sinistra dell'emiciclo.

Craxi: unità ma contro il terrorismo

Dopo aver insistito a lungo sul rapimento della "persona che nei giorni scorsi ha esercitato tutta la sua influenza per favorire una soluzione non traumatica di una difficile crisi politica", il segretario del Psi Bettino Craxi ha ammonito: "È ferita la Repubblica... Noi, certo, riflettiamo sulla coincidenza tra il processo alle "Brigate Rosse" e l'imboscata di questa mattina; ma anche sulla coincidenza tra l'imboscata di questa mattina e la soluzione politica della crisi, in cui Aldo Moro ha avuto un ruolo essenziale... Signor Presidente noi brancoliamo nel buio; probabilmente voi brancolate nel buio, e da troppo tempo! Probabilmente il fenomeno è stato sottovalutato, ed è certo che si è diffusa una sensazione frustrante di impotenza. Tre ragioni stavano alla base della crisi che si è aperta alcune settimane or sono:la sensazione che fossimo di fronte ad una escalation della violenza non controllata in modo rassicurante; che si aggravasse la crisi economica al punto da determinare, con la decisione di uno sciopero generale, un' aperta rottura tra il Governo e il movimento sindacale; che si fosse determinato uno stato di incomunicabilità e di diffidenza tra il Governo e le forze parlamentari. Noi continuiamo a credere nella nostra proposta di un Governo di emergenza... È stata trovata, invece, a fatica, dopo una crisi estenuante, una linea di compromesso... Ma il principale banco di prova ieri, ancora oggi e soprattutto oggi diviene la lotta contro il terrorismo. Il nostro voto di oggi contiene un imperativo: sconfiggere il terrorismo... Non svilite il significato di questo grande concorso di fiducia, dietro di esso vi è un sentimento del nostro popolo, che è assai più unito di quanto non si pensi di fronte alle difficoltà e alle incognite dell'avvenire. Tentate l'impossibile per liberare Aldo Moro, sentite sopra ogni altra cosa il dovere di servire prima che il partito che rappresentate, tutto il Paese, e sappiate cogliere il concorso delle forze che vi conferiscono una così grande responsabilità".

Berlinguer: "sì" dopo trent'anni

Poi è stata la volta dell'attesissimo intervento del segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer: "L'attacco portato con calcolata determinazione contro una delle personalità più eminenti della vita politica italiana, contro uno statista profondamente legato alla causa della democrazia, segna un punto di estrema gravità della nostra vicenda nazionale e di un pericolo per la repubblica. Il momento è tale che tutte le energie devono essere riunite e raccolte". Dopo aver ricordato la mobilitazione operaia che solidale alle istituzioni dilagava in tutto il Paese, Berlinguer ha avuto parole di apprezzamento per la scelta di rispettare l'iter parlamentare previsto: "Occorre prima di tutto che tutti i poteri pubblici svolgano le loro specifiche funzioni, sconfiggendo i piani di chi, attraverso il terrorismo e il ricatto, vorrebbe condurre alla paralisi il Parlamento, il Governo, la magistratura e le forze dell'ordine... Riteniamo, quindi, che sia stato anche opportuno che il Presidente del Consiglio abbia svolto la sua esposizione sul programma e sulle basi politiche e parlamentari del nuovo governo, e che la Camera in qualche misura ne discuta... Tra le esigenze che hanno sollecitato una ricerca di convergenza la prima e la più urgente da soddisfare è quella relativa alla lotta al terrorismo".

Il segretario del Pci ha quindi precisato la novità storica della svolta politica in atto, pur lamentando la parzialità dell'esito raggiunto: "Per noi comunisti tale soluzione politica è chiara ed è positiva per il Paese. Essa si compendia nel fatto che, in luogo di una divisione e di uno scontro tra le forze politiche fondamentali ha prevalso sia pure faticosamente e in modo non pienamente adeguato alla situazione, la linea della solidarietà, della corresponsabilità e della collaborazione. Che ha trovato espressione nella costituzione di una chiara ed esplicita maggioranza parlamentare, qualitativamente diversa da quelle succedutesi da trent'anni a questa parte, in quanto tra i cinque partiti che la compongono figura finalmente anche il Pci... L'opposizione della Dc ha impedito che la crisi si concludesse con la costituzione di un Governo di unità nazionale e democratica, del quale facesse parte anche il Pci. Non si è raggiunta cioè la soluzione che noi abbiamo considerato e consideriamo la più adeguata... E, tuttavia, nella forma in cui ha trovato espressione la solidarietà tra cinque partiti democratici e popolari, c'è la novità costituitadal nostro ingresso, chiaro ed esplicito, nella maggioranza parlamentare. Non ci sono dubbi possibili sulla rilevanza politica di questo fatto: ed è per questo fatto nuovo che la crisi governativa testé conclusa avrà un suo posto e potrà essere ricordata nella storia politica e parlamentare del nostro paese".

Almirante "in vista del Pci al governo"

Dopo l'intervento dell'onorevole Pier Luigi Romita (Psdi) che ha ricordato "la coerenza e la tenacia di Aldo Moro verso l'obiettivo di rinsaldare intorno agli istituti della democrazia una vasto consenso, e un ampio accordo di forze politiche e sociali per realizzare i difficili passi in avanti necessari per la democrazia", ha preso la parola Giorgio Almirante, segretario dell'Msi, deplorando la nuova formula messa ai voti: "Se non erro è il primo discorso di opposizione pronunciato oggi in quest'aula... Onorevole Presidente del Consiglio, se ella avesse avuto il coraggio di presentarsi al Parlamento davvero come interprete di una nuova maggioranza quale che essa sia, di un nuovo Governo capace di affrontare l'emergenza in termini di emergenza... Le è mancata la sensibilità? Era stato forse sollecitato dal nuovo padrone comunista a dire a tutti i costi determinate "cosucce" che il Pci aveva bisogno fossero dette questa mattina per giustificare il passaggio del Pci dal "ni" al sì? Ella oggi ha denunciato paurose carenze di indirizzo, di senso di responsabilità, che io attribuisco alle penose condizioni in cui il suo partito si è messo attraverso l'adesione al nuovo patto di intesa e di alleanza con il Pci... Un chiaro esplicito e solidale accordo parlamentare altro non è che un esplicito e solidale accordo politico tra la Dc e il Pci... Che cosa aspettate onorevoli colleghi dell Dc? Aspettate il terzo tempo? Ora siamo al secondo tempo. Erano già stati precostituiti, nei giorni scorsi, i movimenti e le date del terzo. Può darsi che siano stati spostati, ma il terzo tempo in vista è quello: il Pci al governo".

I "No" di Pannella, PdUP-Dp e Pli

Sottolineando l'impossibilità di votare la fiducia ad un Governo che è "lo stesso" e che non si presenta con un ministro degli Interni dimissionario, Marco Pannella (Radicali) ha annunciato il suo voto contrario. Anche Roland Riz della Volkspartei che si è astenuta ("Dalla crisi la Dc esce meglio del previsto: è riuscita a mantenere quasi inalterato il suo Governo, tant'è vero che esso non appare diverso da quello della "non sfiducia" che lo ha preceduto. Si tratta più che altro di un rimpasto di alcuni ministri"), e Lucio Magri, segretario del Pdup, che ha annunciato un voto contrario: "Questo non è il Governo dell'emergenza - abbiamo il coraggio di dirlo! - e tanto meno il Governo di una vera svolta. Esso nasce, invece, nel segno della più totale e squallida continuità!".

Ad argomentare il proprio dissenso è stato poi Valerio Zanone, segretario del partito liberale italiano, secondo il quale "Anche in un'ora drammatica come questa non si deve occultare il senso della svolta politica che si compie con la formazione del nuovo governo e che altera profondamente quella autonomia nei rapporti tra i partiti che è stata mantenuta per 18 mesi con il governo dell'astensione e della "non sfiducia"".

Il Presidente della Camera Pietro Ingrao ha quindi iniziato l'appello nominale degli onorevoli, e quando la "chiama" è giunta al nome di Aldo Moro dall'Aula si è levato un applauso prolungato e generale. Il IV governo Andreotti ha ottenuto la fiducia con 545 sì, 30 no e 3 astenuti.

( Michela Mastrodonato)

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