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30 mar 2010



 


 



 


 

Cartesio

Vita e opere

Renato Descartes (latinamente Cartesio) nacque a La Haye (nella Touraine), da nobile famiglia, nel 1596.
Fu educato in una delle migliori scuole del tempo, il Collegio di La Fleche, tenuto dai gesuiti; ma, fatta eccezione per le materie matematiche, ne uscì con una profonda inclinazione verso lo scetticismo.
Sfiduciato e scontento, si prpose di non cercar più altra scienza fuori di quella che si può trovare "dentro di noi stessie nel gran libro del mondo", e, perciò, si arruolò volontario in diversi eserciti durante la guera dei Trent'anni.
Nell'inverno del 1619, all'età di 24 anni, mentre stava in riposo nei quartieri d'inverno dell'esercito imperiale in Baviera, ebbe come "in un mistico rapimento" l'intuizione del metodo; ne fece immediata applicazione alle matematiche, e, sentendosi ancora impari a un'impresa tanto grande, decise di estenderne più tardi l'applicazione ad ogni scienza i genere e al sapere filosofico in ispecie.
Intanto, munito di una "morale provvisoria", intraprese una serie di viaggi per l'Europa (fu anche in Italia per sciogliere un voto al santuario di Loreto); e al ritorno, dopo aver partecipato all'assedio della fortezza ugonotta di La Rochelle, decise di consacrarsi tutto agli studi.
Nel 1629, a 33 anni, si ritirò in Olanda, dove, lontano dalle distrazioni della società aristocratica francese e dalla sorveglianza del Sant'Uffizio (l'Olanda era terra protestante), poteva più liberamente attendere al proprio pensiero: qui rimase per circa vent'anni attendendo alla compilazione delle sue opere.
Nel 1649 si recò a Stoccolma, cedendo agli insistenti inviti della regina Cristina di Svezia, desiderosa di ricevere da lui lezioni di filosofia; ma i rigori del clima gli riuscirono fatali.
Colto da bronchite, un pò per non aver fiducia nella scienza medica del tempo, un pò perchè il medico di corte era tedesco, volle curarsi da se, e nel 1650 morì.
La sua salma fu qualche anno più tardi trasportata a Parigi.

Opere – Discorso sul metodo, pubblicato a Leyda nel 1637, come introduzione ad una serie di saggi scientifici; Meditationes de prima philosophia (1641); Principia philosophiae (1644); Les passions de l'ame (1649); una raccolta di Lettere, ect.

Pensiero

Cartesio è il padre del razionalismo moderno, come Bacone lo è dell'empirismo.

Il metodo deduttivo o matematico
Mentre Bacone, per risolvere il problema del metodo, si era fondato sull'esperienza e sul metodo induttivo, Cartesio si fonda sulla ragione e sul metodo deduttivo: deduzione non sillogistica (di cui tanto aveva abusato la scolastica e che gli appariva, come a Bacone, sostanzialemnte infeconda), ma matematica, consistente cioè nel dedurre da un principio per se stesso evidente, non mediante sillogismo, ma mediante il criterio dell'evidenza (o delle idee chiare e distinte), tutte le altre verità.
Cfr. Discorso del metodo, parte II, in cui è esposto il metodo cartesiano con le sue quattro regole:

  • evidenza: non accettare come vera una cosa se non appare evidentemente come tale, cioè se non presenta le caratteristiche della chiarezza e della distinzione.
  • analisi: dividere ogni difficoltà in tante parti, quanto è possiibile e necessario, per meglio risolverla.
  • sintesi: procedere col pensiero ordinatamente dagli ogetti più semplici e facili a conoscersi a quelli più complessi.
  • riprova: fare rassegne così complete da essere sicuro di non omettere nulla.

In tal modo Cartesio, identificando il metodo della matematica, che è scienza dell'astratto, col metodo della filosofia, che è anche scienza del concreto (poesia, religione, storia, ect.), diventa iniziatore di quella mentalità razionalista, astrattista ed antistorica, che prevarrà nel diciottesimo secolo in Francia e in Europa (Illuminismo, Rivoluzione) fino al Romanticismo.

Il dubbio metodico e il "cogito ergo sum"
Rintracciato il metodo, Cartesio si propone di trovare quel principio, per se stesso evidente, da cui derivare altre verità.
Egli parte dal dubbio metodico, cioè dal dubbio inteso non come fine a se stesso (dubbio scettico), ma come mezzo per giungere alla verità, e – come tale – mirante ad abbattere una volta per sempre lo scetticismo.
Bisogna dubitare di tutto: dei sensi (che ingannano), della ragione (che può sbagliare), dell'esistenza della materia (come dimostrato dal sogno, in cui crediamo che quello che vediamo e sentiamo sia reale), e perfino delle stesse verità matematiche: un demone maligno e potentissimo avrebbe potuto circondarci di inganni. (E' tuttavia da rilevare che Cartesio limita il dubbio al solo dominio speculativo, "poichè per quanto riguarda la vita pratica, se noi volessimo, prima di agire, aver risolto tutti i nostri dubbi, bene spesso lasceremmo pasare l'occasione dell'azione").
Ma pur dubitando di tutto, non si può dubitare di pensare, cioè di esistere: cogito, ergo sum.
E' questo il famoso principio, di per se stesso evidente, da cui cartesio deduca – sempe mediante il metodo matematico o dell'evidenza – tutte le altre verità.
In tal modo Cartesio, identificando l'essere col pensare, diventa il precursore di quel soggettivismo gnoseologico, per cui la verità non è più in una realtà (o essere) opposta e presupposta al pensiero, ma nella realtà o essere del pensiero medesimo (identità di essere e di pensare).

Psicologia, teologia, cosmologia
Dal principio del cogito, ergo sum, Cartesio deduce, come si è detto, tutte le altre verità:

a) la psicologia, attorno a cui vengono fatte tre principali affermazioni:

  • l'anima è una realtà insopprimibile, cioè una sostanza.
  • l'anima, in quanto pensiero, non occupa spazio alcuno ed è quindi distinta dal corpo.
  • l'anima è immortale.

b) la teologia, cioè l'esistenza di Dio, di cui vengono date due principali dimostrazioni:

  • nel mio pensiero vi è l'idea di un essere perfettissimo, il quale, per essere veramente tale, implica l'esistenza, non soltanto possibile, ma necessaria ed eterna. E' questa una prova analoga a quella di S. Anselmo, e come la prova di S. Anselmo, dotata del medesimo difetto, che consiste nel passare dall'ordine logico all'ordine ontologico, dal pensiero all'essere.
  • nel mio pensiero vi è l'idea di un essere perfettissim, che deve avere una causa adeguata: questa causa non posso essere io, essere imperfetto (tanto è vero che vado soggetto al dubbio), ma un essere perfettissimo, Dio.

c) la cosmologia, cioè l'esistenza della materia e dei corpi.
Dio, in quanto essere perfettissimo, non può ingannarci: dunque quel mondo, di cui in principio dubitavamo, esiste realmente, non è mera illusione.
Riguardo alle cose materiali Cartesio ammette poi la distinzione tra qualità primarie (od oggettive), che noi concepiamo in modo chiaro e distinto (estensione, moto, ect.) e qualità secondarie (o soggettive), che noi concepiamo in modo oscuro e confuso (colori, odori, suoni, ect.), passando dal realismo ingenuo al cosiddetto realismo critico (cfr. Galileo, Lockr, ect.).

Il duplice dualismo e le sue conseguenze
1. Cartesio ha fin qui dimostrato l'esistenza, al di là dell'io, di Dio e del mondo; ma ciò lo porta ad affermare un duplice dualismo sul terreno delle sostanze:

  • sostanza infinita (Dio) e sostanza finita (mondo, creature).

Sostanza infinita e sostanza finita, o, che è lo stesso, Dio e il mondo, sono due sostanze nel senso tradizionale della parola (res quae ita exsistit, ut nulla alia re indigeat ad exsistendum), ma mentre la prima è dotata di un'autosufficienza assoluta, la seconda è dotata di un'autosufficienza relativa, poichè per esistere ha bisogno del soccorso di Dio.

  • res cogitans (spirito) e res extensa (materia).

Res cogitans (in quanto attributo essenziale dello spirito è il pensiero) e res extensa (in quanto attributo essenziale della materia è l'estensione) sono due sostanze irriducibili, due mondi separati, chiusi e impenetrabili l'uno all'altro.
Essi si trovano tuttavia uniti nell'uomo, che è a un tempo anima e corpo: unione che ha luogo attraverso la cosiddetta glandola pineale, l'unico elemento spaiato del cervello, in cui lo spirito prenderebbe contatto col corpo.

2. Il dualismo tra res cogitans e res extensa porta a sua volta a due notevoli conseguenze:

  • in gnoseologia all'innatismo (cfr. Platone).

Se la res cogitans è separata dalla res extensa, le idee non possono derivare dall'esperienza sensibili, ma sono innate.
Più propriamente si possono distinguere tre categorie di idee:
- idee innate, che troviamo in no;
- idee facticiae, che produciamo con la nostra attività mentale;
- idee adventiciae, che nè troviamo nè produciamo, e che quindi devono derivare dai sensi.

  • in cosmologia al meccanicismo.

Se la res cogitans è pensiero e attività, la res extensa è estensione ed inerzia, cioè sottoposta alle leggi meccaniche del movimento.
Con le leggi del movimento Cartesio tenta di spiegare non solo i fenomeni fisici, ma anche quelli della vita vegetale e animale: piante ed animali non sono che automi più o meno complicati; e l'uomo stesso è una macchina, che – a differenza degli altri animali – è solo dotata di anima razionale.
Risale anche a Cartesio una spiegazione meccanica dell'origine dell'universo, che precorre le ipotesi evoluzionistiche di Kant e di Laplace.

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