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03 mar 2010


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Sinistra: l'eredità smarrita della Bolognina

Ecco, sono passati ben vent'anni dalla svolta della "Bolognina", dove Occhetto rese nota, tra mille amletiche ambiguità, la scelta di dare una svolta totale al Pci dopo ben sessantotto anni di storia. Il Pci fece la storia della vera opposizione in Italia. In anni difficili, e lo fece con coraggio e responsabilità. Era il più grande partito comunista d'occidente, e riuscì grazie ad una grande classe dirigente, con costante gradualità, a smarcarsi da quella tetra ombra dell'Urss, che macchiava qualsiasi movimento socialista o operaio, peggio ancora se marchiato dalla parola "comunista".

Alla fine cadde il muro di Berlino, che segnò uno spartiacque tra due capitoli di storia del Novecento mondiale, e occidentale, e all'interno di questo, particolarmente quello italiano. Con il ventesimo congresso il Pci guidato da Occhetto svoltò verso la modernità: il suo pianto fece nascere il Pds, partito che avrebbe dovuto raccogliere tutte le anime riformiste e di sinistra in Italia. Era una linea sostanzialmente rimasta implicita del pensiero di Berlinguer, che Occhetto proseguì con coraggio.

Ma da allora quella classe dirigente e quell'idea  non hanno avuto tantissima fortuna: certo sono riusciti a vincere le elezioni ben due volte, ma sia per errori propri che per "irruzioni" catastrofiche nella storia italiana sono state esperienze insanabilmente compromesse. Forse sarebbe andato tutto in meglio se un certo Silvio Berlusconi non si sarebbe presentato alle elezioni del 1994: ci sarebbe stata una vittoria schiacciante, come le elezioni amministrative del 1993 lasciavano presagire, dello schieramento dei Progressisti guidato proprio dal Pds. Ma tant'è che sappiamo tutti com'è andata.

Il Pds poi diventò Ds, perdendo pezzi a sinistra e guadagnandoli a centro. Perse principalmente fra tutti Ingrao, che giustamente da sempre ha recriminato alla scelta di Occhetto la perdita del concetto di lotta sociale e di difesa delle classi deboli, cui il Pci era da sempre l'alfiere. L'altro figlio del Pci è stato il Prc, rimasto prigioniero di un'ideale snaturato dal suo reale significato, ed ormai obsoleto. E' un partito che ha ottenuto grandi soddisfazioni elettorali, attirando grandi quantità di giovani, ma che non ha saputo quasi mai sfruttare.

L'obiettivo di Occhetto era costruire una forza nuova e credibile di alternativa di governo al paese, in coerenza con le radici politiche del comunismo italiano ma aperta a contaminazioni del socialismo e centrismo italiano. Quest'obiettivo oggi è stato raggiunto? Non so rispondere, ma probabilmente la ragione sta nel mezzo, come lo stesso Occhetto qualche giorno fa ha affermato. Il Pd ha sostanzialmente centrato l'obiettivo di aggregazione di forze non solo di matrice Pci, infatti ormai una gran parte della Margherita, ex Dc, è parte integrante del progetto, ma ha continuato a perdere pezzi a sinistra e non è riuscito a coinvolgere dopo vari tentativi le forze ambientaliste, radicali e socialiste, e addirittura a causa di "veti" di chi poi comunque si è defilato (Boselli), non ha coinvolto il movimento liberale rappresentato dall'Italia dei Valori di Di Pietro. Tutto ciò è abbastanza aggravato dall'idea che gli elettori si sono fatti del partito, che è estremamente contraddittoria: per alcuni è troppo di centro, o per così dire moderato, per altri è troppo di sinistra, e quindi capita che vanno via (vedi Rutelli) invece di accettare la sfida di cambiare un partito dall'interno . La credibilità politica invece, è sostanzialmente bassa, viste le deludenti e rissose esperienze di governo del centro-sinistra tutto, e i troppi scandali che hanno fatto perdere la percezione di una moralità diversa e migliore rispetto ai partiti di centro-destra. Comunque Bersani, come primo effetto dopo la sua elezione da segretario, ha subito fatto percepire il Pd come un partito un po più di sinistra, facendo fuggire, come già accennato, Rutelli (il che forse è quasi un bene) e attirando Folena, un'ex pezzo grosso dei Ds, maltrattato anni addietro proprio da Fassino e D'Alema.

Insomma il Pd non convince, o almeno non convince tutti. Tanto che Occhetto il sunto della Bolognina lo vede più in Sinistra e Libertà che nel Pd. Ma anche qui la situazione non è molto rosea. Il progetto, ambizioso ed affascinante, di unire comunismo italiano, socialismo ed ambientalismo avanza a rilento e tra mille difficoltà. E invece di attirare a se movimenti li allontana: lo stesso Folena era molto interessato al progetto di SeL, ma dopo gli ultimi poco incoraggianti avvenimenti ha preferito salire a bordo del Pd, meno affascinante ma almeno più stabile. Infatti, dopo aver perso un pezzo dei Verdi, ora sembra che anche i socialisti si accingano ad abbandonare la nave. Anche qui io credo che non sia un male, i vecchi socialisti (di matrice craxiana) non hanno mai convinto per responsabilità, fedeltà e correttezza. Ma ciò fa desumere una cosa triste: gli ex-Pci pressochè sono rimasti tra ex-Pci. Infatti, tra Pd e SeL i non ex-Pci sono veramente pochi…anzi pochissimi. Tesi che si rispecchia anche nell'elettorato analizzando le percentuali ottenute alle elezioni politiche dal vecchio Pci, e negli ultimi vent'anni da tutte le altre formazioni nate dalle sue ceneri. Per non parlare di FdS (Federazione della Sinistra: composta da Comunisti Italiani, Rifondazione e Socialismo 2000), che per definizione sono tutti ex-Pci, e che tra l'altro anche loro inspiegabilmente stentano a trovare una linea comune.

Chi ha vissuto politicamente gli ultimi 20 anni credo che dalla sinistra italiana sia stato colpito dalle tantissime scissioni (di cui veramente ho perso il conto), dalle varie crisi di governo (scatenate dall'esaltato e stressato di turno), dal poco coraggio (quando si è stati al governo i segni di discontinuità col conservatorismo italiano sono stati veramente pochissimi), dalle poche idee, e poca coerenza (in primis quella maledetta legge sul conflitto di interessi promessa e mai fatta). Con questo però non voglio essere critico al 100% e scadere nel qualunquismo, come oggi spesso capita parlando di politica. Per carità, è proprio qui, che io e tanti altri ripongono speranze politiche. Ma ci si rende conto che si potrebbe fare di più, proprio alla luce di quell'enorme bagaglio culturale e di esperienze che il Pci dovrebbe aver lasciato in eredità, ma che si stenta a decifrare e seguire.

Aspettando le prossime mosse politiche capiremo quanta di questa eredità del Pci avranno raccolto Pd, SeL e FdS. Gli assetti politici sono stati tutt'altro che stabili negli ultimi venti anni, ma forse mai come oggi sono in via di stabilizzazione. I poli della sinistra sembrano essere i tre citati, ma potrebbero diminuire. Basterebbe solo coraggio. In fondo la si pensa pressoché alla stessa maniera: le radici di quella famosa quercia, troppo presto tagliata, sono comuni a tutti noi…

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