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04 mar 2010


Nell'anniversario della morte ricordiamo un autore dimenticato,ma sopratutto un rivoluzionario risorgimentale che affrontò la questione contadina e del latifondo con idee e progetti attuali .


 




 
 

  

 

 
 

Ippolito Nievo

 

 

 


 


 

 
 

 
 

Ippolito Nievo nacque a Padova il 30 novembre 1831.

 
 

Trascorse l'infanzia ad Udine, dove la sua famiglia si trasferì nel 1837, e, nei periodi di vacanza, nel vicino Castello di Colloredo di Montalbano, un luogo che rimarrà a lungo nell'immaginario del Nievo scrittore.

 
 

Dal 1844 Nievo fu a Verona per compiere gli studi ginnasiali e qui avvenne la sua scoperta dei grandi autori romantici, quali Byron, Foscolo, Manzoni, e dei grandi successi letterari , come Balzac, Sand e Rousseau.

 
 

Dal 1849, anno in cui si trasferì prima a Crema e poi a Pisa per completare gli studi, venne a contatto con l'ideologia mazziniana, grazie alla quale seppe fondere le diverse suggestioni romantiche e democratiche che in quegli anni lo avevano influenzato. 

 
 

Nel 1851 si iscrisse ai corsi di giurisprudenza dell'Università di Pavia, corsi che completò a Padova.

Nel contempo erano già apparse le sue prime opere letterarie: il saggio "Studi sulla poesia popolare massimamente in Italia" è del 1854, così come la rappresentazione del suo dramma "Gli ultimi anni di G. Galilei", per questo,  Ippolito Nievo, appena laureato, decise di dedicarsi totalmente alla letteratura ed al giornalismo, andando contro la volontà del padre che lo voleva notaio. 

 
 

Fu così che iniziarono le collaborazioni con giornali di provincia ("La Lucciola" di Mantova; "L'Annotatore friulano" di Udine), sui quali pubblicò delle novelle ispirate alla vita di campagna, della quale iniziò a difendere le usanze, le tradizioni ed i costumi nei confronti delle accuse borghesi di rozzezza e di ignoranza.

Il leit motiv del mondo contadino subì diversi cambiamenti all'interno della maturazione teorica e poetica del Nievo: dalla trasfigurazione idilliaca del Friuli agreste nel "Conte pecoraio" (1857), alla pungente descrizione delle reali condizioni delle plebi contadine ne "Le confessioni d'un italiano", il suo maggior romanzo, scritto tra il 1857 e il '58. 

 
 

Riguardo alla questione contadina lo scrittore si pose sempre al di fuori delle logiche paternalistiche (di derivazione manzoniana) tipicamente borghesi e mise invece l'accento sulle cause storico-politiche (l'oppressione straniera, l'assolutismo oligarchico, la dominazione ideologica della Chiesa) e sulle questioni economico-sociali.

 
 

Del 1858 sono la pubblicazione della raccolta di poesie "Le lucciole" ed il trasferimento a Milano. 

 
 

Nel 1859, a Torino, Ippolito Nievo si arruolò tra i cacciatori a cavallo di Garibaldi, coi quali combatté a Varese e a San Fermo; in seguito fu tra le fila di Bixio a Padonello.

 
 

Dopo la pace di Villafranca Nievo scrisse l'opuscolo "Venezia e la libertà d'Italia" e si stabilì nella casa di Fossato, non più in terra austriaca. 

 
 

L'anno seguente fece parte dei Mille che sbarcarono a Marsala, dove si guadagnò il titolo di preposto all'Intendenza da parte Garibaldi, e dove diede alle stampe  "Amori garibaldini". 

 
 

Nel 1861, dopo aver ottenuto una licenza (che passò a Milano con la madre), si recò in Sicilia e morì durante la traversata di ritorno, in seguito al naufragio del postale sul quale viaggiava.


 

 
 

 

 


 




 

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